Il Guastafeste (capitolo intero)

da IL GUASTAFESTE -Antonio Di Pietro Gianni Barbacetto (Santi-Ponte alle grazie)

IO E SILVIO

I SUOI SOSTENITORI APPREZZANO LA SUA COMBATTIVITA’NEI CONFRONTI DI SILVIO BERLUSCONI,CON CUI LEI NON HA MAI AVUTO UN RAPPORTO DIALOGANTE,A DIFFERENZA DI ALTRI LEADER DEL CENTROSINISTRA.I SUOI DETRATTORI ,AL CONTRARIO,LE RIMPROVERANO DI AVERE PER BERLUSCONI UNA VERA E PROPRIO OSSESSIONE,CHE DIVENTA A LORO DIRE IL TRATTO CARATTERISTICO DELLA SUA POLITICA.DICA LA VERITA’,LEI E’ OSSESSIONATO DA BERLUSCONI?

Il destino ha voluto che io mi sia trovato a fare politica proprio nel periodo in cui la scena è stata occupata da Silvio Berlusconi,per cinque volte candidato alla presidenza del Consiglio,per tre volte vincitore delle elezioni.Non è dunque colpa mia se di lui dobbiamo parlare,se a lui dobbiamo opporci.Impossibile non misurarsi con questa presenza ingombrante nella situazione italiana.
Io con Berlusconi ho dovuto avere a che fare per motivi di lavoro,quando ero magistrato,poi per motivi personali,quando sono stato imputato,infine,oggi,per motivi politici.L’ho conosciuto bene,ho avuto modo di rendermi conto di chi è davvero.Conosco ormai bene la sua vita,la sua storia imprenditoriale,la sua storia giudiziaria,la sua storia politica.Sono convinto che sia un’anomalia italiana.Come si fa a non occuparsene,come si fa a non denunciarla?
Non sono io ad avere la mania di Berlusconi,è Berlusconi che da quindici anni è dentro le istituzioni italiane in modo anomalo,essendo in pieno e radicale conflitto di interesse.In nessun altro Paese civile al mondo,sarebbe permesso a un imprenditore,concessionario del sistema televisivo,con gravi problemi di giustizia,di fare pure il presidente del Consiglio.In israele e perfino in Colombia,i leader politici di quei Paesi,Olmert e Uribe,sono stati messi in discussione quando la magistratura si è dovuta occupare di loro.Da noi,invece,a fare scandalo non è chi va sotto indagine,ma chi, come me,pone un problema morale e istituzionale.Olmert,primo ministro d’Israele,dopo essere stato indagato si è dimesso,dichiarando di <<essere fiero di vivere in un paese dove il primo ministro può essere messo sotto processo>>.Da noi Berlusconi dice invece che i giudici sono suoi avversari politici e li tratta come tali.Peraltro,pure truccando le carte.Infatti,in tutti questi anni,ogni volta che ha dovuto giocare una partita giudiziaria,è sempre ricorso a qualche legge ad personam che gli permettesse di rivoltare il tavolo al momento opportuno.Da ultimo,si è pure fatto fare una legge apposita-il lodo Alfano-per diventare praticamente intoccabile.Addirittura voleva scegliere come giudice costituzionale Gaetano Pecorella,che era stato il suo avvocato nelle aule di giustizia e il suo costruttore di leggi ad personam in Parlamento.E Berlusconi si è pure permesso di minacciare la Consulta,nel caso dichiari incostituzionale il lodo Alfano.Di fronte a tale scempio di legalità e democrazia,non credo proprio chesi possa restare zitti e fermi a guardare.Altro che ossessione.

QUANDO HA AVUTO A CHE FARE PER LA PRIMA VOLTA CON SILVIO BERLUSCONI?

Quando facevo il magistrato.Di lui, all’inizio degli anni Novanta,sapevo solo che era uno che si occupava di televisione.Avevo cominciato a sentire parlare di Berlusconi quando l’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi lo aveva favorito,permettendogli di raggiungere una posizione monopolista nel settore delle tv commerciali.

QUELLE TV LA SOSTENNERO,QUANDO LEI AVVIO ALL’INCHIESTA MANI PULITE…

Si,e la più schierata conme fu, ironia del destino-proprio Retequattro.Il direttore del TG4,Emilio Fede,fece installare davanti al Palazzo di giustizia milanese una postazione fissa con un giovane cronista,Paolo Brosio,che divenne famoso proprio per i suoi collegamenti durante Mani pulite e per i rimbrotti in diretta che subiva quotidianamente da Fede.

TV SORRISI E CANZONI,GIORNALE DI BERLUSCONI,LE DEDICO’ PERFINO UNA COPERTINA…

E’ vero.Berlusconi e i suoi media all’inizio hanno sostenuto Mani Pulite.L’hanno fatto fino a quando erano gli altri a rimanere coinvolti nella rete delle indagini.Col senno di poi ho capito perchè può averlo fatto:più imprenditori cadevano nella rete giudiziaria,più opportunità imprenditoriali si aprivano per lui.Poi,quando l’inchiesta ha cominciato a lambire anche le sue aziende e i suoi interessi,ha cambiato registro.Berlusconi si dev’essere accorto che l’inchiesta andava avanti e che rischiava di arrivare fino a lui.Lui l’ha capito prima di me che c’era dietro,per esempio,al conto All Iberian da cui erano transitati fondi che servirono per pagare grosse somme di denaro a Craxi. C’era lui!

UNA SUPERMAZZETTA DA 21 MILIARDI DI LIRE,LA PIU GRANDE TANGENTE MAI SCOPERTA PAGATA A UN SINGOLO UOMO POLITICO.I SOLDI ARRIVAVANO DAL CONTO ESTERO DI UNA SOCIETA’ CHE SI CHIAMAVA ALL IBERIAN.VOI DEL POOL MANI PULITE AVETE PENSATO,SULLE PRIME, CHE APPARTENESSE AL COSTRUTTORE SALVATORE LIGRESTI

Invece le rogatorie internazionali ci hanno fatto scoprire che All Iberian era una società nata dal gruppo Fininvest di Silvio Berlusconi.Ecco quando nasce il conflitto ancor oggi in corso:quando Berlusconi capisce che,indagando sulle tangenti pagate a Craxi,stiamo per arrivare a All Iberian.
Nello stesso periodo,erano aperte altre indagini,che avevano coinvolto suo fratello Paolo Berlusconi:indagini sul fondo pensioni della Cariplo,sulle discariche,sulle tangenti pagate alla Guardia di finanza per alleggerire i controlli fiscali.Quest’ultima inchiesta,che aveva coinvolto decine e decine di imprenditori,arriverà anche a Silvio.Tra le tante aziende che avevano subito verifiche fiscali <<ammorbidite>> da tangenti,ce c’erano quattro:Mondadori- Mediolanum-Videotime e Telepiù, che appartengono a Berlusconi.Le indagini sulle verifiche della Guardia di finanza arrivano fino ai suoi collaboratori più stretti, Salvatore Sciascia, Massimo Maria Berruti.A questo punto,Berlusconi si rende conto che il cerchio si sta stringendo attorno a lui,e Mani Pulite diventa,da grande indagine per pulire l’Italia,un obiettivo da colpire. E Di Pietro,da eroe da mettere sulla copertina di Tv,sorrisi e canzoni,diventa un nemico da delegittimare.O meglio,nella prima fase, Di Pietro è ancora un uomo da blandire e da comprare:nel giugno 1994,Berlusconi mi offre un posto da ministro nel suo primo governo.

BERLUSCONI LA CHIAMA E VOI V’INCONTRATE PER LA PRIMA VOLTA FACCIA A FACCIA

Certo:era la primavera del 1994,subito dopo le elezioni politiche di quell’anno.Verso le 13,mi chiamano dal Quirinale: <<E’ la presidenza della Repubblica>> mi dicono.Poi un funzionario mi dice:<<Le passo il presidente del Consiglio>>.Berlusconi proprio quel giorno era salito al Quirinale per accertare l’incarico di formare il nuovo governo che il capo dello Stato,Oscar Luigi Scalfaro,gli aveva dato dopo che aveva vinto le elezioni:<<Caro dottor Di Pietro,avrei necessità di parlarle,sono qui dal capo dello Stato e vorrei parlarle di cose importanti per il nostro Paese>> Io ero già a Roma per alcuni interrogatori e gli rispondo:<<Va bene ,attorno alle 14.30 o alle 15 sono da lei.Dove devo venire,signor presidente?>>.Non era ancora insediato a Palazzo Chigi.Mi da un indirizzo:via Cicerone 40.Li trovo scritto sul portone:<<Studio Cesare Previti>>.L’incontro dura venti minuti,mezz’ora.Sono presenti anche Cesare Previti e Gianni Letta.Ascolto,capisco che cosa vuole:mi propone di fare il Ministro dell’Interno.Intanto,in quegli stessi giorni, Ignazio La Russa aveva fatto la stessa operazione con uno dei miei colleghi del pool Mani pulite,Piercamillo Davigo:a lui viene proposto di fare il ministro della Giustizia.Ci consultiamo tra noi due,ne parliamo anche con il nostro capo,Francesco Saverio Borrelli,e decidiamo di rifiutare:non possiamo di punto in bianco diventare giocatori di una squadra,dopo essere stati,come magistrati,arbitri della partita.

COME E’ STATO CON LEI BERLUSCONI,IN QUEL PRIMO INCONTRO?

Come sempre:simpatico,gran sorriso a trentasei denti.Se fossi stato una donna,mi avrebbe offerto sicuramente un mazzo di fiori.

OGGI ,BERLUSCONI NEGA DI AVERLE MAI OFFERTO DI FARE IL MINISTRO

Si,ora dice di non avermelo mai chiesto.Ecco,bisogna stare sempre molto attenti quando parla Berlusconi,a che ora dice una cosa,a che ora smentisce di averla detta…Comunque,dopo aver tentato di farmi entrare nella sua squadra,e dopo il mio rifiuto,comincia a lavorare per delegittimarmi.

INIZIANO PER LEI GLI ANNI PIU’ DIFFICILI.

ATTACCHI;DOSSIER;DENUNCE,

INCHIESTE…

Aveva già cominciato Craxi a sfoderare presunti poker coprirmi di fango.I primi dossieraggi contro di me,tra il 1992 e il 1994,erano nati in ambito craxiano:il <<dossier Achille>>;poi la raccolta d’informazioni messa insieme da Paolo Simonetti,il finanziere che lavorava nell’ufficio del PM Tiziana Parenti; poi ci sono i tabulati telefonici  delle mie chiamate che arrivano nelle mani di Crqaxi e le intercettazioni telefoniche abusive che subiamo io e l’avvocato Giuseppe Lucibello.Vengo da subito spiato,la mia vita viene rivoltata come un calzino;parte la raccolta sistematica di anonimi,di falsità,di veleni… A un certo punto,nel 1994,alle manovre di Bettino si unisce berlusconi.All’inizio,Berlusconi lavora su due piani:da una parte mi blandisce,mi corteggia,cerca di portarmi dalla sua parte e addirittura dentro il suo governo;dall’altra comincia a raccogliere tutta la spazzatura che trova contro di me,per usarla in caso di rifiuto.
Inizia paolo berlusconi,il fratello minore,già sotto indagine.Comincia a collezionare tutti i dossier,gli anonimi,le voci e le calunnie su di me in circolazione già dal 1992.Alla fine di luglio del 1994,qualcuno assembla il tutto in un volume dattiloscritto intitolto <<Riepilogo abusi D.P>>.Ci sono notizie di favoritismi che io avrei fatto a questo o a quell’indagato,c’è la notizia (falsa) che il banchiere Pierfrancesco Pacini Battaglia avrebbe pagato cinque miliardi di franchi svizzeri a un mio amico,l’avvocato Lucibello,in cambio di un trattamento giudiziario di favore.
Poi nasce la fase A, l’operazione Gorrini.Con Giancarlo Gorrini sono stato per anni in buoni rapporti,ma lui a un certo punto si mette in contatto con Paolo Berlusconi,gli promette di raccontargli i suoi passati rapporti con me,sperando di avere in cambio da Berlusconi un aiuto per la sua socieà d’assicurazione,la MAA,che era sull’orlo del fallimento.Racconta di avermi regalato una Mercedes usata,di avermi fatto un prestito di cento milioni,di aver ripianato ,dietro mia richiesta,i debiti di gioco di Eleuterio Rea,un poliziotto poi diventato comandante dei vigili urbani a Milano.Il tutto,non per spontanei gesti d’amicizia,ma perchè velatamente costretto da me.
Stia attento alle date:il 3 ottobre 1994 io porto in dibattimento,nel processo Enimont,il teste Giorgio Tradati,amico e cassiere di Craxi,che racconta il sistema dei suoi conti esteri,aprendo cosi la via futura scoperta anche dei conti All Iberian,che erano di Berlusconi;la mattina dopo,il 4 ottobre ,inizia l’operazione Gorrini.Proprio quel giorno, l’assicuratore consegna a Paolo Berlusconi cinque fogli manoscritti e firmati intitolati <<Promemoria>> che contengono le sue accuse contro di me.Paolo Berlusconi ne fa subito una copia,la allega al dossier <<Riepilogo Abusi D.P>> e la manda agli ispettori del Ministero della giustizia.Alla fine di ottobre del 1994,tutto il fango raccolto su di me è nelle mani del capo degli ispettori,Ugo Dinacci.

LA COPIA DEL DOSSIER CONTRO DI LEI,CHE PAOLO BERLUSCONI SI ERA TENUTO,FA UN LUNGO GIRO.PAOLO LA DA’ IN CUSTODIA ALLA SUA EX MOGLIE,CHE PASSA ALLA FIGLIA,CHE LA CEDE AL FIDANZATO,CHE LA GIRA A UN ESPERTO IN ARTI MARZIALI,LUCIANO PANCIROLI,CHE TENTA DI VENDERLA OER RICAVARCI DEI SOLDI.LA OFFRE ALLA LEGA, MA IL SUO SEGRETARIO ROBERTO CALDEROLI,A FINE 1995,INTERROMPE LA CATENA (E IL RICATTO) DENUNCIANDO ALLA POLIZIA IL TENTATIVO DI METTERE IN CIRCOLO <<CARTE DAL CONTENUTO GRAVISSIMO CONTRO DI PIETRO>>

Si,Calderoli,allora blocca la manovra contro di me.Ma,intanto,i dossier erano arrivati,anonimi,all’ispettore Dinacci,che li aveva messi in cassaforte.Poco dopo,nel novembre 1994, divento indagato presso la procura di Brescia a causa di Sergio Cusani,che mi accusa di scorrettezze nelle indagini e di aver occultato documenti durante il suo processo.L’11 novembre,il giudice di Brescia chiede l’archiviazione,valutando che scorrettezze non ci sono state.
Allora ripartono le grandi manovre:Paolo Berlusconi parla di Gorrini a Cesare Previti,allora ministro del primo governo Berlusconi.Previti gli consiglia di mandarlo subito dagli ispettori del ministero,a cui dice che io lo avrei costretto a prestarmi centomilioni e una Mercedes,ma anche a ripianare i debiti di Rea.Aggiunge che io avrei appena finito di restituirgli i cento milioni,con banconote avvolte in carta da giornale.Il particolare era falso:li avevo restituiti con assegni.

INTANTO,SULLA BASE DELLE DICHIARAZIONI DI GORRINI,NELL’AUTUNNO 1994 PARTE UN’INCHIESTA MINISTERIALE SEGRETA SU DI LEI.GORRINI SI ASPETTAVA DAI BERLUSCONI RICONOSCENZA E INTERVENTI CONCRETI PER LA SUA SITUAZIONE FINANZIARIA:LA SUA COMPGNIA D’ASSICURAZIONI,LA MAA,ERA FALLITA E LUI ERA STATO CONDANNATO PER TRUFFA,FALSO IN BILANCIO E APPROPRIAZIONE INDEBITA.INVECE,PAOLO,CON LA SUA GRANDE DELUSIONE,SI LIMITO’ A MANDARGLI DUE BOTTIGLIE DI CHAMPAGNE A NATALE…CERTO PERO’ CHE IL PRESTITO DA CENTO MILIONI E LA MERCEDES C’ERANO STATI DAVVERO E NON E’ UNA BELLA COSA CHE UN MAGISTRATO ACCETTI DENARO E UN’AUTO DA UN IMPRENDITORE

Si,ma la ricostruzione dei fatti,cosi com’è stata riassunta e strombazzata dai mass media,è falsa e artefatta.Non lo dico tanto per difendermi,perche’ tutto ciò è già stato chiarito in via definitiva dal Tribunale e dalla Corte d’appello di Brescia che hanno sentenziato che <<il fatto non sussiste>>.La verità è che Gorrini io l’ho incontrato non più di quattro o cinque volte,e quando non aveva nulla a che fare con la giustizia.Era uno stimato professionista che frequentava  i rappresentanti delle istituzioni e le migliore società milanese.Pensi che a me l’ha presentato l’allora capo della squadra mobile della Questura di Milano.In realtà,io avevo rapporti d’amicizia con Osvaldo Rocca,mio compagno di caccia e di tempo libero,stretto collaboratore di Gorrini alla MAA ,e con il vicequestore Stefano Rea che me l’ha fatto conoscere.Quando Rocca venne a sapere che in autostrada avevo fuso il motore della mia vecchia automobile,una Fiat Regata,mi propose di acqistare da un concessionario una mercedes d’occasione che era stata recuperata in condizioni penose dopo un furto ed era in vendita per venti milioni.Dopo averla tenuta in prova per qualche giorno,mi resi conto che la macchina aveva bisogno di grosse riparazioni e sopratutto che consumava troppo per le mie disponibilità.Perciò non lo comprai affatto.Fu un altro amico,l’avvocato Lucibello ,che se la comprò.
Quanto al prestito ,esso non mi fu fatto da Gorrini,a cui non chiesi mai nulla,ma dal mio amico Rocca.Volevo acqistare una casa e Rocca su offrì di anticiparmi cento milioni che mi servivano per stipulare il contratto preliminare,in attesa di ottenere un mutuo in banca e saldare il debito.E,infatti, avviai subito la pratica di mutuo.Nel frattempo,usci il mio libro La Costituzione italiana,le vendite andarono bene,oltre 150.000 copie,e cosi, tra il maggio e i primi di ottobre del 1994, fui in condizione di restituire a Rocca l’intera somma che mi aveva prestato:con nove assegni circolari della Banca popolare di Bergamo per importi diversi,tutti allegati in fotocopia agli atti del processo.Quei soldi furono dunque da me restituiti con regolari assegni,non avvolti su carta di giornale,come per tanti anni la letteratura scandalistica su Mani Pulite ha voluto far credere.E’ scritto nero su bianco nella sentenza del giudice.Nella stessa sentenza,si dice pure che io non ho avuto alcun ruolo nei rapporti finanziari personali fra Gorrini e Stefano Rea.Insomma,<<il fatto non sussiste>>!Come si dice:canta canta!

IN QUEL DRAMMATICO INVERNO DEL 1994,LEI CAPICE DI ESSERE SOTTO ATTACCO E,A SORPRESA,DA LE DIMISSIONI DA MAGISTRATO.DIMISSIONI INASPETTATE E MISTERIOSE…

Nessun mistero.Il 7 dicembre io lascio la magistratura,proprio per proteggere l’inchiesta Mani pulite dagli attacchi che ,capisco,sono destinati a continuare e a intensificarsi.Me ne vado,perchè i miei colleghi del pool possano andare avanti e lavorare serenamente.Il giorno prima,però,chiudo l’inchiesta sulla maxitangente Enimont,chiedendo il rinvio a giudizio di molti indagati,tra cui anche il banchiere Pacini Battaglia.Poi mi accuseranno,davanti al giudice di Brescia,di avergli riservato un trattamento di favore.Balle:sono stato io a scoprire quel che aveva combinato e a chiedere il suo rinvio a giudizio.Atto cosi ben strutturato in fatto di prove che poi Pacini verrà pure condannato.
L’inchiesta ministeriale segreta contro di me viene chiusa subito dopo le mie dimissioni,ma un risultato l’ottiene comunque:dà una veste formale ai dossier anomali e inutilizzabili di Paolo Berlusconi e Gorrini,che vengono protocollati dagli ispettori del ministro della Giustizia,pronti per essere utilizzati alla prossima occasione.
E l’occasione si presenta cinque mesi dopo,quando i veleni di quei dossier sono rimessi in circolo dall’avvocato Carlo Taormina,durante il processo contro il suo cliente generale Giuseppe Cerciello,imputato di Mani pulite.Gorrini a quel punto rincara la dose delle sue accuse contro di me scrivendo, nel marzo del 1995,una seconda versione del suo promemoria,con accuse piu dure e ancora piu false.Nel 1995, a Brescia le inchieste su di me si moltiplicano,diventano 10,poi 15,poi 20,poi 25,poi 30,alla fine 54…Molte nascono da denunce presentate contro di me da persone che erano da me state stesse sotto indagine,coadiuvate da potenti avvocati ben schierati politicamente come Gaetano Pecorella,Michele Saponara e Carlo Taormina.Il PM di Brescia che le riceve, è Fabio Salomone,che si specializza in indagini su Antonio Di Pietro.Proprio lui,il fratello di Filippo Salomone,imprenditore agrigentino protagonista della Tangentopoli sicilina che io avevo contribuito a far scoprire.
Per me sono stati anni difficili.Io,per aver fatto un’indagine,Mani Pulite,sono stato punito con 54 indagini contro di me.Eppure,alla fine, sono stato presciolto da tutte le accuse.Anzi,i giudici di Brescia aprono un procedimento per estersioni ai miei danni con indagati,tra gli altri,Previti e Dinacci.Alla fine,io sarò presciolto in istruttoria,mentre i miei supposti estorsori saranno assolti in tribunale.

LEI NON SI ERA CANDIDATO ALLE ELEZIONI DEL 1996 PERCHE’ INDAGATO.DOPO IL SUO PROSCIOGLIMENTO ,IL DIRETTORE DI MICROMEGA PAOLO FLORES D’ARCAIS CHIEDE ADDIRITTURA CHE VENGANO RIMANDATE LE ELEZIONI PER DARLE LA POSSIBILITA’ DI CANDIDARSI E PARTECIPARE

Io non mi ro presentto alle elezioni perchè ero e sono convinto che chi è sotto giudizio deve prima aspettare degli esiti dell’indagine.Nel 1995 ,l’udienza preliminare che deve decidere la mia sorte è fissata per una data che è proprio una settimana prima che scadano i termini per la presentazione delle liste elettorali.Per un problema di notifiche,viene però  spostata a una settimana prima che scadano i termini per la presentazione delle liste elettorali.Per un problema di notifiche,viene però spostata a una settimana dopo.Cosi,il proscioglimento arriva troppo tardi per permettermi di partecipare alle elezioni:lo avrei fatto,e con una lista mia.Chissà:se ci fossi riuscito,forse la storia politica italiana sarebbe diversa…
Ma gli attacchi non si fermno.I giornali e le televisioni di Berlusconi,sopratutto Retequattro Italia 1 ,Il Giornale Il Foglio e Panorama,scrivono decine e decine di articoli contro di me.Io querelo per diffamazione:decine e decine di volte.E trascino in tribunale quasi tutta la corte mediatica di Berlusconi,da Emilio Fede e Paolo Liquori ,da Vittorio Sgarbi a Gigi Moncalvo, da Vittorio Feltri a Giuliano Ferrara da Maurizio Belpietro a tutta una pletora di giornalisti di rimbalzo.Feltri, allora direttore del Giornale,per chiudere senza danni peggiori una serie di cause ,alla fine-da persona intelligente e preveggente qual’è-si ferma e mi paga quattrocento milioni di lire, più le spese legali,a titolo di risarcimento danni,con l’ulteriore clausola della pubblicazione nel Giornale che le accuse contro di me erano senza fondamentale.E’ l’inizio si una sconfitta giudiziaria di molti diffamatori e calunniatori che si concluderà con plurime condanne e cospicui risarcimenti.
In seguito Feltri,in un’intervista,ha affermato che era stato l’editore,cioè Paolo Berlusconi in persona, a voler chiudere cosi la partita,per paura di perdere troppi soldi nelle tante cause per diffamazione che gli avevo intentato.

INTANTO,ROMANI PRODI LA CHIAMA CHIAMA AL GOVERNO E LEI DIVENTA MINISTRO.MA ECCO ENTRARE IN SCENA UN NUOVO PERSONAGGIO,CON NUOVE ACCUSE E NUOVI VELENI:IL COSTRUTTORE ANTONIO D’ADAMO.E’ UN EX DIPENDENTE DI BERLUSCONI POI DIVENTATO IMPRENDITORE IN PROPRIO:CON SCARSE FORTUNE,TANTO E’ VERO CHE FINISCE IN BANCAROTTA.MA E’ ANCHE UN SUO AMICO,CHE IN PIENA MANI PULITE RICEVE FINANZIAMENTI INGENTI E INGIUSTIFICATI DAL BANCHIERE PACINI BATTAGLIA,INDAGATO IN QUELL’INCHIESTA E POI IMPUTATO:UNA TANGENTE DESTINATA A LEI, SECONDO I RAPPORTI DEI FINANZIERI DEL GICO DI FIRENZE

Si.Il dossier Gorrini è ormai smontato.Di Pietro è sopravvissuto agli attacchi, anzi, alla fine è entrato comunque in politica ed è diventato ministro.Bisogna distruggerlo Allora scatta il Piano B.Protagonista,Antonio D’Adamo.Costui negli anni precedenti aveva ricevuto cospicui finanziamenti da Pacini,che-per intendeci-faceva il banchiere in Svizzera.In particolare,dagli atti dell’inchiesta risulta che D’Adamo riceve da Pacini Battaglia due miliardi di lire nel 1993,per una sua società la SII con appalti in Libia.Altri nove miliardi di finanziamenti li ottiene per una quota della sua holding,la GDE,che passa a Pacini,il quale pochi mesi dopo la rivende a D’Adamo a 4,5 miliardi:per quest’ultimo,un insperato guadagno di quattro miliardi e mezzo.Una tangente indiretta,secondo i finanzieri del GICO,data al mio amico D’ADAMO per farla arrivare a me. Cosi la Procura di Brescia m’iscrive,per l’ennesima volta,nel registro degli indagati perchè non avrei indagato su Pacini,quand’era presidente di Eninomt.Una boiata pazzesca,perchè io avevo indagato eccome avevo pure chiesto  il rinvio a giudizio di Pacini.Ancora più falsa era l’accusa che io vessi ricevuto denaro da Pacini per il tramite di D’Adamo con il giochetto della compravendita aziendale.E,infatti,il giudice di Brescia bollerà l’ipotesi accusatoria di totale inconsistenza sempre con la fomula <<il fatto non sussiste>>.

L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DOVREBBE ESSERE SEGRETA,MA LEI L’APPRENDE LA SERA 13 NOVEMBRE 1996 DAL TG5.

Si,ero a Instanbul ,in viaggio per impegni di governo.La sera,arrivato in albergo,accendo il televisore e sento la notizia.Scrivo immediatamente una lettera con le mie dimissioni irrevocabili da ministro:<<Basta con le calunnie e le diffamazioni>>.

PENSAVA A D’ADAMO?

Antonio D’Adamo in effetti ha ceduto alle lusinghe di Berlusconi,anche se resta da capire se sia stata una sua libera scelta o non sia stato invece costretto e obbligato anche per lo stato prefallimentare in cui si trovava in quel periodo.Chi come me conosce le carte precessuali sa le pressioni e gli <<inviti>> che D’Adamo ha ricevuto da Silvio Berlusconi e Cesare Previti al riguardo (alcuni loro colloqui sono stati anche registrati e fatti pervenire alla Procura di Brescia).
Sta di fatto  che Berlusconi si attiva per aiutare economicamente D’Adamo mettendo direttamente e indirettamente a sua disposizione i suoi buoni uffici affinchè arrivino alle aziende dell’imprenditore sull’orlo del fallimento ben ventiquattro miliardi di lire:il gruppo Fininvest finanzia tre miliardi erogati dalla Edilnord e due da Mediolanum Facroring;7,5 miliardi gli arrivano con un finanziamento della Banca di Roma contro la cessione di crediti verso Edilnord;altri miliardi sono versati a D’Adamo dalla Banca popolare di Novara e dalla Comit,grazie a intervenuti diretti di Berlusconi.Tutto ciò regala dodici mesi d’ossigeno alle disastrate società di D’Adamo,che falliscono soltanto quando,nel 1996,viene arrestato Pacini Battaglia.
D’Adamo,impegnao allo spasimo per cercare di evitare il crac, telefona continuamente a Berlusconi.Lo incontra molte volte in pochi mesi.Il cavaliere si dà da fare anche con funzionari del governo libico,per aprire a D’Adamo la strada di affari e appalti in quel Paese.In una telefonata del 3 settembre 1996,Berlusconi dice a D’Adamo: <<Il suo amico ha dato fuori di testa…Quindi bisogna che lei si prepari.Siamo nelle sue mani>>.E D’Adamo esegue.Il <<suo amico>>,quello che aveva <<dato fuori di testa>>,ero io,che il giorno prima,il 2 settembre ero intervenuto al seminario di Cernobbio contro i <<colpi di spugna>> ,cioè le leggi per salvare i politici e gli imprenditori in Tangentopoli.
D’Adamo mi rovescia addosso accuse che mi trasformano in un attimo da ministro in imputato.Io,vittima dell’operazione Berlusconi-D’Adamo ,messo sotto inchiesta mi dimetto.E le dimissioni mi pesano:devo smettere di fare il ministro a pochi mesi dell’insediamento.Da quel momento, faccio l’imputato a tempo pieno,giro l’Italia per seguire le mie 350 cause penali e civili nelle quali mi difendo dagli attacchi e dalle diffamazioni.

LEI ,ALLA FINE,ANCHE QUESTA VOLTA VIENE PROSCIOLTO DA OGNI ACCUSA.NON PRIMA PERO’ DI SUBIRE OPERAZIONI SPETTACOLARI COME ACCUSA.NON PRIMA PERO’ SI SUBIRE OPERAZIONI SPETTACOLARI COME PERQUISIZIONE A TAPPETO DEL 6 DICEMBRE:ALL’ALBA ,250 UOMINI DEL GICO,INVIATI DALLA PROCURA DI BRESCIA,BATTONO PALMO A PALMO TUTTE LE SUE ABITAZIONI E GLI UFFICI.TUTTO FINIRA’ CON UN NIENTE DI FATTO:OGNI ACCUSA CONTRO DI LEI SARA’ ARCHIVIATA <<PERCHE’ IL FATTO NON SUSSISTE>> ,MA NON EMERGERANNO PROVE CHE IL MANDANTE DI D’ADAMO SIA SILVIO BERLUSCONI

Non è proprio cosi.Risulta tutto documentato nel decreto di archiviazione n.2945/96 del Gip di Brescia Anna Di Martino emesso il 18 febbraio 1999, e dalla sentenza della Corte di cassazione n. 2072 del 3 maggio 2000.Leggere per credere: chiunque voglia può farlo sul mio blog.In qualsiasi altro paese al mondo, Berlusconi dovrebbe andarsi a nascondere per quel che ha fatto.Da noi invece,ancora oggi mi rimproverano comportamenti che non ho avuto e di cui sono invece stato vittima.

LEI DA MAGISTRATO,NEL 1994 AVEVA MANDATO A BERLUSCONI IL FAMOSO <<INVITO A COMPARIRE>> CHE,SECONDO LA VERSIONE CHE IL CAVALIERE SPESSO RIPETE,HA PROVOCATO LA CADUTA DEL SUO PRIMO GOVERNO

Il governo Berlusconi,nel 1994,cade perchè Umberto Bossi esce dalla maggioranza,non per le iniziative della Procura  di Milano:la Lega decide di sfiduciare il governo il 6 novembre 1994,l’invito a comparire arriva il 21 novembre, due settimane dopo.Eppure si sa come vanno queste cose:a forza di continuare a ripetere una bugia,alla fine si trasforma in verità
Le cose invece sono andate così:noi stavamo indagando sulle tangenti pagate alla Guardia di finanza per alleggerire le verifiche fiscali in decine e decine d’aziende,tra cui quattro (Mondadori -Mediolanum-Videotime e Telepiù) di Berlusconi.Le tangenti erano state effettivamente pagate.I suoi collaboratori erano certamente coinvolti,tanto che alcuni confessarono pure.Allora,a quel punto,la domanda che qualsiasi investigatore e pubblico ministero di buon senso si doveva fare è:possibile che abbiano fatto tutto da soli,che alcuni dipendente abbiano fatto tutto da soli,che alcuni dipendenti abbiano pagato tangenti di nascosto dal proprio datore di lavoro e che,di nascosto da lui,abbiano falsificato i bilanci del proprio datore di lavoro per creare provviste da cui attingere per pagre i pubblici ufficiali da corrempere? Ed è possibile che quando il proprietario lo viene a sapere,invece di cacciare i dipendenti infedeli,li premi mandandoli in Parlamento? Non posso credere a queste favole e oggi cerco di aprire gli occhi agli italiani che ancora non lo hanno capito.In un Paese civile,già questo basterebbe a fare uscire Berlusconi dalla politica:sarebbe sufficiente la responsabilità morale delle tangenti pagate dai suoi.
Allora,nel 1994 ero magistrato e dovevo limitarmi a valutazioni strettamente tecniche.Mi sono detto:fino a quando sarà vigente il principio giuridico dell’obbligatorietà dell’azione penale e fino a quando sarà riconosciuta l’indipendenza della magistratura,non è pensabile che la Procura di Milano possa chiudere un occhio su Berlusconi e non verificare la sua posizione processuale,con gli indizi a suo carico venuti alla luce.Se non lo avessi fatto,non avrei compiuto il mio dovere.
Insomma,c’erano indizi più che sufficienti per obbligarci a iscrivere Silvio Berlusconi nelregistro degli indagati.E a inviargli ,a Roma,non a Napoli,un <<invito a comparire>> affinchè fornisse alla Procura la sua spiegazione dei fatti.Che lui quel giorno avesse poi deciso di andare a Napoli,alla conferenza dell’Onu sulla criminalità,io non lo sapevo neppure.E che quella sera ci sia stata la fuga di notizie che ha portato il Corriere della Sera a scrivere dell'<<invito a comparire>> non dipende da noi magistrati,ma dal lavoro dei gionalisti del Corriere.
 

COMUNQUE LA NOTIZIA,NEL 1994,E’ UNA BOMBA:IL PRESIDENTE DEL cONSIGLIO INDAGATO PER TANGENTI E CHIAMATO NELLA PROCURA DI MANI PULITE PER ESSERE INTERROGATO.LEI-RACCONTERA’ IN SEGUITO IL SUO CAPO,FRANCESCO SAVERIO BORRELLI-IN UNA RIUNIONE DEL POOL DISSE:<<IO A QUELLO LO SFASCIO>>.

Ci sono espressioni che colpiscono perchè vengono travisate ed estrapolate dal contesto reale in cui vengono pronunciate.Un pò come il <<rivoltiamo l’Italia come un calzino>> attribuito a Piercamillo Davigo:poi invece si scoprirà che Piercamillo quella frase non l’aveva mai detta,ma semplicemente aveva citato un’espressione di Giuliano Ferrara.Io l’ho detta,invece,la frase <<a quello lo sfascio>>.Ma sa in che contesto? Ecco la vera storia.
Siamo all’inizio di novembre del 1994,io sto facendo l’inchiesta Mani pulite,ma non mi sto occupando di Silvio Berlusconi.Altri magistrati della Procura hanno delle indagini in corso su esponenti delle sue aziende.Io sto occupandomi invece di All Iberian,da cui erano partiti diversi miliardi di lire per Craxi,ma ancora non sapevo che All Iberian fosse una società gravitante intorno al gruppo Berlusconi.A questo punto,però,salta fuori l’indagine sulle tangenti alla Guardia di finanza,che aveva coinvolto anche le quattro società riconducibili a Silvio. se ne occupava un altro magistrato.Il capo,Borrelli,convoca noi magistrati del pool Mani pulite e dice:abbiamo questa indagine che coinvolge Berlusconi,a che punto siamo? io rispondo:date la delega a me, io raccolgo  tutte le carte,le studio e ci rivediamo tra una settimana.
Ecco la riprova che non abbiamo applicato-come qualcuno avventatamente ci ha contestato-il principio del <<non poteva non sapere>>.Se l’avessimo fatto,è chiaro che avremmo considerato Silvio Berlusconi pienamente coinvolto nella vicenda delle verifiche fiscali.Invece, noi cercavamo prove,prove solide,della sua responsabilità diretta.Anche con Craxi avevamo fatto cosi:nel maggio 1992,in un comunicato dicevamo che non ci risultava niente su di lui;poi nel novembre successivo,raccolti nuovi elementi,gli mandiamo l’avviso di garanzia.Del resto,se agisci devi agire per affondare,mai per ferire,perchè chi viene colpito dalle indagini può diventare rabbioso.Cosi per Berlusconi:dovevamo metterlo sotto inchiesta solo se avevamo elementi forti,altrimenti era meglio lasciar perdere.E noi eravamo a un bivio:avevamo inquisito i collaboratori più stretti di Berlusconi,Sciascia e Berruti,avevamo messo sotto indagine e anche arrestato il fratello Paolo Berlusconi,ma mancava l’anello per arrivare a Silvio.Nella settimana dopo la riunione,dunque,vedo se il cerchio si chiude oppure no.Raccolgo tutte le carte delle indagini fatte fino a quel momento,ma non solo:faccio nuove indagini,interrogo di nuovo Paolo e altri protagonisti della vicenda.Riunisco tutto in un faldoncino,ne faccio quattro copie e le distribuisco ai miei colleghi Ghrardo Colombo-Piercamillo Davigo-Gerardo D’Ambrosio,e al capo Borrelli.Andiamo in riunione.Io dico che desso sono sicuro di avere gli elementi per chiamare in causa Berlusconi.Borrelli mi chiede se sono proprio sicuro,e io replico che si,e,col mio modo di fare un pò guascone che tutti conoscono,esclamo:<<Io a quello lo sfascio!>>.Comunque in buona fede dovrà convenire che si tratta non di una dichiarazione idealogica o politica,ma di una affermazione in linguaggio dipietrese per dire che processualmente ero tranquillo,che ero certo di avere in mano gli elementi che avevano chiuso il cerchio delle indagini e che,dunque,ci imponevano di preparare l’invito a comparire.
Era stato il fratello Paolo a darmi l’elemento determinante:mi aveva dichiarato a verbale che le decisioni sulle verifiche fiscali nel gruppo la prendeva lui,Paolo,ma le decisioni generali,in ultima istanza,erano sempre di Silvio.

COSI PARTE IL FAMOSO INVITO A COMPARIRE.MA BERLUSCONI,ALLA FINE,SARA’ ASSOLTO.CHIEDERA’ ADDIRITTURA LE VOSTRE SCUSE…

Macchè scuse.Berlusconi deve accendere un cero al suo santo patrono per come è andata a finire.In primo grado,è stato condannato per corruzione;in appello è stato dichiarato colpevole,ma prescritto grazie alla concessione alle attenuanti generiche;in Cassazione è stato assolto con formula dubitativa,con riferimento al comma 2 dell’articolo 530 del Codice di procedura penale,che si riferisce all’insufficienza probatoria.E,comunque, nei confronti di Berlusconi,come ho detto prima,c’erano elementi che rendevano obbligatoria,per la procura,l’azione penale e l’invio di quell’invito a comparire.

INVITO CHE GLI VIENE NOTIFICATO DAL CORRIERE DELLA SERA,VI RIMPROVERA BERLUSCONI

Alla fine della nostra riunione,decidiamo di mandargli l’invito a comparire.Ci guardiamo in faccia e diciamo:ma questo è presidente del Consiglio,se esce la notizia ci fanno neri.Allora,prendiamo precauzioni straordinarie.Non diciamo a nessuno la novità,l’invito a comparire viene scritto personalmente da Davigo con il suo computer e poi Borrelli incarica un ufficiale dei carabinieri di andare a Roma a consegnarlo.Arrivato a Roma la sera del 21 novembre 1994,all’ufficiale dicono che Berlusconi è volato a Napoli.Non non ne sapevamo niente,non eravamo a conoscenza del convegno dell’Onu sulla criminalità che si teneva in quella città.Allora il capitano legge al telefono a Berlusconi il testo dell’invito a comprarire.Dunque,non viene a saperlo dal Corriere,che esce la mattina seguente.Io,si figuri,quei giorni non ero neppure a milano:infatti ero a Parigi,per interrogare Domiziana Giordano, compagna del finanziere craxino Ferdinando Mach di Palmstein…

SUBITO DOPO,LEI SI DIMETTE DALLA MAGISTRATURA E DEVE CERCARSI UN ALTRO LAVORO

Io mi dimetto dal pool di Milano il 7 dicembre 1994,chiedendo di essere messo fuori ruolo.Resto però in magistratura fino al luglio 1995,quando ne esco definitivamente.Dopo aver lasciato il pool ,intorno al Natale del 1994 mi chiama l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga e mi invita a Roma.Vado da lui a Palazzo Madama,nel suo ufficio di senatore a vita. Mi dice:ti do un consiglio da amico, è  bene che tu per un pò di tempo stia tranquillo:non schierarti da nessuna parte,stai a bocce ferme e vedi cosa succede,io intanto cerco di darti una mano.
Io,effettivamente,devo decidere che cosa fare,terminata la mia esperienza da magistrato.Il professor Camillo Bussolati mi offre di insegnare alla LIUC,la libera università di Castellanza al varco,perchè io allora,se mi fossi schierato,avrei attirato una grossa quantità di voti.Ma ho seguito il consiglio di Cossiga e non me ne sono pentito.

COSSIGA FORSE ANNUSAVA-O SAPEVA,LUI CHE SI VANTA DI ESSERE VICINO AGLI AMBIENTI DELL’INTELLIGENCE-CHE GLI ATTACCHI NON SI ERANO ANCORA ESAURITI,ANZI…

Si ,evidentemente lui sapeva o intuiva quello che poteva succedere…Comunque mi ha dato un buon consiglio e gliene sarò sempre grato:non ti muovere fino a quando non vedi che cosa ti sta succedendo,perchè in questa vicenda c’è qualcosa che deve ancora spurgare.Poi mi ha detto:siccome bisogna trovarti una collocazione,se permetti me ne occupo io.Dopo poco,mi richiama e mi presenta al senatore Giovanni Pellegrino,che allora era il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle stragi.Cossiga gli chiede di farmi fare il consulente della commissione.
Cosi io,fuori ruolo dalla magistratura,a gennaio prendo servizio al Parlamento italiano,presso l’ufficio di presidenza della Commissione stragi.Mi vengono assegnati una stanza,alcuni collaboratori e un compito:ricostruire la vicenda dell’Uno Bianca,un caso clamoroso di stragi e rapine realizzate a Bologna da una banda di cui facevano parte alcuni poliziotti.Ci lavoro per alcuni mesi,tengi i contatti con i magistrati che ne n’erano occupati,raccolgo tutte le risultanze processuali,preparo i dossier,scrivo la relazione finale che poi viene approvata dalla Commissione:400 pagine in cui ricostruisco le responsabilità dei poliziotti coinvolti,salvaguardando l’istituzione della Polizia.

CHE RAPPORTI AVEVA CON COSSIGA,PRIMA DI QUELL’INCONTRO? ERA STATO UN SUO SOSTENITORE DURANTE MANI PULITE.

Aveva fatto qualche dichiarazione di sostegno alla mia attività.Ma i primi rapporti diretti con lui li ho solo nel 1994,quando scrivo il libro LA COSTITUZIONE ITALIANA per l’editore Larus e Cossiga accetta di scrivere la prefazione,probabilmente perchè si ricordava di un fatto successo qualche anno prima di Mani Pulite:c’era stato uno sciopero dei magistrati quando lui era presidente della Repubblica e usci sui giornali che un oscuro magistrato di Milano,un certo Antonio Di Pietro,quel giorno aveva continuato a lavorare.Ricordo che stavo facendo un’inchiesta sulle patenti facili e quel giorno andavi avanti con gli interrogatori,in un Palazzo di giustizia deserto.Io allora ero cinvinto-e lo sono ancora ora-che un magistrato non possa scioperare.Cossiga si ricordò di questo episodio e cosi,anni dopo,mi concesse la sua prefazione al mio libro sulla Costituzione.

POI PERO’ ,COSSIGA SI PENTI’ E LA RITIRO’

Cossiga mi aveva inizialmente catalogato come magistrato diverso da quela categoria di magistrati,a suo dire <<sinistrorsi>>,che lui tanto odia,perchè mi vedeva come uno che lavora anche nei giorni di sciopero e che sta ai fatti e non ai teoremi.Quando però ha visto che difendevo Gian Carlo Caselli,allora procuratore a Palermo, e gli altri colleghi palermitani,da Antonio Ingroia a Guido Lo Forte,allora ha cambiato idea,cominciando ad avere delle riserve nei miei confronti.
Ha annunciato di voler ritirare la prefazione al mio libro sulla Costituzione,anche se l’annuncio non ha avuto  conseguenze,perchè ormai il libro era già stampato,distribuito e venduto.
Anche nel periodo successivo,Cossiga ebbe atteggiamento alterni.C’erano giorni in cui mi telefonava alle 6 di matina per darmi qualche consiglio o per farmi i complimenti per qualche mia dichiarazione;e poi,magari nel pomeriggio dello stesso giorno,me ne diceva di tutti i colori.Cosi io ho fatto una scelta:ho deciso che nei suoi confronti non reagirò mai,nè in bene nè in male,non rispnderò mai nè alle critiche nè ai complimenti.Lo lascio dire.Non mi dimentico che mi ha voluto aiutare in un momento in cui ero in difficoltà.E di questo-ripeto- gli sarò sempre grato,qualunque cosa dica o pensi di me.

GLI ATTACCHI,COME PREVISTO DA COSSIGA ,NON CESSANO, ANZI SI INTENSIFICANO.EPPURE LEI, UN ANNO DOPO,ACCETTERA’ UN SECONDO INCONTRO CON BERLUSCONI,E QUESTA VOLTA NELLA SUA VILLA AD ARCORE

Succede nel febbraio-marzo 1995.Silvio Berlusconi mi fa pervenire un messaggio:forse è meglio che ci parliamo,che ci chiariamo un pò.E’ la prima  e unica volta che entro nella villa di Arcore.L’inchiesta di Fabio Salamone sulle dichiarazioni di Gorrini non era ancora partita e dei propositi di D’Adamo nessuno sapeva nulla;quindi all’epoca non potevo nemmeno immaginare le tresche messe in piedi da Berlusconi e Previti per annettermi alla loro comitiva o fermarmi.Io,ripeto all’epoca avevo lasciato il pool Mani pulite e lavoravo alla Commissione parlamentare sulle stragi.Svolgevo,cioè,un lavoro dentro il Parlamento,a contatto con i politici.Poichè mi trovo in questa situazione,accetto l’incontro:voglio sentire che cosa ha da dirmi,voglio capire dove vuole arrivare.
Dunque,vado ad Arcore e mi fermo in un grande atrio con la porta a vetri.Mi siedo su una poltrona e aspetto.Lui arriva quasi subito,fa il simpaticone come sempre e mi offre di entrare a far parte della sua squadra.Non mi propone  un incarico preciso, ma di entrare nella squadra: vieni in Forza  Italia,non siamo nemici,abbiamo le stesse idee liberali,perchè dobbiamo essere nemici? Insieme possiamo fare molte cose,insieme possiamo ricostruire il Paese.Io ho risposto che non era il momento per me di fare scelte,che ero appena uscito dalla magistratura,lavoravo per la Commissione stragi e non mi interessava entrare in politica.
Berlusconi adombra allora l’ipotesi di incarichi di prestigio nell’amministrazione della Stato,al vertice della Polizia o dei servizi di sicurezza…Ma tutto resta molto vago,in una chiaccherata generalissima in cui entrambi siamo stati molto cauti.

CHE IMPRESSIONE LE HA FATTO BERLUSCONI VISO A VISO?

Io ero andato da solo,lui era con altre persone che non conoscevo.In seguito,ho pensato che l’incontro fosse avvenuto forse nello stesso luogo dove lui aveva ricevuto Antonio D’Adamo e registrato di nascosto i colloqui.Avrà registrato anche il nostro incontro? Di questo mi è sempre rimasto il dubbio,anche perchè era presente un signore che stava sempre zitto;chissà qual era il suo ruolo:dimostrerebbe la cautela e i piedi di piombo con cui entrambi ci muovemmo in quell’occasione.Figurarsi:non avevo alcuna intenzione di entrare in Forza Italia e glielo dissi chiaro.

LEI ERA GIA’ CONVINTO CHE CI FOSSE UNA RESPONSABILITA’ DI BERLUSCONI NEGLI ATTACCHI CONTRO DI LEI?

Sapevo già che Cesare Previti era quello da cui Gorrini era andato a portare informazioni e veleni contro di me.Ma all’epoca non avevo ancora certezze,avevo solo sospetti.Quel giorno tutti e due siamo stati molto attenti a non scoprirci,abbiamo fatto a gara a chi dicevo dimeno. Ci siamo annusati  e abbiamo capito che non era cosa:dunque non ci siamo più sentiti.La sensazione che ho avuto è che lui volesse ancora tentare di portarmi nella sua squadra ma, rispetto al 1994,io ero diventato molto più diffidente nei suoi confronti.E’ stato in quell’incontro che ho realizzato:questo è un personaggio di cui non i posso fidare.E credo che anche lui abbia pensato alla stessa cosa.

WALTER VELTRONI INVECE HA PROVATO A FIDARSI.DOPO AVER PERCORSO LA STRADA DEL DIALOGO,HA PERO’ DENUNCIATO IL PERICOLO D’INVOLUZIONE DEMOCRATICA DEL BERLUSCONISMO.A LEI NON BASTA?

L’anomalia Berlusconi non è stata affrontata e non è affrontata ancor oggi in questo Paese.Come imprenditore,è cresciuto in Italia all’ombra della politica che gli ha lasciato il campo libero nel settore delle tv commerciali.Poi,è entrato in politica,controllando l’informazione.E la sinistra non lo ha contrastato a sufficienza.Niente leggi sul conflitto d’interesse,niente leggi che aprano davvero il mercato televisivo.La sinistra l’ha proprio messa da parte,il contrasto a Berlusconi;dice che non bisogna demonizzare,che a opporsi gli si regala consenso,che alla gente non interessa niente del conflitto d’interessi…E’ quello che io più rimprovero a questa sinistra:non aver voluto contribuire-insieme a me,io in piccolo e loro in grande-ad aprire gli occhi agli italiani per tempo.
Il grande errore,la sinistra l’ha commesso nel 1996,quando ha deciso che la legge del 1957 ,che prevede l’ineleggibilità di coloro che sono stati titolari di concessioni pubbliche,si applica non anche al proprietario (Silvio Berlusconi),ma solo al manager (Fedele Confalonieri).E’ stato il più grande atto di ipocrisia,il più grave errore politico commesso dal governo D’Alema.Secondo i maggiorenti del centrosinistra di allora,il vincitore non se la deve prendere con il vinto.Ma non puoi giocare con il cobra,perchè quello alla fine ti morde.Si sono illusi di averlo sconfitto,di essere riusciti a metterlo nel sacco,e ci hanno giocato,ci hanno giocato.Alla fine,ha vinto lui.

NON E’ CHE LEI CE L’HA CON BERLUSCONI  PER FATTO PERSONALE,PERCHE’ SI E’ CONVINTO DI ESSERE STATO PER LUNGO TEMPO ATTACCATO E DOSSIERATO DA LUI?

Certo,io ho avuto modo di conoscerlo.Ma chi ne può parlare se non chi lo conosce? Io ho avuto modo di conoscerlo da vicino,ho sperimentato sulla mia pelle che cosa è capace di fare.E mi sono intimamente convinto che la sua scelta politica sia in realtà una scelta processuale.C’è chi,incappato in un giudice,decide di difendersi nel processo e c’è chi decide di darsi alla latitanza;lui si è inventato una terza via:buttarla in politica.La politica per lui è stata ed è una scelta processuale,un modo per difendersi dai processi.
In me, lui ha visto colui che non ha potuto comprare prima e non ha potuto sconfiggere dopo.Io ho visto come ha agito da imprenditore,ho visto come ha agito da politico,ho visto come ha agito da uomo.Ora voglio informare gli italini su chi è veramente questa persona.Mi dispiace che debba farlo io, e quasi da solo.Invece che trovare sostegno e solidarietà,ho trovate snobismo,rancori;invidie;gelosie.I politici sono bravissimi a parlare,ma certamente non sono altrettanto bravi ad ascoltare.Tutto quello che Berlusconi ha fatto,l’ha fatto per interesse personale.Io lo dico,lo ripeto a chi se n’è dimenticato,e vengo dipinto come quello che si oppone al dialogo.Ma questo non è un dialogo fra pari, è un dialogo fra agnello e lupo:se sei un agnello,non ti conviene sederti al tavolo con il lupo.

MA E’ VERO CHE LA PRIMA FORZA ITALIA LE ERA SIMPATICA? C’E’ CHE HA SCRITTO CHE LEI L’HA ANCHE VOTATA?

Ni,votata no.Ma riconosco che Forza Italia prima versione sia stata figlia (se pur illegittima) di Mani pulite.Il voto d’opinione che nel 1994 si riserva su Forza Italia è conseguente all’azione giudiziaria di Mani pulite perchè nasce dallo tsunami di Tangentopoli.I cittadini hanno bisogno di un nuovo punto di riferimento dopo aver perso la fiducia nei vecchi partiti delle tangenti e della corruzione,allora ripongono negli uomini d’azienda la speranza di un rinnovamento della classe politica.
Ma anche in questo c’è una truffa:è la prima truffa elettorale di Berlusconi,che fa credere agli italiani che lui scenda in politica e si sacrifichi per portare manegerialità nella politica,perchè nell’immaginario televisivo lui è il tycoon vincente,è l’imprenditore di successo…Appena ha ottenuto il consenso,però,cosa fa? Va a riprendere tutte le cariatidi della prima Repubblica e le porta con sè.Il primo consigliere che porta a casa è il suo amico Fabrizio Cicchitto.Cesare Previti lo fa addirittura ministro della Difesa,e anzi lo voleva fare ministro della Giustizia.Riporta dentro la politica pezzi di PSI e DC.Cosi tradisce la speranza.E,una volta conquistato il potere,fa esattamente quello che sa fare,con il suo pelo sullo stomaco.Entra nella Rai e occupa l’informazione pubblica, accentua la sua posizione dominante nel sistema televisivo privato,staborda nel sistema della pubblicità,che diventa quasi un monopolio.Insomma,controlla l’informazione.
In una situazione di questo genere,i giornali fanno il resto.Alcuni diventano i suoi House Organs,pochissimi si oppongono,gli altri si barcamenano.Sicchè, nel corso degli anni avviene un martellamento continuo delle menti:ci sono ragazzi che sono cresciuti dentro questo clima irreale;avevano dieci anni quando Berlusconi è sceso in politica,ora ne hanno 25 e in questi 15 si sono sentiti ripetere che ci sono dei magistrati cattivi che mettono in galera le persone per bene,che tanti innocenti sono andati in galera per colpa dei magistrati.A forza di sentirlo dire,molti se ne sono pure convinti,perchè sono cresciuti con questa cultura.
Io ricordo che cosa è successo a me una vigilia di Natale di qualche anno fa.Camminavo con mia figlia,che era ancora bambina,in piazza Duomo,a Milano;stavamo per andare a fare le ultime spese,diretti verso piazza Sam Babila.Passano due ragazzi,uno dei due si gira e chiede:<<Di Pietro?>>Io mi fermo e annuisco.L’altro grida:<<Assassino!>> e scappa via.Mia figlia,con le lacrime agli occhi,mi chiede: <<Ma papà,chi hai ammazzato?>>.
Vede? Non è colpa di quei due ragazzi,erano appena adolescenti,ma questo episodio dimostra che quei bravi,a casa,attraverso la televisione,sono stati bombardati da informazioni false…

C’E’ STATO UN PERIODO IN CUI VITTORIO SGARBI IN TV,DAVA DELL’ASSASSINO OGNI SERA A LEI,AI MAGISTRATI DI MILANO, A QUELLI DI PALERMO…

Si,ma non c’è solo Sgarbi, ci sono stati Paolo Liguori; Giuliano Ferrara ;Emilio Fede e tanti altri,che hanno bombardato gli spettatori con informazioni faziose e false,C’è poi tutta una miriade di personaggi secondari,giornalisti che hanno messo il loro mestieri al servizio di Berlusconi propagandando la menzogna.Oramai ci ho fatto il callo e so che è un prezzo che devo pagare se voglio portare avanti le mie idee e le mie battaglie.Anche loro, però,questi giornalisti mestieranti,stanno pagando e devono pagare perchè li ho chiamati e continuo a chiamarli a rispondere delle loro azioni davanti ai tribunali d’Italia.

C’E’ PERO’ CHI DICE CHE ORA BERLUSCONI E’ CAMBIATO,CHE OGGI VUOLE FARE LO STATISTA E DUNQUE VALE LA PENA DI DIALOGARE CON LUI.

Prima faccia lo statista e poi dialogheremo.Io non lo vedo,stò statista.So invece che la legge di Murphy ci insegna che non c’è mai fine al peggio.All’inizio
di questa legislatura,si diceva che tutto quello che doveva fare per sè l’aveva fatto nella legislatura precedente e ,dunque questa volta avrebbe fatto qualcosa per gli italiani.Invece,per prima cosa ha tentato di sistemare Retequattro,per seconda ha sistemato i suoi processi diventando non processabile,per terza sta proibendo le intercettazioni telefoniche per non far sapere a noi i suoi giochetti.
E poi va avanti con gli annunci.Invece di farci vedere o testi di legge,fa una conferenza stampa e dice:riduciamo le tasse,aumentiamo i servizi,garantiamo la sicurezza,rendiamo più felice il Paese.Poi guardi i testi delle leggi e ci trovi tutt’altro.Altro che felicità.

Il Guastafeste (capitolo intero)ultima modifica: 2008-12-21T20:47:09+01:00da anglotedesco
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