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Non ho ancora sentito o letto Marco Travaglio perchè sono appena tornato a casa.Ho letto via telefonino alcuni articoli in particolare queli del blog di Di Pietro.Ha messo un pezzo del suo libro,io invece la prossima settimana ne metterò pezzi diversi nel quale vengono fuori i modi che  i genitori hanno cresciuto Antonio.Io personalmente non mi trovo d’accordo e scommetto che molti queste cose non lo sanno.

Sul mio canale di Youtube qualcuno mi ha dato del bastardo perchè dicono che parlo male dell’Italia. Ovviamente a dirmelo è stato un ragazzotto 18enne che ovviamente non sa nulla di certe cose perchè l’80% dei giovani italiani non rappresentano una risorsa importante,ma l’ignoranza.A questo signorino rispondo che non sono io che parlo male dell’Italia ma le cifre. Sicuramente non saprà niente del fatto che grazie alla classe politica e non mia, l’Italia ha il debito pubblico piu alto dell’Occidente e che lo paga anche lui.Come non si rende conto che questo paese è campione d’Europa di evasione fiscale e che ogni cittadino (lui compreso) deve pagare 1.600 euro l’anno.Per non parlare dei 100 miliardi di euro in piu nelle tasche delle italiane senza questi vigliacchi evasori.

Sto guardando Iceberg ,la puntata è interessante (in settimana su Anglotedesco Channel ne metterò una bella fetta) dove c’è anche Bruno Tinti. Il sondaggio chiede:se la Giustizia in Italia è lenta di chi è la colpa:

A) della politica

B) della magistratura

C)dei cittadini

Secondo voi qual’è la percentuale più alta? Ovviamente la B ,perchè stiamo parlando di un paese che la maggior parte delle persone hanno una cervello di un bambino di 12 anni.La politica fa le leggi su misura (rallentando i processi),vengono tolte le intercettazioni ed è colpa della Magistratura? E’ proprio un paese di rincoglioniti.

LEGGETE QUESTI ARTICOLI E FATEVI UNA CULTURA

da www.antoniodipietro.it

RIZZOLI:SBIANCHETTAMENTO DI REATO

Ancora di informazione vi voglio parlare, proprio perché la disinformazione continua e la democrazia è sempre più a rischio.

Voglio partire da un paio di esempi. Tutti i giornali, i più blasonati, e mi riferisco a quei giornali che non hanno trovato neanche lo spazio di mettere in prima pagina che il complice di Berlusconi, tale David Mills, è stato condannato ad alcuni anni di carcere per essere stato corrotto per conto di Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio. Questi giornali che sono cosi “impegnati in altre faccende”, che non si accorgono che il complice del Presidente del Consiglio è stato condannato per un fatto in concorso con quest’ultimo, che settimana scorsa hanno trovato modo di mettere in prima pagina “Angelo Rizzoli assolto”.

Chi è Angelo Rizzoli? E’ colui che è proprietario del Corriere della Sera, un signore che 26 anni fa è stato arrestato per bancarotta fraudolenta per aver occultato, dissipato, o distratto dalla loro destinazione 85 miliardi di lire, di allora. Ieri, dopo 26 anni, tutta la stampa scrive “assolto”. Tutti a far interviste, dove dichiara di uscirne pulito dopo 26 anni di persecuzione, “il marchio di infamia di bancarottiere era tutto fumo”, “hanno distrutto la mia vita”, insomma, una vittima di questi “cattivissimi giudici”.

Mi sono preso la briga, e pochi altri tra cui Marco Travaglio, di andare a leggere la motivazione, e ho scoperto che in realtà la Cassazione non lo ha assolto perché il fatto non sussiste o perché non ha commesso il reato, ma perché la bancarotta patrimoniale societaria in amministrazione controllata è stata depenalizzata dal 2006, perché il governo Berlusconi ha fatto si che quello che era prima reato non è più reato, insomma, lo ha sbianchettato.

Rizzoli non dovrebbe accendere un cero a San Antonio, ma a San Silvio, ma da cui a dire che 26 anni di pene semplicemente perché si è trovato il nuovo modo per non fare reati, ossia non far diventare reato quello che prima lo era, ce ne passa. E’ come dire “uno è un ladro perché ruba sempre”, e ci sono tre modi perché uno non sia più ladro: che la smetta, che vada in galera o che non esista più la legge che punisce il ladro. Ecco, in questo caso è stata scelta la terza, non esiste più la norma che punisce il ladro.

Lo dico perché bisogna riflettere su che cosa succede quando si fanno le leggi ad personam, che quando furono fatte perché servivano agli amici del Presidente del Consiglio e che adesso si estende a fatti cosi complessi di questo signore, che aveva a che fare della P2 e che aveva consegnato le redini di un giornale cosi importante a personaggi della stessa P2.

Lo dico perché nessun giornale sta parlando in queste ore di un altro caso: il caso della famiglia Mastella, per cui pochi giorni fa il Tribunale di Napoli ha chiuso le inchieste e ha recapitato, a coloro che sono indagati, l’avviso di chiusura indagini, che può seguire poi alla richiesta di rinvio a giudizio. Tra questi ci sono lo stesso Mastella e la signora Lonardo. La cosa simpatica è che Mastella è candidato per il Pdl, la moglie è presidente della giunta ragionale in quota Pd, ed entrambi sono nello stesso partito, l’Udeur. Quindi, l’Udeur sta con un piede dalla parte del Pdl e con l’altro dalla parte del Pd, mentre quest’ultimo sta a guardare. Sarei davvero curioso di sapere cos’ha da dire il neosegretario del Pd Franceschini su questo punto. Certo è che per queste due persone, insieme ad altre persone ed esponenti dell’Udeur, sono state chiuse le indagini per una serie di reati. Anche di questo non è stata data alcuna notizia.

Qual’è la morale della favola? Fanno notizia le archiviazioni, non fanno notizia le imputazioni. Fanno notizia più le archiviazioni dello scandalo Saccà-Berlusconi che la condanna di Mills perché corrotto da Berlusconi. Questa stampa che funzione ha? Quella di informare i cittadini che ci sono delle persone da cui stare attenti o di far credere ai cittadini che delle persone da cui bisogna stare attenti sono delle brave persone?

Credo che bisogna riflettere su tutti questi temi, e proprio per questa ragione prima di andare a votare la prossima volta bisogna conoscere nome e cognome delle persone, non tanto i partiti d’appartenenza.

IL GUASTAFESTE:ATTENTI AL SUFFLE’

Riporto un brano tratto da “Il guastafeste“, la mia autobiografia pubblicata da “Ponte alle Grazie” e scritta dal mio intervistatore Gianni Barbacetto, dal titolo “Attenti al soufflé” (pag. 151).

Gianni Barbacetto: Oggi, dopo poco più d’un decennio, sembra di vivere in un altro mondo. L’Italia non è più un esempio per nessuno. Mani pulite è lontana. Il mondo è entrato in una fase di paura e di crisi. E lei ha intrapreso la via della politica. Da questo punto di vista, sta vivendo il suo momento magico: è oggi in Italia la figura più visibile dell’opposizione a Berlusconi, ha di molto aumentato la sua popolarità e, secondo i sondaggi, anche i voti per il suo partito. Ritiene che sia una tendenza che continuerà, oppure il suo successo di questo momento è, come dice qualche suo avversario, un soufflé destinato presto a sgonfiarsi?
Antonio Di Pietro: L’Italia dei valori, come ho già detto, è un partito politico che non ha alcuna velleità di costruire nuove ideologie o di rimanere in vita in eterno. Per scelta, noi abbiamo fatto un « partito mezzo » e non un « partito fine ». Abbiamo un obiettivo da raggiungere, poi possiamo pure appendere le scarpe al chiodo. L’obiettivo è semplice ma ambizioso: contribuire al ricambio generazionale della classe politica. Sì, con Mani pulite è stato possibile fare una radiografia accurata dei mali della prima Repubblica. Per passare alla seconda, è necessaria una terapia d’urto che solo il ricambio della classe dirigente può produrre. Coloro che avevano le mani in pasta negli affari di Tangentopoli non hanno alcuna intenzione di fare un passo indietro, tanto è vero che ce li ritroviamo ancora adesso tutti lì in prima fila a pontificare e discettare. Contro questo andazzo, la magistratura non ha potuto né può fare nulla; nemmeno le manette sono servite per fermarli. Solo il popolo – attraverso libere e democratiche elezioni – può liberarsi di queste persone, scegliendone di diverse. Ecco a cosa serve il « partito mezzo » Italia dei valori: a fare da contenitore per permettere a persone perbene e dalle mani pulite di essere elette, diventare amministratori pubblici e così sostituire la vecchia classe dirigente. Ci riusciremo? Qualche menagramo dice di no, ma io so che chi non comincia non arriverà mai. Sta di fatto che in pochi anni sono riuscito a mettere in piedi un partito dal nulla che ora è uno dei pochi rappresentati in Parlamento, che ha riconoscimenti a livello internazionale, che è presente anche al Parlamento europeo, che opera in tutto il territorio nazionale e che viene sempre di più visto come la vera, unica opposizione al modello fascistoide di governo berlusconiano, fatto di furbizie, favoritismi, leggi ad hoc, manganelli e accenni di xenofobia. L’Italia dei valori è la prima delle proposte nate nel nostro Paese dopo la caduta del muro di Berlino per creare un’azione politica che prescinda dalle ideologie, dalle appartenenze, dalle aggregazioni politiche viste fin qui. Questo non vuol dire che per noi destra e sinistra siano la stessa cosa. Abbiamo alcuni punti fermi: la nostra Costituzione (e dunque il ripudio del modello fascista) e l’affermazione del modello democratico, solidale e riformista… Io credo che tutte le persone di buona volontà dovrebbero lavorare per costituire quest’area politica, che in verità non è, non può e non deve essere rappresentata solo dall’Italia dei valori.

Gianni Barbacetto: Ma quello che lei ipotizza non è già realizzato oggi dal Partito democratico?
Antonio Di Pietro: Gli attuali partiti, proprio perché hanno una loro storia e un loro passato, finiscono per essere contenitori troppo stretti per tutta quest’area. Io sono dell’idea che noi, seppur con grandi difficoltà, dobbiamo lavorare per creare qualcosa di inedito. Un nuovo, grande partito riformista basato sui classici e irrinunciabili valori della libertà, della legalità e della solidarietà, soprattutto verso le fasce sociali più deboli, che però vada oltre e possa intercettare anche quegli elettori che non si riconoscono in un partito che ha messo insieme i gruppi dirigenti post-comunisti ed ex democristiani. Le aggregazioni che si sono realizzate finora, sia a destra (PDL) sia a sinistra (PD), sono risultati di fusioni a freddo, in cui si sono riorganizzati pezzi di ceto politico, di classe dirigente già strutturata, di apparati di potere. Le aggregazioni, sia di qua sia di là, finiscono spesso con la rivendicazione di quanti posti spettano ai vari capicorrente. Se l’Italia dei valori dovesse andare a collocarsi dentro questo Partito democratico, diventerebbe una nuova corrente accanto alle altre. No, c’è ancora tanta strada da percorrere per fare un partito davvero nuovo. Quindi, a chi dice che l’Italia dei valori sia un soufflé destinato a sgonfiarsi, io dico innanzitutto che noi non abbiamo alcuna intenzione di gonfiarci. Vogliamo invece fare un percorso che porterà, alla fine, ad affermare una classe dirigente nuova e a costruire una nuova aggregazione a cui daranno il loro contributo l’Italia dei valori, il Partito democratico e tutte quelle altre realtà che vorranno esserci, nel nome della libertà sì, ma anche della legalità e della solidarietà. Sarà una forza che si differenzierà dal centrodestra berlusconiano perché proporrà non soltanto le libertà individuali, che da sole, senza regole, danno il via libera alla competizione in cui vince il più scaltro, o il più forte, o il più spregiudicato, o il più mascalzone, ma anche le libertà insieme alla solidarietà e alla legalità. Dunque l’Italia dei valori non è un soufflé, né gonfio, né sgonfio: è una forza politica d’avanguardia che vuole dare il suo contributo per costruire la nuova politica.

da www.beppegrillo.it

Buongiorno a tutti.
Oggi diamo un po’ di notizie che sui giornali avete trovato taroccate, ribaltate o addirittura taciute.
Sono notizie che appartengono tutte a una nuova tendenza del giornalismo italiano, sempre con le dovute e sempre più rare eccezioni, cioè che se un processo va a finire male per un uomo potente non se ne parla o si minimizza, se va a finire bene per l’uomo potente che ne esce in qualche modo allora grande enfasi.
Se ne parla con grande strepitio e strombazzamento; viceversa, i processi ai poveracci possono andare solo in una direzione: male per loro, perché se vanno bene per loro è uno scandalo e immediatamente si insorge contro le scarcerazioni facili, le assoluzioni facili e il buonismo.
Cosa che peraltro accade sempre quando sotto processo c’è un potente: i processi ai potenti si concludono regolarmente con polemiche furibonde sui magistrati, sia che il processo sia finito con un’assoluzione, un’archiviazione o un proscioglimento sia che il processo si concluda con una condanna o un rinvio a giudizio.

La macchina del complotto perpetuo

Perché dico questo? Perché hanno inventato la macchina del complotto perpetuo. Faccio un esempio: se un potente viene indagato e rinviato a giudizio, ecco la polemica sull’appiattimento del giudice che si siede sulla linea del pubblico ministero, ne sposa acriticamente le tesi e quindi bisogna separare le carriere perché il fatto che il giudice dia ragione al PM indica che c’è stato un complotto fra magistrati. Questo nel caso di condanna o rinvio a giudizio, insomma di esito negativo per il potente.
Se uno viene indagato e poi archiviato o prosciolto o assolto, polemiche perché è stato perseguitato per anni e ora finalmente un giudice ha riconosciuto la verità, ha fatto cadere il teorema dei PM. E’ la prova che c’era un complotto.
Se un processo va male a un potente è la prova che c’è il complotto, se il processo va bene al potente è la prova che c’era un complotto e meno male che il giudice, sia pur tardivamente dopo anni di calvario, ha sventato il complotto ai danni del potente.
Questo è la tendenza, ricorderete che a dicembre eravamo continuamente perseguitati da una serie di notizie e da una serie di commenti: le notizie erano quelle che riguardavano uomini politici nazionali, regionali e locali che finivano sotto inchiesta per vari scandali – c’era stato un addensarsi di scandali che coinvolgevano, tra l’altro, molte giunte di centrosinistra come il caso di Napoli, dell’Abruzzo, di Pescara, di Firenze, della Basilicata, della Calabria – dopodiché alcune vicende vanno avanti, altre si fermano, altre vengono ridimensionate com’è fisiologico nei processi.
Noi avevamo tutti i giorni questi articoloni sul Corriere della Sera di questi super tromboni che parlano di giustizia senza nemmeno sapere di cosa stanno parlando, questi giuristi per caso che parlano della giustizia come i cazzari nei bar e nei biliardi fanno la formazione della nazionale di Calcio, i quali non la finivano più di dire: “ecco, il GIP ha ridimensionato l’accusa del Pubblico Ministero” oppure “il PM li voleva mettere dentro e il GIP li ha messi fuori” oppure “il GIP li ha messi dentro ma è intervenuto il Riesame e quindi è la prova che le Procure complottano, che bisogna separare le carriere”.
Sublime stupidaggine perché stavano appunto parlando di Riesami che si stavano dissociando dai GIP o di GIP che si dissociavano dai PM, a dimostrazione del fatto che la dialettica c’è e che non è vero che gli uni danno sempre ragione agli altri solo perché sono colleghi nella stessa carriera.
Questo era quello che ci dicevano fino a un paio di mesi fa.
Poi silenzio e naturalmente adesso arrivano notizie di quelle indagini di cui si parlava allora, e anche di indagini di cui si parlava un anno fa.

Che fine hanno fatto i processi ai Mastella?

Per esempio: tredici mesi fa, credo fosse il 16 gennaio 2008, apprendemmo, una mattina, che avevano arrestato la moglie di Clemente Mastella.
La signora Sandra Lonardo, presidente del Consiglio Regionale della Campania, era finita agli arresti domiciliari con l’accusa di concussione e altri reati.
Era stata indagato lo stesso giorno Clemente Mastella, era stato messo ai domiciliari il loro consuocero, l’ingegner Carlo Camilleri, e avevano arrestato e/o indagato una dozzina di esponenti dell’Udeur, per lo più amministratori pubblici di regione, comune di Napoli e comuni della Campania dell’Udeur, il partito di Mastella, che era ministro della Giustizia.
E’ bene ripeterselo perché è talmente grossa che Mastella abbia fatto il ministro della Giustizia che uno magari se ne dimentica o pensa sia una battuta: no, Mastella era veramente il ministro della Giustizia nel governo di centro sinistra che poi, naturalmente, ha ceduto il passo a Berlusconi.
Bene, tredici mesi dopo la notizia l’ho trovata sulla cronaca locale di Napoli del Mattino, non è una notizia che avete potuto leggere salvo forse qualche microscopico trafiletto di quelli che si riescono a individuare col microscopio elettronico.
La notizia è che tredici mesi dopo l’esplodere dello scandalo a Santa Maria Capua Vetere la procura di Napoli ha chiuso le indagini, ha depositato gli atti. Questo è il titolo del Mattino di Napoli dell’altro giorno: “Concussione, Mastella verso il processo. Avvisi di chiusura indagini per l’ex guardasigilli, la moglie e altri ventidue indagati”.
Il problema è che quando fu avviata l’indagine, quando si arrivò a scoprire che c’era l’indagine, cioè quando furono compiuti i primi atti pubblici, l’arresto e gli avvisi di garanzia, e si lessero le carte di questo processo, si lesse il mandato di cattura, si lessero gli avvisi di garanzia, gli inviti a comparire, c’erano ovviamente le fonti di prova in base alle quali questi signori – il ministro della giustizia dell’epoca, la sua signora presidente del Consiglio regionale – erano accusati e c’erano molte intercettazioni, oltre alle testimonianze di vari personaggi.
C’erano maneggi per sistemare gente nelle varie ASL, nei vari ASI, nei vari enti territoriali industriali; c’erano minacce per far andare una carica a questo piuttosto che a quello; c’erano lottizzazioni e tutti i giornali si affrettarono a dire: “ma dov’è lo scandalo?”.
Anzi, fecero scandalo del fatto che i magistrati avessero ritenuto che quelli fossero reati, tutti intitolarono: “Così fan tutti”.
Così fan tutti un corno, perché se così fan tutti, tutti dovrebbero finire in galera visto che tutto ciò è vietato dalla legge; in ogni caso, per fortuna, non è vero che così fan tutti perché di Mastella ce n’è tanti ma non si può dire che tutti gli italiani o tutti i politici italiani siano come lui.
In ogni caso avevano preso lui e la sua signora. Era stato detto: “ma l’indagine fatta da Santa Maria Capua Vetere è viziata perché non è competente, infatti il GIP dopo avere disposto le misure ha trasmesso gli atti per competenza a Napoli, adesso vedrete che a Napoli ci sono i magistrati bravi che smonteranno queste porcherie”.
Ricorderete che il ministro Mastella in carica insultò più volte quell’anziano, piccolo procuratore che aveva problemi anche a parlare alle telecamere, non riusciva a comunicare perché è uno che ha fatto il magistrato in provincia per tutta la sua vita. Fu insultato più volte come se il compito di un magistrato fosse quello di presentarsi bene in televisione.
Mastella disse: “quel farabutto”, lo voleva denunciare.
Bene, l’inchiesta è passata a Napoli, a Napoli è intervenuta la procura che ha confermato che era buona l’indagine di Santa Maria Capua Vetere. Allora gli indagati si sono rivolti al Tribunale del Riesame, poi alla Cassazione.
Piccolo problema: pure la Cassazione ha dato ragione ai magistrati di Santa Maria Capua Vetere sostenendo che quell’inchiesta andava fatta e andava fatta così, che era giusto fare quelle misure cautelari e non che erano state disposte.
A quel punto, si è aspettata la conclusione senza più parlarne, anzi ogni tanto saltava fuori qualcuno a dire “chissà che fine avrà fatto quell’inchiesta che aveva fatto cadere il governo”, perché ci avevano raccontato che avevano fatto cadere il governo, con quell’inchiesta, tant’è che qualcuno, ignorante come una capra, senza ricordare bene le cose, confondeva l’inchiesta di Santa Maria Capua Vetere con “Why Not” di Catanzaro, e c’era qualcuno che diceva che De Magistris con l’inchiesta di Catanzaro aveva fatto cadere il governo Prodi, indagando Mastella; perché pure De Magistris indagava su Mastella, ma fu iscritto nel registro degli indagati nell’ottobre del 2007 e restò ministro imperterrito a novembre, dicembre e gennaio.
Poi prese a pretesto l’arresto di sua moglie, ma non perché fosse collegato al governo Prodi; anzi, conoscendo Mastella figuratevi se avendo la moglie agli arresti domiciliari ed essendo lui indagato fa il nobile gesto di dimettersi. Allora perché non si era dimesso tre mesi prima quando era stato indagato a Catanzaro?
E’ evidente che Mastella non si è dimesso da ministro e non ha fatto cadere il governo Prodi a causa di quell’inchiesta di Santa Maria Capua Vetere, come non l’aveva fatto neanche a causa dell’indagine di Catanzaro: Mastella quando è in difficoltà la poltrona la prende e la tiene, non la molla certamente. Sei ministro della Giustizia… ci siamo capiti…
Perché fece cadere il governo? Perché si era messo d’accordo con Berlusconi di far cadere il governo Prodi in modo da evitare la riforma elettorale che stavano concordando Berlusconi e Veltroni che per Mastella sarebbe stata esiziale come per tutti i partiti piccoli, visto che era la famosa riforma per fare dell’Italia un Paese bipartitico – PD e PDL, gli altri via – e per prevenire il referendum elettorale che avrebbe segnato la fine dell’Udeur.
Lui fece cadere il governo Prodi perché Berlusconi in cambio, forse addirittura per iscritto, gli aveva promesso di portargli in Parlamento, nelle sue liste, dieci senatori e venti deputati.
Questa è la ragione per cui Mastella si dissocia dal governo Prodi, tradisce il centro sinistra e gli elettori che l’avevano votato.

Il preludio del rinvio a giudizio

Si diceva: “chissà che fine han fatto i processi che han fatto cadere il governo Prodi”. Eccolo qua: in tempi record, un anno dopo averla presa in mano, la procura di Napoli manda gli avvisi di conclusione delle indagini che, come ben sa chi fa il mestiere di cronista giudiziario o chi ha studiato un po’ di legge, è il preludio alla richiesta di rinvio a giudizio.
Una volta, alla fine dell’indagine, il PM decideva se farla archiviare o se mandare gli indagati a processo e si rivolgeva al GIP; adesso, da qualche anno per allungare un po’ i tempi della giustizia, hanno previsto questa fase ulteriore: c’è un cuscinetto temporale alla fine dell’indagine in cui il magistrato avverte gli indagati che l’indagine è finita, che non intende archiviare e che quindi, prima della richiesta di rinvio a giudizio, molto probabile e prevedibile, gli indagati possono chiedere qualche supplemento d’indagine o interrogatorio in più.
Siamo in questa fase: hanno avvertito Mastella, sua moglie e gli altri 22 che verranno presto chiesti i loro rinvii a giudizio e se vogliono che sia sentito qualcuno o acquisita qualche carta.
L’inchiesta è finita, salvo diverse interpretazioni di reati: qua si contestano una serie infinita di concussioni e nello stesso tempo non si contesta più l’associazione per delinquere. Evidentemente si ritiene che questi 22 non fossero tutti associati in una stessa banda ma agissero ora due o tre insieme, ora due insieme, ma che non fosse un’intera associazione. Questi sono dettagli anche perché li vedrà il giudice.
Interessante è vedere gli episodi contestati, visto che ci siamo dimenticati tutto e visto che all’epoca ci dissero che erano cazzatelle e che così fan tutti.

Le accuse a Mastella

Mastella, tanto per parlare soltanto di lui e della moglie, è accusato di sette diversi episodi delittuosi: tre concussioni, tre abusi d’ufficio e una rivelazione di segreto d’ufficio.
La concussione è un’estorsione commessa da un pubblico ufficiale, in questo caso un signore che faceva o il parlamentare, se agiva prima della nascita del governo Prodi, oppure il ministro della Giustizia. Concussione: un’estorsione fatta da un pubblico ufficiale. Minacce di danni ingiusti a una persona per ottenere qualcosa in cambio, da parte di un signore che è titolare di un’autorità pubblica.
A lui gliene attribuiscono tre, poi tre abusi d’ufficio – tre volte avrebbe violato la legge per abusare del suo potere pubblico – e una volta avrebbe rivelato dei segreti d’ufficio.
Vediamo, capi d’imputazione: Mastella è accusato nella sua qualità di leader nazionale dell’Udeur – non agiva in quanto ministro ma in quanto leader nazionale di un partito che in Italia non contava e non conta molto ma a livello locale, a Napoli, è l’ago della bilancia e infatti la moglie è presidente del consiglio regionale.
Primo fatto: in concorso con il consuocero, il padre della moglie del figlio, Carlo Camilleri, e con due assessori regionali, Mastella avrebbe tentato di costringere Bassolino, presidente della Regione, ad assicurare la nomina a commissario dell’Area di Sviluppo Industriale, a una persona designata da Mastella.
Seconda presunta concussione: Mastella tentò, secondo l’accusa, di costringere il dirigente di un’ASL a concedere appalti, posti di lavoro e incarichi dirigenziali a gente appartenente all’Udeur. Qui ci sono Mastella, la sua signora, il capogruppo regionale dell’Udeur, il consulente legale – perché la moglie di Mastella ha persino un consulente legale, indagato insieme a lei per cose illegali… diciamo è il consulente illegale -, il consigliere regionale Ferraro e un altro assessore.
Ora c’è il primo abuso d’ufficio: abuso e rivelazione di segreto d’ufficio, l’accusa che riguarda Mastella e il presidente della sezione del Tar Campania oltre che due presunti istigatori, si riferisce al fatto che Mastella e questi si sarebbero interessati per far andare in un certo modo un ricorso al Tar.
Altri due abusi d’ufficio gli sono contestati insieme al consuocero e altri suoi collaboratori per presunte irregolarità a vantaggio di una comunità montana.
Mastella, insieme al consuocero e ad altri, risultano poi indagati per una terza concussione per la nomina di un esponente dell’Udeur ad assessore dei lavori pubblici del comune di Cerreto Sannita.
Queste sono le accuse; ricorderete, a proposito della moglie, che era stata arrestata perché si era scoperto che nella sua funzione di presidente del Consiglio regionale della Campania aveva, in una famosa telefonata in cui diceva “quello è un uomo morto”, dichiarato guerra al direttore generale di un’ASL il quale si era permesso di nominare come primario un esponente di un partito – un medico, diciamo che per fare i primari aiuta il fatto di essere medici, ma in questo caso non era strettamente necessario, qui sfioriamo le storie di Cetto La Qualunque.
C’era la necessità, secondo lei, di mettere un ginecologo Udeur, l’importante non era tanto la laurea quanto l’Udeur. Se un ginecologo è Udeur il bambino viene fuori meglio, nella loro concezione.
Allora, per sistemare il ginecologo Udeur, avevano fatto strame di ogni regola, tant’è che c’era questo dirigente che veniva massacrato dal gruppo regionale dell’Udeur con interpellanze, interrogazioni. Appena si è permesso di non nominare il ginecologo Udeur ma uno vicino a un altro partito, che riteneva più bravo, hanno cominciato a fargli sapere che gli avrebbero fatto delle interrogazioni parlamentari, che se ritirava quella nomina e si comportava bene e accettava di obbedire all’Udeur non gliele avrebbero più presentate… insomma c’era tutta un’attività nella quale questo signore si è ritrovato vittima, secondo i magistrati, di un’estorsione.

I regali della moglie di Mastella

Dato che la signora Mastella è molto versatile e ha una concezione abbastanza elastica dei suoi doveri, è interessante sapere che nei giorni scorsi – questo non c’entra niente con l’inchiesta penale, questo riguarda la Corte dei Conti – ha ricevuto una contestazione dal procuratore regionale della Corte dei Conti per avere regalato seicento piatti di pregio al personale dipendente della presidenza del Consiglio Regionale e sessanta medaglie d’oro massiccio ai consiglieri.
Voi sapete che questi poveri consiglieri regionali guadagnano poco, non sanno come sbarcare il lunario e arrivare alla fine del mese: quelli della Campania sono più fortunati perché c’è la signora Mastella che è una specie di Babbo Natale tutto l’anno che ha regalato loro medaglie d’oro massiccio per la modica cifra di 17.940 euro.
Secondo la procura contabile della Corte dei Conti la spesa è illegittima: nessuno ha mai sentito il bisogno di regalare medaglie d’oro massiccio ai consiglieri regionali, i quali forse farebbero bene a ridursi lo stipendio invece di incrementarlo in quel modo.
Naturalmente, la signora Mastella si è difesa con la solita faccia da signora Mastella, e ha detto: “quella della procura è una mera ipotesi, le medagliette commemorative sono una tradizione di quasi tutti gli organismi legislativi del mondo”.
In quale assemblea legislativa del mondo non si regalano medaglie d’oro ai consiglieri? E’ proprio una prassi che lei ha seguito e vanno sempre a perseguitare lei, piove sul bagnato.
L’analisi della Corte dei Conti, scrive La Repubblica di Napoli – purtroppo anche qui solo nelle pagine locali perché le notizie sgradite vanno a finire solo nelle pagine locali – prende in esame molti nodi riguardanti l’impiego delle risorse in regione Campania, che continua a detenere partecipazioni in più di trenta società, due riguardano la diffusione della cultura, poi c’è la sanità regionale, il comune di Napoli, sprechi di ogni genere, rifiuti.
Tra l’altro, la gestione del denaro pubblico riguarda anche il caso Romeo che sapete è in galera perché aveva la gestione del patrimonio immobiliare e ne faceva l’uso che abbiamo letto.
La Lonardo ha detto che in fondo questi doni sono poco costosi e quindi è assurdo che lei non possa disporre di migliaia di euro per regalarli non alle persone povere ma ai consiglieri regionali.
Vedremo come andrà il processo, certo è significativo che in tutti i festosi articoli che nelle ultime settimane sono stati dedicati a Mastella il quale piangeva miseria, diceva di essere stato vittima di un complotto, chiedeva risarcimenti per i danni subiti, diceva che tutti gli scandali erano finiti a suo favore, con la sua piena riabilitazione, quando qualche giorno dopo è venuta fuori la notizia della chiusura delle indagini in cui viene accusato di sette capi di imputazione gravissimi come le ipotizzate concussioni, nessuno abbia poi voluto correggere il tiro.
Ovviamente chi non legge le pagine locali di Repubblica o del Mattino probabilmente pensa che Mastella veramente non abbia più indagini in corso. In realtà ne ha una che sta per andare a processo come questa, ne avrebbe un’altra a Catanzaro che sarebbe andata avanti se non fosse stato buttato fuori, peraltro come aveva chiesto lo stesso Mastella al CSM, il PM titolare, cioè De Magistris.
Si è poi scoperto – lo ha scoperto la procura di Salerno – che l’archiviazione di Mastella nel caso “Why Not” dipendeva dal fatto che al GIP la procura, dopo aver tolto le indagini a De Magistris, non aveva mandato tutti gli atti di accusa a carico di Mastella e quindi sulla base di una parziale documentazione il GIP aveva deciso di archiviare dicendo “qui non ci sono elementi per rinviare a giudizio, anzi non ci sono elementi nemmeno per indagarlo, Mastella”. Certo, perché gli elementi che De Magistris e il suo consulente Genchi avevano trovato e avevano obbligato loro a indagare Mastella, la procura – secondo l’accusa salernitana – non li aveva mandati al GIP rendendo quindi il GIP orbo rispetto ai fatti che erano stati scoperti.
Abbiamo questa indagine pienamente in attività a Napoli, avremmo quell’altra indagine che sappiamo com’è finita proprio per tutti i maneggi intorno a Catanzaro.
A proposito: fate girare l’intervista di Genchi al blog di Grillo che è spettacolare, ma non mi pare di dover aggiungere niente su quello.

Informazione piduista

Chiudo con una piccola parentesi: la stessa vicenda di Mastella, allo specchio, è capitata in questi giorni a proposito di Angelo Rizzoli, l’erede della famiglia Rizzoli, il più importante gruppo editoriale privato e puro – facevano solo gli editori, i Rizzoli – che ha fatto la storia dell’editoria italiana e che a causa di quest’ultimo rampollo, negli anni Ottanta fu consegnata con dentro il Corriere della Sera alla P2, dopo avere accumulato debiti incredibili.
Rizzoli fu arrestato; era iscritto alla P2, fu condannato per bancarotta patrimoniale societaria in amministrazione controllata, per avere distratto dalle casse del gruppo la bellezza di 85 miliardi di lire degli anni Ottanta.
Ventisei anni dopo ha chiesto alla Cassazione di annullare quella condanna per bancarotta perché… lo chiedo a voi!
Se avete visto i giornali e i telegiornali il messaggio che è passato è che ventisei anni dopo, ventisei anni di calvario, questo pover’uomo è stato completamente scagionato dalla Cassazione che ha stabilito che non aveva fatto niente.
Assolutamente falso! La sentenza è simile a quelle che riguardano Berlusconi sul falso in bilancio, dove si dice che il falso in bilancio non è più previsto dalla legge come reato, perché è stato depenalizzato.
Nel caso di Rizzoli non se l’è depenalizzato lui, questo è il suo unico elemento di vantaggio rispetto a Berlusconi. Berlusconi si depenalizza direttamente i reati, ma l’assoluzione di Angelo Rizzoli che poi se ne va in giro a fare la vittima del complotto e a dire “mi hanno ridato l’onorabilità, esco pulito a testa alta”… per niente! Quello era reato quando l’aveva commesso, non era più reato quando se n’è occupata la cassazione, chiamata da lui a cancellare una condanna che aveva già avuto perché nel frattempo, nel 2006, è stata abolita la bancarotta patrimoniale societaria in amministrazione controllata.
Uno, quando è così fortunato che gli cancellano il reato, accende un cero alla Madonna o a Licio Gelli se è iscritto alla P2 e crede in altre religioni, e certamente non va in televisione a fare la vittima.
Lui ha fatto la vittima e adesso vuole addirittura il risarcimento dei danni, quasi come Mastella, ci chiede altri soldi, e tutti inebetiti di fronte a lui a dargli man forte e la possibilità di raccontare palle ai cittadini italiani.
Vedete che, a differenza del caso Mastella che si sta concludendo negativamente e quindi viene occultato dai giornali, il caso di Angelo Rizzoli che invece si è concluso molto positivamente, fortunosamente per lui, è stato grandemente enfatizzato dai giornali.
La gente ha detto su Mastella “chissà com’è andata a finire”, su Rizzoli invece si può scrivere che l’indagine non stava in piedi perché non aveva fatto niente, tanto poi chi lo viene a scoprire che l’hanno assolto soltanto perché avevano cancellato il reato?
Passate parola.”

da www.danielemartinelli.it

L’allarme dei servizi segreti «Possibili proteste violente»

LONDRA — I servizi segreti e le autorità inglesi sono in stato d’allerta. Temono che la crisi economica scateni violente proteste e tengono sotto controllo gruppi estremisti di destra e di sinistra. Secondo i media britannici l’MI5, Scotland Yard e il ministero della Difesa si stanno preparando ad affrontare disordini e manifestazioni che potrebbero degenerare. In casi estremi non è escluso l’intervento dell’esercito. Sono considerati a rischio il G20 a inizio aprile e la celebrazione del 1? maggio. Il timore è che anche le classi medie si allineino su posizioni radicali, riportando il Paese alle contestazioni degli anni ‘80.
L’estrema sinistra attacca su bonus e pensioni intascate dai dipendenti delle banche fallite, la destra sui disoccupati. A Bradford, Burnley e Oldham, teatro anni fa di gravi scontri razziali, il British Nationalist Party recluta adepti con una propaganda xenofoba fuori dagli uffici di collocamento.

Intanto anche Bergamo ha vissuto il suo sabato di fuoco per l’inaugurazione della sezione locale di Forza nuova. Nel video si respira il clima a cui credo dovremo farci il callo per l’incalzare della crisi economica che sta soppiantando lo stato di diritto.

da www.togherotte.ilcannochiale.it

LA DURA VITA DEI CANTASTORIE

Se qualcuno si ricorda di Pelé, un grande calciatore brasiliano, ricorderà anche una pubblicità di non so più quale prodotto nella quale il nostro, con un gran sorriso, diceva: se faccio una cosa, mi piace farla bene.
Così, da quando ho deciso di fare il cantastorie, mi sono fatto obbligo di andare dovunque mi avessero invitato; un cantastorie che si rispetti non sceglie le piazze dove raccontare, va dove c’è gente che lo vuole sentire. E spera che non gli tirino i sassi.
Certe volte le cose si fanno interessanti.
Qualche giorno fa mi è capitato di essere invitato ad una cena dover avrei dovuto parlare ad una trentina di persone; non avevo idea di cosa avrei trovato e il viaggio era anche lungo. Ma, fedele alla consegna, ci sono andato.

Qui di seguito racconto delle domande che mi sono state rivolte. Il tratto comune di quasi tutte è stato che si trattava dei luoghi comuni propinati dalla propaganda di regime. Ma questo è abbastanza naturale: se finisci nel villaggio di una fazione ti troverai per forza con chi a quella fazione appartiene. La cosa veramente preoccupante è stata che nessuno pareva avere la minima idea di cosa significavano le argomentazioni con cui mi bersagliavano. E in effetti, altro tratto comune era che non si trattava propriamente di domande ma di, anche se garbate (alla fine nemmeno tanto), vere e proprie aggressioni. Di conseguenza nessuno era minimamente interessato alle mie risposte, ciò che gli importava era di significarmi la loro appartenenza alla fazione in cui si riconoscevano e come questa avesse sempre ragione; e volevano anche dimostrarmi la loro disapprovazione per la fazione avversa e per quello (io) che ritenevano la rappresentasse. Insomma un evento che ha avuto un significato solo per me; in effetti ho imparato moltissimo. E può darsi che anche per i lettori di questo blog il resoconto sia proficuo.

Venendo alla storia.

Una signora  molto ben vestita mi ha chiesto, senza perifrasi e senza commenti, ma con un sorriso storto: “perché i giudici non applicano la legge ma la interpretano?”.

Le ho fatto osservare che, in effetti, si trattava di una doglianza piuttosto ricorrente negli ambienti della politica, e nemmeno limitata alla maggioranza. Ho aggiunto che il fatto che fosse ripetuta assai spesso non la rendeva meno sciocca. Ho poi spiegato che è vero, il compito del giudice è proprio quello di interpretare la legge e di applicarla meglio che può al caso concreto: e che, se così non facesse, la maggior parte delle leggi non troverebbero applicazione. Le ho portato ad esempio l’articolo 575 del codice penale, chiunque cagiona la morte di un uomo è punito etc; e le ho fatto osservare che, senza l’interpretazione della norma fatta dal giudice, chi uccidesse una donna non sarebbe punito perché la legge parla di uomo e non di persona o di essere umano. La signora non ha incassato bene e, con un grosso sbuffo, mi ha detto che è ovvio che quando si dice uomo si intende anche donna. E io ho sorriso e le ho fatto notare che quello che lei stava facendo in quel momento si chiamava appunto interpretazione di un concetto. Non è stata contenta.

Un’altra signora, molto più giovane e anche assai carina, mi ha contestato che i giudici abusavano delle intercettazioni telefoniche e che proprio per questo avevano disimparato ad indagare; che tornassero ai buoni vecchi metodi di indagine e scoprissero i delinquenti senza violare la privacy dei cittadini! Ho convenuto con lei sul fatto che, prima dell’invenzione della TAC e della risonanza magnetica nucleare, generazioni di bravissimi medici si sono industriate in diagnosi cliniche faticosissime; che qualche volta, con vera sapienza e buona dose di fortuna, probabilmente riuscivano anche a diagnosticare correttamente le malattie dei loro pazienti; ma che, più spesso, non ci capivano niente e finivano con l’ammazzarli. Le ho chiesto se lei avrebbe preferito, nel caso sciagurato che si fosse trovata affetta da gravi disturbi di origine e natura imprecisata, affidarsi a un bravissimo clinico del tardo 800 oppure se magari non avrebbe volentieri fatto ricorso al dottor House. Non ha rinunciato a rispondermi “non è la stessa cosa”; però poi è stata zitta.

Un signore, assai gioviale, ha premesso che lui veniva dall’America, grande Paese, dove tutto andava bene perché, là, i cittadini erano liberi di cercare la felicità: lo diceva anche la Costituzione Americana che era molto meglio della nostra perché, qui, i cittadini debbono per forza lavorare. Siccome ha percepito le mie perplessità (non avevo capito niente di quello che mi diceva), ha chiarito che l’articolo 1 della nostra Costituzione recita “L’Italia è una Repubblica (si è dimenticato di dire democratica, si vede che non gli interessava) fondata sul lavoro”; e invece quella americana dice appunto che è diritto di tutti gli uomini cercare la felicità. Ho confessato che non sapevo cosa rispondere, anche se avevo dei dubbi sul fatto che la Costituzione americana autorizzasse i cittadini a ricercare la felicità attraverso pratiche illecite. A questo punto lui mi ha detto che tanto in Italia si sa come vanno le cose, i giudici favoriscono i loro amici, è una cosa che capita continuamente. Lui, per esempio, aveva avuto la fortuna di trovarsi un giudice amico in un processo civile con un suo concorrente. E naturalmente (il naturalmente è suo) il suo amico giudice gli aveva dato ragione; lo sanno tutti che le cose vanno così. Qui non sono stato tanto bravo a mantenere la calma e, con tono teso, ho spiegato che, se questa cosa era vera, quel giudice aveva commesso sicuramente una grave scorrettezza, non astenendosi in un processo in cui era coinvolta una persona sua amica. E, se gli aveva dato ragione favorendolo perché, in realtà, lui aveva torto, aveva commesso un reato e avrebbe dovuto essere buttato fuori dalla magistratura. La cosa grave è che, non solo l’ “americano”, ma anche molti altri hanno sorriso con sufficienza.

Un altro signore mi ha detto (non mi ha chiesto se, mi ha detto) che la magistratura era politicizzata perché era divisa in correnti. Questa cosa è stata un po’ difficile da spiegare perché in effetti la storia del correntismo della magistratura è vera e fa molto male. Ho cercato di fargli capire che le correnti significano clientelismo, favoritismi nell’attribuzione di posti direttivi, strumenti per assicurare ai quadri dirigenti delle correnti stesse carriere parallele (capi di gabinetto, direttori generali, cariche in organismi internazionali etc) ma che non hanno nulla a che fare con la politica. Non esiste, gli ho detto, un collateralismo tra le correnti e i partiti, si tratta solo di centri di potere, di basse manovre clientelari, di raccomandazioni. Non l’ho convinto; ma, in questo caso, non è stata tutta colpa sua.

La serata è continuata ancora per un poco ed è finita meglio di come era cominciata. Ho trovato una coppia di giovani avvocati innamorati del loro lavoro, consapevoli della necessità di regole etiche prima ancora che giuridiche, desiderosi di confrontarsi sui problemi più gravi del processo penale (e anche di quello civile, meno male che c’era mia moglie). E lì, fuori del locale, con un freddo maledetto, ho pensato a Sodoma e Gomorra, all’Angelo del Signore e a Lot che gli chiedeva di risparmiarle se vi avesse trovato anche un solo giusto.

Sarà che siamo ancora qui tutti noi per merito di quei due giovani avvocati?

Free newsultima modifica: 2009-03-02T21:16:49+01:00da anglotedesco
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