LA VOSTRA (SCHIFOSA ITALIA)-Renato Schifani

Il motivo perchè sono stato bannato mi è arrivato qualche ora fà: c’era un post ritenuto offensivo però non mi è stato specificato quale.Secondo me proprio quello su Renato Schifani dove riporto un pezzo di un capitolo dove Peter Gomez e Lirio  Abbate descrivono alla perferazione la società Sicula Brokers dove la seconda carica dello Stato era in bella compagnia. Per chi si fosse perso le puntate scorse, le riporto tutte in un post.

DA I COMPLICI /Lirio Abbate-Peter Gomez (Fazi Editori)   

LABORATORIO VILLABATE

<<Enrico tu sai dove vengo e cosa ero con tuo padre…Io sono mafioso come tuo padre,perchè con tuo padre mene andavo a cercare i voti vicino a Villalba da Turiddu Malta che era il capomafia di Vallelunga … Ora (lui)  non c’è più,ma lo posso sempre dire io che tuo padre era mafioso…>>.
Una frase del genere,anche loro che per lavoro erano abituati ad ascoltare ogni giorno ore e ore d’intercettazioni,non l’avevo mai sentita.Sembravano le parole di un film.Dentro c’era tutto:la minaccia <<io sono mafioso>> -il ricatto <<io posso sempre dire che tuo padre era mafioso>>-i riferimenti ai capi storici di Cosa Nostra-Turiddu Malta,un capofamiglia liberato dal carcere nel 1943 dagli americani-e la politica.Si,la politica.Quella con la P maiuscola,perchè Enrico era il figlio del senatore fanfiano Giuseppe La Loggia:era Enrico La Loggia, dal 1996 al 2001 capogruppo di Forza Italia al Senato e poi ministro degli Affari Regionali nel governo Berlusconi.
Ma a pronunciare quelle parole non era stato un attore: a scandirle con una voce forte e chirta era stato,appena un mese prima di finire in manette,l’avvocato Nino Mandalà.
E’ il 4 maggio 1998.Quel giorno il boss di Villabate sale,verso le 11 del mattino,sulla Mercedes turbodiesel di un uomo   d’onore grande e grosso,dalla folta barba scura.E’ l’auto di Simone Castello,l’imprenditore che,fin dagli anni Ottanta,per conto di Provenzano recapita i suoi pizzini in tutta la Sicilia.I carabinieri l’hanno imbottita di microspie perchè sanno che parlare con Castello significa parlare direttamente re giid con l’ultimo Padrino.
Mandalà è su giri.Le elezioni amministrative sono alle porte,nel direttivo provinciale di Forza Italia di cui fa parte c’è fermento,le riunioni per preparare la lista dei candidati si succedono alle riunioni.Gaspare giudice lo ha consultato per trovare un nuomo da presentare per la corsa al consiglio provinciale a Misilmeri,un paesino a pochi km da Villabate.Lui gli ha fornito un nome:all’ultimo momento però l’accordo è saltato,perchè Renato Schifani,neoeletto senatore nel collegio di Corleone, <<ha preteso,giustamente,che il candidato di Misilmeri alla provincia fosse suo,visto che Gaspare giudice ne aveva già quattro>>,spiega Nino a Simone.
Il deputato,come accadeva sempre piu spesso-anzi secondo Mandalà ormai troppo spesso-ha tentato di giustificare l’improvviso voltafaccia.E ha scaricato tutte le responsabilità sui colleghi di partito.<<Loro non mi hanno fatto nessuna richiesta,per cui io avevo il problema di completare la cinquina (di candidati),gli ha detto Giudice, <<quindi non essendoci nessuna richiesta da parte di Schifani,io non mi sono fatto avanti e ho fatte a te la richiesta di trovare il candidato>>.
A ben vedere è una polemica da niente.Di cose cosi nel mondo della politica ne accadono ogni giorno.E anche l’avvocato Mandalà lo capisce bene.Lui la vita di partito ha cominciato a masticarla fin da ragazzo,quando era un giovane attivista della Democrazia Cristiana.Ma ormai non ne può più.A ogni piccolo incidente,a ogni disguido,  sente aumentare la rabbia in corpo. Si sente preso in giro.Per questo adesso ha deciso di incrociare le braccia: lui questa volta non li procurerà a nessuno.
<<Io me ne sto fottendo.chi ha ragione,chi ha torto, non è questo il punto.Rimane il fatto che a me è stata chiesta una candidatura,supplicandomi: ” Per favore che siamo nei guai…” e (invece) m’è trummaru (me l’hanno trombato) è giusto? dice Mandalà al colonnello di Provenzano. 
La sua prima piccola rivincita,Nino,se l’è comunque già presa.Il candidato proposto da Schifani si è presentato in paese ma è stato respinto in malo modo.Ridendo, Mandalà racconta di avergli detto a brutto muso: <<caro mio io non do indicazioni a nessuno,non mi carico nessuno,Misilmeri non è Villabate,è inutile che vieni da me. Di voti qui non c’è n’è per nessuno…>>.
La dura reazione del capomafia ha preoccupato i vertici di Forza Italia,tanto che Gaspare Giudice lo ha immediatamente chiamato: <<Mi ha telefonato dicendo che stamattina a casa di Enrico La loggia c’è stata una riunione.(C’erano) La Loggia,Schifani,Giovanni Mercadante (L’allora capogruppo di  Forza Italia in comune a Palermo,arrestato per mafia nel 2006) e Dore Misuraca,l’assessore regionale agli Enti Locali (Giudice mi ha raccontato che)  Schifani disse a La Loggia:”Senti Enrico,dovresti telefonare a Nino Mandalà,perchè ho detto che a Villabate Gaspare Giudice non ci deve metere più piede…e quindi c’è la possibilità di recuperare Nino Mandalà,telefonagli…>>.
Il mafioso è quasi divertito.Tanta confusione intorno al suo nome in fondo lo fa sentire importante.Alzare la voce con i politici è sempre un sistema che funziona.E,secondo lui,anche Renato Schifani ne sa qualcosa.Dice Mandalà:<<Simone,hai presente che Schifani,attraverso questo (il candidato Misilmeri)…aveva chiesto di avere un incontro con me,se potevo riceverlo.E io gli ho detto no, gli ho detto che ho da fare e che non ho tempo da perdere con lui,mi dovrebbe telefonare.Ma vedrai che lui non mi telefonerà.Mi può telefonare che io,una volta,l’ho fatto piangere?>>.

Nell’auto di Simone Castello la domanda del boss di Villabate è seguita da qualche secondo di silenzio.Poi le microspie dei carabinieri registrano la storia di un’amicizia tradita.Una storia di mafia in cui i capibastone minacciano e i politici,terrorizzati, chiedono piangendo perdono.
Mandalà la narra con astio, tutta d’un fiato.Torna con la mente al 1995,l’anno in cui suo figlio Nicola era stato arrestato per la prima volta.Accusa La Loggia di averlo lasciato solo,di averlo <<completamente abbandonato>>, forse nel timore che qualcuno scoprisse un segreto a quel punto divenuto inconfessabile:lui e Nino Mandalà non solo si conoscevano fin da bambini;ma per per anni erano anche stati soci,avevano lavorato fianco a fianco in un’agenzia di brokeraggio assicurativo.
<<Non mi aspettavo che dovesse fare niente,che dovesse fare dichiarazioni alla stampa,ma almeno un messaggio,” ti do la mia solidarietà”, (me lo poteva mandare).stiamo parlando di un rapporto che risale alla notte dei tempi, quando eravamo tutti e due piccoli,lui è piu piccolo di me, (nemmeno) mi ricordo quando ci siamo conosciuti. (ma) suo padre… era mio padre,lui era un cristiano con i cazzi,non (come) questo pezzo di merda…(poi siamo stati) soci in affari perchè abbiamo avuto assieme una società di brokeraggio assicurativo,lui presidente e io amministratore delegato.(Andavamo) in vacanza assieme…>>.
Il portaordini di Provenzano cerca d’interromperlo,sembra voler tentare di calmarlo:<<Va bene,magari è il presidente (dei senatori di Forza Italia e non si può esporre)…>>.
<<D’accordo ,però,dico in una situazione come questa…Dio mio mandami un messaggio (poteva farlo attraverso) stò cornuto di Schifani che (allora) non era (ancora senatore), (ma faceva) l’esperto (il consulente in materie urbanistiche) qua al Comune di villabate a 54 milione (di lire) l’anno. Me lo aveva mandato (proprio) il signor La Loggia.Lui (schifani) mi poteva dire,mi chiamava e mi diceva: ” Nino vedi che, capisci che non si può esporre però è con te,ti manda (i saluti)”.No,e invece non solo non mi manda (a dire) niente lui,ma Schifani…>>
<<Dice che non ti conosce…>>
<<Schifani,quando quelli là in Forza Italia,gli chiedono “ma che è successo all’amico tuo,al figlio dell’amico tuo “risponde” amico mio? no,manco lo conosco,lo conosco a mala pena”. Cosi il signor Schifani (quando veniva a Villabate) per motivi  di lavoro (la consulenza per il Comune) vedeva a me e,minchia,scantonava,svicolava,si spaventava come se… come se prendeva la rogna,capisci? Poi,un giorno, dopo la scarcerazione  di Nicola (io e La Loggia) ci siamo incontrati a un congresso di Forza Italia.Lui viene e mi dice: “Nino,io sai per questo incidente di tuo figlio…”
Gli ho detto: “Senti una cosa,tu mi devi fare la cortesia,pezzo di merda che sei,di non permetterti più di rivolgermi la parola”.
“Ma Nino, ma è mai possibile che tu mi tratti cosi?”
“E perchè come ti devo trattare? Perchè non è possibile spiegamelo…chi sei?
“No,ma io non dico questo,ma i nostri rapporti…”
“Ma quale rapporto…”

“Senti possiamo fare una cosa,ne possiamo parlare in ufficio da me? “Si,perchè no…”  E ci siano trasferiti in via Duca della Verdura (lo studio di La Loggia)…stranamente perchè il signor senatore è sempre impegnato.
Questa volta un’ora è stato con me, gli ho raccontato quello del bel cardillo (gli ho fatto un cazziatone), (gli ho detto) quello che aveva fatto in passato quando era assesore comunale (a Palermo) ai Beni Culturali…questo gli domandavo le cose e non mi ha fatto mai niente e questa vicenda eccetera eccetera.Alla fine gli dissi: “Senti,mi devi fare una cortesia,tu a me non mi devicercare più,tu devi dimenticarti che esisto perchè la prossima volta che tu ti arrischi a cercarmi e siamo soli,io siccome sono mafioso,io ti (parola incomprensibile nella registrazione) ,io ti (parola imcomprensibile) ,hai capito! (perchè) io sono mafioso,come tuo padre purtroppo,perchè io con tuo padre me ne andavo a cercargli i voti da Turiddu Malta che era il capo della Mafia di Vallelunga.Tuo padre che ra (parola incomprensibile) e lo poteva dire. Ora lui non c’è più,ma lo posso sempre dire io che tuo padre era mafioso”.(E lui)  si è messo a piangere.
“Mi rovini” (ha detto)
“E’ perchè? ,gli ho risposto, “io non sono un pezzo di merda come a te che ti rovino.L’ho fatto per dirti che tu hai la coda di paglia come gli altri e fai tutto…tutto…ma lo devi fare con gli altri…ti devi vestire dei panni…ma non con me,stronzo che sei.Non sai io da dove vengo e cosa ero con tuo padre.Che cornuto vai dicendo.Tuo padre chi era? E mi dici a me…>>
simone Castello commenta caustico <<Qua c’è gentaglia…>>
Ma Nino non ha ancora finito:<<Lui si è messo a piangere,si è messo a piangere,ma non si è messo a piangere perchè era mortificato,si è messo a piangere per la paura.Siccome gli ho detto “ora lo racconto che tuo padre veniva a raccogliere con me da Turiddu Malta,e l’ho fatto proprio per farlo spaventare,per impaurirlo,per fargli male,stò cretino ,minchia,ha pensato che io  andassi veramente a fare una cosa del genere.Vedi quanto è cornuto e senza onore,pensava che io lo andavo a rovinare…>>
<<No! Ma quant’è cretino…>>
<< (figurati che) diceva piangendo: “Mi rovini,mi rovini”>>.
<<E questo è il senatore di Forza Italia>>
<<(Il fatto è,Nino che) sono tutti mezze tacche>>.
Mandalà serra le labbra,mima uno sputo.<<Pù,miserabile che sei…e senza onore>>,dice mentre castello,il colonnello di provenzano,dà anche lui libero sfogo agli insulti:<<Miccichè mezza tacca.Questo giudice meno di mezza tacca…Dore misurace,non ne parliamo…Meschini,meschini,meschini,non solo in Forza Italia <negli altri partiti sono pure gli stessi.E appena vengono investiti di questa carica,onorevole,senatore chi cazzo si credono di essere,dei superuomini…sono stupidi, perchè poi vanno là e vanno a fare quelo che gli dice l’uomo più rappresentativo del movimento di D’Alema,di Forza Italia e vengono qua e pare che è arrivato chissà chi. (Te lo ricordi) Andrea Zangara di Bagheria (quello che) è stato senatore della Democrazia Cristiana,ora è deputato regionale? questo faceva il marmurau,va bene? Io ti posso dire che dal punto di vista delle amicizie politiche lui ce ne ha (per esempio) Con mattarella,ma dal punto di vista dell’uomo della strada lui è nessuno.Lui non sa un cazzo.Se tu ci vuoi parlare di argomenti diciamo di vita,di argomenti di economia,non parla,non sa parlare,non sa niente… e questo è uno di quelli che arriva là e vota e determina le mie cose,le tue cose…Questi sono i politici,Nino, questi sono i politici…>>.

ZONA GRIGIA

Da un certo punto di vista l’astio dell’avvocato Mandalà è perfettamente comprensibile.Lui Schifani e La Loggia li aveva sempre considerati degli amici ,tanto che erano stati tra gli ospiti importanti del suo secondo matrimonio,avvenuto nei primi anni Ottanta.A quell’epoca Nino Mandalà era appena rientrato in Sicilia da Bologna,dove lavorava nel mondo delle concessionarie d’auto e dove anche suo figlio Nicola era nato.Con loro aveva fondato la sicula Brokers,una strana società in cui i futuri  di Forza Italia sedevano fianco fianco di imprenditori in odor di mafia e boss di Cosa Nostra.
A scorrere le pagine ingiallite di quei documenti societari c’è da rimanere a bocca aperta:la Sicula Broker viene creata nel 1979 e tra i soci,accanto a Mandalà,La Loggia e Schifani,compaiono i nomi dell’ingegnere Benny D’Agostino,il titolare delle più grandi imprese di costruzioni marittime italiane,poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa,e di Giuseppe Lombardo,l’amministratore delle società di Ino e Ignazio Salvo,i re delle esattorie siciliane arrestati nel 1984 da Giovanni Falcone perchè capi della famiglia mafiosa di Salemi.
La Sicula Brokers è insomma una società simbolo di quella zona grigia  nella quale,per anni, borghesia e boss hanno fatto affari.
Palermo del resto è sempre stata così: nel dopoguerra i mafiosi erano i campieri dei ricchi,erano gli uomini di fatica ai quali la borghesia e l’aristocrazia delegavano l’amminstrazione delle terre e dei beni.Un rapporto quasi simbiotico,spesso caratterizzato da reciproci scambi di favori. Ecco quindi che Benny D’Agostino,il socio di La Loggia,Schifani e Mandalà viaggia nei primi anni Ottanta in Ferrari con don Michele Greco , il “papa della mafia”; ospita nelle sue proprietà i latitanti:si dedica con i prestanome di Provenzano,come il boss Pino Lipari, al controllo della spartizione degli appalti pubblici.Ecco quindi che il senatore Giuseppe La Loggia,il padre di Enrico,stando al racconto di Mandalà,si presenta da un capomafia come Turidu Malta per domandare il suo appoggio elettorale.
Un fatto quasi normale per l’epoca,tanto che del sostegno dato da Cosa Nostra a La Loggia senior parlerà anche Nick Gentile un pezzo da novanta nella Cosa Nostra made in Usa,consigliere di Al Capone e Lucky Luciano.
Il problema è che la mafia,al contrario della politica,non dimentica.Anche a distanza di anni,anzi decenni,è difficile scrollarsi di dosso certi rapporti,certe antiche relazioni.Ed è difficile anche per Enrico La Loggia che pure,a metà degli anni Ottanta,fa parte come assessore della prima giunta del sindaco Leoluca Orlando e,per diretta ammissione di Nino Mandalà,in quelle vesti risponde di no alle sue richieste di aiuto.
Cosi le vittorie elettorali di Forza Italia nelle zone di Villabate e Bagheria,feudi di Provenzano e della famiglia Mandalà,diventano vittorie pericolose.
Francesco Campanella,che osserva quanto accade dalla sua poltrona privilegiata di presidente del consiglio comunale,se ne accorge quasi subito.Nel 1994 l’avvocato Nino Mandalà sbandiera i suoi legami importanti.Se ne fa vanto.Dice a Francesco di avere <<strettissimi rapporti con il senatore>> ,gli parla del suo matrimonio al quale anche lui e Schifani avevano partecipato, e Campanella capisce che non mente.Il nuovo segretario comunale viene scelto dal sindaco Navetta su <<segnalazione di La Loggia>> e la stessa cosa accade con Schifani: <<I rapporti tra loro erano ancora ottimi durante l’inizio dell’attività politica del Mandalà del 94′,tant’è vero che La Loggia era il suo riferimento all’interno di Forza Italia; a un certo Schifani fu segnalato da La Loggia come consulente e quindi nominato dal sindaco come esperto in maniera urbanistica.Le quattro varianti al piano regolatore di cui abbiamo parlato,parco suburbano,la variante commerciale,la viabilità,furono tutte concordate dal punto di vista giuridico con lo stesso Schifani>>.
<<L’allora avvocato Schifani interloquiva con Nino Mandalà anche di queste cose?>>,chiede il pubblico ministero.
<<Si interloquiva anche con Mandalà,ma poi i fatti più operativi li gestiva l’assessore Geranio,che poi i fatti più operativi li gestiva l’assessore Geranio,che poi era un assessore della famiglia di Mandalà,perchè l’assessore  aveva sposato una sorella del suocero di Nicola Mandalà.Quindi Geranio faceva da spola tra il Comune e lo studio dell’avvocato Schifani.Mi ricordo che in qualche incontro andai anch’io.Poi,a un certo punto,ci fu la questione di fare il piano regolatore generale. (si trattava di un) argomento (che suscitava) grandi appettiti da parte della famiglia mafiosa di Villabate,poichè il piano regolatore generale,come è notorio,determina la potenzialità edificatorie delle aree e (l’edilizia) uno degli elementi più importanti dell’attività tipica di Cosa Nostra (con) l’imposizione,oltre che di pizzo ai cantieri,anche delle forniture.Li il Mandalà organizzò tutto per filo e per segno intragendo in prima persona.Mi disse che aveva fatto una riunione con Schifani e con La Loggia e che aveva trovato un accordo per il quale i due segnalavano il progettista del piano regolatore generale,incassando anche una parcella di un certo rilievo .L’accordo,che Mandalà aveva definito con i suoi amici Schifani e la Loggia,era quello di manipolare il piano regolatore,affinchè tutte le istanze,che poi erano (la richiesta) di variare i terreni dove c’erano gli affari in corso e addirittura di penalizzare quelli della famiglia mafiosa avversaria o delle persone a cui si voleva fare uno sgarbo,fossero prese in considerazione dal progettista Schifani.Cosa che avvenne,perchè poi cominciò questa attività di stesura delpiano regolatore e  io mi trovai a partecipare a tutte le riunioni che si tennero con lo stesso Schifani,qualche volta allo studio Schifani e qualche altra volta al Comune.Io (poi) partecipai anche alle riunioni,più tipiche della famiglia mafiosa,in cui Schifani non c’era…>>.

Il clan di Villabate si butta a capofitto nell’affare.Dal Nord torna un costruttore che se ne era andato dal paese quando era scoppiata la fraida con i Montalto.Si mette in società con Nino Mandalà,assieme a lui contatta tutti i proprietari degli apprezzamenti di terreno che sarebbero dovuti diventare edificabili e fa loro firmare dei preliminari di vendita.In buona sostanza la mafia si accaparra tutte le zone in cui si potrà costruire.In un incontro con il sindaco Navetta e i due Mandalà.Francesco discute il piano regolatore e gli <<inserimenti fatti dal progettista con i pareri di Schifani>>.
Domanda il pubblico ministero:<<Io volevo capire questo: le risulta che Schifani fosse al corrente all’epoca degli interessi di Mandalà in relazione all’attività di pianificazione urbanistica del Comune di Villabate?>>.
<<Assolutamente si,il Mandalà mi disse che aveva fatto questa riunione con La Loggia e con lo stesso Schifani e l’accordo era appunto di nominare,attraverso loro,questo progettista che avrebbe incassato questa grossa parcella che in qualche modo avrebbero condiviso lo stesso Schifani e La Loggia…>>.
<<Quindi la parcella non sarebbe andata soltanto al progettista?>>
<<No,il progettista era titolarre di un interesse economico che era condiviso dallo stesso Schifani e La Loggia>>.
<<E questa parcella fu liquidata o comunque ne fu stabilita l’entità?>>
<<Ma guardi la parcella…si fece una parcella proforma perchè l’attività poi del piano regolatore in realtà fu interrotta a seguito poi dello scioglimento del consiglio comunale…>>
<<Parliamo del primo scioglimento (della giunta comunale di Villabate per mafia,quello del 1999)?>>.
<<Esattamente,perchè poi non è che il piano regolatore andò in porto;fu adottato uno schema di massima…a un certo punto eravamo pronti per l’adozione finale,ma poi questo processo fu interrotto(…) per cui fu quantificata un’ipotetica parcella complessiva che era veramente notevole,adesso non ricordo l’importo,saranno state liquidate una serie di spettanze relative al lavoro che effettivamente fu svolto>>.
<<E questa liquidazione avvenne formalmente soltanto al progettista?>>.
<<Ovviamente… Schifani comunque era stipendiato a quell’epoca come esperto,aveva il compenso di esperto>>.
<<Era stato nominato dal sindaco Navetta?>>.
<<Esattamente…Ma poi,per completare quello che lei mi aveva chiesto,i rapporti con La Loggia si deteriorarono a seguito,come ho detto,anche dell’arresto del figlio e di questo allontanamento dello stesso Mandalà dai vertici di Forza Italia.Tanto è vero che il Mandalà si lamentava di questo atteggiamento di La Loggia che non lo salutava addirittura più neanche se lo incontrava per strada.Si lamentava di questo cambio totale nei suoi confronti: (si era passati) dall’essere amici addirittura soci in determinate attività,e in un primo momento sponsor delle attività politiche e di queste vicende,all’assoluto allontanamento dal personaggio Mandalà>>.
<<Si, ma io vorrei capire a questo proposito:poichè abbiamo già detto più volte che l’arresto di Nicolà Mandalà avviene nel marzo del 95′,il 17 marzo del 95′,e poichè mi è parso di capire che tutti questi rapporti,questi contatti, questi incontri finalizzato alla pianificazione urbanistica del Comune di Villabate tra Mandalà,La Loggia cominciò ad avere cariche di un certo rilievo,mi ricordo che nella seconda legislatura ricopriva la carica di capogruppo al Senato,quindi c’era stato anche un rompersi del rapporto.
<<Si,però rimane da capire,signor Campanella,esattamente in che epoca si collocano o si colloca,se solo una, quelle riunione tra Mandalà, La Loggia e Schifani in relazione alla pianificazione urbanistica del Comune di Villabate>>.
<<Questa si colloca sicuramente in epoca successiva all’arresto di Mandalà Nicola,nell’epoca  in cui stavamo adottando questi atti,ma ci saranno anche le carte,l’adozione del consiglio comunale dello schema di massima>>.
<<Quindi c’è un allontanamento progressivo,mi pare di capire?>>
<<Esattamente,lui lamentava con me questo fatto che più volte,ma in epoca successiva appunto alle vicende…>>.
<<All’arresto di Nicola diciamo?>>
<<Esattamente,addirittura il La Loggia non lo salutava neanche>>.
<<Cioè cercava di prendere le distanze?>>.
<<Esattamente…>>.

LA VOSTRA (SCHIFOSA ITALIA)-Renato Schifaniultima modifica: 2008-09-12T20:08:13+02:00da anglotedesco
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