La Vostra (schifosa) Italia/Il crack Parmalat

Per chi si è perso le puntate scorse,oggi ne riporto tutte in un post.Il più grosso crac italiano ed europeo che ha rovinato centinaia di migliaia di risparmiatori:Calisto Tanzi ha finanziato un pò tutti i partiti. Non ho riportato la Lega ma di quello ne parlerò piu avanti quando dedicherò la settimana al partito di Umberto Bossi.

da MANI SPORCHE – Barbacetto Gomez Travaglio (Chiarelettere)

PARMALAT,IL LATTE VERSATO

Nel febbraio del 2003 una notizia dall’Italia manda in fibrillazione la comunità finanziaria internazionale.La Parmalat del cavalier Calisto Tanzi,un colosso che fattura più di 7 miliardi di euro vendendo latte e prodotti alimntari in oltre cento Paesi del mondo,chiede al mercato un nuovo prestito per circa 300 milioni.
Le aziende di Tanzi dichiarano di avere in cassa 3,3  milioni di euro di liquidità:perchè allora chiedono altri soldi? Il dubbio che prende a circolare è che i bilanci Parmalat siano falsi. I mercati reagiscono male.Il titolo perde il 9% secco.
Parmalat emette due nuovi bond da 300 e 350 milioni,sottoscritti da investitori instituzionali come Nextra e Deutsche Bank. Le perplessità del mercato aumentano. Molti cominciano a domandarsi che cosa accadrà,in dicembre,quando il gruppo dovrà rimborsare altre obbligazioni per 150 milioni.la liquidità vantata da Collecchio è investita in parte su un fondo della cayman chiamato Epicurum, e in parte (3,95 milioni di euro) su un conto corrente della bank of america acceso da una controllata offshore,la Bonlat.I soldi veri stanno lì.

Quella che Parmalat sta patendo da mesi non è una semplice crisi finanziaria:è una truffa.Forse la più grande truffa degli ultimi cent’anni,visto che coinvolge oltre 130.000 risparmiatori.Un sistema corrotto fino al midollo ha permesso a Tanzi e ai suoi uomini di falsificare documenti ;bilanci ; estratti conto senza mai alcun allarme. Revisori dei conti, società di rating; banche ;Consob ;Bankitalia ;magistriti; politici:nessuno è intervenuto in tempo.
Tra il 1991 e il 2003 ,vengono emesse obbligazioni per quasi 12 miliardi di euro.Quale sia la situazione reale,lo sanno un pò tutti.I tecnici di molte banche sgnalano i rischi ene parlano con i superiori.Ma tutto è inutile.Cariparma (intesa) e Banca del monte (Montepaschi) -capitanate da due mici di Tanzi, Luciano Silingardi e Franco Gorreri-arrivano a concedere all’azienda affidamenti per il pagamento delle imposte e della previdenza sociale per i dipendenti.non ci vuol molto a intuire che cosa sta accadendo.

LA POLITICA,QUESTA SCONOSCIUTA

Dinanzi al crac Parmalat la politica italiana rimane impietrita.Nelle prime settimane del 2004,mentre finiscono in carcere decine di dirigenti, tutti invocano a gran voce nuove leggi a tutela del risparmio.Del resto in America,nel 2002,dopo il crac Enron (seguito a ruota dal disastro Worldcom),governo e parlamento hanno approvato in tutta fretta  il Sarbnes-Oxley Act con draconiane regole anti-truffa che inaspriscono fortemente le pene per i reati finanziari (non solo per il falso in bilancio) e introducono rigidissime regole per tutelare il risparmiatore-creditore:la pena massima per il falso in bilancio passa da cinque a 25 anni,con un minimo di dodici.In Italia, invece il governo Berlusconi depenalizza in parte il reato e in parte, ridimensiona vieppiu i trattamenti sanxionatori,rendendo praticamente impunibili i trucchi contabili prima che arrivi la prescrizione.

A partire dal 1993 Tanzi e i suoi hanno fatto uscire dalle già esangui casse di Collecchio almeno 12 milioni di euro per finanziare illecitamente-scrive la procura di Parma- <<membri del Parlamento nazionale, consiglieri regionali; provinciali e comunali ,presidenti segretari e direttori politici e amministrativi dei partti>>.
La Parmalat foraggiava la politica per avere a disposizione le persone giuste a cui rivolgersi al momento del bisogno.Per crearsi un <<sistema di protezione>> che evitasse verifiche della Guardia di finanza della magistratura e degli altri organi di controllo.
Su molte delle prime dichiarazioni di Tanzi a Milano, poi non approfondite e a volte addirittura ridimensionate nei successi interrogatori,aleggia l’ombra del grande ricatto al parlamento. Un ricatto portato avanti con la complicità di gran parte dei media ,tv in testa,che, quando si ritrovano in mano i verbali di Tanzi,decidono di non farvi neppure un cenno.

Tanzi dice:<<Ho pagato Romano Prodi>>.Ma poi aggiunge:

“Ho finanziato anche Berlusconi-Fini-Casini-Alemanno-La Loggia- Castagnetti e altri venti personaggi della politica e del giornalismo.Ho aiutato destra e sinistra,prima e seconda Repubblica”

BERLUSCONI,FORZA LATTE

Il conflitto d’interessi irrompe nei verbali di Tanzi non appena l’imprenditore di Collecchio affronta la <<questione Berlusconi>>.

“Quando è stata fondata Forza Italia sono stato chiamato da Berlusconi e l’ho incontrato ad Arcore.Berlusconi mi ha chiesto se volessi entrare nel gruppo dei suoi sostenitori.Aggiunse che l’impresa che voleva portare avati con la creazione di un partito era piuttosto onesrosa.E mi chiese se il mio gruppo potevo aiutarlo sia dal punto di vista finanziario che organizzativo.Io gli risposi che non era mia intenzione schierarmi con lui ufficialmente,ma che ero comunque disponibile a contribuire finanziariamente al progetto Forza Italia.Insieme concordammo di utilizzare il canale della pubblicità per finanziare occultamente il nuovo partito”

Ai magistrati ,Tanzi spiega di essere stato contattato dal Cavaliere nel 1993,alla vigilia della creazione di Forza Italia.Berlusconi lo voleva al suo fianco nell’agone politico.Ma il Gran Lattaio era perplesso.Troppi rischi.Troppi problemi a esporsi personalmente.E poi,anche se Berlusconi non si poteva dire di no, in piena Mani Pulite era impensabile effettuare versamenti in contanti al nascente movimento politico.Cosi i due uomini d’affari che già sette anni prima,nel 1986,stavano per diventare di fatto soci di Rete4,trovano una soluzione diversa.Racconta ancora Tanzi:

“Trasferimmo quote di pubblicità Rai e Publitalia.Di questo particolare non sono sicurissimo.Certamente però l’accordo con Berlusconi prevedeva che le tariffe degli spot non godessero di particolari sconti e/p promozioni,cosi come un azienda come la nostra,che aveva un budget pubblicitario cosi rilevante,era in grado di ottenere”

“La pratica dei mancanti sconti,secondo Tanzi,è andata avanti per dieci anni, durante i quali Parmalat ha sopportato un maggior costo della pubblicità(..) pari a circa il 5% di quanto ci ha complessivamente fatturato il gruppo Mediaset.L’accordo originale non è mai stato modificato tranne che negli ultimi due anni quando,avevano aumentato il budget della pubblicità,pensavamo di aver diritto a qualche sconto”

Secca la smemtita di Mediaset:<<Tanzi ha ricevuto un trattamento analogo a quello riservato agli altri grandi inserzionisti>>.Ma,di fronte alla richiesta di quantificare il taglio dei prezzi,il gruppo Berlusconi si trincera dietro il segreto:<<Si tratta di un dato riservato>>.Qualcosa però l’ha capito la Guardia di Finanza:non solo gli sconti concessi dalla Sipra (la concessionaria Rai) furono molto più alti rispetto a quelli riservati a Publitalia,ma Parmalat preferì pure progressivamente Mediaset alla Rai.

Al di là delle questioni squisitamente giuridiche,resta il fatto che Berlusconi e Forza Italia facevano parte a pieno titolo della lobby messa in piedi da Tanzi per proteggere il gruppo.Il 27 gennaio 2004,davanti ai pm di Milano,il Gran Lattaio ammette di essersi rivolto al premier nel 2003 per tentare di allontanare lo spettro del crac:

“L’ufficio chiede al sig. Tanzi se risponde quanto affermato dal figlio Stefano nel corso di un interrogatorio effettuato il 26 gennaio 2004,in ordine a un recente incontro con il presidente del Consiglio.
Risposta:effettivamente telefonai a Berlusconi per chiedergli un incontro a Roma per verificare la possibilità di un intervento o del governo o suo personale in aiuto alla crisi del mio gruppo.Berlusconi mi ha ricevuto a Palazzo Gravioli vicino a piazza Vanezia a Roma, dove mi sono recato insieme a mio figlio Stefano,verso la fine di novembre 2003.L’incontro è stato cordiale.Io ho detto a Berlusconi che stavamo attraversando un momento molto brutto,che stavamo in <<piena bufera>> e che avevamo bisogno del suo intervento presso le banche e presso la Consob che stava facendo troppe domande che poi venivano rese pubbliche.Non ho parlato,come avrebbe voluto mio figlio,dell’esatta entità e della estrema gravità della situazione finanziaria.Berlusconi mi ha detto che sulle banche poteva <<fare poco>>,mentre invece avrebbe telefonato Consob.L’incontro è terminato poi rapidamente per i suoi impegni dopo aver fatto due chiacchere sul calcio. Devo precisare che l’Aiuto di Berlusconi e/o del governo sulle banche era la prima volta che veniva da me richiesto mentre, in precedenza,mi sembra verso settembre,avevo telefonato a Letta per chiedergli di intervenire sulla Consob.Devo aggiungere che in occasione di un incontro che ho avuto in Consob insieme all’avv Trancarella successivamente alla nomina di Bondi,ho potuto constatere che la Consob mi ha trattato con gentilezza e mi ha dato tempo per chiarire gli aspetti della vicenda Parmalat”.

PRODI E L’UOMO DEL PULLMAN

Calisto Tanzi punta l’indice anche contro Romano Prodi:

“Sia in occasione delle elezioni politiche del 1996 sia recentemente,circa un anno fa,ho fatto erogare al presidente Romano Prodi del denaro.Si è trattato di due versamenti da 150 milioni di lire cadauno. Il finanziamento mi venne richiesto direttamente da Gianni Pecci,amico personale di Prodi ,il quale ricevette il denaro da Pietro Tanzi (solo omonimo di Calisto) che è il capo della mia segreteria.Il denaro venne prelevato dalle casse della Parmalat Spa in contanti.Poi siamo anche entrati come Boschi (una società del gruppo,nda) ,unitamente ad altri imprenditori ( Cremonini- Zonin-Rovagnati- veronesi e Gazzoni) in Nomima sottoscrivendo un aumento di capitale e nominando Paolo De Castro (prodiano ,ministro delle Risorse agricole nel governo D’Alema nda).Questo ingresso faceva parte di un preciso discorso consistito nel contribuire al salvataggio della predetta società che sapevamo essere legata a Prodi.Fu De Castro a parlarmene.L’operazione avvenne quando Prodi era già presidente dell’Unione Europea.L’ingresso in Nimosma ,da un lato, serviva a ottenere la benevolenza di Prodi e, dall’altro,rientrava in un progetto finalizzato a usare Nomisma come lobby per trattare a livello governativo e a livello europeo le questioni agro-alimentari che ci interessavano”

Sebbene Pecci e Tanzi si contraddicano,Zincani decide di non disporre un confronto tra i due. Da una parte gli eventuali finanziamenti illeciti del 96′ abbondantemente prescritti.Dall’altra un’indagine basata solo sulla raccolta di dichiarazioni non può portare molto lontano.Oltretutto le fughe di notizie (il quotidiano Libero,pressochè ignorato dal resto dei media,pubblica i verbali di Tanzi a puntate) hanno permesso a molti dei protagonisti dell’inchiesta d’incontrarsi per discuterne i particolari.Ad ammetterlo è proprio Romano Prodi nella sua deposizione del 23 novembre:

“Prendo atto che ho l’obbligo di dire la verità e che Calisto Tanzi ha dichiarato di aver erogato due versamenti da 150 milioni di lire cadauno(…). Ovviamente conoscevo già queste dichiarazioni per averle lette sulla stampa alcuni mesi fa.Ne avevo parlato con Gianni Pecci,con il quale da diversi anni non ho piu alcun rapporto politico e professionale (è notorio che egli si è staccato dalla mia area politica).Egli mi ha confermato di aver avuto solo due finanziamenti per rispettivamente 5 e 4 milioni di lire erogati in occasione del pullman che precedette la campagna elettorale del 1996. Non so se tali somme siano state segnalate.Non lo credo perchè erano sotto il limite di legge. Posso comunque affermare che dissi ai miei collaboratori di rispettare le leggi sul finanziamento nel raccogliere fondi.Prendo atto che Pietro Tanzi ha dichiarato di aver erogato in tre o quattro occasioni a cavallo tra il 2002 ed il 2003 la somma complessiva di 50.000 euro a Pecci quale mio referente.Al riguardo posso smentire di aver ricevuto alcunchè.Tengo a precisare che a quell’epoca,anno 2002,ero già presidente della Commissione europea,e non avevo alcun rapporto con Tanzi e con lo stesso Pecci (…).Al momento  della mia nomina a presidente della Commissione europea non ho avuto più alcuna struttura politica in Italia che avesse necessità di denaro per alimentare le proprie attività.Non riesco a comprendere come Pietro Tanzi possa aver detto le cose che mi sono state lette.Tengo ad escludere che Pecci possa aver abusato del mio nome perchè lo conosco come persona corretta (…) Per quanto concerne l’acquisizione di una partecipazione azionaria in nomina da parte di una controllata Parmalat insieme ad altri azionisti facenti capo a diversi industriali italiani,non ho nulla da dichiarare poichè alla data dei fatti ero da tempo presidente della commissione europea e nulla avevo più a che fare con nomisma.Aggiungo che di tale società in passato ero semplice presidente del comitato scientifico,non avendo quindi nessuna partecipazione al capitale sociale della società”

LA RISPOSTA DEL SISTEMA

Sono i democristiani,neo ex,la trincea più avanzata del <<sistema di protezione>> ideato da Tanzi. Interrogati,però o smentiscono o minimizzano,assicurando di aver ricevuto solo finanziamenti al di sotto della fatidica soglia dei 10 milioni di lire, quella che per legge non è obbligatorio dichiarare.Con un’eccezione:Mariotto Segni.Il padre del referendum per il maggioritario è l’unico ad ammettere tutto. La legge infatti non prevede che i contributi versati per finanziare le campagne referendarie debbano essere registrati.Cosi Segni non ha difficoltà a confermare in toto le parole di Tanzi. E la sua isolata ammissione alimenta i dubbi sulle negazioni di tutti gli altri:possibile che il Gran Lattaio sia stato preciso solo nel suo caso? Tutti gli altri comunque negano e sopratutto non ammettono alcun finanziamento illecito:come se Tangentopoli non fosse mai esistita.Zincani riassume cosi le varie posizioni:

“L’esame,quali persone informate sui fatti,dei personaggi politici indicati come benegiciari dei finanziamenti ha fornito ulteriori indicazioni utili alla ricostruzione complessiva dei fatti.Al riguardo converrà distinguere per gruppi le diverse posizioni.A un primo gruppo appartato tengono coloro che hanno negato di aver ricevuto contributi (Stefani,Speroni, D’Alema,Dini-Fini-De Mita-Tabacci-Sanza-Scalfaro-Bersani-Lusetti-Gargani).A un secondo gruppo coloro che hanno ammesso di aver ricevuto finanziamenti illeciti nei limiti previsti dalla legge sul finanziamento dei partiti politici e quindi di importi inferiori alla soglia dei 5000 euro,per cui non v’è neppure obbligo di denuncia,ovvero finanziamenti regolarmente deliberati.A questo gruppo appartengono:Casini -Libè-Prodi-Buttiglione- Ubaldi- Castagnetti-Duce-Segni-Sanese. A un terzo gruppo coloro che hanno intrattenuto rapporti con Tanzi in epoche passate ben oltre il limite di prescrizione dei reati eventualmente commessi (Forlani-Colombo-Pomicino-Fabbri-Signorile-Mannino-Fracanzani).Nessuno,ovviamente, ha ammesso di aver ricevuto illeciti Finanziamenti”

Resta un interrogativo:ma se dalla casse di Parmalat ,come hanno accertato i magistrati,sono davvero usciti 12 milioni di euro destinati ai partiti,ma chi si li è intascati? La domanda rimarrà per sempre senza risposta.Ma spiega bene perchè il Parlamento si sia ben guardato dal creare una commissione d’inchiesta sul più grave crac della storia italiana.

BERNARDONI E CASINI

Calisto Tanzi,nei suoi interrogatori,è chiaro ed esplicito: la maggior parte delle mazzette venivano versate da intermediari.

“I finanziamenti sono stati erogati prevalentemente da Piccini,Bernardoni e e Mistrangelo,questi sono relativamente alla questione Lega.Bernardoni ha cominciato a operare circa tre o quattro anni fà,già prima che morisse Piccini.Ho conosciuto Bernardoni nel mondo della Formula 1 essendomi stato presentato da Sante Ghedini che allora era il team manager della Ferrari.Negli anni successivi ,ho instaurato un rapporto di amicizia e ho potuto constatare che aveva stretti e intensi collegamenti con il mondo ppolitico e istituzionale.Infatti,era molto amico di Fulvio Conti dell’Enel e di D’tsanto e Pollari della G.d.f nonchè diversi generali della G.d.F che sono passati per Bologna e,successivamente,ho potuto constatare anche che aveva intensi rapporti con diversi politici tra i quali Fini e Casini.Il Bernardoni è un commerciante di auto”

Il Gran Lattaio aggiunge che i contributi a Casini sono passati per le mani di Berlusconi.L’indagine ha permesso di stabilire che effettivamente questo strano rivenditore di auto di lusso con solidi rapporti con uomini della criminalità organizzata (come il re del contrabbando di tabacco Gerardo Cuomo) e pezzi grossi dei servizi segreti,ha ricevuto denaro dalla Parmalat.Anche attraverso sponsorizzazioni sportive gonfiate.Ma il 7 luglio 2004 Pierfendinando Casini esclude qualunque finanziamento illecito.E’ vero che Bernardoni gli ha versato un contributo,ma regolarmente registrato:

“Ho conosciuto Calisto Tanzi,come molti altri imprenditori della mia regione,pur senza aver mai intrattenuto con lui rapporti privati(..) .Non ho mai chiesto nè ricevuto da Tanzi  o da società a lui riconducibili finanziamenti,nè mai sono stato destinatario di richieste di favori,che io ricordi.Leggo che Tanzi dichiara di aver finanziato,tra gli altri uomini politici,anche me (…) Conosco Bernardoni,imprenditore bolognese,da tanti anni, condividendo tra l’altro il tifo per la locale squadra di calcio.Nel corso dell’anno 2001 Bernardoni erogò un finanziamento al partito politico che presiedevo,il Ccd,quale erogazione liberale ai sensi di legge (…) La dichiarazione congiunta è disponibile presso la Camera.Berbardoni non mi ha mai richiesto alcuna cortesia,nè per sè, nè per conto di Tanzi.Solo successivamente ho appreso dei loro rapporti dagli articoli dei giornali.

La Vostra (schifosa) Italia/Il crack Parmalatultima modifica: 2008-10-31T21:41:16+01:00da anglotedesco
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