03/12/2008
Quanto ci costa la Chiesa

Il tema di questa settimana è la Chiesa e lo strano meccanismo dell'Otto per mille. Tramite certi spot pubblicitari ci vogliono far credere che i soldi (che ci obbligano a tirar fuori) servono per opere di carità.In verità solo una piccola parte vanno ai bisognosi e il resto se li mangia la Chiesa.Curzio Maltese in questo libro è stato strepitoso.Da acquistare magari per Natale.
da LA QUESTUA- Curzio Maltese (Serie Bianca Feltrinelli)
L'OTTO PER MILLE SEGRETO
Le campagne dell'otto per mille della Chiesa cattolica che ogni primavera,nei mesi precedenti la dichiarazione dei redditi, invadono l'etere,le reti Rai e Mediaset e le radio nazionali,sono considerate nel mondo pubblicitario un modello di comunicazione.Ben girate,splendida fotografia,musiche di Ennio Morricone,storie efficaci-a volte indimenticabili.Chi non ricorda per esempio quella del 2005,imperniata sulla tragedia dello tsunami? Si apre con l'immagine di un fragile villaggio di capanne ,dalla spiaggia i pescatori scalzi scrutano l'orizzonte gravido di scure minacce.Voce fuori campo: "Quel giorno dal mare è arrivata la fine,l'onda ha trasformato tutto in nulla".Stacco sul logo dell'otto per mille:"Poi,dal niente,siete arrivati voi.Le vostre firme si sono trasformate in barche e reti".Zoom su barche e reti:"Barche e reti capaci di crescere figli e pescare sorrisi".Slogan:"Con l'otto per mille alla Chiesa cattolica,avete fatto tanto per molti".Un capolavoro.
La campagna 2005,affidata come le precedenti alla multinazionale Saatchi & Saatchi,è costata alla Chiesa nove milioni di euro.Il triplo di quanto la Chiesa a poi donato alle vittime dello tsunami:tre milioni (fonte Cei),lo 0,3% della raccolta.Nello stesso anno,l'Ucei-L'unione delle comunità ebraiche italiane-versò per lo Sri Lanka e l'Indonesia 200 mila euro,il 6% dell'"otto per mille".Un'offerta in proporzione venti volte superiore,in un'area dove non esistono comunità ebraiche.
Gli spot della Chiesa cattolica sono per la maggioranza degli italiani l'unica fonte d'informazione sull'otto per mille.Ne conseguono una serie di pregiudizi assai diffusi.Credenti e non credenti sono convinti che la Chiesa cattolica usa i fondi dell'otto per mille sopratutto per la carità in Italia e nel Terzo mondo.Le due voci occupano il 90% dei messaggi,ma costituiscono nella realtà soltanto il 20% della spesa reale:l'80% del miliardo di euro rimane alla Chiesa cattolica,per una serie di usi e destinazioni che le campagne pubblicitarie in genere non documentano.
Tanto meno,gli spot cattolici si occupano di informare che le quote non espresse nella dichiarazione dei redditi-il 60%-sono comunque assegnate sulla base del 40% di quanto è stato espresso e finiscono dunque al 90% nelle casse della Cei.Questo compito,in effetti,spetterebbe allo Stato italiano.Lo Stato avrebbe avuto il dovere di illustrare e giustificare ai cittadini un meccanismo di "voto fiscale" unico al mondo.Inconcepibile non soltanto in nazioni in cui vige un ordinamento separatista fra Stato e Chiesa,come la Francia,ma anche nei paesi concordatari.In Spagna,le quote non espresse nel "cinque per mille".In Germania,lo Stato si limita a organizzare la raccolta dei cittadini che possono scegliere di versare l'8 o 9 per mille del proprio reddito alla Chiesa cattolica o luterana,o ad altri culti.E' il sistema della "decima".Un sistema che rispetta un principio fondamentale della democrazia,espresso una volta per tutte dai padri degli Stati Uniti,che passano per,ed erano in buona misura,ferventi cristiani.Come scrisse Thomas Jefferson:"Nessuno può venir costretto a partecipare o a contribuire pecunariamente a qualsivoglia culto,edificio o ministero religioso".
E' esattamente il contrario di quanto avviene in Italia.A ogni livello,nazionale e locale,i cittadini sono "costretti",violenti o nolenti,consapevoli o meno,a contribuire pecuniariamente non a qualsivoglia culto ma uno solo.
Eppure ,la "decima" funziona molto bene in termini economici,laddove è applicata.Le ventisette diocesi tedesche sono fra le più ricche del mondo.Insieme alle diocesi cattoliche statunitensi,finanziate con le libere donazioni dei fedeli.Perchè allora la volontarietà del contributo religioso non viene adottata anche in Italia?
E' la domanda che ho rivolto a tutti gli esponenti cattolici nei numerosi dibattiti,in pubblico o sui media ,ai quali sono stato chiamato a discutere la questione.La risposta variava secondo il grado di schiettezza dell'interlocutore,ma tutti-hanno fornito lo stesso genere di risposta.In grado decrescente di schiettezza:"Perchè qui non si raccoglierebbe una lira" oppure "molto poco" ,o ancora "al massimo un centinaio di milioni".Fra parentesi,l'ultima ipotesi è decisamente ottimistica:in Italia ,il libero contributo al sostentamento del clero,per quanto esentasse,non tocca in media i venti milioni di euro all'anno.
Un euro per ogni sedicente cattolico praticante.Diviso poi per i cinquanta milioni di cattolici italiani di cui si legge nei documenti della Chiesa,farebbe 40 centesimi a testa.
Gli stessi intellettuali o vescovi,qualche minuto prima e dopo,difendevano tuttavia il meccanismo delle quote non assegnate con l'argomento che l'Italia è "un paese a forte vocazione e maggioranza cattoliche" e quindi i cittadini possono ben immaginare dove finiscano le quote non assegnate.Se non si ribellano,è il ragionamento significa che sono d'accordo:silenzio uguale assenso.
Per esperienza,in questi casi è inutile far notare la contraddizione fra l'idea di un "paese forte a vocazione cattolica"dove, per ottenere finanziamenti alla Chiesa,bisogna ricorrere a un marchigegno per prendere dalle tasche dei presunti fedeli ciò che mai donerebbero spontaneamente.L'ipocrisia di un'Italia cattolicissima-dove con le libero donazioni il clero morirebbe di fame-è diventata una specie di dogma.
Lo Stato,in diciotto anni,non ha mai speso una parola o uno spot per giustificare la bizzarria della questua all'italiana,alle spalle dei contribuenti.Del resto,le istituzioni pubbliche hanno appreso molto bene la lezione della Chiesa:mai giustificare le proprie contraddizioni.Quando infatti si è trattato di allargare il finanziamento via Irpef alla ricerca e alle Onlus,con l'istituzione del "cinque per mille",non solo si è adottato il criterio dell'assoluta volontarietà,ma si sono imposto pesanti limiti alle scelte dei contribuenti.Il cinque per mille,nato nel 2006 per destinare appunto lo 0,5% dell'Irpef (660 milioni di euro,stima ufficiale delle Entrate) alla ricerca e al volontariato,è sembrato subito essere assai più gradito ai contribuenti italiani dell'otto per mille.Nel primo anno, hanno aderito all'appello il 61% dei contribuenti contro il 40 scarso dei votanti,per l'otto per mille.Le sole quote volontarie ammontavano a oltre 400 milioni.Ma con la finanziaria del 2007 il governo di centrosinistra ha deciso di porre un tetto di 250 milioni al fondo,che si chiama sempre "cinque per mille" ma è ridotto nei fatti a un "due per mille".Le quote eccedenti verranno prelevate dall'erario.
Con una mano,lo Stato dunque regala 600 milioni di quote non espresse alla Cei e con l'altra sottrae 150 milioni di quote espresse a favore di onlus e ricerca. Nella stessa pagina del modulo 730! In alto, il "voto fiscale" espresso da un cittadino a favore delle chiese in termini economici vale quattro volte il voto espresso in basso nella casella del "cinque per mille".
Perchè due pesi e due misure?
Dal 1990,lo Stato non ha mai neppure speso uno spot per fare pubblicità al proprio otto per mille.Ed è l'unico concorrente della Cei ad averne i mezzi,oltre al dovere morale.Gli altri (valdesi,ebrei luterani avventisti, assemblee di Dio) dispongono di fondi minimi per la pubblicità,peraltro regolarmente denunciati nei resoconti.L'unica voce a rompere il silenzio (stavolta,davvero "uguale assenso") delle istituzioni pubbliche fu,nel 1996 ,quella di una cattolica,come spesso accade-la diessina Livia Turco,allora ministro per la Solidarietà.Turco propose di destinare la quota statale di otto per mille a progetti per l'infanzia povera.Il "cassiere" pontificio,monsignor Attilio Nicora,rispose che "lo Stato non doveva fare concorrenza scorretta alla Chiesa".Fine del dibattito.Oggi Livia Turco ricorda:"Nella mia ingenuità,pensavo che la mia proposta incontrasse il favore di tutti,compresa la Chiesa.L'Italia è il paese continentale con la più alta percentuale di povertà infantile.
Nei primi anni,lo Stato si impegnava per giunta a integrare l'otto per mille fino a 407 miliardi di lire,nel caso i fondi si fossero rivelati insufficienti allo scopo di pagare gli stipendi ai preti.In cambio,il Vaticano accettava che una commissione bilaterale valutasse ogni tre anni l'ipotesi di ridurre le quote nel caso contrario di un gettito eccessivo.Ora, dal 1990 al 2007,l'incasso per la Cei è quintuplicato e la spesa per gli stipendi dei preti,complice la crisi di vocazioni,è scesa in proporzione della metà
al 70 al 35%.Eppure,la commissione italo-vaticana non ha mai deciso un adeguamento.Perchè?
Senza avventurarsi in filosofia del diritto,si può forse raccontare il percorso di uno dei componenti laici della commissione,Carlo Cardia.Il professor Cardia,insigne giurista di formazione comunista,consigliere di Enrico Berlinguer e di Pietro Ingrao,ha esordito da fiero "difensore del diritto negato in Italia all'ateismo" (Ateismo e libertà religiose,De Donato 1973).Nel 2001,è Cardia a invocare una riduzione dell'otto per mille,in un saggio pubblicato dalla presidenza del Consiglio:"Dall'otto per mille derivano ormai alla Chiesa cattolica,meglio:alla Cei ,delle somme veramente ingenti,che hanno superato ogni previsione.Si parla ormai di 900-1000 miliardi l'anno di lire.Il livello è tanto più alto in quanto il fabbisogno per il sostentamento del clero non supera i 400-500 miliardi.Ciò vuol dire che la Cei ha la disponibilità annua di diverse centinaia di miliardi per finalità chiaramente secondarie rispetto a quella primaria del sostentamento del clero; e che lievitando cosi il livello di flusso finanziario si potrebbe presto raggiungere il paradosso per il quale è proprio il sostentamento del clero ad assumere il ruolo di finalità secondaria.Previsione perfetta. Tutto ciò,concludeva Cardia,porterebbe a vere e proprie distorsioni nell'uso del danaro da parte della Chiesa cattolica; e,più in generale,riaprirebbe il capitolo di un finanziamento pubblico il capitolo di un finanziamento pubblico irragionevole che potrebbe raggiungere la soglia dell'incostituzionalità se riferito al valore della laicità quale principio supremo sull'ordinamento.
Nel tempo,il professor Cardia è diventano illustre collaboratore di "Avvenire".I suoi temi sono cambiati:l'apologia del rapporto fra i giovani e Benedetto XVI,la lotta ai Dico,l'esaltazione del Family Day.Ciascuno,naturalmente,ha il diritto di cambiare idea.Ma è opportuno che,avendola cambiata sul giornale della Cei,continui a far parte di una commissione governativa chiamata a stabilire quanti soldi lo Stato deve versare alla Cei,continui a far parte di una commisione governativa chiamata a stabilire quanti soldi lo Stato deve versare alla Cei medesima? In un editoriale su "Avvenire" ,il professor Cardia tuonava contro l'inchiesta sui costi della Chiesa in questi termini: "Una delle più colossali operazioni di disinformazione degli ultimi tempi".Senza contestare nel merito un singolo dato,si indignava soltanto per l'indecente accostamento fra il clero cattolico e la "casta politica".Era lo stesso professor Cardia che il 20 febbraio 2008 ha dichiarato in un'intervista :"io porterei la quota dell'otto per mille al sette,vista l'imponente massa di danaro che smuove.Basti pensare che dall'84' a oggi nessuno,se non per controversie politiche,vi ha posto mano".
L'ultimo aspetto perverso dell'otto per mille,ma non il meno imbarazzante per un cittadino laico,è l'evidente disparità di trattamento riservata dallo Stato italiano alle altre confessioni ammesse.In violazione perenne del principio costituzionale del pluralismo religioso.il nostro Stato,oltre a favorire nelle maniere già esposte la scelta per la Chiesa cattolica,versa alla Cei un anticipo di circa il 90% sull'introito dell'anno successivo.
Mentre alle altre confessioni versa il danaro con tre anni di ritardo.Non basta.In risposta a un'interrogazione dei soliti radicali, nel luglio del 2007 il ministro Vannino Chiti ha citato come prova della bontà del meccanismo "il fatto che anche i valdesi hanno chiesto e ottenuto le quote non espresse".Chiesto si,ottenuto mai.Ho incontrato la "moderatrice" della Tavola Valdese,Maria Bonafede "Il Ruini dei valdesi" ,nella modesta sede romana vicino alla Stazione Termini.Per motivi etici avevamo rinunciato alle quote non espresse,ma nel 2000 ,visto l'uso che ne faceva lo Stato,le abbiamo chieste.Abbiamo incontrato governi di destra e di sinistra.Ogni volta ci rinviano.Se le ottenessimo oggi,le vedremo solo nel 2010.Al valdesi sono andati nel 2006 circa 5 miloni 700 mila euro,ma avrebbero diritto a oltre 13 milioni.Il resto lo trattiene lo Stato.La Tavola Valdese usa i soldi dell'otto per mille al 94% per la carità e il rimanente per la pubblicità.I pastori valdesi vivono delle donazioni spontanee.Lo stipendio base,uguale dalla "moderatrici" all'ultimo pastore,è di 650 euro al mese.Maria Bonafede spiega : "I soldi dell'otto per mille arrivano dalla società ed è lì che devono tornare.Se una Chiesa non riesce ed è lì che devono tornare.Se una Chiesa non riesce a mantenersi con le libere offerte, è segno che Dio non vuole farla sopravvivere".
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31/10/2008
La Vostra (schifosa) Italia/Il crack Parmalat

Per chi si è perso le puntate scorse,oggi ne riporto tutte in un post.Il più grosso crac italiano ed europeo che ha rovinato centinaia di migliaia di risparmiatori:Calisto Tanzi ha finanziato un pò tutti i partiti. Non ho riportato la Lega ma di quello ne parlerò piu avanti quando dedicherò la settimana al partito di Umberto Bossi.
da MANI SPORCHE - Barbacetto Gomez Travaglio (Chiarelettere)
PARMALAT,IL LATTE VERSATO
Nel febbraio del 2003 una notizia dall'Italia manda in fibrillazione la comunità finanziaria internazionale.La Parmalat del cavalier Calisto Tanzi,un colosso che fattura più di 7 miliardi di euro vendendo latte e prodotti alimntari in oltre cento Paesi del mondo,chiede al mercato un nuovo prestito per circa 300 milioni.
Le aziende di Tanzi dichiarano di avere in cassa 3,3 milioni di euro di liquidità:perchè allora chiedono altri soldi? Il dubbio che prende a circolare è che i bilanci Parmalat siano falsi. I mercati reagiscono male.Il titolo perde il 9% secco.
Parmalat emette due nuovi bond da 300 e 350 milioni,sottoscritti da investitori instituzionali come Nextra e Deutsche Bank. Le perplessità del mercato aumentano. Molti cominciano a domandarsi che cosa accadrà,in dicembre,quando il gruppo dovrà rimborsare altre obbligazioni per 150 milioni.la liquidità vantata da Collecchio è investita in parte su un fondo della cayman chiamato Epicurum, e in parte (3,95 milioni di euro) su un conto corrente della bank of america acceso da una controllata offshore,la Bonlat.I soldi veri stanno lì.
Quella che Parmalat sta patendo da mesi non è una semplice crisi finanziaria:è una truffa.Forse la più grande truffa degli ultimi cent'anni,visto che coinvolge oltre 130.000 risparmiatori.Un sistema corrotto fino al midollo ha permesso a Tanzi e ai suoi uomini di falsificare documenti ;bilanci ; estratti conto senza mai alcun allarme. Revisori dei conti, società di rating; banche ;Consob ;Bankitalia ;magistriti; politici:nessuno è intervenuto in tempo.
Tra il 1991 e il 2003 ,vengono emesse obbligazioni per quasi 12 miliardi di euro.Quale sia la situazione reale,lo sanno un pò tutti.I tecnici di molte banche sgnalano i rischi ene parlano con i superiori.Ma tutto è inutile.Cariparma (intesa) e Banca del monte (Montepaschi) -capitanate da due mici di Tanzi, Luciano Silingardi e Franco Gorreri-arrivano a concedere all'azienda affidamenti per il pagamento delle imposte e della previdenza sociale per i dipendenti.non ci vuol molto a intuire che cosa sta accadendo.
LA POLITICA,QUESTA SCONOSCIUTA
Dinanzi al crac Parmalat la politica italiana rimane impietrita.Nelle prime settimane del 2004,mentre finiscono in carcere decine di dirigenti, tutti invocano a gran voce nuove leggi a tutela del risparmio.Del resto in America,nel 2002,dopo il crac Enron (seguito a ruota dal disastro Worldcom),governo e parlamento hanno approvato in tutta fretta il Sarbnes-Oxley Act con draconiane regole anti-truffa che inaspriscono fortemente le pene per i reati finanziari (non solo per il falso in bilancio) e introducono rigidissime regole per tutelare il risparmiatore-creditore:la pena massima per il falso in bilancio passa da cinque a 25 anni,con un minimo di dodici.In Italia, invece il governo Berlusconi depenalizza in parte il reato e in parte, ridimensiona vieppiu i trattamenti sanxionatori,rendendo praticamente impunibili i trucchi contabili prima che arrivi la prescrizione.
A partire dal 1993 Tanzi e i suoi hanno fatto uscire dalle già esangui casse di Collecchio almeno 12 milioni di euro per finanziare illecitamente-scrive la procura di Parma- <<membri del Parlamento nazionale, consiglieri regionali; provinciali e comunali ,presidenti segretari e direttori politici e amministrativi dei partti>>.
La Parmalat foraggiava la politica per avere a disposizione le persone giuste a cui rivolgersi al momento del bisogno.Per crearsi un <<sistema di protezione>> che evitasse verifiche della Guardia di finanza della magistratura e degli altri organi di controllo.
Su molte delle prime dichiarazioni di Tanzi a Milano, poi non approfondite e a volte addirittura ridimensionate nei successi interrogatori,aleggia l'ombra del grande ricatto al parlamento. Un ricatto portato avanti con la complicità di gran parte dei media ,tv in testa,che, quando si ritrovano in mano i verbali di Tanzi,decidono di non farvi neppure un cenno.
Tanzi dice:<<Ho pagato Romano Prodi>>.Ma poi aggiunge:
"Ho finanziato anche Berlusconi-Fini-Casini-Alemanno-La Loggia- Castagnetti e altri venti personaggi della politica e del giornalismo.Ho aiutato destra e sinistra,prima e seconda Repubblica"
BERLUSCONI,FORZA LATTE
Il conflitto d'interessi irrompe nei verbali di Tanzi non appena l'imprenditore di Collecchio affronta la <<questione Berlusconi>>.
"Quando è stata fondata Forza Italia sono stato chiamato da Berlusconi e l'ho incontrato ad Arcore.Berlusconi mi ha chiesto se volessi entrare nel gruppo dei suoi sostenitori.Aggiunse che l'impresa che voleva portare avati con la creazione di un partito era piuttosto onesrosa.E mi chiese se il mio gruppo potevo aiutarlo sia dal punto di vista finanziario che organizzativo.Io gli risposi che non era mia intenzione schierarmi con lui ufficialmente,ma che ero comunque disponibile a contribuire finanziariamente al progetto Forza Italia.Insieme concordammo di utilizzare il canale della pubblicità per finanziare occultamente il nuovo partito"
Ai magistrati ,Tanzi spiega di essere stato contattato dal Cavaliere nel 1993,alla vigilia della creazione di Forza Italia.Berlusconi lo voleva al suo fianco nell'agone politico.Ma il Gran Lattaio era perplesso.Troppi rischi.Troppi problemi a esporsi personalmente.E poi,anche se Berlusconi non si poteva dire di no, in piena Mani Pulite era impensabile effettuare versamenti in contanti al nascente movimento politico.Cosi i due uomini d'affari che già sette anni prima,nel 1986,stavano per diventare di fatto soci di Rete4,trovano una soluzione diversa.Racconta ancora Tanzi:
"Trasferimmo quote di pubblicità Rai e Publitalia.Di questo particolare non sono sicurissimo.Certamente però l'accordo con Berlusconi prevedeva che le tariffe degli spot non godessero di particolari sconti e/p promozioni,cosi come un azienda come la nostra,che aveva un budget pubblicitario cosi rilevante,era in grado di ottenere"
"La pratica dei mancanti sconti,secondo Tanzi,è andata avanti per dieci anni, durante i quali Parmalat ha sopportato un maggior costo della pubblicità(..) pari a circa il 5% di quanto ci ha complessivamente fatturato il gruppo Mediaset.L'accordo originale non è mai stato modificato tranne che negli ultimi due anni quando,avevano aumentato il budget della pubblicità,pensavamo di aver diritto a qualche sconto"
Secca la smemtita di Mediaset:<<Tanzi ha ricevuto un trattamento analogo a quello riservato agli altri grandi inserzionisti>>.Ma,di fronte alla richiesta di quantificare il taglio dei prezzi,il gruppo Berlusconi si trincera dietro il segreto:<<Si tratta di un dato riservato>>.Qualcosa però l'ha capito la Guardia di Finanza:non solo gli sconti concessi dalla Sipra (la concessionaria Rai) furono molto più alti rispetto a quelli riservati a Publitalia,ma Parmalat preferì pure progressivamente Mediaset alla Rai.
Al di là delle questioni squisitamente giuridiche,resta il fatto che Berlusconi e Forza Italia facevano parte a pieno titolo della lobby messa in piedi da Tanzi per proteggere il gruppo.Il 27 gennaio 2004,davanti ai pm di Milano,il Gran Lattaio ammette di essersi rivolto al premier nel 2003 per tentare di allontanare lo spettro del crac:
"L'ufficio chiede al sig. Tanzi se risponde quanto affermato dal figlio Stefano nel corso di un interrogatorio effettuato il 26 gennaio 2004,in ordine a un recente incontro con il presidente del Consiglio.
Risposta:effettivamente telefonai a Berlusconi per chiedergli un incontro a Roma per verificare la possibilità di un intervento o del governo o suo personale in aiuto alla crisi del mio gruppo.Berlusconi mi ha ricevuto a Palazzo Gravioli vicino a piazza Vanezia a Roma, dove mi sono recato insieme a mio figlio Stefano,verso la fine di novembre 2003.L'incontro è stato cordiale.Io ho detto a Berlusconi che stavamo attraversando un momento molto brutto,che stavamo in <<piena bufera>> e che avevamo bisogno del suo intervento presso le banche e presso la Consob che stava facendo troppe domande che poi venivano rese pubbliche.Non ho parlato,come avrebbe voluto mio figlio,dell'esatta entità e della estrema gravità della situazione finanziaria.Berlusconi mi ha detto che sulle banche poteva <<fare poco>>,mentre invece avrebbe telefonato Consob.L'incontro è terminato poi rapidamente per i suoi impegni dopo aver fatto due chiacchere sul calcio. Devo precisare che l'Aiuto di Berlusconi e/o del governo sulle banche era la prima volta che veniva da me richiesto mentre, in precedenza,mi sembra verso settembre,avevo telefonato a Letta per chiedergli di intervenire sulla Consob.Devo aggiungere che in occasione di un incontro che ho avuto in Consob insieme all'avv Trancarella successivamente alla nomina di Bondi,ho potuto constatere che la Consob mi ha trattato con gentilezza e mi ha dato tempo per chiarire gli aspetti della vicenda Parmalat".
PRODI E L'UOMO DEL PULLMAN
Calisto Tanzi punta l'indice anche contro Romano Prodi:
"Sia in occasione delle elezioni politiche del 1996 sia recentemente,circa un anno fa,ho fatto erogare al presidente Romano Prodi del denaro.Si è trattato di due versamenti da 150 milioni di lire cadauno. Il finanziamento mi venne richiesto direttamente da Gianni Pecci,amico personale di Prodi ,il quale ricevette il denaro da Pietro Tanzi (solo omonimo di Calisto) che è il capo della mia segreteria.Il denaro venne prelevato dalle casse della Parmalat Spa in contanti.Poi siamo anche entrati come Boschi (una società del gruppo,nda) ,unitamente ad altri imprenditori ( Cremonini- Zonin-Rovagnati- veronesi e Gazzoni) in Nomima sottoscrivendo un aumento di capitale e nominando Paolo De Castro (prodiano ,ministro delle Risorse agricole nel governo D'Alema nda).Questo ingresso faceva parte di un preciso discorso consistito nel contribuire al salvataggio della predetta società che sapevamo essere legata a Prodi.Fu De Castro a parlarmene.L'operazione avvenne quando Prodi era già presidente dell'Unione Europea.L'ingresso in Nimosma ,da un lato, serviva a ottenere la benevolenza di Prodi e, dall'altro,rientrava in un progetto finalizzato a usare Nomisma come lobby per trattare a livello governativo e a livello europeo le questioni agro-alimentari che ci interessavano"
Sebbene Pecci e Tanzi si contraddicano,Zincani decide di non disporre un confronto tra i due. Da una parte gli eventuali finanziamenti illeciti del 96' abbondantemente prescritti.Dall'altra un'indagine basata solo sulla raccolta di dichiarazioni non può portare molto lontano.Oltretutto le fughe di notizie (il quotidiano Libero,pressochè ignorato dal resto dei media,pubblica i verbali di Tanzi a puntate) hanno permesso a molti dei protagonisti dell'inchiesta d'incontrarsi per discuterne i particolari.Ad ammetterlo è proprio Romano Prodi nella sua deposizione del 23 novembre:
"Prendo atto che ho l'obbligo di dire la verità e che Calisto Tanzi ha dichiarato di aver erogato due versamenti da 150 milioni di lire cadauno(...). Ovviamente conoscevo già queste dichiarazioni per averle lette sulla stampa alcuni mesi fa.Ne avevo parlato con Gianni Pecci,con il quale da diversi anni non ho piu alcun rapporto politico e professionale (è notorio che egli si è staccato dalla mia area politica).Egli mi ha confermato di aver avuto solo due finanziamenti per rispettivamente 5 e 4 milioni di lire erogati in occasione del pullman che precedette la campagna elettorale del 1996. Non so se tali somme siano state segnalate.Non lo credo perchè erano sotto il limite di legge. Posso comunque affermare che dissi ai miei collaboratori di rispettare le leggi sul finanziamento nel raccogliere fondi.Prendo atto che Pietro Tanzi ha dichiarato di aver erogato in tre o quattro occasioni a cavallo tra il 2002 ed il 2003 la somma complessiva di 50.000 euro a Pecci quale mio referente.Al riguardo posso smentire di aver ricevuto alcunchè.Tengo a precisare che a quell'epoca,anno 2002,ero già presidente della Commissione europea,e non avevo alcun rapporto con Tanzi e con lo stesso Pecci (...).Al momento della mia nomina a presidente della Commissione europea non ho avuto più alcuna struttura politica in Italia che avesse necessità di denaro per alimentare le proprie attività.Non riesco a comprendere come Pietro Tanzi possa aver detto le cose che mi sono state lette.Tengo ad escludere che Pecci possa aver abusato del mio nome perchè lo conosco come persona corretta (...) Per quanto concerne l'acquisizione di una partecipazione azionaria in nomina da parte di una controllata Parmalat insieme ad altri azionisti facenti capo a diversi industriali italiani,non ho nulla da dichiarare poichè alla data dei fatti ero da tempo presidente della commissione europea e nulla avevo più a che fare con nomisma.Aggiungo che di tale società in passato ero semplice presidente del comitato scientifico,non avendo quindi nessuna partecipazione al capitale sociale della società"
LA RISPOSTA DEL SISTEMA
Sono i democristiani,neo ex,la trincea più avanzata del <<sistema di protezione>> ideato da Tanzi. Interrogati,però o smentiscono o minimizzano,assicurando di aver ricevuto solo finanziamenti al di sotto della fatidica soglia dei 10 milioni di lire, quella che per legge non è obbligatorio dichiarare.Con un'eccezione:Mariotto Segni.Il padre del referendum per il maggioritario è l'unico ad ammettere tutto. La legge infatti non prevede che i contributi versati per finanziare le campagne referendarie debbano essere registrati.Cosi Segni non ha difficoltà a confermare in toto le parole di Tanzi. E la sua isolata ammissione alimenta i dubbi sulle negazioni di tutti gli altri:possibile che il Gran Lattaio sia stato preciso solo nel suo caso? Tutti gli altri comunque negano e sopratutto non ammettono alcun finanziamento illecito:come se Tangentopoli non fosse mai esistita.Zincani riassume cosi le varie posizioni:
"L'esame,quali persone informate sui fatti,dei personaggi politici indicati come benegiciari dei finanziamenti ha fornito ulteriori indicazioni utili alla ricostruzione complessiva dei fatti.Al riguardo converrà distinguere per gruppi le diverse posizioni.A un primo gruppo appartato tengono coloro che hanno negato di aver ricevuto contributi (Stefani,Speroni, D'Alema,Dini-Fini-De Mita-Tabacci-Sanza-Scalfaro-Bersani-Lusetti-Gargani).A un secondo gruppo coloro che hanno ammesso di aver ricevuto finanziamenti illeciti nei limiti previsti dalla legge sul finanziamento dei partiti politici e quindi di importi inferiori alla soglia dei 5000 euro,per cui non v'è neppure obbligo di denuncia,ovvero finanziamenti regolarmente deliberati.A questo gruppo appartengono:Casini -Libè-Prodi-Buttiglione- Ubaldi- Castagnetti-Duce-Segni-Sanese. A un terzo gruppo coloro che hanno intrattenuto rapporti con Tanzi in epoche passate ben oltre il limite di prescrizione dei reati eventualmente commessi (Forlani-Colombo-Pomicino-Fabbri-Signorile-Mannino-Fracanzani).Nessuno,ovviamente, ha ammesso di aver ricevuto illeciti Finanziamenti"
Resta un interrogativo:ma se dalla casse di Parmalat ,come hanno accertato i magistrati,sono davvero usciti 12 milioni di euro destinati ai partiti,ma chi si li è intascati? La domanda rimarrà per sempre senza risposta.Ma spiega bene perchè il Parlamento si sia ben guardato dal creare una commissione d'inchiesta sul più grave crac della storia italiana.
BERNARDONI E CASINI
Calisto Tanzi,nei suoi interrogatori,è chiaro ed esplicito: la maggior parte delle mazzette venivano versate da intermediari.
"I finanziamenti sono stati erogati prevalentemente da Piccini,Bernardoni e e Mistrangelo,questi sono relativamente alla questione Lega.Bernardoni ha cominciato a operare circa tre o quattro anni fà,già prima che morisse Piccini.Ho conosciuto Bernardoni nel mondo della Formula 1 essendomi stato presentato da Sante Ghedini che allora era il team manager della Ferrari.Negli anni successivi ,ho instaurato un rapporto di amicizia e ho potuto constatare che aveva stretti e intensi collegamenti con il mondo ppolitico e istituzionale.Infatti,era molto amico di Fulvio Conti dell'Enel e di D'tsanto e Pollari della G.d.f nonchè diversi generali della G.d.F che sono passati per Bologna e,successivamente,ho potuto constatare anche che aveva intensi rapporti con diversi politici tra i quali Fini e Casini.Il Bernardoni è un commerciante di auto"
Il Gran Lattaio aggiunge che i contributi a Casini sono passati per le mani di Berlusconi.L'indagine ha permesso di stabilire che effettivamente questo strano rivenditore di auto di lusso con solidi rapporti con uomini della criminalità organizzata (come il re del contrabbando di tabacco Gerardo Cuomo) e pezzi grossi dei servizi segreti,ha ricevuto denaro dalla Parmalat.Anche attraverso sponsorizzazioni sportive gonfiate.Ma il 7 luglio 2004 Pierfendinando Casini esclude qualunque finanziamento illecito.E' vero che Bernardoni gli ha versato un contributo,ma regolarmente registrato:
"Ho conosciuto Calisto Tanzi,come molti altri imprenditori della mia regione,pur senza aver mai intrattenuto con lui rapporti privati(..) .Non ho mai chiesto nè ricevuto da Tanzi o da società a lui riconducibili finanziamenti,nè mai sono stato destinatario di richieste di favori,che io ricordi.Leggo che Tanzi dichiara di aver finanziato,tra gli altri uomini politici,anche me (...) Conosco Bernardoni,imprenditore bolognese,da tanti anni, condividendo tra l'altro il tifo per la locale squadra di calcio.Nel corso dell'anno 2001 Bernardoni erogò un finanziamento al partito politico che presiedevo,il Ccd,quale erogazione liberale ai sensi di legge (...) La dichiarazione congiunta è disponibile presso la Camera.Berbardoni non mi ha mai richiesto alcuna cortesia,nè per sè, nè per conto di Tanzi.Solo successivamente ho appreso dei loro rapporti dagli articoli dei giornali.
21:41 Scritto da: anglotedesco in sfoghi | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: patmalat | OKNOtizie |
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