Informazione e diffamazione/Filippo Facci

da LA MACCHINA DELLE BUGIE -Loris Mazzetti-Bur

Proseguo con la pubblicazione di alcune pagine del bellissimo libro di Loris Mazzetti. L’argomento è Filippo Facci che non ha bisogno di presentazioni.E’ un giornalista di spicco della scuderia di Berlusconi.Mazzetti tira fuori le critiche o meglio le offese di Facci a Enzo Biagi e pubblica la condanna per diffamazione che Facci dovrà subire.Da non perdere. Mi raccomando:cercate di imitarmi,dobbiamo arricchire la rete che è l’unico mezzo libero che ci resta per cambiare questo paese di merda.Per chi si fosse il pezzo di ieri,l’ho riporto in un unico post.

INFORMAZIONE E DIFFAMAZIONE

Diceva Anna Politkovskaja:<<Sono sicura di voler fare qualcosa per le altre persone usando il giornalismo,ecco tutto>>.
Non mi piace l’immagine del giornalista ruffiano che vuole la notizia a tutti i costi.
Un professionista vero non deve essere nè sgradevole nè incutere timore,deve essere semplicemente uno che sa fare il proprio mestiere  con rispetto nei confronti di chiunque,e pretendere da chiunque rispetto.Deve essere uno di cui ci si può fidare e,siccome è credibile,quando scrive crea opinione.
La credibilità di un giornalista è la sua vera forza.

Nei capitoli precedenti ho parlato molto di Biagi,di Berlusconi ,dell’edito bulgaro e dei tanti interventi del Cavaliere,o di qualche suo uomo,per costruire una <<verità>> di comodo:<<Biagi è andato via dalla Rai per sua volontà>>;  <<Biagi lo ha fatto per un lauto compreso>> e altro ancora.
La forza di Enzo Biagi era data dalla sua grande autorevolezza.Il pubblico lo guardava in tv e lo leggeva sul giornale.Per portarlo al silenzio bisognava agire sulla sua attendibilità,distruggendogliela,tentativo che èstato fatto per anni dai giornali di Berlusconi. Se sul <<Foglio>> e su <<Panorama>> (quando era diretto da Giuliano Ferrara) sono stati solo episodi sporadici ,sul <<Giornale>> ,diretto prima da Mario Cervi e Maurizio Belpietro e poi solo da quest’ultimo,si è trattato di un vero e proprio martello pneumatico dato in mano a Filippo Facci,il giornalista che avrei dovuto incontrare alla puntata per Enzo di Annozero.
Il mio non vuole essere un giudizio sul giornalismo di Facci ,che non conosco, ma è certo che nei confronti di Biagi ha usato la sua penna come un’arma,nel tentativo,vano, di distruggere la sua credibilità.
Il 17 aprile 2003 Claudio Sabelli Fioretti lo intervistò per <<Sette>>,il supplemento del <<Corriere della Sera>>.Ecco come lo presenta Sabelli Fioretti:<<Filippo Facci è un giornalista un pò anarchico,molto litigioso,pronto ad accapigliarsi con tutti,anche amici, e con i suoi direttori.La gente lo considera di destra,lui si considera fuori dal coro.E’ stato molto vicino a Craxi,al Craxi perdente,morente.Oggi è un dipendente di Mediaset e un collaboratore del “Giornale”.Ma quando scrive  delle cose un pò diverse chiede ospitalità al “Foglio”.Una volta mi azzardai a scrivere su di lui. Non lo avessi mai fatto.Scrisse sei articoli consecutivi contro di me>>.Uno che se la lega al dito.
Enzo aveva pubblicato nella sua consueta rubrica domenicale un pezzo,intitolato Il Prestigio del varietà,che aveva creato un putiferio di polemiche e scatenato la reazione di Facci.

Cosi aveva scritto Biagi:

“Mentre la stampa internazionale descrive l’Italia come <<il malato d’Europa>>,Silvio Berlusconi risponde invece che <<è un Paese ricco>>,sopratutto di speranze,io direi.
Ribadisco:mi pare l'<<ora del dilettante>> che ci fa apparire come un Paese che non fa politica seria,na del varietà.E’ tanto vero che,quando si debbano discutere questioni fondamentali,noi siamo esclusi:provvedono Francia-Spagna-Inghilterra e Germania.Ultime notizie:domenica,a Bolzano ,’onorevole Berlusconi è stato fischiato in piazza.E lui,come risposta,ha fatto ricorso a un gesto volgare:ha alzato il dito medio.Potete immaginare un De Gasperi,un Nenni, un Togliatti impegnati in questa sceneggiata? Si può pensare di rappresentarci cosi nel mondo? E si può raccontare in giro che siamo dei benestanti,quando per molta gente,il mese ha una settimana in più, l’ultima? E come ci vedono gli altri? Berlusconi vuol passare alla Storia;ci passò anche Cambronne, e con una sola parola.Il Cavaliere,con il medio alzato,accanto una biondona,la coordinatrice provinciale degli <<azzurri>> che ride di quel gesto degno forse di un avanspettacolo,ha anche una bella battuta.Dice che con lui <<L’Italia ha ritrovato ruolo e prestigio sul piano internazionale>>.
Infatti.

La vicenda andò in onda addirittura al Tg1 di Mimum.Immediatamente si schierarono a difesa del Cavaliere sette parlamentari si schierarono a difesa del Cavaliere sette parlamentari forzisti e ovviamente il giornale di famiglia a firma di Facci,che fece un articolo in forma di lettera aperta al direttore del <<Corriere della Sera>> Paolo Mieli.
Il pezzo di Facci iniziava cosi:

“Chiediamo a lei,egregio Paolo Mieli, quanto dovrà ancora durare quell’imbarazzante esperimento che è ormai la rubrica di Enzo Biagi pubblicata ogni domenica sul <<Corriere della Sera>>, ci rivolgiamo direttamente a Lei per sapere quanto dovrà ancora perpetuarsi quell’autentica crudeltà posta su una prima pagina che neppure l’ultimo Montanelli ormai pretendeva piu, vorremmo sapere se sia più grave l’irresponsabilità di non voler dire a Biagi ciò che Biagi non riesce o vuole intendere da solo-evidentemente- oppure l’irresponsabilità di lasciare che settimanalmente vi sia questa perpetua verifica della teoria del ritardo culturale ,questo monitoraggio progressivo e impietoso,questo inguardabile e illegibile spettacolo del vecchio cronista incapace di cogliersi come fatto oggettivo,ciò che semplicemente e splendidamente è;un uomo che legittimamente distaccato dalla realtà da non riuscire nemmeno più a capirla nel suo dipanarsi più elementare,un uomo che è riuscito a emanciparsi ,finalmente,da quell’idiozia quotidiana che noi pennaioli ci sforziamo vanamente di comprendere inseguendola tutti i giorni come criceti nella ruota;un uomo,Enzo Biagi, cui un’improbabile strumentalizzazione politica ha impedito sinora di rendere armonico il proprio fisiologico accomiatarsi”

Facci è sempre stato una macchina da guerra contro Biagi,in particolare nel 2002.Ecco alcuni suoi titoli:

-UNA PICCOLA ANTOLOGIA DEL REGIME DI ENZO BIAGI

-D’ESTATE FA CALDO,D’INVERNO FA FREDDO ECCO IL BIAGI STYLE DELLE BANALITA’

-LE VOLTE DI BIAGI

-IL PUDORE DI BIAGI

-LE PALE DI BIAGI

-I COLLEONI DI BIAGI

-LA MODESTIA DI BIAGI

-LA LUCE DI BIAGI

-LE RATE DI BIAGI

-LA MENTE DI BIAGI

Il Cavaliere era tornato al governo,nel Paese tirava aria di regime mediatico e in Rai era iniziata l’epurazione. L’anziano giornalista,quando in redazione lo informavano che Facci aveva colpito ancora una volta,abbozzava: <<E’ giovane,deve guadagnare la pagnotta,il peggio è chi gli ordina di scrivere quelle robe>>.
Il primo giugno 2002,il giorno dopo la conferenza stampa di chiusura di quella che sarebbe stata l’ultima edizione del Fatto,a un mese e mezzo dall’editto bulgaro (18 aprile),<<Il Giornale>> aveva in prima pagina il seguento titolo ENZO BIAGI:IL NON GIORNALISMO PER TUTTE LE STAGIONI firmato come sempre da Filippo Facci.
Quella volta Enzo biagi non abbozzò,ma divenne una furia.Chiamò Mario Cervi,condirettore del <<Giornale>> e sua antica conoscenza dai tempi di Montanelli gliene dissero di tutti i colori. Cervi ammise la violenza del pezzo e che avrebbero fatto una rettifica.Enzo,sbattendogli giù il telefono,gli rispose in bolognese:<<Sti du marron>>,sapendo bene che la smentita è una notizia data due volte.
Immediatamente chiamò l’avvocato,l’amico Cesare Rimini, e decisero di portare in Tribunale il giornale del fratello di Berlusconi,il direttore Maurizo Belpietro e l’autore Facci.Dopo l’eruzione la quiete.nuovamente sorridente,Enzo venne in redazione e annunciò la querela per diffamazione:<<Faremo una grande cena a spese di Facci e della famiglia Berlusconi>>.
Che cosa aveva scritto Facci in prima pagina del <<Giornale>>,che tanto aveva fatto arrabbiare il nostro direttore?

“Ma si provi a raccontare il caso Biagi come lo racconterebbe a uno straniero:nella televisione pubblica italiana c’è un anziano collaboratore che di fronte all’ipotesi che il suo programma venga spostato di orario (solamente di orario) ha reagito dando pubblicamente del cretino al suo direttore di rete e poi sfottendo volgarmente il medesimo a proposito di alcune sue attività precedenti,peraltro prestigiose;in che fascia oraria va in onda il programma? Risposta:in quella di punta,cosi detta preserale,importantissima.Il programma ha il primato degli ascolti? No,tanto che la rete concorrente lo distanzia di quasi dieci punti e ormai detiene la palma della rete più vista.Quanti anni ha questo giornalista? Ottantadue.Da quanti anni nella rete pubblica? Quarantuno.Percepisce molto denaro?
Si,oltre due miliardi di vecchie lire al lordo di un ufficio privato e di una redazione che lavora solo per lui.Bene:a tal punto il nostro straniero avrebbe anche diritto d’essersi fatto un primo superficiale quadro ,non per forza quello sbagliato…Sicchè  torniamo alla domanda,quella che non si fa:che mestiere è? Che mestiere fà Enzo Biagi? Prendiamo il Fatto.Che fa Biagi? Nulla.Sovrintende.Il Fatto è basato su alcune schede rudimentali (che non fa direttamente Biagi) e poi su alcune domande che i giornalisti con telecamera formulano a tizio e a caio;Biagi,poi, riformula le stesse domande davanti a un’altra telecamera e il tutto viene infine assemblato con l’aggiunta di una moraletta da parroco di paese. Fine.Nello stesso giorno può capitare-tanto per capire come Il Fatto stia talvolta sul fatto-che vengano montate più puntate.Notizie:zero.Approfondimento: zero.Contraddittorio :zero. Biagi rischia di rendere indigesto persino l’insulso brodino che da tempo immemore propina all’Italia poco secolarizzata,la stessa insipida sbobba in cui l’Italia lievemente acculturata l’ha sempre lasciato sguazzare con certa indifferenza .Biagi non solo non è Montanelli,ma non è neppure Giorgio Bocca:il moralismo da maestro elementare della sua premiata cucineria non è il mesto eremo dell’ottuagenario,è la sua cifra professionale da sempre.Avrebbe voluto ereditare la rubrica che fu di Montanelli al <<Corriere>>, la Stanza :l’avrebbe trasformata in un tinello.Non gliel’hanno data:chi evoca esclusivamente le opinioni degli altri non può averne di sue.Quando ci prova,trasuda arroganza:e dice <<cretino>> al proprio direttore di rete e poi liquida Giuliano Ferrara sfottendolo per la sua mole non professionale,come un Santoro o un Benigni qualsiasi. (Filippo Facci,Enzo Biagi:il non giornalismo per tutte le stagioni,in <<Il Giornale>> ,1 giugno 2002)”

Il giudice Cesare De Sapia,il 12 luglio 2006,ha condannato Filippo Facci-Maurizio Belpietro e la Società Europea di Edizioni Spa,cioè <<il Giornale>>,con le seguenti motivazioni:

“Le espressioni utilizzate nell’articolo per cui è causa configurano senza dubbio una lesione della professionalità di Biagi,che viene rappresentato come un giornalista non indipendente,ma condizionato dal potere,nonchè privo di professionalità”

La motivazione è molto interassante e dovrebbe essere portata a esempio nelle scuole di giornalismo. Tralascio la lunga spiegazione del giudice ma non la citazione della sentenza della Suprema Corte del 12 gennaio 1996 usata dal magistrato a sostegno della sua decisione:

“Costituisce causa di giustificazione soltanto la critica che rispetti la verità dei fatti e non anche quella che si sviluppa attraverso l’arbitrario inserimento di circostanze non vere,dato che,in questo caso,la critica diviene un mero pretesto per offendere l’altrui reputazione.

Il giudice così conclude:

“Occorre  rilevare che l’articolo in esame integra il reato di diffamazione,non potendosi configurare un legittimo esercizio del diritto di critica,in quanto basato su fatti non veri.Ne consegue,che nell’articolo in questione non viene riportata una lecita critica a carico del collega giornalista Biagi,che sarebbe stata come tale legittima,ma si formulano delle (inesistenti e quindi false) accuse nei confronti del predetto, rappresentare dall’asservimento ad ogni regime in atto e dall’utilizzo di metodi scorretti nella professione”

Panorama ha pubblicato alcune intercettazioni telefoniche riguardanti Romano Prodi quando era presidente del Consiglio:una richiesta di finanziamento al ministro dell’Università e della Rierca Fabio Mussi di un progetto sanitario di un suo consuocero (richiesta caduta nel vuoto),e di un sondaggio (costo 300 mila euro) che doveva essere finanziato dall’industriale Cavazza (amico personale di Prodi e di Ovi, lo stretto collaboratore  che ha tenuto i legami tra il presidente del Consiglio e l’industriale),per impedire che <<Veltroni ottenesse un suffragio bulgaro che avrebbe indebolito la corrente prodiana del partito>>.In sostanza il sondaggio doveva contribuire alla decisione di fare le primarie per eleggere il leader del nascente Partito democratico,in cambio l’industriale avrebbe probabilmente ottenuto la defiscalizzazione di una sua fondazione,risparmiando circa un milione di euro.
Il sondaggio non fu mai fatto mentre le primarie si e Veltroni se le aggiudicò con oltre il 74% di preferenze contro il 12% di Rosi Bondi e l’11% di Enrico Letta.
Quello che mi ha colpito in particolare sull’argomento è stato l’editoriale del direttore Maurizio Belpietro che su <<Panorama>>,uscito il 5 settembre 2008,ha scritto di non capire perchè,se <<La Repubblica>> o <<L’Espresso>> pubblicano le intercettazioni telefoniche fanno uno scoop,ed è bravo quel giornalista che è riuscito a mettere le mani sul materiale,mentre se lo fa il suo giornale <<c’è qualcuno che comincia a interrogarsi sul perchè e il per come,a chi giova e a chi non giova la notizia.Mai che si riconosca che dietro c’è un cronista di talento che è andato a caccia di un fatto e lo ha scovato>>.Poi Belpietro chiude l’editoriale ricordando uno dei motivi della sua cacciata dal <<Tempo>>,dopo solo cinque mesi di direzione ,a dimostrazione della sua indipendenza e quella dei suoi giornalisti dall’editore:<<Di editori ne ho avuti molti>> scrive il direttore di <<Panorama>> ,<<uno di questi voleva che attaccassi a comando Francesco Rutelli ,che allora era sindaco di Roma,perchè non gli concedeva le aree che gli servivano per tirar su i suoi palazzi.Piuttosto di piegarmi alle esigenze immobiliari dell’editore,preferii il licenziamento>>.
Questo per Belpietro è onorevole.Le intercettazioni di Prodi andavano pubblicate,come quelle di Fassino e di D’Alema con Consorte all’epoca della scalata alla Bnl,come quelle tra Saccà e Berlusconi.I lettori sono in grado di valutare la gravità o meno di quelle azioni,al di là delle eventuali conseguenze penali.
In tutto ciò,però,qualcosa cozza.Maurizio Belpietro è il direttore che ha permesso a Filippo Facci di scrivere costantemente contro Biagi per distruggerne il prestigio.Allora mi vengono dei dubbi e mi chiedo: <<Da che parte stanno verità e opportunismo?>>

Sono tanti,purtroppo,i tentativi di colpire la credibilità delle persone,e alcuni portano a conseguenze ben più gravi di quelle che ho appena citato.
Un giorno Roberto Saviano mi fece vedere un pacco di giornali per farmi capire come i Casalesi avevano utilizzato le testate locali in odore di camorra per diffondere tra i clan la notizia della sua condanna a morte.Su un altro giornale mi segnalò che un messaggio in codice,inserito all’interno di un articolo,comunicava chi avrebbe dovuto eseguire materialmente il lavoro.
 Mi fece vedere anche come i clan avevano colpito,sempre attraverso i giornali, la reputazione di don Peppe Diana,ucciso dalla camorra nel 1994.
Anche nei confronti dello stesso Saviano ci sono stati alcubi tentativi di minare la sua reputazione:se non è possibile ucciderlo,facciamo in modo che quello che ha scritto e quello che racconta risulti non credibile

Informazione e diffamazione/Filippo Facciultima modifica: 2008-12-30T12:49:36+01:00da anglotedesco
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