CALCIO E MAFIA/Un boss a Rapallo (Genova)

Altro appuntamento dei rapporti tra calcio e mafia. Al Sud la mafia è più evidente,al Nord è invisibile ma c’è e molti boss mafiosi si nascondono e danno ordini.Carlo Petrini se lo è trovato di fronte quando era a Rapallo  ,gli ultimi suoi anni nel calcio.

da NEL FANGO DEL DIO PALLONE-Carlo Petrini (kaos)

Il presidente del Rapallo,Verrone,mi telefonò un giorno di ottobre dell’ 85.Stavano silurando l’allenatore perchè la squadra andava male,mi chiese di sostituirlo.Non avevo mai pensato di fare l’allenatore,non credevo di essere adatto a farlo,e proprio per questo gli dissi di si:mi sembrava una bella sfida,un’esperienza interessante,un modo diverso per stare ancora nel mondo del calcio.Mi avrebbero dato un milione al mese.
La seconda settimana che stavo sulla panchina del Rapallo l’Associazione allenatori piantò una grana perchè non avevo il patentino.Il problema lo risolvemmo cosi:il Rapallo ingaggiò un allenatore diplomato che faceva da prestanome,io andavo in panchina come giocatore di riserva ma in realtà continuavo a dirigere la squadra.Un compito reso più facile dall’ottimo rapporto che avevo con tutti i giocatori.

Un giorno mi arrivò una telefonata dell’allenatore delle giovanili del Genoa.Disse che c’era un importante boss mafioso della zona che voleva vedermi perchè voleva che suo figlio giocasse nel Rapallo.Disse che il ragazzo aveva 19 anni,che col pallone se la cavava,e che comunque a suo padre era meglio non dire di no.
Incontrai il Boss al ristorante “Il Galletto” di Genova,era un bell’uomo sui 60 anni,vestiva con eleganza,aveva la parlata siciliana e il fare di chi è abituato a dare ordini.Mi disse di suo figlio,e io gli risposi che lo avrei provato:se meritava l’avrei fatto giocare,sennò sarebbe rimasto fra le riserve.il Boss si disse d’accordo.
Padre e figlio arrivarono a Rapallo la settimana dopo per il provino.Il ragazzo non era male,col pallone ci sapeva fare.Tirai un sospiro di sollievo,la bravura del ragazzo aveva risolto il problema,lo feci subito giocare da titolare.
Il Boss,molto soddisfatto,mi invitò a cena a casa sua,ci andai con mia moglie:abitava in una splendida villa a picco sul mare,a Nervi.Entrammo in confidenza.Sapevo che il Boss nella zona era temuto e riverito,anch’io un pò lo temevo.Ma un’altra delle volte che mi invitò a cena nella sua magnifica villa ci trovai l’attore Walter Chiari e questo mi tranquillizzò.
All’inizio dell’86’ il Boss mi comunicò che aveva intenzione di entrare nella società del Rapallo,e mi incaricò di dirlo al presidente.Voleva che si costruisse una squadra di serie D,troppo poco,cosi aveva cominciato a trattare per comprare l’Alessandria che era in serie C e aveva difficoltà economiche.A giugno mi disse che la trattativa con i padroni dell’Alessandria era vicino al traguardo,e mi propose di fare il presidente della società.Io feci un pò di resistenza,non credevo di essere adatto a quell’incarico,ma alla fine accettai.
Andai a Alessandria,dirigenti e giocatori mi accolsero come salvatore della patria.Ma la trattativa per il passaggio di proprietà della società,anzichè concludersi,ritornò in alto mare:si erano fatti avanti altri compratori interessati all’affare.E insieme a loro,cominciarono ad arrivarmi telefonate minatorie,con minacce fisiche ai miei figli e alla mia ex moglie.
Invece di andare dalla polizia andai dal Boss,e lui mi tranquillizzò:”Non ti preoccupare,ci pensio io”.Il giorno dopo mi disse al telefono:”E’ tutto a posto,ho sistemato tutto,non avrai più noie”.Aveva deciso di rinunciare a comprare l’Alessandria.Io invece,per consolarmi,non rinunciai a comprarmi una Mercedes 250.

CALCIO E MAFIA/Un boss a Rapallo (Genova)ultima modifica: 2009-01-27T18:13:00+01:00da anglotedesco
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