I peccati del Papa argentino

da I PECCATI DEL PAPA ARGENTINO (Kaos)

La biografia del nuovo Papa argentino diffusa dalla Santa sede non dava conto delle concezioni teologiche e dottrinate piuttosto retrive del cardinale Bergoglio,tali da avvicinarlo ai settori piu tradizionalisti della Chiesa.Non precisava nulla della sua duttilità teologico-caratteriale,nè della sua elastica versatilità.Nè spiegava che la dedizione bergogliana ai poveri era stata concepita in termini fatalistici e caritatevoli.

Non raccontava nemmeno le preghiere propiziatorie del cardinale-arcivescovo di ammettere pubblicamente:”Non faccio per vantarmi,ma la verità è che sono un peccatore che la misericordia di Dio ha amato in modo privilegiato.Fin da quand’ero giovane la vita mi ha affidato incarichi di responsabilità-appena ordinato sacerdote sono stato nominato maestro dei novizi e due anni e mezzo dopo provinciale della Compagnia di Gesù-e ho dovuto imparare strada facendo,partendo dai miei errori,perchè si, ho commesso molti errori.Errori e peccati.Sarebbe ipocrita,da parte mia, dire che oggi chiedo perdono dei peccati e delle offese che potrei aver arrecato.Oggi chiedo perdono dei peccati e delle offese che ho realmente commesso”.

Il 23 maggio 1976 la polizia sequestrò due padri gesuiti,Orlando Yorio e Francesco Jalics,attivi nella baraccopoli di Bajo Flores (periferia della capitale).I due sacerdoti,sostenitori della Teologia della liberazione, vennero rinchiusi nel mattatoio della Esma (la Scuola meccanica della Marina trasformata dai militari in un  campo di concentramento),e torturati per mesi.Il Provinciale dei gesuiti,padre Jorge Mario Bergoglio,se ne restò silente:non protestò ,nè denunciò l’accaduto ai fedeli.

La notte di domenica 4 luglio,a Buenos Aires,un commando paramilitare,scortato da un’auto della polizia,fece irruzione nella casa parrocchiale di San Patrizio e assassinò con un colpo di pistola alla nuca i cinque padri pallottini che vi abitavano.Prima di fuggire,i killer scrissero sui muri “Preti comunisti”:i cinque sacerdoti, da sempre impegnati nell’assistenza ai piu bisognosi,erano assertori della Teologia della liberazione e simpatizzavano per i guerriglieri marxisti.La strage di sacerdoti turbò la pubblica opinione cattolica,ma non l’episcopato argentino nè il Vaticano:quella stessa Santa sede che nel 1955 aveva prontamente scomunicato il presidente Juan Domingo Peròn per le tensioni fra il regime e il clero,nel 1976 neppure protestò per l’efferato massacro di 5 sacerdoti da parte di una dittatura militare basata sul terrore e sul sangue.

Il rappresentante di papa Woityla a Buenos Aires,molti anni dopo,ammetterà di avere giocato a tennis con l’ammiraglio Massera, però “non piu di tre o quattro volte in quattro anni”.E confermerà di avere celebrato personalmente il matrimonio di uno dei figli dell’ammiraglio-carnefice,e di averne battezzato uno dei nipoti,ma solo “per ragioni pastorali e per il ruolo di rappresentanza del Nunzio”.Il fatto è che monsignor Laghi,così come buona parte dell’episcopato argentino,sosteneva la giunta golpista,e ne avallava l’operato,proprio in quanto i militari di Buenos Aires agivano come “crociati di Dio contro l’ateismo marxista”.E mentre il Nunzio papale giocava a tenns col generale Massera,l’ambasciatore americano Raul Castro faceva escursioni a cavallo in compagnia del sanguinario generale Ramòn Camps.

Del resto il generale Videla l’aveva annunciato a chiare lettere subito dopo il golpe:”In Argentina morirà il numero di persone necessario per conseguire la sicurezza della Nazione”.E dal marzo 1976 la giunta golpista di Buenos Aires si era dedicata all’annientamento fisico dei “materialisti atei,nemici dei valori occidentali e cristiani”, comprese suore,sacerdoti e giovani cattolici della “Chiesa popolare” oppure che si opponevano alla dittatura.Intanto il presidente della Conferenza episcopale,monsignor Adolfo Servando Tortolo,fingeva di non vedere:”Non mi risulta,non ho alcuna prova che in questo Paese siano violati i diritti umani.Ne sento parlare,ma a me non risulta”.E la Santa sede-tramite il Nunzio apostolico-dava il suo tacito consenso alla repressione antimarxista attuata dai militari,anche dai militari,anche perchè finiva per colpire l’invisa Teologia della liberazione che papa Wojtyla intendeva stroncare.Ecco perchè il cardinale cileno Eduardo Pironio,caporione della Curia vaticana come prefetto della Congregazione per i religiosi,affermava soddisfatto:”Oggi l’Argentina è piu capita e rispettata in Europa.E’ vero, ci sono coloro che vogliono vedere solo la parte negativa,ma indiscutibile che la sua immagine oggi sia quanto mai positiva”.

Di piu: non pochi sacerdoti (alcuni dei quali vicini all’Opus Dei) partecipavano alle azioni di repressione e persecuzione contro gli oppositori,anche attraverso la delazione.Il detenuto politico Hector Ballent testimonierà che, durante le torture cui veniva sottoposto,era presente un sacerdote il quale lo incitava a “confessare”.Secondo Martìn Abregu, “i cappellani assegnati in quegli anni Forze armate e ai servizi di sicurezza disponevano di moltissime informazioni rispetto a quello che stava avvenendo”,e molti di essi “spingevano i prigionieri a collaborare con i propri aguzzini”.

Sinistramente nota diventerà la triade formata dal capo della polizia Ramòn Camps,dall’arcivescovo di La Plata monsignor Antonio Josè Plaza,e dal cappellano della polizia di Buenos Aires Christian von Wernich.Il cappellano militare Josè Menestrina si vantava di essere il confessore di fiducia del generalissimo Videla.

Numerosi vescovi argentini esprimevano apertamente il loro pieno sostegno alla giunta militare.Monsignor Antonio Josè Plaza,vescovo di La Plata,affermava che le violazioni dei diritti umani in Argentina erano “chiacchere di una campagna del marxismo contro la Nazione”.Il Vicario castrense monsignor Adolfo Servando Tortolo,arcivescovo di Paranà,negava che nelle carceri si praticasse la tortura.
C’erano però anche alcuni preti coraggiosi,come monsignor Enrique Angelelli,vescovo di La Rioja (la diocesi piu povera di tutta l’Argentina),che si opponevano alla dittatura.Terzomondista e assertore della Teologia della liberazione,monsignor Angelelli si rifiutava di celebrare la messa nelle caseme dove si praticava la tortura,e di partecipare a manifestazioni insieme a autorità militari.Il 4 agosto 1976 venne assassinato mediante un incidente stradale notturno causato da un automezzo militare:il cadavere del vescovo fu trovato l’indomani ,a una distanza di 25 metri dall’incidente,con il cranio fracassato.La Conferenza episcopale argentina tacque,mentre l’arcivescovo Aramburu dichiarò che non c’erano prove che si trattasse di un omicidio.Infatti la Chiesa argentina accettò la tesi ufficiale dell’incidente.

Anche monsignor Carlos Horacio Ponce de Leòn, vescovo di San Nicolas de los Arroyos,era un prete coraggioso.Anche lui terzomondista e vicinissimo alla Teologia della liberazione,l’11 luglio 1977 venne assassinato attraverso un incidente stradale provocato dai militari.Anche in questo caso l’episcopato argentino evitò di denunciare il delitto,e restò silente.

Incurante dei vescovi e sacerdoti collaborazionisti,estranea ai vescovi e ai sacerdoti oppositori,la parte maggioritaria della gerarchia ecclesiastica e del clero argentini manteneva verso la dittatura militare una posizione pavida e ponziopilatesca:nè di aperto sostegno,nè di contrasto.Una comoda posizione mantenuta per tutti i 7 anni della dittatura attraverso un plumbeo silenzio acquiscente.
Della gerarchia silente faceva parte anche il Provinciale dei gesuiti Jorge Mario Bergoglio,futuro papa Francesco.Il quale,molti anni dopo,dirà di essersi rivolto all’ammiraglio Massera e al generale Videla per ottenere la liberazione dei due gesuiti,padre Yorio e padre Jalics,rinchiusi nella Esma
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I peccati del Papa argentinoultima modifica: 2014-01-03T20:20:22+00:00da anglotedesco
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