Colletti Sporchi

In questo meravigolioso libro si parla dell’enorme quantità di denaro che gira intorno alla mafia (nettamente prima industria del paese con un fatturato di 130 miliardi di euro,90 solo Cosa Nostra),l’enorme business dove vi partecipa anche la politica.In poche parole, un terzo dell’economia è un mano alla mafia e per cercare di cancellare questa vergognosa figura ,l’Italia,si fa poco o nulla.Per chi si fosse perso le due puntate precedenti, le riporto in unico post.

da COLLETTI SPORCHI-Ferruccio Pinotti,Luca Tescaroli (Bur)

LE INDAGINI DI INGROIA SUL RICICLAGGIO

Il pubblico Ministero Antonio Ingroia fa parte del dipartimento mafia-economia della Dda di Palermo e ha condotto alcune delle più delicate inchieste sul rapporto tra  mafia,politica ed economia.E’ quindi un esperto di coletti sporchi,di riciclaggio,di trasformazione della mafia:da primitiva,agricola e tradizionale a mafia finanziaria.
“La componente imprenditoriale e finanziaria del potere mafioso-che in altri tempi si chiamava mafia in  guanti gialli e più di recente borghesia mafiosa-è sempre stata essenziale e ineliminabile e ha differenziato organizzazioni mafiose come Cosa Nostra dalle altre strutture criminali.”
<“Ciò che caratterizza l’organizzazione di tipo mafioso non è tanto la violenza,l’apparato intimidatorio sul territorio,che pure è un componente importante,ma la sua natura complessa,interclassista.I colletti sporchi costituiscono una componente imprescendibile della mafia,che è forte proprio per i settori della classe dirigente che ha dentro di sè e che le garantiscono una capacità di interazione costante e continua con l’establishment,sia in senso economico che politico e istituzionale.Falcone,già agli inizi degli anni Novanta,diceva:”La mafia è entrata in borsa”.
“Ciò premesso,credo che la fase attuale che stiamo attraversando,quella di un processo di finanziarizzazione del sistema mafioso,nasca da una serie di fattori:alcuni contingenti,altri forse ormai permanenti.
“I fattori contingenti dipendono dalle difficoltà in cui si è trovata Cosa Nostra sul piano organizzativo e progettuale.La stagione dei Corleonesi,ormai chiusa,è iniziata negli anni Ottanta ed è finita con l’arresto di Bernardo Provenzano.Un periodo che ha coperto più di vent’anni ed è stato caraterizzato da una spiccata rivitalizzazione dell’attività dell’organizzazione.Di questa fase hanno fatto parte anche la contrapposizione violenta con pezzi del potere politico e i rapporti  con segmenti della classe dirigente per contrattare rapporti di forza.
“Ciò ha determinato,però,un certo isolamento di Cosa Nostra rispetto alle altre mafie,sia a livello nazionale che internazionale:si sono un pò chiusi nel territorio siciliano,si sono arroccati,con grande forza ma anche con un atteggiamento di dura contrapposizione.
“Possiamo dire che è stato complessivamente un progetto fallimentare:Riina ha inseguito un delirio di onnipotenza pensando di poter asservire tutto lo Stato,tutta la classe politica italiana alle proprie strategie.E ciò vale anche per i suoi suggeritori,perchè sicuramente ne ha avuti,anche se mai del tutto individuati e identificati.”
Chiusa la vicenda dei viddani di Corleone e dei loro complici oscuri si aprirebbe ,quindi,una fase diversa.Ingroia spiega quale sia il ruolo dei colletti bianchi in questa nuova fase.
“Chiusa quella stagione,Cosa Nostra ha affrontato e sta affrontando un processo di finanziarizzazione.Un’evoluzione che in realtà,dietro una modernità apparente,ce la in un certo senso un ritorno all’antico.Perchè questo processo di finanziarizzazione è un pò un ritorno alla mafia di Stefano Bontate,che tra i suoi obiettivi aveva il rilancio internazionale di Cosa Nostra.Le recenti indagini hanno evidenziato che già Salvatore Lo Piccolo aveva cominciato a riaprire i ponti con l’America,con la mafia italo-americana.Una mossa che ha questio significato:la mafia torna a Bontate,torna ai Gambino,torna agli Spatola ,torna agli Inzerillo ,alle vecchia famiglie dei cosidetti “scappati”,degli esiliati ai tempi dalle strategie di sterminio dei Corleonesi”
Una sorta di restaurazione,dunque.Ma perchè ritornano  questi boss mafiosi emigrarti all’estero?
“Perchè c’è una Cosa Nostra che,ripartendo dall’Italia,ha bisogno di internazionalizzarsi di nuovo,di recuperare terreno.Non è un caso che oggi la mafia italiana più competitiva a livello internazionale non sia più quella siciliana ma la ndragheta.Appunto perchè la mafia siciliana si è chiusa nell’enclave della sua isola,mentre la ‘ndragheta si è aperta ai mercati internazionali,sopratutto alla droga,al traffico d’armi.Aveva già cominciato a capirlo Provenzano,e ancora di più Lo Piccolo.Il processo di finanziarizzazione ha questo sapore di rilancio a livello internazionale”
Da dove nasce il cambiamento? Esistono ragioni diverse dalla chiusura della stagione corleonese di Cosa Nostra?
“La mafia nell’ultimo decennio,anche perchè colpita dalle azioni di pressione dello Stato sul territorio,ha progressivamente visto diminuire il gettito delle sue entrate.Quindi si è trovata nella necessità di dover meglio utilizzare e reinvestire i capitali che aveva,il capitale della grande accumulazione posto a riserva nei decenni precedenti.Il processo di finanziarizzazione serve anche a questo:utilizzare meglio le risorse finanziarie accumulate,proiettandosi nei mercati internazionali”

LA MAFIA E’ ENTRATA IN BORSA

A prima vista sembra un passaggio tecnico,una diversa messa a profitto dei denari accumulati,invece si tratta di un mutamento radicale e pericoloso.
“Assolutamente si.Questo mutamento ha come effetto una necessità:quella di avere canali finanziari efficienti e colletti bianchi disponibili.Però ha un risvolto della medaglia che è, dal punto di vista mafioso,positivo e negativo insieme.Cioè che diventa sempre più importante e acquisisce sempre piu peso dentro il sistema del potere mafioso il ruolo del consulente finanziario,di chi è capace di maneggiare i soldi e farli fruttare.Questo determina,naturalmente,un mutamento nei rapporti di forza interni:a contare non è più il mafioso sul territorio,il Riina ieri con la lupara e oggi con il tritolo a disposizione.Conta sempre di più,invece,il colletto bianco.E siccome il consulente finanziario,per operare,ha bisogno di silenzio,ecco in quale ottica nasce la tregua delle armi da parte di Cosa Nostra,che rinuncia alla contrapposizione aperta nei confronti dello Stato.
“Quello che semplificando si chiamava “trattativa”,la pax mafiosa,è in realtà tutto qui:non è,come diciamo in modo semplicistico,la mafia che tratta con lo Stato.Sono pezzi all’interno del sistema mafioso che trattano fra loro,regolando i rispettivi equilibri,e poi trattano con i pezzi della classe dirigente contigui alla mafia,i quali a loro volta fanno da tramite con pezzi dell’istituzione.E’ tutto molto più magmatico e complesso di quanto non sembri”
Nell’opinione pubblica c’è un problema di percezione anche riguardo alla penetrazione della mafia nell’economia:si crede che sia un fenomeno confinato alla Sicilia.Invece è un fenomeno nazionale e internazionale,che coinvolge consulenti finanziari,commercialisti,grossi avvocati d’affari,funzionari di banca.
“In realtà queste sono le indagini più difficili e piu complesse.Oggi abbiamo fatto tanti passi avanti,ci sono strumenti investigativi sconosciuti ai tempi dei pionierismo paradisi di un tempo.Mi è capitato in un’indagine recente di interagire con le autorità giudiziarie delle Bahamas;una cosa impensabile soltanto dieci anni fa.Il che non significa che questo abbia abbattuto ogni barriera:la prassi ufficiale resta lenta e farraginosa.Perchè le rogatorie oggi in Italia,tranne fra gli Stati che aderiscono a convenzioni europee in ambito Schegen,seguono questo percorso:noi mandiamo la nostra rogatoria alla procura generale del nostro distretto;la procura generale la manda al Ministero della Giustizia;al Ministero della Giustizia comincia a fare tutta la spola tra i vari uffici prima di arrivare alla firma del ministro.Dopodichè parte.Non per fax,ma con corriere speciale,specie quando deve attraversare l’oceano.Quando si tratta di Stati come la Bahamas,che non hanno un ambasciata italiana,la rogatoria arriva presso l’ambasciata dello Stato più vicino (in questo caso a Washington),dove si ferma un altro pò.Parte da lì con il primo invio diplomatico utile e finalmente arriva alle Bahamas.Se si tiene conto della rapidità con la quale il mafioso o il suo consulente sposta direttamente i soldi da un paese off shore all’altro,è davvero come inseguire un razzo con il carretto”.
Oltre alle lentezze burocratiche,ciò che manca sono veri e propri team investigativi congiunti con le procure estere.
“Questo purtroppo rimane ancora oggi il nostro principale handicap.Sulla carta sono previste,ma a oggi non si sono fatte attività investigative comuni fra Stati e polizie.E’ stato costituito un organismo-Eurojust- che opera solo a livello europeo.Ma anche lo stesso Eurojust non ha poteri imperativi:se l’autorità giudiziaria di un certo paese si rifiuta di dare corso a una rogatoria per fatti di mafia e riciclaggio,Eurojust non ha il potere di imporre il contrario.Ha solo un potere di impulso,di sollecitazione,che lascia il tempo che trova.Questo per dire come le difficoltà siano ancora enormi:handicap gravissimi,se riflettiamo sull’importanza che ha oggi il momento finanziario nel potere mafiosa”.

UN TERZO DELL’ECONOMIA ITALIANA E’ IN MANO ALLA MAFIA

Recentemente Antonio Ingroia ha sostenuto che un terzo dell’economia italiana è penetrato,infiltrato e controllato da capitali di carattere mafioso.Gli chiediamo conferma di questa sua affermazione.
“Lo confermo.Naturalmente si tratta di percentuali con una buona dose di approssimazione.Ma,per evitare equivoci,devo precisare che faccio riferimento non a una effettiva provenienza dei soldi della finanza sporca,ma al fatto che si tratta di economia condizionata dalla mafia.Il punto è:ci vuole un atto,anche politico,di coraggio,in questi tempi forse utopistico o irrealizzabile,nei confronti di un’economia che non può avere futuro fino a che rimane sotto scacco.O garantiamo all’economia un futuro libero dai condizionamenti del sistema criminale,oppure ci condanniamo a convivere con questo potere.E’ chiaro che è inutile poi gridare allo scandalo,parlare dei rapporti tra mafia e politica:se l’economia,che tutto condiziona,è per un terzo condizionata dall’economia criminale,sarebbe veramente strano se la politica non ne venisse condizionata a sua volta”.
A tutti i livelli-politica -mass media-Bankitalia,procure-è sottovalutata la penetrazione dei capitali mafiosi nelle aziende italiane.I soldi criminali entrano dappertutto,penettano nell’impresa attraverso gli aumenti di capitale,rilevano imprese in difficoltà,sfruttano il lavoro nero.Il famigerato socio di minoranza che sbuca all’improvvviso e utilizza addirittura strumenti come i fondi chiusi di origine incerta.Questo genera un fenomeno distorsivo del mercato che a poco a poco lo uccide.Del resto troviamo il riciclaggio in tutte le principali vicende finanziarie degli ultimi anni,come Parmalat,o i rapporti che la mafia ha avuto con Calcestruzzi.
“Purtroppo è un fenomeno vasto o problematico:lo ritroviamo come fattispecie anche in molti casi eclatanti di imprese enormi,magari quotate in borsa.Abbiamo varie forme di manifestazioni del riciclaggio,ma siamo indietro nelle indagini.Noi stessi ne abbiamo evidenziato soltanto alcuni brandelli:il funzionario di banca,il finanziere e qualche costruttore.Ci sono sempre problemi di riciclaggio laddove c’è ripulitura e reinvestimento di denaro sporco.Però abbiamo una legislazione assolutamente inadeguata.E l’inadeguatezza è anche nostra,degli organismi investigativi.Soltanto nel 2007 la procura di Palermo ha istituito un dipartimento mafia-economica:un organismo specializzato,nessun’altra procura ha finora pensato di istituirlo.Il nostro è un progetto pilota”.
Domandiamo al pubblico ministero quali siano gli strumenti legislativa in materia di riciclaggio nelle mani degli investigatori e dei giudici e se siano adeguati.
“La legislazione è assolutamente inadeguata.E sono pochi gli studi organici in materia.L’Italia è uno dei pochissimi paesi nel quale non è punito il cosidetto autoriciclaggio.La norme dice: “Fuori dei casi di concorso nel reato,chiunque sostituisce o trasferisce denaro,beni o altre utilità provenienti da delitto…Sicchè l’imprenditore che viene beccato mentre ricicla dei soldi provenienti di suoi altri reati,reati per cui magari ha già scontato delle pene o per i quali è già stato condannato ,non può essere processato in alcun modo.E’ una cosa assolutamente paradossale”

“In italia si parla un giorno sì e altro giorno pure di mega-riforme della giustizia,ma non si parla della principale riforma di cui avremmo bisogno:quella di tutta la normativa di riciclaggio”
Ancora di più avremmo bisogno,secondo me, di un testo unico antiriciclaggio,con disposizioni organiche,pene nuove, sostegno nelle investigazioni.Nuovi strumenti a disposizione di inquirenti e di magistrati.Anche perchè l’esperienza dimostra un’altra cosa:quando lo Stato assume un’iniziativa forte del genere,essa ha anche un’ulteriore funzione,di indirizzo-diciamo così-politico.Dimostra che lo Stato ha intenzione di investire in quel settore,e allora le varie articolazioni statali,da quelle giudiziarie a quelle di polizia,capiscono che su quel fronte bisogna impegnarsi”
Un testo unico in materia di riciclaggio è quindi un obiettivo centrale.
“Esso imporrebbe alla magistratura,per esempio,di costituire in tutte le procure un dipartimento mafia-economia.Imporrebbe al Consiglio superiore della magistratura di organizzare corsi di specializzazione per i magistrati:i magistrati nel 99% dei casi sono ignoranti in materia,nel migliore dei casi sono autodidatti,a cominciare da me.Tutti noi-quando abbiamo iniziato a occuparci di economia,finanzia e riciclaggio-non sapevamo niente,non capivamo niente:la maggior parte dei magistrati non sa leggere un bilancio,non sa condurre un’indagine finanziaria.E’ il motivo per il quale spessissimo in queste indagini bisogna affidarsi a consulenti o alla polizia giudiziaria.
“Ma il problema,a ben vedere,è ancora piu a monte:abbiamo una università dove si studia a fondo il diritto romano,ma non si insegnano le leggi italiane e straniere in materia di riciclaggio.Gli studenti di giurusprudenza queste aspetti non li conoscono o,nella migliore delle ipotesi,solo marginalmente.Eppure sono fondamentali per il magistrato,l’avvocato,il notaio.Tutte queste figure  professionali poi devono organizzarsi come autodidatti.Servirebbero invece corsi di formazione.Il concorso di magistratura dovrebbe prevedere delle materie su questi temi.Il Csm,che ha anche un compito di formazione,dovrebbe attrezzarsi,ma fa molto poco.Se non c’è una riconversione di tutto il sistema,noi avremo da una parte una mafia che non è più sicuramente quella di Provenzano,dentro la stalla,ma è rappresentata sopratutto dai banchieri e da grossi finanzieri:mentre sull’altro fronte avremo uno Stato che arranca”.
Questo per quanto riguarda la politica.Ora chiediamo al dottor Ingroia se il sistema bancario faccia abbastanza.Se gli istituti di credito abbiano preso posizione su questi temi o no.La stessa Confindustria è stata piuttosto silente fino a ora,e secondo molti osservatori questo è abbastanza grave.
“All’interno del sistema bancario,l’unico significativo impegno viene dalla Banca D’Italia.Il governatore Draghi ha avuto un incontro con noi in procura,a Palermo,proprio per coordinarsi con il nostro dipartimento mafia-economia.Ha inoltre raggruppato le competenze dell’ex Ufficio italiano cambi dentro la Banca d’Italia istituendo una nuova unità di investigazione finanziaria assolutamente efficiente,che noi utilizziamo”
Quindi è da valutare positivamente quest’accorpamento,che ha dato via all’Unità di informazione finanziaria all’interno di Bankitalia.
“La Banca d’Italia si è mossa in una direzione giusta:questa struttura va dotata di maggiori uomini e mezzi,però è già qualcosa il fatto che sia partita.Per quanto riguarda Confindustria,nella gestione Montezemolo ha preso una posizione comunque coraggiosa;la Marcegaglia mi pare si muova con più difficoltà.Ci hanno assicurato che continueranno nella stessa direzione.Ne prendiamo atto e ci auguriamo che sia davvero cosi:dalle parole ai fatti.
“Invece da parte dell’Abi,l’Associazione bancaria italiana,non mi pare che ci siano attenzione,sensibilità e impegno.Sono decisamente indietro su questo fronte,però ogni mondo è paese,non è solo l’Italia ad avere problemi di questo tipo.
L’emanazione di un testo unico significherebbe mettere le mani in tutto il diritto penale dell’economia,nelle leggi sul falso in bilancio.Esistono addirittura delle leggi che consentono,quando si arriva al fallimento,di spostare di città in città la società e poi spostarla all’estero,per cui il fallimento praticamente sparisce.Ciò indica un progressivo deterioramento della legalità nell’economia.Il che,ovviamente,apre la strada e facilita il riciclaggio dei capitali mafiosi.
“Allo stato di oggi non siamo molto lontani da una legislazione dell’impunità”

Colletti Sporchiultima modifica: 2009-01-28T15:58:00+01:00da anglotedesco
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