Free News/Usate Youtube il piu possibile

Vorrei concentrarmi sul post scritto sul Blog di Beppe Grillo sulla rete.Molti avranno visto lo splendido video sulla censura di  Youtube. In Italia stanno cercando di distruggere la rete, tutti i giorni si sentono minacce nei confronti di coloro che usano la rete per fare informazione libera. Guarda caso chi si lamenta di più sono quelli del Popolo della Libertà (provvisoria) e dell’Udc,quelli che hanno più pregiudicati e indagati in Parlamento. Chi ama la rete,ovviamente,è l’Italia dei Valori che di pregiudicati in Parlamento non ne ha. Per chi cerca di far chiudere la rete,gli consiglio di mettersi il cuore in pace:basta registrarsi in un dominio straniero e …buonanotte.

Io,dall’inizio di questa settimana, ho deciso tutti giorni (fin quando il lavoro me lo permette) di fare dei video prendendo i pezzi più interessanti dei miei cinquanta libri. Youtube lo guardano in molti,piu dei blog e dunque cercherò di spargere la voce il più possibile.Non dovete far altro che venire sul mio canale di Youtube: www.youtube.com/anglotedesco

da www.antoniodipietro.it

LEGISLATURA DA DIMENTICARE

Pubblico uno stralcio dell’intervista rilasciata durante la trasmissione “Chiaro e tondo“, in onda il 10 marzo 2009 su Rai3.

Bianca Berlinguer: Come mai, secondo lei, nonostante la crisi economica sempre più grave, la popolarità del Presidente del Consiglio è sempre stabile o addirittura in ascesa?
Antonio Di Pietro: Non mi occupo della popolarità del Presidente del Consiglio. Mi occupo dei problemi di questo Paese e sono convinto che in questo momento bisogna scegliere delle priorità su come utilizzare i fondi. Perché contesto il Presidente del Consiglio? Non solo e non tanto perché si chiama Berlusconi, ma perché toglie ai poveri e dà ai ricchi, perché dà spazio alle lottizzazioni abusive, perché dà spazio all’evasione fiscale, perché dà spazio alle grandi opere faraoniche che non servono a niente se non a “magnificare se stesso”, come si diceva una volta a quei tempi, e perché addirittura ritiene, come ha detto oggi, che il Parlamento serve cosi poco che basta una persona sola, in nome di tutto il partito, per votare. Rispetto a tutto questo, se permette, noi dell’Italia dei Valori crediamo che al primo posto dobbiamo mettere la lotta alla precarietà, la lotta alla disoccupazione, e il rilancio dell’economia.

Bianca Berlinguer: Lei si riferisce alla proposta che ha fatto oggi Berlusconi: che a votare possa essere, in caso di riforma dei regolamenti della Camera, solo il capogruppo, e se altri dello stesso gruppo non fossero d’accordo, possono venire a votare.
Antonio Di Pietro: C’è un problema: a volte non si vota come si dovrebbe votare perché ci sono dei truffatori, come quelli del gioco delle tre carte che con due mani riescono a votare per tre. Siccome bisogna eliminare tutto questo, perché è una volgarità squallida, invece di buttare fuori dal Parlamento queste persone, vuole mandarci uno solo a votare anche per quelli. Invece di dire che la rapina è un reato basta dire che la rapina è una virtù.

Bianca Berlinguer: Fini ha detto che l’ipotesi che Silvio Berlusconi possa diventare Presidente della Repubblica è tutt’altro che remota visto che ha consenso personale e popolare. Se dovesse succedere, che cosa farà?
Antonio Di Pietro: Noi dell’Italia dei Valori ci siamo opposti da sempre a questo modello di Governo, ripeto, non in maniera preconcetta, anche se penso che Berlusconi stia alla democrazia come Fede all’informazione, però lo facciamo in via ragionata perché ci rendiamo conto che, sui problemi economici, non si occupa delle fasce sociali più deboli, ma semplicemente, risolve i problemi di coloro che sono i più furbi, i più forti.

Bianca Berlinguer: Ma se dovesse diventare Presidente della Repubblica, lei che farà?
Antonio Di Pietro: Noi dell’Italia dei Valori stiamo facendo quello che dovrebbe fare qualsiasi persona che si trova al fronte: evitare che un nuovo Saddam Hussein si impossessi del Paese.

Bianca Berlinguer: Addirittura? Non pensa che paragonandolo a Saddam Hussein, facendo un paragone cosi estremo, finisce solo per fare il suo gioco?
Antonio Di Pietro: Quindi, per non fare il suo gioco bisogna fare come in quella parabola in cui l’agnellino che viene trattato male dal lupo deve dire “grazie grazie lupo, va tutto bene”.

Bianca Berlinguer: Ma non le sembra un paragone…
Antonio Di Pietro: Non è una questione di paragoni. Torno a ripetere: vuol fare il Presidente del Milan? Faccia il proprietario del Milan. Vuole fare il proprietario del sistema d’informazione? Faccia il proprietario del sistema d’informazione. A me serve, in questo momento in cui sto parlando ai cittadini, far comprendere come l’economia del nostro Paese non va bene, semplicemente perché ci sono troppe persone che non pagano le tasse e si fanno le leggi sull’evasione fiscale e sul falso in bilancio.

Bianca Berlinguer: L’Italia dei Valori ha proposto, se dovessero passare, referendum contro la legge sulle intercettazioni e contro quella sul testamento biologico. Non le sembra che sia un po rischioso indire questi referendum visto che gli ultimi che ci sono stati non hanno raggiunto il quorum?
Antonio Di Pietro: Certo, non hanno raggiunto il quorum perché ci sono dei preti spretati che, invece di dire ai cittadini di andare a votare e scegliere secondo coscienza, gli dicono di non andare a votare, cosi non raggiungono il quorum e anche se il 90% di quelli che sono andati a votare la pensano come la penso io, non fanno valere il risultato. Ecco perché, noi dell’Italia dei Valori, abbiamo presentato questa mattina una mozione in Parlamento, prima ancora di fare un referendum, per quanto riguarda l’assegno di disoccupazione e il contratto di solidarietà. Prima di fare un referendum sulle questioni sociali ed economiche vogliamo impegnare il governo perché, almeno con riferimento alla crescente disoccupazione, faccia un contratto di solidarietà: meno ore di lavoro per tutti, ma che tutti lavorino senza finire per strada.

Bianca Berlinguer: Invece per quanto riguarda le intercettazioni ed il testamento biologico, se dovessero passare cosi come sono, lei conferma i referendum?
Antonio Di Pietro: Lo confermo, perché ritengo che ognuno ha diritto a vivere dignitosamente e anche di morire dignitosamente. Lo confermo perché ritengo che le intercettazioni siano uno strumento per scoprire gli assassini, i delinquenti, i criminali, e quindi eliminarle sia una cosa inutile.

Bianca Berlinguer: Ultima domanda sul Partito Democratico. Da quando Franceschini è subentrato a Veltroni lei ha attenuato le sue critiche. Franceschini le piace più di Veltroni?
Antonio Di Pietro: Franceschini e Veltroni non sono persone che combatto e contrasto sul piano personale.

Bianca Berlinguer: Parliamo della linea di Franceschini allora?
Antonio Di Pietro: Se permette parlerei della linea di Di Pietro e dell’Italia dei Valori. Noi abbiamo qualcosa da dire, da dare e da fare per questo Paese. In questo momento la linea dell’Italia dei Valori è una linea che va su un doppio binario: da una parte aprire gli occhi all’opinione pubblica attraverso la Rete e attraverso le manifestazioni di piazza per far capire ai cittadini cos’è questo governo Berlusconi, e dall’altra costruire un’alternativa di governo su base programmatica con coloro che, nell’area riformista, Partito Democratico compreso, ci stanno. In un’ottica di questo genere, non voglio perdere un minuto a fare guerra tra alleati, ma voglio impegnare tutto il mio tempo a costruire un’alternativa a questo modello di governo che toglie ai poveri per dare ai ricchi.

da www.danielemartinelli.it

LA RETE E’ LIBERTA’ GARANTITA

Decisioni, provvedimenti, ordinanze e sentenze che riguardano la Rete si susseguono ormai con ordine quasi quotidiano. Internet e la sua globalità che svela quanto intimamente, ognuno di noi, è in grado di darne espressione, è la nuova e inedita forma di libertà garantita a tutta l’umanità. La massa che ne fa uso non fa altro che amplificarne la potenza.

Entrato di prepotenza nella vita di tanti (non ancora di tutti), Internet è il potere impersonale che svela una sterminata vetrina di variegate personalità. E’ un calderone di impressioni senza confini di rango. E’ massima espressione di Democrazia comunista. A tutti la stessa libertà. A tutti la stessa voce. A tutti il proprio merito o demerito.

Internet è il mezzo indispensabile e insostituibile. Se non lo conosci lo dovrai conoscere per forza. Dovrai sporcarti le mani con mouse e tastiera se vorrai difendere la tua libertà altrimenti qualcun altro lo farà al posto tuo. Checché ne dica Pierluigi Bersani su Facebook. Non esistono sentenze, proclami, ordini o patetiche barricate.

Chi pretende di alzarle è soltanto un fallito. Luca Barbareschi e Nino Strano sono 2 esempi di schiavi che finiranno martiri. Sembrano vermiciattoli che attraversano l’autostrada con la pretesa di fermare i Tir. Leggi e leggine che presentano sono le loro piccole foibe dell’asfalto in cui si rifugiano mentre passa il rimorchio sopra di loro. Poi, illusi, rispuntano animati dalla solita paranoide follia di imporre l’impossibile. Accecati dalla smania di apparire ciò che non sono. Vermiciattoli prigionieri della loro bruttura nell’inutile ricerca di una sala trucco. Che la Rete non dispone perché la Rete non bara. La Rete è una spietata livella che dà a Cesare ciò che di Cesare, al mafioso ciò che è di mafia, all’idiota ciò che è idiota, stima a ciò che è stimabile.

La classe dirigente italiana corrotta e collusa con le bugie è complice di un sistema che la Rete non può far altro che mostrare com’è. Perché la Rete, nella sua immaterialità materiale è intima come la coscienza. Che con ognuno di noi non bara.
Se ne faccia una ragione l’esercito di settantenni e ottantenni al governo. Giurassici mostri di incoerenza, falsità e doppiogiochismo. Il loro destino è segnato, le pagine elettroniche e i video che raccontano la loro storia e i loro comportamenti non finiranno, come i giornali, sopra gli armadi a raccogliere la polvere o sepolti nelle biblioteche per pochi lettori. Rimarranno sempre a portata di click, a portata di tag. A portata di tutti!

Vivere in una Democrazia comunista fondata sulla Rete ci vuole responsabilità perché ognuno di noi è pubblico suo malgrado, volente o nolente. Con tutte le implicazioni che ne conseguono, che ci piacciano o no: chi osserva sarà osservato, chi giudica sarà giudicato, chi sputtana sarà sputtanato e chi serve sarà servito.
La privacy è una favoletta, televisione e giornali preistoria, la censura una fase del Mesozoico.
Barbareschi, Strano, D’Alia, Levi e la Carlucci sono brontosauri divorati dalla nuova meteora che ha impattato sulla Terra (che meteora non è più). La Rete! Che col suo frenetico giro di notizie e di mail li seppellirà come sarcofaghi in tutta la loro goffaggine. Travolti dalla loro ignoranza di non essersi saputi adeguare alle regole che la Rete impone, anche a loro e alle contraddizioni forzose che li vogliono dipinti in divi prestati alla politica. Che è di tutti. La casta che rappresentano farà la loro stessa fine, come legge di natura impone.

Quella Corte di Cassazione che ha condannato l’Aduc e i commentatori del suo forum, ha negato una libertà primitiva rifacendosi a leggi giurassiche e artificiose sulla stampa. Che con la Rete sparsa in un mondo edulcorato e senza giustizia non hanno senso. Le regole di uguaglianza le conosciamo già. La Rete ci sta solo imponendo di applicarle senza mediazioni.
Diffondiamo la Rete che diffondiamo libertà.

da www.beppegrillo.it

UCCI,UCCI SENTO L’ODORE DI GABRIELLA CARLUCCI

Dopo Levi, Cassinelli, D’Alia è arrivata anche Gabriella Carlucci. La Rete va messa sotto controllo con ogni legge, con ogni scarto umano parlamentare. La scelta su chi deve fare la proposta di legge non è casuale. Meno sanno di Internet, meglio è. Se non sanno nulla, meglio ancora. Infatti, se discutere con una persona informata è un esercizio possibile, farlo con un idiota è sconsigliabile. Chi osserva da fuori vede due idioti che farneticano.
Ogni settimana un nuovo tentativo di imbavagliare, normalizzare, far sparire la Rete. E, ogni settimana, dovremmo confutare, spiegare, dimostrare, comparare, denunciare. Scusate la volgarità, ma questi hanno rotto il c…o. L’Italia ha milioni di disoccupati e i nostri dipendenti d’oro si preoccupano di applicare la censura all’unico strumento di informazione esistente. Pagati da noi, con leggi che non stanno né in cielo, né in terra. Gabry, la meno intelligente, delle sorelle Carlucci e per questo eletta nel PDL,
vuole vietare a chiunque di immettere in maniera anonima in rete contenuti in qualsiasi forma. Dobbiamo discutere con quest’ammasso di pochi neuroni e cellulite? Con D’Alia che vuol far chiudere i siti d’autorità dal Ministero dell’Interno per presunti reati senza un giudizio della magistratura? Con la Carlucci che si occupa degli interessi delle corporation? Di una compagine di Governo nanotelevisiva con Mediaset che gli frana addosso giorno dopo giorno? Di Confalonieri che cita YouTube per 500 milioni di euro?
Chi scrive su un muro non è rintracciabile, chi scrive in Rete quasi sempre lo è. Il suo
IP lo è. Nella maggior parte dei casi la Polizia Postale è in grado di identificarlo. Questi stanno delirando. La legge Pisanu chiede la carta di identità a chi si collega in Wi Fi. Nei parchi di New York, di Londra, di Parigi, di Madrid ci si collega a decine di reti Wi Fi da una panchina o sdraiati su un prato. Siamo l’unica nazione del mondo che è riuscita a invertire l’accesso a Internet. Nessuno è stato capace di tanto. Neppure la Cina o la Birmania. Il numero di famiglie che si collegano in Italia è diminuito nell’ultimo anno. In migliaia di comuni non arriva l’Adsl o, se è presente, ha la velocità di un doppino. Abbiamo investito miliardi nel digitale terrestre, una tecnologia morta, invece di diffondere Internet nelle scuole e nella pubblica amministrazione.
Se passano queste leggi mi rivolgerò all’Europa, le denuncerò per violazione dei diritti civili. Non mi fermerò. Non ci fermeranno.
Loro non molleranno mai ( ma gli conviene?). Noi neppure.

da www.voglioscendere.it

IL CAVALIERE E LE PAPERE (di Pino Corrias)

Dunque il Cavaliere vorrebbe che i parlamentari non votassero più in aula. Basta con queste lungaggini della vecchia politica. Basta con questi riti tanto cari alla sinistra. Lo facessero (al massimo) per delega. Delega a chi? Ai capigruppo. Diciamo una decina in tutto. Magari neanche in aula, direttamente a Palazzo Grazioli, mentre lui mangia il tris di pasta. Chi è d’accordo alzi la mano, benissimo, e lei, laggiù, l’astenuto, mi versi un po’ d’acqua, per favore.

Tutto più rapido, più efficiente, più moderno. Come accadeva durante i suoi antichi consigli di amministrazione. Quelli che lui presiedeva in via Rovani, a Milano, ai tempi eroici della tv commerciale e delle holding e delle pupe di Drive in, con il Confalonieri seduto alla sua destra e poi Galliani, Dell’Utri, Bernasconi, Foscale, eccetera. Unanimi tutti al suo volere. E incantati, nei rari momenti di silenzio, dal fruscio di ciabatte che si sentiva provenire dal piano di sopra, dove viveva ancora nascosta al mondo (e alla prima moglie e al sacerdote) la silente Veronica. Per quattro  lunghi anni, quando si dice il sentimento.

Beati i molti politologi che di giorno in giorno intravedono nello sguardo acuto del  Cavaliere, nelle sue azioni e minacce, l’embrione dello statista che si perfeziona, si evolve, insieme con la sua primigenia idea di governo aziendale, autoritario, piramidale, che cede ai contrappesi della democrazia. Non sanno (o fanno finta di non sapere) che per lui vale e varrà per sempre l’imprinting delle papere di Lorenz. Le quali, nel suo caso, nuotano nello stagno in plastica di Milano Due, con palestre, piazzette, vigilanza armata intorno, transenne all’entrata, niente poveri tra i piedi. Il logo aziendale in ogni aiuola. E in ogni famiglia, una seconda moglie in soffitta.

da www.chiarelettere.it

I “baroni” delle università e i concorsi decisi a tavolino
di Davide Carlucci*

Dopo l’uscita del libro “Un paese di baroni” stiamo ricevendo parecchie segnalazioni di casi nuovi e interessanti. Ci pare la conferma che del malcostume accademico sono sempre più spesso chiamati a occuparsi i magistrati. Vi terremo aggiornati. Segnaliamo intanto un colpo di scena, la sentenza d’Appello del Tribunale di Firenze nei confronti di Walter Leszl e Ferdinanda Caizzi, docenti – il primo a Firenze, la seconda alla Statale di Milano – di Storia della filosofia antica.

I due professori erano sotto processo con l’accusa di aver truccato un concorso da associato bandito nella loro materia dall’Università di Siena, correva l’anno 2001. A rivelare la combine fu una email, inviata dallo stesso Leszl a una collega inglese, nella quale anticipava i nomi dei vincitori spiegando chi fossero i loro sponsor. Quel messaggio, sfortunatamente per i designati e per i loro protettori, finì nella posta elettronica della candidata esclusa, che la conservò e la fece leggere ai magistrati.

In primo grado Leszl e Caizzi sono stati assolti. In secondo grado, condannati. Avrebbero deciso a tavolino gli esiti del concorso prima che si svolgesse.

La sentenza afferma che l’accordo sottobanco ha leso “il principio di imparzialità nell’agire della pubblica amministrazione stabilito dall’articolo 97 della Costituzione della Repubblica”. Il giudice bacchetta i commissari Leszl e Caizzi: “Cattedratici di prima fascia e, per di più, illustri per doti di cultura e per anzianità di onorato servizio, erano nelle condizioni per opporsi, senza subire danni, al malcostume”.

Post scriptum
Ma i nomi citati sono più che “illustri”. E non solo per “doti di cultura”. Ferdinanda Caizzi è la moglie di Enrico Decleva, rettore dell’Università statale di Milano nonché presidente della
Crui – la Conferenza dei rettori delle università. L’organo più autorevole del sistema universitario. E a Milano insegna tuttora Franco Trabattoni, il pupillo della Caizzi, commissaria, sempre in compagnia con Leszl, nel concorso bandito dall’Università di Salerno nel 2003 (solo due anni dopo quello di Siena) che lo ha fatto diventare ordinario. Siamo davvero sicuri che l’università milanese sia così diversa dalle altre al centro degli scandali?

Free News/Usate Youtube il piu possibileultima modifica: 2009-03-11T20:17:08+01:00da anglotedesco
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