Le vergognose case italiane/Inghilterra the best

Per chi si fosse perso le puntate precedenti , le riporto tutte in un post. La differenza di comodità di casa tra Inghilterra e Italia.

da VOGLIA DI CAMBIARE -Salvatore Giannella (Chiarelettere)

LA <<MIA>> CASA NEL REGNO UNITO

LA CASA IDEALE A COSTI SOSTENIBILI

<<Lavorate meno e godetevi la vita>> è l’ultimo slogan di David Cameron,41 anni, leader del Partito conservatore e aspirante premier inglese,un leader giovane che si preoccupa del futuro… e del voto degli anziani.Per  la sua foto ufficiale ha scelto uno scatto veramente popolare:davanti alla finestra a doppi vetri di una delle case di BedZed,il primo eco-quartiere sorto nel 2002 per dare ospitalità a trecentoventi abitanti in 82 case iniziali,nella periferia sud di Londra a venti minuti di treno da Victoria Station,che ha saputo proporre un modello di lottizzazione dove le varie fasce sociali (deboli,medie e ad alto reddito) convivono nel rispetto dell’estetica e dell’ambiente.Sullo sfondo dell’immagine,si intravedono le caratteristuche ciminiere  colorate,quasi dei giganteschi segnavento futuristi,con alla base una distesa di pannelli solari: erano i pennacchi di un’antica centrale elettrica oggi diventata icona della architettura che crea case in zone di archeologia industriale.
La scelta può sembrare eccentrica in un paese come l’Italia in cui le case popolari rimandano a tristi scenari: da noi sono brutte,cadono a pezzi, sono ammalate di abusivismo cronico,rappresentano un problema oer l’ordine pubblico perchè,anche se esteticamente qualificati,sono un concentrato delle fasce più deboli della società,tanto che non sorprende se oggi illustri architetti lanciano l’idea di raderle al suolo,eliminando quei veri e propri mostri urbanistici.
No, qui in Inghilterra l’argomento della casa,e in particolare della <<casa per tutti a costi sostenibili>> ,è la chiave di volta per conquistare Downing Street, la <<casa del potere>> in Gran Bretagna.Sicchè a Cameron che lancia il piano di <<una casa per tutta la vita:la casa ideale per gli anziani>>,il premier in carica Gordon Brown (che ha promosso a ministro per l’Edilizia abitativa l’ex sottosegretario del governo Blair,Yvette Cooper,38 anni, ex giornalista e moglie del ministro dell’Infanzia e alla Scuola Ed Balls) risponde con la promessa di portare da 150 a 250.000 le case popolari da costruire per ogni anno a venire. E di fare di BedZed, l’oasi <<con la coscienza verde>> e il <<mic sociale giusto>> sorta sul tamigi,il kodello da replicare in tutto il Regno Unito ,con tanto di nuovo regolamento per rendere obbligatorio nel giro di un anno le norme sul risparmio energetico: presto nessuna casa potrà essere più costruita in Gran bretagna senza un certificato di garanzia ecologia.
Ogni anni si costruiscono quasi 150.000 nuove case,un terzo delle quali diventa council flats,l’equivalente delle nostre case popolari,il cui affitto è irrisorio.Ne hanno diritto le mamme single, chi ha un reddito annuo inferiore a 16.000  sterline (24.000 euro) ,i senza tetto e gli studenti full time che hanno figli o handicap.Queste categorie sono esentate anche da versare la council tax,una specie di Ici che però nel regno Unito si paga ogni mese e il cui ammontare dipende dalla metratura dell’appartamento in cui si vive e dalla zona in cui è dislocato (in centro a Londra per esempio,la tassa è piuttosto cara).
Ma gli aiuti statali vengono offerti anche a chi vorrebbe acquistare una casa pur non avendone i mezzi. Il governo in questi casi può pagare l’ammontare del mutuo,o una parte di esso,lasciando ai proprietari solo l’onere degli interessi.
Per gli anziani che hanno superato i 65 anni esistono anche le retirement huoses. Non sono ospizi nè ospedali,ma abitazioni acquistabili tramite mutui agevolati ,con speciali servizi.Per esempio gli anziani vengono visitai giornalmente da medici e infermieri,hanno a disposizione aree di ricreazione e ogni tipo di supporto di cui possono avere bisogno.E proprio per conquistare il voto,oltre che ei giovani,della terza (nel 2030 saranno quindici milioni i britannici censiti come anziani) il campo di battaglia scelto dai due principali leader inglesi è la casa e la cancellazione dell’apartheid edilizio.

CASE FATTE SU MISURA

Basta case a due piani, dice Cameron, sono invivibili per gli anziani.La casa adeguata per tutte le fasi della vita,preferibilmente su un piano solo,invece di costare farebbe risparmiare al contribuente  oltre otto miliardi di euro nei prossimi 60 anni. Perchè ridurrebbe la necessità di ristrutturazioni da parte di anziani non più in grado di fare le scale o  di stare da soli e abbatterebbe le spese a carico della comunità per pensionati e ospizi.
Come deve essere la casa ideale per gli anziani? Eccola:posto auto fino a 3,3 metri di larghezza.Sentiero che porta dal box alla casa,cosi come tutti gli ingressi,a livello strada.Spazio per girare in carrozzella in tutte le stanze.Sala da pranzo e una stanza da letto a pianterreno.Bagni accessibili con la sedia a rotelle e provvisti di corrimano. Possibilità di mettere un ascensore  per disabili sulla scale. Prese,interruttori e altri comandi accessibili a tutti.
In attesa della case per tutti (oggi il 71% degli inglesi è proprietario della casa in cui vive,e l’obiettivo del governo è di portale la percentuale all’ 80% entro il 2010),mi sorprendo a leggere queste due notizie <<edilizie>> sui giornali locali.
La prima riguarda lo sbarco del colosso svedese Ikea in Gran Bretagna con la società Boklok che, dopo i mobili,vuole vendere agli inglesi il proprio modello Live-Smart di casa alla portata di molte tasche già acquistato ,dal 1997, in oltre duemila esemplari dagli svedesi.L’accordo con il governo,firmato ai tempi di Tony Blair,prevede la costruzione,da un capo all’altro del Regno Unito,di interi villaggi prefabbricati.
La seconda novità riguarda l’idea di un falegname scozzese,John Andrews Harris,che incuriosisce i visitatori dei grandi magazzini londinesi Harrods.Qui si accettano ordinazioni  per case comode e originali e anche a un prezzo non esagerato. Tra 9000 e 5000 euro. L’importante,per chi acquista,è che disponga di un albero sufficientemente robusto.
Si,perchè le case che l’azienda Pear Tree costruisce facendo ottimi affari sono case sugli alberi per bambini e adulti.Dalle semplici piattaforme per cocktail ad alloggi con veranda,sala da pranzo,cucina,bagno con idromassaggio,letto ,scala da pranzo,cucina,bagno con idromassaggio,letto, scala a chiocciola,studio di registrazione e soggiorno. Il falegname Harris ha copiato l’idea della tribù indonesiana dei Kuruwai,che vive ancora oggi in abitazioni sugli alberi,e il mercato lo sta premiando.

MENTRE IN ITALIA…

Torniamo con i piedi per terra.Se avete un’idea delle case popolari (quelle legate agli scomparsi  Istituti delle case popolari,Ina-Casa, Gescal),ribaltatela.Perchè in Italia,dove nel 2003 l’edilizia popolare ha compiuto cent’anni di vita (la legge che la inaugura porta la firma di Luigi Luzzatti ed è datata 31 maggio 1903),mancano almeno 600.000 case popolari, secondo l’ultimo Rapporto della Federcasa (associazione che raggruppa Iacp ed ex Iacp).
Da noi l’edilizia sociale, cancellata dall’ideologia liberista, è un elenco inadempienze,di disinteresse e di voracità dello Stato.La tassazione porta via agli enti di gestione delle case popolari fino al 35% degli introiti degli affitti con il peso sociale di un’emergenza  che rischia di sfuggire di mano: perchè  aumentano gli abusivi (un inquilino su cinque) ,i delinquenti ,i taglieggiatori,i clandestini, quelli che fanno paura gli anziani soli e onesti barricati nei casermoni delle periferie urbane,costretti a rendere conto  a improponibili capibastone,i nuovi boss del mercato degli affitti. La politica ha usato le case popolari come una mangiatoia per i voti,senza contrastare con un piano vero il degrado e il fabbisogno abitativo. Nelle case popolari italiane ormai un abitante su due è un anziano che fa fatica ad arrivare a fine mese.Ma c’è una massa crescente di richieste inevase,a Roma mancano almeno 23.000 alloggi e a Milano quasi 17.000. Gli enti sono soffocati,non ci sono i soldi, i fondi statali sono prosciugati e anche le ragioni,cui spetta un ruolo decisivo, avviamo pochi programmi e badano a gestire il patrimonio esistente:se ne vanno per un terzo in Irpef ,Irpeg, Ici e altro. E poi aumenta la pressione degli immigrari in certe case di 50 metri quadrati dormono anche in otto letti a castello.
Per citare un altro esempio di una città importante ,Torinoi,il 26 novembre 2007 sono state le iscrizioni al bando triennale per l’assegnazione di 2000 casa popolari e nella prima cintura:scadenza ,29 febbraio 2008.<<Il primo giorno utile c’era già la coda.Sono stati distribuiti dal comune in 24 ore circa 3000 moduli,stimo che alla fine le domande saranno più di 10000>>,leggo una previsione di Giorgio Ardito,dal 1996 presidente dell’Agfenzia territoriale per la casa (Atc) che gestisce 31.702 appartenenti.E <<la Repubblica>> ,nel gennaio 2007 (<<A Milano gli  affitti più cari d’Italia),lancia un allarme forte: <<Serve una diversa politica abitativa a -Milano.Ci sono 1810 alloggi vuoti in Città (326 del comune e 1484 dell’Aler).Case che potrebbero coprire il fabbisogno di quei milanesi a reddito medio basso che non possono permettersi il “libero” mercato>>.

L’edilizia sociale inglese,comunque,è tutta un’altra cosa. Intanto come qualità:l’Italia ha una percentuale di case in affitto,mentre la media europea è del 43,in Italia si arriva a 69,il record è appunto  della Gran Bretagna dove si sale al 76%.Al 2005 gli appartamenti gestiti in Italia dei 116 (un numero esiguo rispetto agli altri paesi europei:3,5 milioni in Francia e 4 milioni in Gran Bretagna), 40.000  è il valore medio delle case al Centro; 35.000 al Nord e 24.000 al Sud.E poi come qualità:sopratutto i nuovi edifici,quelli costruiti negli ultimi dieci anni, sono bedlli da vedere,confortevoli ed ecosostenibili.Si trovano in aree ben servite dai mezzi pubblici,non lontane  da scuole e ospedali.Nel citato piano Green Houses,un capitolo apposito prevede che a partire dal 2016 tutte le nuove abitazioni siano a emissione zero di anidride carbonica. Un esempio concreto su tutti è la lottizzazione di BedZed,la prima cittadella simbolo di una <<urbanizzazione  sostenibile>>: è diventata,nel giro di pochi anni,un’attrazione turistica ,con tanto di museo e visita guidata (costa trenta euro).Tutto è stato progettato dall’architetto Bill Dunster per danneggiare il meno possibile l’ambiente.
Ma i realizzatori hanno pensato anche a come favorire un ideale mix sociale.

LE CASE SOSTENIBILI

<<BedZed significa Beddington Zero Energy  Development (zero impiego di idrocarburi)-spiega Jennie Organ, portavoce di BioRegional-Lo scopo? Ridurre quanto più possibile l’inquinamento atmosferico.>>Qui nulla si crea,nulla si distrugge e sopratutto…nulla si spreca.Per costruire BedZed sono stati usati perlopiù materiali di recupero:le strutture d’acciao di una vecchia stazione e di una centrale per la depurazione delle acque,il legno e il vetro provenienti dai cantieri della zona. I materiali nuovi sono stati acquistati a non più di 50 km,per facilitare il trasporto e ridurre le emissioni nocive di auto e camion.<<Questo concetto sta alla base di tutto:ridurre i consumi d’energia e l’impatto sull’ambiente-dice di BedZet,Bill Dunster-un esempio?Una delle principali cause dell’inquinamento è il riscaldamento.Per questo si è puntato sull’isolamento:i muri sono spessi 70 cm,cioè due o tre volte quelli delle normali costruzioni.Sono formati da due strati di mattoni,E tutte le case sono orientate verso sud,per poter immagazzinare  scambio di calore con massimo del calore>>.
La caldaia,comune all’intero complesso,è alimentata con legno di alberi abbattuti.L’acqua piovana viene raccolta dalla grondaia verso  un serbatoio,pronta per essere riutilizzata per l’irrigazione o gli usi domestici.I bagni funzionano grazie a speciali raccoglitori dell’acqua piovana,che viene puruficata e riciclata biologicamente su un letto di canne.Le pareti delle case sono ermeticamente coinbentate per impedire lo scambio di calore con l’esterno,non solo tramite  l’installazione di doppi e tripli vetri alle finestre ma anche e sopratutto nella scelta dei materiali di costruzioni.Gli abitanti di qui producono localmente il 20% dell’energia elettrica e,grazie ai minori sprechi energitici,abbattono del 25% la restante bolletta di gas ed elettricità,e del 50% il consumo di acqua rispetto a una normale abitazione inglese.
Laddove non arriva l’architettura subentrato le regole del vivere civile.Per esempio ci si sposta con il Car Sharing,cioè con l’affitto delle quattroruote:alcune vetture elettriche sono gestite in comune dagli abitanti.Una miniflotta di scooter elettrici consente di soddisfare le esigenze di brevi spostamenti.Ci si trova allo Zed Bar,il venerdi sera specialmente,per discutere e partecipare al club di lettura.Al centro di tutto si pone la socializzazione,elemento insostituibile per creare l’equilibrio sostenibile del quartiere.La spesa viene fatta tramite internet privilegiando gli acquisti su scala e in comune.
Eppure i 320  abitanti di questa minicittà non sono ecologisti militanti ed estremisti.Qui abitano insegnanti,quadri che operano nel settore delle telecomunicazioni o dei media, madri di famiglia e pensionati.Si, perchè i realizzatori hanno pensato anche a raggiungere un obiettivo di ecologia umana:cosi hanno siglato un accordo con la Peabody Trust,una fondazione filantropica di supporto all’edilizia soviale per i lavoratori (gestisce 180.000 alloggi),che opera a stretto contatto con le collettività locali per favorire la soluzione dei problemi abitativi delle fasce più deboli della società.
La Peabody Trust,che ha finanziato con 180 milioni la costruzione di BedZed congiuntamente all’amministrazione locale di Sutton,si è occupata anche della distribuzione: un terzo degli alloggi è stato destinato agli insediamenti sociali,con le facilitazioni già descritte; un terzo ai locatari con redditi medi mentre l’ultimo terzo è stato messo in vendita.Questo mix sociale era una priorità dei creatori di BedZed,per evitare il rischio di ritrovarsi con una <<comunità hippy>> o una <<comunità di disperti>>.Per favorire questa mescolanza,hanno previsto diversi luoghi destinati alla vita comune:un asilo nido,un club di lettura,lo Zed Bar…
<<Il mio impegno nei confronti della natura è piuttosto ridotto-ammette Marleen Stumpel ,una casalinga che lo scorso anno ha acquistati qui una piccola casa-come tutti,vorrei fare qualcosa per l’ambiente,ma non trovo mai il tempo.E comunque,quando faccio qualcosa,voglio che sia pratico e indolore.E’ esattamente quello che succede qui: riusciamo a vivere senza danneggiare la natura,ma anche senza fare troppa fatica>>.
Era questo l’obiettivo dell’architetto che ha dato via questo progetto:dimostrare che è possibile vivere in modo ecologico senza condannarsi a una vita d’asceta e senza privarsi di televisioni e riscaldamento.Tutte le case sono fornite di computer,connessioni wi-fi ed elettrodomestici.<<E sopratutto,hanno un look davvero straordinario-precisa Steve Trabard, che vive dal 2002-ciò che colpisce sopratutto di questo,e la sua architettura.
I suoi tetti,i suoi giardini,le terrazze,le vetrate,ma anche gli alti soffitti e questa straordinario mescolanza di materiali.Ci sono bastati cinque minuti all’interno di uno degli appartamenti-campione per capire che era il posto adatto per noi.E in più ,potevamo anche permetterci un ambiente più grande rispetto ad altri quartieri.>>

LO SPIRITO FILANTROPATICO INGLESE

Questa della filontropia è una molecola antica e costruttiva nel panorama anglosassone dell’edilizia sociale. Il motivo è semplice:fin dall’inizio del secolo scorso si levarono (ascoltate da pochi) le voci degli scrittori contro le orride case di periferia abitate da gente di cui era facile pronosticare la carriera con le seguenti tappe: <<sporcizia,malattia,degradazione,perdite di lavoro,vizio,delitto>> (John Lloyd Thomas).
Se n’erano accorti anche in Italia ,a Milano. Sentite cosa scrive Luigi Buffoli,creatore,un secolo fa,del primo albergo diurno a Milano, nel suo libro Lo sviluppo della cooperazione in Europa: <<La continua immigrazione verso la città le città rende evidente non essere il caso di fare delle teorie o di deplorare i mali, ma insegna come convenga adoperarsi per lenire le sofferenze che tale immigrazione va continuamente arrecando.L’umanitario ,il sociologo devono quindi dedicare il proprio lavoro, le proprie energie a cercre di fornire di abitazioni sane,ariose,pulite,la grande energie a cercare di fornire di abitazioni sane,ariose, pulite,la grande massa di persone che dalla campagna o dalle piccole città si riversa verso i grandi centri.Il problema diviene sempre più difficile a cagione della destinazione dei quartieri anche più eccentrici a case di abitazioni signorini,e le non rapide e continue comunicazioni con quelli più lontani che potrebbero offrire al modesto lavoratore ,all’esercente,all’operaio una casa sana,ariosa a buon prezzo>>.
Buffoli,presidente dell’Unione cooperativa di Milano,anticipando chi vi scrive di un secolo,capitò a Londra per vedere come stavano lavorando per affrontare e risolvere questo problema e trasmise i particolari delle buone idee raccolte e del ruolo centrale che acquistava ,<<più che la beneficienza,il saggio impiego di capitale in opere di edilizia sociale>>.
Fu nel 1983 che venne aperta la prima Rowton House a Vaux Hall, quartiere popolare di Londra.Fu costruita interamente a spese di Lord Rowton.Il successo  ottenuto suggerì di costituire una società chiamata Rowton House Limited che istituì altri oggi destinati ad accogliere lavoratori.E i bilanci non erano poi cosi male: <<Filantropia che rende il 5%>>,titolò un suo Rapporto uno degli amministratori>>.<<Nulla di più vero>> conclude il commendador Buffoli.<<Questa è filantropia di assoluto adattamento alle condizioni attuali di vita della classi meno abbienti,filantropia che aiuta e incoraggia praticamente,senza pretendere la gratitudine particolare del beneficiato>>.

IN ITALIA

Da noi, agli inizia del Novecento,non c’è filantropia ma ci si appella allo Stato. Negli anni Trenta e Quaranta uno degli architetti più sensibili e attivi, Piero Bottoni,sostiene l’intervento statale per dare una casa ai ceti più disagiati.Si occupi lo Stato di costruire abitazioni,acqisendo le aree, fissando il prezzo come fa il pane.
Le posizioni di Pagano e di Bottoni  fanno da retroguerra culturale al piano Fanfani,il progetto Ina-Casa che dal 1949 al 1963 consente costruzioni di 350.000 appartamenti.La battezzano <<la grandiosa macchina dell’abitate>>.In alcuni casi (a Roma,per esempio, sulla via Tuscolana e a Torre Spaccata) L’ina-Casa (poi Gescal) apre il varco a terribili speculazioni,valorizzando i terreni circostanti.
I servizi non vengono realizzati,la manutenzione scarseggia e gli spazi in comune (ingressi scale , ballatoi e coperture) sono trascurati.E le periferie,nel frattempo dilatesi senza controllo,inghiottiscono quegli insediamenti.
A partire dagli anni Settanta l’edilizia popolare imbocca una strada drammatica :basta ricordare il movimento per l’occupazione delle case.Poi si va lentamente spegnendo,governata da leggi contradditorie.
Lo Stato si affida al mercato, cosi costruttori e speculatori diventano i padroni delle periferie dove si è spostato un milione di residenti dalle undici maggiori città italiane,e all’abusivismo la risposta al bisogno crescente di case economiche.
Le leggi finanziarie ,dal 2002,non prevedono più un soldo.Solo nella Finanziaria del 2007,l’ex ministro Di Pietro ha stanziato 550 milioni di euro l’anno (ex fondi Gescal) a vantaggio dell’edilizia popolare. L’obiettivo è rendere disponibili 11.000 nuovi alloggi ,tra quelli nuovi e ristrutturati.
Da poco anche in Italia la filatropia in questo settore dà i primi incoraggianti risultati: vedi le iniziative a Milano della Fondazione Cariplo a e Siena della Fondazione Monte dei Paschi che nel 2005 ha dato il via all’innovativo progetto sulla casa grazie al quale sono in costruzione nella provincia toscana 150 abitazioni che i comuni potranno concedere in affitto a un canone mensile di quattro euro al metro quadrato.
A questa filosofia di intervento si dedica da sempre la londinese Peabody Trust,associazione filantropica che ha fatto del supporto all’edilizia sociale per i lavoratori il suo obiettivo principale.

Le vergognose case italiane/Inghilterra the bestultima modifica: 2008-10-09T19:06:56+02:00da anglotedesco
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