UMBERTO BOSSI:un comunista venduto a Berlusconi

Sono stato sostenitore di Umberto Bossi e l’ho votato (anche Marco Travaglio) perchè sembrava un vero antiberlusconiano e dal capitolo che ho riportato questa settimana ,diceva cose vere. Poi si è rimangiato tutto e mi sono cadute le braccia e per molti anni non sono andato a votare.Adesso (come Marco Travaglio) ho scelto Antonio Di Pietro, ma… per me non esistono fedi e se Tonino dovesse fare qualcosa che non va, farò lo stesso che feci con Bossi. Per chi si fosse perso le puntate precedenti, oggi le riporto tutte in un unico post.

GIORNALISMO DI REGIME

Da: LA TELEDITTATURA -Giuseppe Ricci (Kaos)

Nel dicembre del 1994 la Lega Nord revocò il sostegno al primo governo Berlusconi,che a quel punto dovette dimettersi in quanto privo di maggioranza parlamentare.<<Berlusconi è un Peròn della mutua>>, dichiarò il leader leghista Umberto Bossi, << e noi gli abbiamo smontato il balcone da cui affacciarsi>>.
Quattro mesi dopo ,nell’aprile 1995,il leader leghista Bossi pubblicò un libro,curato dal giornalista Daniele Vimercati,nel quale spiegava <<perchè ho partecipato al Governo Berlusconi e perchè poi l’ho fatto cadere>>.Un capitolo del libro,intitolato <<Giornalismo di regime>>,era dedicato al monopolio mediatico berlusconiano.
Scriveva l’onorevole Bossi:

“Diceva Abramo Lincoln: <<Si può ingannare molta gente per poco tempo, e poca gente per molto tempo;mai molta gente per molto tempo>>.Spero che la regola valga anche oggi;ma Lincoln viveva in un’epoca felice in cui non esistevano le televisioni e i giornali di Berlusconi. Non voglio fare la vittima:la Lega è nata e cresciuta mentre soffiava impetuoso il vento contrario dell’informazione asservita ai partiti centralisti.Non mi spaventano i giornalisti al soldo del potente di turno.Però bisogna ammettere che non si è mai visto, in Europa ,un concerto così ben orchestrato di trombttieri di regime. Solo in Sudamerica è capitato che tante anomalie fossero al servizio di un affarista senza scrupoli deciso a occupare lo Stato.
Se possibile,vorrei trattare l’argomento senza preconcetti,limitandomi all’analisi dei fatti. In Italia si è attuato da tempo un processo pericoloso di concentrazione delle testate d’informazione giornalistica.C’erano una volta i giornali degli editori puri,che in alcuni casi diventano veri e propri centri di contropotere,e in altri  si accodavano alle posizioni dominanti,ma erano comunque una categoria articolata e sostanzialmente plurilsta. Oggi a pubblicare grandi giornali e a possedere televisioni nazionali sono quasi esclusivamente grandi gruppi industriali.Sul fronte della stampa,quasi tutti i quotidiano e i settimanali politici nazionali sono divisi tra Fininvest,Fiat e Editoriale la Repubblica.Come dire: Berlusconi Agnelli e De Benedetti.Il primo possiede “Il giornale” , “Epoca” e “Panorama” il secondo “Il Corriere della Sera” e La Stampa ,il terzo “Repubblica” e L'”Espresso”.Esistono ovviamente  altri editori ,ma confinati al settore dei quotidiani regionali,come Andrea Riffeser (La Nazione Il Resto del Carlino e Il Tempo) o relativamente marginali rispetto ai grandi gruppi come la la Piemmei che pubblica “La Voce”.Insomma ,la grande maggioranza della stampa politica nazionale fa capo a tre gruppi ,uno dei quali è il capo di un partito ed è riuscito a occupare per mesi la Presidenza del Consiglio.Non si capisce,in questo quadro, come sia possibile che Berlusconi vada addirittura in televisione a fare la vittima,a denunciare l’attacco dei giornali che, <<remano quasi tutti contro il governo>>.Forse si dimentica di essere l’unico capo partito,in Italia e in Europa,che possieda qualcosa di più di un giornale di partito a tiratura limitata”

Se la stampa vive in regime di oligopolio,la televisione è dominata da un duopolio che nel corso del 1994 è diventato sostanzialmente un monopolio.Sappiamo che la legge Mammì -nelle condizioni politiche di cui abbiamo già parlato-ha cristalizzato la spartizione dei canali televisivi nazionali fra due grandi gruppi:la Rai pubblica e la Fininvest privata,alla quale fanno capo Canale 5 Italia 1 e Retequattro.Restano tre reti nazionali ,Telemontecarlo Videomusic e Elefante tv ,con un audience limitata, e il network a pagamento Telepiù ,nel quale risulta comunque uno zampino berlusconiano.La situazione ,già illustrata in questi termini,fissa lo strapotere del duopolio Rai-Fininvest.
Essendo infatti i canali televisivi in un numero limitato e non accessibili a chiunque,la sanzione legislativa dell’attuale assetto limita di fatto la possibilità di libera concorrenza.Le tre residue reti “autonome” risultano infatti sottodimesionate rispetto ai grandi blocchi in competizione.La loro gestione economica diventa complicata,come sanno bene gli amministratori di Telemontecarlo che è da tempo in precario equilibrio.
Duopolio di ferro, dunque. Rafforzato dal fattore P:pubblicità.La gestione delle risorse pubblicitarie consente alle agenzie di decidere la floridezza o la morte di una testata.E guarda a caso,anche qui la presenza di Berlusconi è propoderante.Publitalia,la sovietà del gruppo Fininvest,ha una forte presenza sul mercato e chiude nell’angolo le televisioni minori,le tre nazionali e le numerose locali,che spesso devono  scegliere se rischiare il soffocamento o affidarsi all’ossigeno che arriva dalle concessionarie dei grandi gruppi,diventandone,da fatto,vassalle.
C’è ne d’avanzo,mi pare,per essere preoccupati,anche a prescindere dal fatto che il proprietario del gruppo privato che fa la parte del leone dal fatto che il proprietario del gruppo privato che fa la parte del leone su tutti i mezzi  d’informazione abbia deciso di mettersi in politica.E infatti,sull’argomento è intervenuta la Corte costituzionale con una sentenza-lunga 48 pagine-di rara saggezza.Giova ricordarlo,i giudici della Consulta non risultano essere federalisti e non hanno mai avuto rapporti di alcun genere con la Lega e con il sottoscritto;non so neppure come si chiamino,salvo il presidente Francesco Paolo Casavola.Ebbene,mi sia permesso citare ampi brani della sentenza fondamentale che dice,della legge Mammì,quello che io ho sempre sostenuto:il sistema televisivo nazionale ha bisogno di nuove regole <rispettose dell’esigenza costituzionale di necessaria tutela del pluralismo delle voci,sicchè,qualunque sia la combinazione dei parametri adottati,non sarà in alcun caso possibile che la risulta finale sia tale da consentire che un quarto di tutte le reti nazionali (o un terzo di tutte le reti private  in ambito nazionale) sia concentrato in un unico soggetto>>. Si noti l’estrema asetticità della prosa dei giudici,che trascurano di rilevare l’assoluta preminenza,nel settore privato, dei tre network berlusconiani,ai quali fanno capo più di tre quarti dell’audience totale delle tivù private.

Quello che non dev’essere violato è <il diritto all’informazione garantito dalla Costituzione,il quale implica il pluralismo delle fonti e comporta il vincolo al legislatore di impedire la formazione di posizioni dominanti e di favorire l’accesso al sistema radiotelevisivo del massimo numero possibile di voci diverse…Infatti,la posizione di preminenza di un soggetto o di un gruppo privato non potrebbe  non comprimere la libertà di manifestazione del pensiero di tutti gli altri soggetti che, non trovandosi a disporre delle potenzialità  economiche e tecniche del primo,finirebbero con il vedere progressivamente ridotto l’ambito di esercizio delle loro libertà>>.E fortuna che Berlusconi è entrato a far parte del Polo della libertà!
L’errore più grave della legge Mammì e che,anzichè muoversi nella direzione di contenere le posizioni dominanti già detenute,all’epoca,da Berlusconi,le ha stabilizzate fissando un limite alle concentrazioni-tre reti- chiaramente inadeguato.Di fatto,la posizione dominante di Berlusconi è stata rafforzata perchè con il tetto delle nove reti private <<è stata tracciata un’invalicabile soglia d’ingresso che tiene fuori dalla categoria dei soggetti privati concessionari ogni ulteriore emittente nazionale non collocata in graduatoria,mentre nella precedente situazione,proprio per la mancanza di regole,non vi erano preclusioni  o sbarramenti che impedissero la contestuale presenza di più nove emittenti private>>.Insomma,il legislatore  ,pur tenendo conto della situazione economica,di fatto <<doveva contenere e gradualmente ridimensionare la concentrazione esistente e non già muoversi nella direzione opposta dilegittimarla stabilmente,non potendo esimersi dal considerare che la posizione dominante  data dalla titolarità di tre reti assegna un esorbitante vantaggio nell’utilizzazione delle risorse e nella raccolta della pubblicità>>.
Parole che mi sento di sottoscrivere,dalla prima all’ultima.Però  la Corte non tiene conto e del resto non era nei suoi compiti-di un altro aspetto:il titolare di questa posizione dominante non è soltanto un privato,è il capo di un partito che è pure riuscito a occupare il cuore del governo.Questo pone il famoso problema della par condicio:si può chiamare democratico un Paese nel quale una delle parti in causa dispone del sostanziale monopolio dell’informazione televisiva e partecipa all’oligolio di quella stampata? In tutti i Paesi europei la risposta è no. In qualche Paese sudamericano-neppure in tutti- la risposta è sì.Oggi l’Italia si colloca lì,fra il Brasile e la Colombia.
                                                                                                  Ma non è finita.La situazione,in Italia,è ulteriormente degenerata da Berlusconi è entrato in politica.Infatti ha messo le mani anche sulla Rai.La vicenda delle nomine è nota: il consiglio d’amministrazione dell’azienda pubblica è stato nominato dai presidenti di Camera e Senato,ma si dà il caso che i due vertici istituzionali siano stati nominati da una risicata maggioranza,quella di governo.Ergo,il consiglio d’amministrazione è funzionale a quella maggioranza,di cui Forza Italia e An sono l’asse portante.Io ho contestato a Irene Pivetti (Presidenta della Camera),che è stata eletta nella Lega,di non aver scelto uomini più coerenti con le nostre idee federaliste.Il panorama dell’informazione televisiva era cosi allarmante che sarebbe stata necessaria una posizione forte.Invece Irene ha scelto-o si è fatta imporre-uomini almeno in parte sbagliati,troppo vicini a Berlusconi.E infatti il Cda Rai, una volta nominato,ha scelto come direttori uomini “targati” :al Tg1 Carlo Rossella,vicedirettore di panorama,quindi uomo gradito a Berlusconi che è l’editore di quel settimanale;al Tg2 Clemente Mimum,vicedirettore di Canale 5,cioè all’ammiraglia berlusconiana.Al tgr Carlo Vigorelli,ossia un tipo che dopo le elezioni si è presentato in redazione avvolto nella bandiera di Forza Italia.Solo al Tg3 è stata mandata una giornalista non berlusconiana,ma anch’essa antileghista:Daniela Brancati,vicina alla sinistra.Insomma, il quadro si è cosi completato:la Rai è stata trionfalmente occupata dagli uomini graditi a Berlusconi che si sono pure concessi il lusso di dare un contentino al Pds […].
E cosi,siamo a questo punto:che il proprietario-o il referente politico essenziale-di tutti i telegiornali nazionali e di una grossa fetta della stampa è il capo di uno dei partiti in lizza.E se non fosse intervenuta la Lega sarebbe ancora il presidente del Consiglio.Se tutto questo è democrazia,io sono Toro Seduto.E poi, fanno ridere i direttori berlusconiani che vanno in video a rivendicare una libertà e un’autonomia tutta teorica.almeno questo dovrebbero saperlo,che un direttore può essere libero da tutto ma non del suo editore,perchè il suo editore è in grado di sfiduciarlo in qualsiasi momento.
I risultati di questo stato di cose del resto si vedono e non è neppure il caso di sottolinearli. Farò solo qualche esempio a campione,ma se ne potrebbero ripetere a centinaia fino a riempire un intero libro.Eccovi gli spazi attribuiti alle forze politiche in campo durante la crisi di dicembre (1994),quando la Lega ha abbattuto l’autocrate.
Tg1:32,2% a Berlusconi, 11,2% a Bossi.tg2:51,8% a Berlusconi  13% 11% a Bossi 7,2% a Scalfaro.Tg5:24.6% a Berlusconi ,13,5% a D’Alema 11,3% a Bossi, 9,6% a Cossiga, 7,5% a Fini.Studio Aperto:35,3% a Berlusconi, 33,5% a Ferrara (!) 8,2% a Bossi, 6,4% a Fini. Tg4: 64,8 % a Berlusconi 12,3% a Urbani 8,4% a Siliquini, 7,8% a Costa.E dire che, basandosi sulla valutazione “tecnica” della notizia,alla Lega si sarebbe dovuto dedicare uno spazio preponderante,visto che era stato il nostro movimento ad aprire la crisi togliendo la fiducia a Berlusconi.L’unico a conservare un certo equilibrio è stato il Tg3 che pure ha dato la percentuale più elevata (15,3%) a Berlusconi,ma ha distribuito il 14,3% a Bossi,il 13% a D’Alema,il 9,6% a Cossiga.

Chi ha letto con attenzione l’elenco dei dati si sarà chiesto:e chi è questo Siliquini? Me lo sono chiesto anch’io,quando “Il Giornale” berlusconiano le ha dedicato addirittura un’apertura a 8 colonne in prima pagina.E poi l’ho scoperto:era una semplice senatrice della Lega che criticava la linea del segretario.Se questo episodio merita otto colonne,quando salta il governo bisogna inventare un giornale a ottanta colonne.Ma allora,vi chiederete,quando personaggi del calibro degli avvocati Della Valle e Dotti (deputati di Forza Italia) non una Siliquini qualsiasi-criticavano l’eccessiva rigidità della linea di Forza Italia,quale spazio proporzionale pensate abbia dedicato all’avvenimento il libero e coraggioso Vittorio Feltri (direttore del Giornale, berlusconiano,ndr).Zero colonne e zero righe.Un buco? macchè:la notizia era sulle agenzie.
Potrei continuare,come ho detto,ma vi risparmio le altre nenfandezze dei giornali e delle tv berlusconiane.Ve l’immaginate una campagna elettorale gestita da questi giornalisti? Da gente che,quando riceve una cassetta videoregistrata da Berlusconi,invece di vedersela,decidere qual’è la notizia e mandare in onda il brano più importante,facendo insomma una ragionevole sintesi giornalistica,la trasmette tutta, integralmente,dal primo all’ultimo secondo,per cinque minuti (che per la tv tivù sono un tempo infinito)? Neanche ai tempi di Craxi si vedevano queste cose:un bel progresso…E non si dica che esistono norme sulla par condicio in campagna elettorale,e quindi basta farle applicare.
Forse non lo sapete,ma durante le politiche di marzo e le europee del giugno 94′ la Fininvest ha violato a più riprese queste norme:a Studio Aperto e a Pressing,la politica era stata indebitamente mescolata al calcio,violando le norme.Raimondo Vianello aveva esplicitamente dichiarato ,nel bel mezzo della sua trasmissione sportiva:<<Chi voterò? Ma Berlusconi,è chiaro!>>Ebbene l’unica sanzione è stata mezzo miliardo di multa comminata sei mesi dopo il voto.Che cosa volete che sia per Berlusconi ,pagare 500 milioni dopo aver creato con le sue tivù un solido regime?
Ma non è necessario dilungarsi.Gli abusi del partito televisivo e dei suoi accoliti sono centinaia.E’ però il caso di citare un altro esempio illuminante:l’edizione di Studio Aperto del 19 di dicembre  (1994) quando la crisi Forza Italia-Lega Nord era al culmine. Ecco il sommario del telegiornale:in apertura,un servizio sulla situazione alla Camera,sede del dibattito sulla sfiducia.A seguire:diretta dal Teatro Manzoni di Milano,dove sono riuniti alcuni fan di Forza Italia:intervista al forzista Pilo;presentazione della cassetta di Berlusconi;visione integrale della cassetta di Berlusconi.Quindici secondi sulle mozioni di sfiducia e poi:due minuti sulla spaccatura della Lega,ancora diretta da Milano,un attacco alla Pivetti;una protesta per i ritardi delle inchieste sul Pci-Pds e poi di nuovo immagini dal Teatro Manzoni.Fine delle notizie politiche.Pubblicità”

Cinque anni dopo,nel 2000,il leader leghista Bossi ha cambiato completamente idea.Benchè il monopolio berlusconiano dell’informazione sia rimasto immutato,la Lega Nord ,in vista delle elezioni politiche della primavera 2001,si è alleata di nuovo con Forza Italia.
Incoerenza da parte dell’onorevole Bossi? Mannò:sebbene intrepido nordista,il capo leghista frequenta ormai da molti anni la “Roma ladrona” e sebbene seccesionista,è pur sempre un politico all’italiana.

UMBERTO BOSSI:un comunista venduto a Berlusconiultima modifica: 2008-11-24T18:36:26+01:00da anglotedesco
Reposta per primo quest’articolo