Free news/all’interno il video di Everton-Middlesbrough

Gian Antonio Stella parla di Europarlamentari e a giugno andremo a votare per le europee.In Europa ci (vi,perchè io sono antitaliano) gente come Marcello Dell’Utri e Mario Borghezio.Ovviamente figuracce,appena che si sente parlare di Italia ,si pensa a qualcosa che ti fa venire indigestione e infatti basta vedere a come voglio affrontare le cose serie coloro che dovrebbero cambiare questo Paese. Stella fa notare che tutti preferscono “retrocedere” da Europarlamentare a Ministro della repubblica delle banane. Da segnalare che questa gente sono i piu pagati in assoluto ,si parla di 149.000 euro l’anno.Uno schifo totale.

Parliamo anche di calcio. Giornata di riposo dal lavoro e mi sono guardato il Quarto di finale di F.A Cup Everton-Middlesbrough.Dopo un primo tempo da sbadigli con il Boro in vantaggio grazie ad evidente errore del portiere Tim Howard.Nella ripresa il match si è fatto molto piu divertente e l’Everton prima con il belga di origine marocchina,Fellaini (l’acquisto piu costoso della storia dell’Everton) di testa e poi con Luis Saha entrato nel secondo tempo,strappa il biglietto per la semifinale che si affronterà a Wembley.

Da seguire anche i video di Marco Travaglio alla presentazione delle Liste Civiche a Firenze. E poi due video fatti da me che su Youtube stanno avendo un ottimo successo.Li ho pubblicati stamattina.Conto di frarni parecchi perchè certi libri vanno messi anche li e la gente deve apprendere che paese di merda è questo.

da www.corriere.it

LA GIRANDOLA DEGLI EURODEPUTATI (Gian Antonio Stella)

Deciso a stroncare l’andazzo indecoroso che vede gli italiani snobbare il Parlamento europeo, Silvio Berlusconi ha avuto un’idea: mandarci chi non ci andrà mai. Cioè i ministri. Per legge incompatibili. E destinati solo a rastrellare voti e incassare un po’ di soldi nelle settimane necessarie alla Cassazione a dichiararli decaduti. Una scelta di astuzia elettorale. Ma che rischia di esporci a Strasburgo a una nuova figuraccia. Agli occhi di tutti gli altri europei, infatti, abbiamo già buoni motivi per arrossire fin da quando Franco Maria Malfatti, primo italiano presidente della Commissione Europea, si dimise dopo soli due anni per candidarsi alle politiche e fare poi il ministro dell’Istruzione. Era la primavera del 1972. E quella scelta di preferire lo strapuntino domestico ministeriale alla presidenza del governo continentale fu presa male, a Bruxelles. Dove certo la nostra immagine europeista non è stata rafforzata dalla scelta successiva di Carlo Ripa di Meana di mollare il commissariato all’Ambiente per fare il ministro nel primo governo Amato. O da quella più recente di Franco Frattini di abbandonare la carica di vice-presidente della Commissione e commissario alla Giustizia per tornare alla Farnesina. Tutte decisioni lette dagli europei come un segnale preciso: per gli italiani è più importante la bottega domestica. Tesi confermata, negli anni, dalla pessima fama che via via si sono fatti i nostri deputati a Strasburgo. I più pagati di tutti, con quell’indennità di base di 149.215 euro (tre volte più di un portoghese, quindici volte più di un ungherese…) che sommata a tutte le altre voci e ai benefit vari può portare a un incasso di oltre 25 mila euro al mese.

I più assenteisti di tutti. Sono decenni, ormai, che i nostri si sono fatti questa fama. E le cose, stando a uno studio dell’Università tedesca di Duisburg e a una inchiesta delle Acli (secondo cui la presenza dei parlamentari italiani si attestava all’ultimo posto assoluto con il 68,6% e cioè 13 punti sotto i francesi, 20 sotto gli olandesi, 21 sotto i belgi e i finlandesi) sono progressivamente peggiorate. Fino al punto che Renato Brunetta può legittimamente vantarsi d’avere bucato, da europarlamentare, solo 73 sessioni plenarie su 221, con un tasso di assenze del 33,1%. Alto, rispetto al Senato Usa dove l’assenteismo medio negli ultimi decenni è stato del 3,1% e solo un senatore su 25 salta più di un decimo delle votazioni. Basso, rispetto a tanti colleghi. Di destra e sinistra. Una noia mortale, spiegò un giorno Gianni Vattimo a Claudio Sabelli Fioretti raccontando della sua frustrazione di deputato a Strasburgo: «Ogni volta mi chiedevo: ma che cavolo vado a fare? Era come entrare in un supermercato senza soldi. E si discuteva dell’altezza dei parafanghi delle auto e della lunghezza dei porri». Uffa, sbottano puntualmente tutti quelli che si sentono sotto accusa, «non vanno guardate le presenze nelle sedute ma nelle commissioni». Può darsi. Tutti gli altri indicatori, però, danno risultati altrettanto sconfortanti. Basti ricordare, come ha scritto Emiliano Fittipaldi su L’Espresso, che «61 deputati non hanno mai presentato una relazione (che, a differenza delle inutili interrogazioni, sono testi “legislativi” o “di indirizzo”) e 17 non si sono mai scomodati ad aprire bocca in assemblea» col risultato che i sei ciprioti, pur guadagnando un quarto degli italiani, sono intervenuti più di tutti i nostri messi insieme.

La verità, come ha riassunto Sergio Romano, è che per i nostri politici «chi lascia l’Italia “esce dal giro” e fa molta fatica e rientrarvi, anche se l’esperienza accumulata nel frattempo dovrebbe rendere la sua persona ancora più apprezzata e utile. È meglio restare a Roma, dove si distribuiscono le cariche nazionali e lo sgabello di oggi può diventare la poltroncina di domani ». I numeri dicono tutto: abbiamo un decimo dei parlamentari europei (78 su 785) ma un quinto di quelli che hanno piantato Strasburgo per tornare a casa: 37 su 180. Ci battono solo i romeni. Insomma, quasi la metà dei nostri rappresentanti, fatta la tara ai seggi passati di mano due volte, si è stufata ed è venuta via. Chi, come Lilli Gruber o Michele Santoro, per tornare al giornalismo. Chi, come la piemontese Mercedes Bresso, per fare il governatore. Chi, come Umberto Bossi o Alessandra Mussolini, perché ha preferito il successivo scranno a Montecitorio o a Palazzo Madama. Altri ancora per poltrone più caserecce. Come Giuseppe Castiglione che, dichiarato decaduto dalla Cassazione perché eletto presidente della provincia di Catania (vuoi mettere, rispetto a Strasburgo?) ha lasciato il posto a Michele Cimino che a sua volta ha risposto picche: sorpreso alle elezioni di Agrigento dal successo di un ragazzino legato ad Angelino Alfano, ha preferito tenersi stretto un assessorato regionale.

E meno male che, dopo mille scandali, la legge italiana si è adeguata alle direttive europee e fissa oggi incompatibilità nette. Chi va in Europa non può allo stesso tempo fare né il presidente, né l’assessore, né il consigliere regionale, né il presidente di provincia, né il sindaco di un comune con più di 15.000 abitanti. Né, s’intende, il deputato, il senatore o il ministro. Per legge: articolo 5 bis. Per questo la decisione di Berlusconi di schierare alle Europee tutti i suoi ministri (e chi accarezza l’idea di usare ancora specchietti per le allodole non manca neppure a sinistra) rischia di lasciare gli europei basiti: ma come, se l’incompatibilità è assoluta! Oddio, non che tutti dentro il governo siano entusiasti dell’idea. Ma molti si sono subito detti disponibili. A partire da Ignazio La Russa. A suo fratello Romano, del resto, è andata di lusso. Quando Formigoni gli affidò l’assessorato lombardo all’industria faceva l’europarlamentare a Bruxelles. La legge dice che, anche per non prendere le doppie prebende, doveva optare entro un mese. Quattro mesi dopo aveva ancora i piedi in due staffe. E solo dopo quasi mezzo anno…

da http://togherotte.ilcannocchiale.it/

TUTTI SI SCANDALIZZANO DELLA LENTEZZA DEI PROCESSI

Qui di seguito vi propongo una situazione tipo e vi invito a riflettere: è proprio vero che la rapidità del processo è ciò che dobbiamo desiderare più di ogni altra cosa?

Indagine per dichiarazione infedele: l’imputato, Giuseppe Casinista, è un commerciante che opera come ditta individuale, si è beccato una verifica della Guardia di Finanza che prende in esame gli ultimi 3 anni, il 2005, 2006 e 2007. Il criterio è semplice: la sua contabilità riporta in media ogni anno costi per 175.000 euro e ricavi per 250.000 euro; la sua dichiarazione presenta un reddito imponibile di 75.000 euro all’anno. La Guardia di Finanza esamina gli estratti conto dei suoi rapporti bancari e trova che vi sono accrediti per 500.000 euro per ogni anno. Gli chiede di giustificare i 250.000 euro all’anno non annotati in contabilità. Il commerciante farfuglia quello che può, cerca affannosamente documenti e ricevute ma trova poco; la contabilità gliela teneva la moglie, che è morta due anni fa; e poi la figlia, una diciottenne che ha appena finito la scuola; lui ha sempre solo badato agli acquisti e alle vendite.

La Guardia di Finanza manda il tutto all’Agenzia delle Entrate recuperando a tassazione circa 350.000 euro all’anno; eh, si, perché si calcolano anche gli addebiti in conto, oltre che gli accrediti: così dice la legge. Inoltre, siccome c’è un’evasione d’imposta superiore a 60.000 euro per anno, lo denuncia alla Procura della Repubblica.
Il processo sembra bello che fatto, i conti tornano (anzi non tornano ma proprio per questo c’è la prova dell’evasione di imposta).

Si interroga Giuseppe che, con molta difficoltà (è uno che capisce niente di tutto quello che non riguarda il suo mestiere) racconta che lui risparmiava soldi da tutta la vita e che a un certo punto (non si ricorda quando, forse nel 2000) ne aveva prestati un po’ (non si ricorda quanti, forse 200.000 euro) a una sorella di sua moglie, Giovanna Sicheso, che doveva comprarsi una casa. Poi questa, pian piano, glieli aveva restituiti, qualche volta con assegni, qualche volta con bonifici bancari, qualche volta in contanti.
Poi spiega anche che anni prima (quando?, mah, forse nel 2001) aveva comprato una casa al mare (200.000 euro) e poi l’aveva rivenduta nel 2007 guadagnandoci, anche un pochino, per 250.000 euro. Si, ma l’atto notarile? E gli assegni? Eh, prima ci pensava sempre la moglie, poi …; forse è rimasto tutto nella casa al mare, magari quello che l’ha comprata potrebbe non aver buttato tutto via. Come si chiama? Mah, mi pare Alberto Marinaio.
Poi c’è un altro problema: lui ha sempre fatto un po’ di pasticci con i conti correnti, certe volte andava in rosso e allora, per coprire, faceva i giri conto, spostava soldi da un conto all’altro. Poi dire quando e come …
Insomma un casino.
Certo potevano essere tutte balle, di solito lo sono. Però …

E così si comincia con la sorella della moglie, Giovanna. Manco a dirlo, tutto vero, sì sì, i soldi me li ha prestati, era il 2001. E io poi glieli ho restituiti, tra il 2005 e il 2006. I bonifici li ho fatti dal mio conto, il  …. presso la banca …..; e anche su quel conto ho tratto alcuni assegni. Altri glieli ho girati, erano quelli che mi davano i miei clienti (anche questa signora fa la commerciante); ho annotato tutto su un’agenda. Può farmela avere signora? Si certo, la devo trovare ma credo di sapere dov’è. Va bene, ci vediamo la settimana prossima.
Intanto si chiedono alla banca di Giovanna gli estratti conto e la copia degli assegni emessi nel 2005 e nel 2006. E poi si chiedono alle banche di Giuseppe gli elenchi degli assegni accreditati sui suoi conti sempre in quegli anni.
La settimana dopo arriva Giovanna con un quadernetto; c’è scritto tutto ma va a sapere se è proprio vero o si tratta di una cosa costruita due giorni fa. Però, dopo 6 mesi (si si, proprio 6 mesi) cominciano ad arrivare gli assegni e gli elenchi degli assegni fuori piazza; e in effetti importi e date coincidono con quello che risulta dal quadernetto di Giovanna.
Va bene, 200.000 euro li abbiamo trovati, non sono ricavi, non concorrono a formare il reddito, sono la restituzione di un prestito.

Intanto abbiamo rintracciato Alberto Marinaio; ci  dà la copia dell’atto notarile dove risulta che Giuseppe dichiara di aver ricevuto tutto il prezzo dell’immobile, 250.000 euro. Così altri 250.000 non sono ricavi, non concorrono a formare il reddito, derivano da una trasformazione patrimoniale.
I giriconto ci fanno diventare matti. Si tratta di analizzare tutti gli estratti conto dei 6 conti di Giuseppe, confrontare ogni prelievo e ogni accredito e vedere se importi e somme coincidono; qualche volta è semplice, qualche altra è complicato perché magari coincidono le date ma non gli importi. Come mai, Giuseppe? Mah, forse mi servivano contanti e allora ho prelevato un po’ più di quello che ho versato …

Ci mettiamo una vita, ma alla fine un paio di 100.000 euro li troviamo: sono giri conto. Niente ricavi, niente reddito.
Restano un po’ di importi da giustificare, ma la cosa riguarderà a questo punto l’Agenzia delle Entrate, siamo scesi sotto la soglia dei 60.000 euro all’anno di imposta evasa e il processo penale si chiude con una richiesta di archiviazione.

Ci abbiamo messo un po’ più di un anno. Certo, se avessimo  preso il rapporto della Guardia di Finanza e lo avessimo seguito in tutto e per tutto (avremmo potuto farlo benissimo, era fatto bene e Giuseppe Casinista non aveva dato uno straccio di giustificazione alle maggiori somme trovate sui suoi conti) in mesi 1 il nostro sarebbe finito a giudizio. Ma c’è parso che fosse meglio approfondire.

Ecco, approfondire, questo è il problema. Ci sono troppi processi e troppi adempimenti inutili e dispersivi; il tempo per approfondire è poco. E, se te ne freghi e approfondisci lo stesso, i processi si accumulano e poi si prescrivono.
Che si deve fare? Mah, parliamone in un altro post.

da www.antoniodipietro.it

UNA BATTAGLIA SENZA ARMI

Anno 2009: gennaio, stupro a Primavalle; febbraio, stupro a Caffarella, a Milano e a Bologna; marzo, a Cosenza viene arrestato per violenza sessuale aggravata e continuata l’uomo accusato di aver abusato sessualmente, con violenza, della moglie e della figlia.

Le violenze contro le donne, gli stupri e tutte le forme di molestia, di vessazione, di persecuzione nei confronti delle donne rappresentano una vergogna” è quanto ha sottolineato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, celebrando la ‘Festa della donna’ al Quirinale.

La crisi economica mondiale aggrava il rischio di violenze contro donne e ragazze. “Si prevede che donne e ragazze, nei Paesi sviluppati come in quelli in via di sviluppo, saranno particolarmente colpite dalla perdita di posti di lavoro, dalla perdita dei mezzi di sussistenza, da maggiori responsabilita’ in ogni sfera della loro vita e da un maggior rischio di violenza domestica e sociale“, ha denunciato il relatore speciale dell’Onu sulla violenza contro le donne, Yakin Erturk.

E’ di questi giorni una risoluzione del Csm che sottolinea come ci sia la necessità di migliorare la risposta della giustizia nell’ambito della violenza familiare anche attraverso la formazione e la specializzazione dei magistrati e delle forze di polizia.

E’ chiaro dunque che per contrastare efficacemente il fenomeno vi è la necessità di integrare gli interventi repressivi con politiche ed azioni puntuali e coordinate in ambito sociale, sanitario, educativo e informativo. Il Presidente Berlusconi , ancora una volta su un tema così delicato, inganna gli italiani, dimostrando di non avere alcuna attenzione verso le donne.

Il Consiglio dei Ministri ha varato il D.L. 11/2009 “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica” : lo spot del Governo chiamato “Decreto di contrasto alla violenza sessuale risorse per 100 milioni di euro”, peccato che di queste risorse solo le briciole sono destinate a combattere la piaga della violenza sulle donne. La realtà è questa: non solo non vi sono in questo decreto risorse stanziate per contrastare seriamente il fenomeno della violenza sessuale e della violenza domestica, ma sino ad oggi questo Governo ha sottratto risorse alle forze dell’ordine ed alla magistratura impedendo così di fatto di realizzare azioni forti ed incisive sull’emergenza sicurezza.

Mancanza di organico, volanti dimezzate, senza straordinari è così’ che il Governo pensa di contrastare il fenomeno della violenza sulle donne?

Anche su questa battaglia ci siamo e ci saremo, e voglio ringraziare le tante donne che ci seguono da tempo e le nuove amiche che abbiamo conosciuto in questi mesi e che ci danno la forza di portare avanti le nostre battaglie.

VIDEO

EVERTON-MIDDLESBROUGH (Video mio)

MARCO TRAVAGLIO A FIRENZE-1

MARCO TRAVAGLIO A FIRENZE-2

MARCO TRAVAGLIO A FIRENZE-3

ANTONIO DI PIETRO SI CONFESSA (video mio)

IL FALLIMENTO DELLA LEGGE BOSSI-FINI (video mio)

Free news/all’interno il video di Everton-Middlesbroughultima modifica: 2009-03-08T22:44:58+01:00da anglotedesco
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