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Le dure critiche all’Italia arrivano dalla Spagna. Grazie al meraviglioso sito Italia dall’estero, si sa quello che pensano all’estero di questo Paese di marionette  nella quale io non ce la faccio ad invidiare proprio nessuno.Cose sacrosante hanno scritto gli spagnoli. La libertà di stampa in Italia non esiste,tv e giornali non possono toccare la Casta, i politici non vanno criticati perchè sennò ti cacciano.L’ultimo mezzo libero che c’è è Internet e anche li stanno già preparando le contromosse per bloccare anche questo “sistema di gioco”  . Il giornale spagnolo appare preoccupato perchè se viene approvato in un paese dell’Unione Europa, dopo c’è il rischio che in molti lo imitano,ma non credo.I delinquenti che ci sono In Italia è difficile trovarli in altri paesi,almeno in quelli dell’Occidente sviluppato.

da www.voglioscendere.it

GLI SMEMORATI DI COLOGNO (di Marco Travaglio)

Manca poco al debutto dello show di Fiorello su Sky, previsto per il 1° aprile. E chi ha parlato con lui dopo il 22 gennaio, giorno della sua improvvisa e improvvida visita a Palazzo Grazioli, l’ha trovato piuttosto turbato. Molto meno sorridente di quanto era apparso ai cronisti entrando e uscendo dalla magione presidenziale. In quell’ora di colloquio con lo showman, presenti il sottosegretario Gianni Letta e il Guardasigilli Angelino Alfano, Silvio Berlusconi non si sarebbe limitato alle battute su Kakà e sulla celebre imitazione dello “smemorato di Cologno”. Ma avrebbe intimato a Rosario di non firmare il contratto con la società di Rupert Murdoch (cui il governo aveva appena raddoppiato l’Iva). Fiorello avrebbe bluffato, sostenendo di aver già firmato. Il premier però avrebbe ribattuto che era una bugia: “So per certo che non hai ancora messo la firma”. E aveva ragione lui. A quel punto – sempre secondo chi ha parlato con l’artista – il Cavaliere gli avrebbe ricordato che il suo passaggio a Sky è una strada senza ritorno. Come dire che l’artista e la sua squadra non lavoreranno mai più per Mediaset e per la Rai, prossima alla riberlusconizzazione: “Altro che smemorato di Cologno: io ho una memoria di ferro…”. Si tratta solo di indiscrezioni, impossibili da riscontrare con conferme ufficiali. A meno che, il 1° aprile, Fiorello non faccia uno scherzo al Cavaliere rivelando in diretta che cosa gli disse davvero due mesi fa.

Ma poniamo che le voci siano infondate e che il premier si sia limitato all’innocente battuta riportata da Fiorello uscendo da Palazzo Grazioli (“Ma che vai a fare, passi al nemico?”). Bene, basta quel poco per domandare all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, meglio nota come Antitrust, che cosa aspetti a farci conoscere il suo illuminato parere sull’episodio. Chi volesse farsi quattro risate vada sul sito dell’Autorità e clicchi su “conflitto d’interessi”. Vi troverà riassunta la famosa legge Frattini: “La legge 20.7.2004, n.215 si propone di assicurare che i titolari di cariche di governo svolgano la loro attività nell’esclusivo interesse pubblico, prevenendo la formazione di conflitti di interessi”. La legge ne contempla quattro, e gli ultimi due sembrano fatti apposta per sanzionare il vertice Berlusconi-Fiorello: “c) allorché un membro del governo adotti un atto o ometta un atto dovuto che incide sulla sua sfera patrimoniale… con danno all’interesse pubblico; d) le condotte delle imprese che approfittino degli atti adottati in situazioni di conflitto di interessi”. Se Fiorello avesse dato retta all’amorevole consiglio del premier, annullando il pre-accordo con Sky, Mediaset se ne sarebbe avvantaggiata eccome. E’ vero che esistono problemi più urgenti e che siamo ormai assuefatti al peggio. Ma, se Berlusconi riesce a violare persino le leggi che approva, sarà il caso di sbaraccare come enti inutili le cosiddette Autorità che dovrebbero farle rispettare. Altrimenti qualcuno potrebbe persino credere che esistano davvero.

.ww.beppegrillo.it

STOCK OPTIONS A PORTOFINO

Che cos’hanno in comune Tronchetti Provera e Luc Rousselet, manager della 3M francese? Niente. Il primo gode di impunità senza limiti, il secondo è stato sequestrato dai dipendenti dopo aver preannunciato dei licenziamenti.
Non è possibile, da nessun punto di vista, che ex amministratori di società, dopo averle spolpate, passino il tempo in villa e in barca a vela grazie a buonuscite e stock option milionarie. Non c’è carta, impegno scritto, contratto che tenga di fronte alle migliaia di licenziati di Telecom Italia, altri verranno, e a ex dirigenti milionari a Portofino.
Nel 2008 Bernabè ha “dovuto” onorare contratti firmati da Buora, ex vicepresidente di Telecom, per liquidare il gruppo di manager che ha portato Telecom vicina al fallimento. Quanto ha
pagato Telecom, e quindi in via indiretta i suoi azionisti e dipendenti, per accompagnare alla porta questi signori? Ecco la classifica: Riccardo Ruggiero 17,3 milioni di euro, Carlo Buora 12,02 milioni, Enrico Parazzini 7,1 milioni, Massimo Castelli 4,5 millioni e poi via via tutti gli altri con cifre intorno ai tre milioni. Tra questi Gustavo Bracco ex capo del personale. In fondo alla classifica c’è Pistorio il presidente fantasma che ha ballato una sola estate con 1,2 milioni di euro. Buora si è preparato la fuga in anticipo. Lui firmò impegni vincolanti, lui ha incassato insieme ai suoi sodali. Un premio alla catastrofe. Quanti licenziati Telecom Italia verrebbero pagati con i milioni regalati agli ex dirigenti. Se sono stati licenziati lo devono a Tronchetti e Buora e Ruggiero e alla banda del buco.
In questi giorni si accusa Genchi, che ha operato su mandato della magistratura. Telecom Italia ha spiato migliaia di italiani senza nessun mandato. Perchè nessuno dice nulla? Tavaroli a chi rispondeva? Le decine di milioni di euro della società che ha speso chi li autorizzava? Questa gente ha fatto quello che ha voluto. Trasferito i divendi di Telecom agli azionisti, tra i quali lo stesso tronchetto dell’infelicità, invece di investirli nella società. Venduto decine di aziende strategiche. Fatto crollare il titolo. Esternalizzato migliaia di dipendenti. Spiato mezza Italia. Bernabè deve chiedere indietro i soldi e istituire un fondo a favore dei dipendenti in difficoltà. E’ il minimo che si possa prtendere.

da www.antoniodipietro.com

L’ITALIA IMBAVAGLIATA

Pubblico il video ed il testo dell’intervento di Carlo Vulpio, giornalista e candidato indipendente nelle liste dell’Italia dei Valori alle elezioni Europee del 6 e 7 giugno, sul tema dell’informazione.

Il Governo manovra per piazzare uomini di fiducia a capo dei giornali di maggior prestigio
Il cataclisma finanziario, la crisi pubblicitaria, l’adattamento all’universo digitale e i licenziamenti dei giornalisti sono temi comuni a tutti i giornali del mondo.
Molti esperti, e non pochi lettori, temono che tale situazione incida sulla qualità della stampa. In Italia, forse il paese europeo insieme alla Russia in cui il controllo politico dei media è meno discutibile, l’inquietudine è doppia.
Al duopolio televisivo, o più semplicemente monopolio assoluto, formato da Mediaset e RAI, potrebbe aggiungersi molto presto una sorta di rivoluzione della stampa.
Dietro a questo movimento tellurico in elaborazione risuona il solito nome: Silvio Berlusconi, magnate dei media e primo ministro, il cui nuovo obiettivo sono le due testate giornalistiche milanesi di maggior prestigio, Corriere della Sera, il più importante quotidiano italiano, e Il Sole 24 Ore, il principale giornale economico nazionale.
“Questa volta Berlusconi non farà prigionieri, vuole controllare tutto e lo farà”, dice Giancarlo Santalmassi, giornalista RAI dal 1962 al 1999 e direttore di Radio24 fino a quando, l’autunno scorso, fu allontanato dopo essere stato dichiarato nemico ufficiale del Governo del Cavaliere nel 2006.
Enzo Marzo, storico giornalista del Corriere, è pienamente d’accordo con Santalmassi; giovedì scorso, nel corso di un dibattito sulla libertà di stampa che si è svolto presso la sede della Commissione Europea a Roma, ha affermato che la battaglia per la direzione del giornale è già iniziata.
Il nucleo dirigente del gruppo RCS (editore di Unedisa in Spagna) e proprietario del Corriere, spiega Marzo, ha ritirato la fiducia al direttore del quotidiano, Paolo Mieli, e sta valutando due sostituti: il primo, Carlo Rossella, sponsorizzato da Berlusconi e il secondo, Roberto Napoletano, direttore de Il Messaggero che, come ricorda Marzo, “divenne famoso durante l’ultima notte elettorale perchè fu pizzicato da una telecamera mentre concordava al telefono con il portavoce di Casini (leader dei democratici dell’UDC e genero dell’editore del quotidiano) il titolo principale che avrebbe piazzato il giorno dopo”.
Rossella è il presidente di Medusa, società di distribuzione cinematografica di Berlusconi, ed ha ricevuto la benedizione de Il Giornale, quotidiano della famiglia del magnate che ha ricordato che il Cavaliere “lo tiene particolarmente a cuore e gli ha già dato l’incarico di dirigere le sue due più grandi testate, Panorama e TG5 .”
All’interno del RCS, Rossella conta su altri importanti sostenitori: Diego della Valle, proprietario di Tod’s e della Fiorentina, e Luca Cordero di Montezemolo, patron della Fiat e del gruppo Ferrari e amministratore delegato de La Stampa.
Ma la parola di Berlusconi sarà quella decisiva, spiega senza ombra di pudore il quotidiano di suo fratello, perché mentre la crisi strangola i giornali, “l’intero sistema bancario dipende dal primo ministro”.
Napoletano ha le sue carte: non dispiace a Berlusconi ed è tra i pochi che comunicano telefonicamente con Giulio Tremonti, ministro dell’Economia ed editorialista de Il Messaggero.
Secondo Il Giornale il ministro “sa che il peggio della crisi economica sta per arrivare” e la sua idea è quella di piazzare Napoletano a Il Sole (proprietà, come Radio24, del patronato di Confindustria) e di passare al suo attuale direttore, Ferruccio de Bortoli, il timone del Corriere.
Se non parlassimo dell’Italia tutto questo affanno sarebbe inverosimile, degno al massimo di un articolo scandalistico. Ma tutte le fonti sono concordi nel segnalare che si tratta di “manovre serie e reali” il cui effetto causerà “un terremoto”.
Il malcontento del Governo nei confronti di un altro giornale, La Stampa di Torino, proprietà della Fiat è palese. Secondo l’entourage berlusconiano, il suo direttore Giulio Anselmi sarà tentato con un’altra importante poltrona: quella di presidente dell’agenzia ufficiale Ansa. Se dovesse accettare, prenderebbe il suo posto un direttore meno ostile al Governo.
Mentre questo disegno politico prende corpo, i media italiani cercano, per quanto possibile, di tener testa a questa tempesta. Il presidente del RCS Piergaetano Marchetti, che ha visto nel 2008 scendere i profitti del gruppo a 38 milioni di euro rispetto ai 220 milioni del 2007, ha confermato che stanno soffrendo “tagli pubblicitari feroci ed immediati”.
E il suo amministratore delegato ha annunciato che l’andamento del gruppo dei primi mesi dell’anno obbligherà a “una riduzione del personale”. “Bisogna agire sui costi e sui modelli economici in Italia e all’estero”.
Marco Benedetto, vicepresidente del Gruppo Espresso, prevede anch’egli “tagli e cambiamenti”. Ironicamente Benedetto non è pessimista sul futuro del settore: “Tra una decina d’anni sarà splendido”.

Questo articolo non è uscito su un giornale italiano. Lo ha scritto un giornalista spagnolo, Miguel Mora, ed è uscito su un noto quotidiano spagnolo, El Pais. Lo avrei voluto scrivere anche io, ma non me lo pubblicavano.

da.http://italiadallestero.info/archives/4246

LA MURAGLIA DI MERDA ,CON RISPETTO PARLANDO

Espana Liberal]

Il Senato italiano ha approvato una proposta per conferire al Ministro degli Interni l’autorità di ordinare l’oscuramento dei siti web per “reati di opinione”. Tutto ciò, ovviamente, senza sentenza giudiziaria né altro tipo di intervento da parte dei tribunali.

L’Italia è il paese che ha dato i natali ad alcuni dei maggiori artisti della storia in diverse discipline, come Michelangelo, Verdi o Dante. È stata anche la culla di alcuni dei piatti più popolari in Occidente. Lì ci sono la pizza e le differenti varietà di pasta. Però non è tutto positivo nella Penisola italiana e nelle sue isole. È il luogo di nascita di alcune delle organizzazioni criminali più conosciute, come la camorra siciliana (sic, N.d.T.) e delle ramificazioni di questa struttura conosciuta con il nome di mafia. Infine è famosa la corruzione della sua classe politica, un altro aspetto negativo molto legato al precedente.

La corruzione si estende a buona parte di coloro che si dedicano alla “cosa pubblica”, indipendentemente dal fatto che siano di destra o di sinistra. È, come si suol dire, qualcosa di trasversale. È trasversale anche una caretteristica della quale non si suole parlare ma che è terribile e pericolosamente reale. I politici italiani si stanno dimostrando i peggiori nemici della libertà e probabilmente di tutto il mondo democratico, tra quelli che siedono nel parlamento o nel consiglio dei ministri europei. Si tratta di un dubbio onore difficile da ottenere, ma loro ci sono riusciti.

Già il precedente Governo di sinistra tentò di votare una demenziale regolamentazione delle pagine internet che, per i requisiti richiesti, avrebbe portato alla chiusura della stragrande maggioranza dei siti web (blog e altri) italiani. Si pretendeva che ogni sito avesse come responsabile un giornalista iscritto all’albo – una figura esistente in Italia e felicemente scomparsa in Spagna dopo il franchismo -, che fosse sotto l’ala di un editore e che fosse inoltre registrata nell’equivalente italiano della CMT (Comisión del Mercado de las Telecomunicaciones). Come se non bastasse, si esigeva il pagamento di imposte per avere una pagina web, indipendentemente dal fatto che avesse o meno finalità commerciali.

L’attuale Esecutivo di Berlusconi, o almeno i suoi alleati parlamentari, non sono migliori. L’unica cosa che li differenzia è il fatto di essere meno ambigui quando tentano di limitare la libertà di espressione nella rete. Il Senato italiano ha approvato una proposta del democristiano Giampiero D’Alia per conferire al Ministro degli Interni l’autorità di ordinare ai providers di internet la chiusura dei siti web o dei social network per “reati di opinione” (per esempio inviti a non osservare una legge considerata ingiusta). Tutto questo, ovviamente, senza sentenza giudiziaria né altro tipo di intervento da parte dei tribunali.

Beppe Grillo, autore di un blog molto popolare e critico con il potere indipendentemente da chi lo esercita, ha giustamente denunciato che si vuole costruire uno “Shit Wall”, in riferimento al Golden Wall cinese (sistema con il quale le autorità comuniste limitano e controllano le informazioni accessibili su internet). Ma Grillo non si limita a denunciare. Invita i bloggers di tutto il mondo a partecipare ad una campagna di demolizione del muro cibernetico che si vuole erigere. Dipendiamo molto da questo. Se un solo paese europeo adottasse una legge come questa, tutti gli altri Governi correranno ad imitarla.

IN ITALIA LA CRISI MINACCIA LA LIBERTA’ DI STAMPA

[El Paìs]

Il Governo manovra per piazzare uomini di fiducia a capo dei giornali di maggior prestigio

Il cataclisma finanziario, la crisi pubblicitaria, l’adattamento all’universo digitale e i licenziamenti dei giornalisti sono temi comuni a tutti i giornali del mondo.

Molti esperti, e non pochi lettori, temono che tale situazione incida sulla qualità della stampa. In Italia, forse il paese europeo insieme alla Russia in cui il controllo politico dei media è meno discutibile, l’inquietudine è doppia.

Al duopolio televisivo, o più semplicemente monopolio assoluto, formato da Mediaset e RAI, potrebbe aggiungersi molto presto una sorta di rivoluzione della stampa.

Dietro a questo movimento tellurico in elaborazione risuona il solito nome: Silvio Berlusconi, magnate dei media e primo ministro, il cui nuovo obiettivo sono le due testate giornalistiche milanesi di maggior prestigio, Il Corriere della Sera, il più importante quotidiano italiano, e Il Sole 24 Ore, il principale giornale economico nazionale.

“Questa volta Berlusconi non farà prigionieri, vuole controllare tutto e lo farà”, dice Giancarlo Santalmassi, giornalista RAI dal 1962 al 1999 e direttore di Radio24 fino a quando, l’autunno scorso, fu allontanato dopo essere stato dichiarato nemico ufficiale del Governo del Cavaliere nel 2006.

Enzo Marzo, storico giornalista del Corriere, è pienamente d’accordo con Santalmassi; giovedì scorso, nel corso di un dibattito sulla libertà di stampa che si è svolto presso la sede della Commissione Europea a Roma, ha affermato che la battaglia per la direzione del giornale è già iniziata.

Il nucleo dirigente del gruppo RCS (editore di Unedisa in Spagna) e proprietario del Corriere, spiega Marzo, ha ritirato la fiducia al direttore del quotidiano, Paolo Mieli, e sta valutando due sostituti: il primo, Carlo Rossella, sponsorizzato da Berlusconi e il secondo, Roberto Napoletano, direttore de Il Messaggero che, come ricorda Marzo, “divenne famoso durante l’ultima notte elettorale perchè fu pizzicato da una telecamera mentre concordava al telefono con il portavoce di Casini (leader dei democratici dell’UDC e genero dell’editore del quotidiano) il titolo principale che avrebbe piazzato il giorno dopo”.

Rossella è il presidente di Medusa, società di distribuzione cinematografica di Berlusconi, ed ha ricevuto la benedizione de Il Giornale, quotidiano della famiglia del magnate che ha ricordato che il Cavaliere “lo tiene particolarmente a cuore e gli ha già dato l’incarico di dirigere le sue due più grandi testate, Panorama e TG5 [il telegiornale di Canale 5]”.

All’interno del gruppo RCS, Rossella conta su altri importanti sostenitori: Diego della Valle, proprietario di Tod’s e della Fiorentina, e Luca Cordero di Montezemolo, patron della Fiat e del gruppo Ferrari e amministratore delegato de La Stampa.

Ma la parola di Berlusconi sarà quella decisiva, spiega senza ombra di pudore il quotidiano di suo fratello, perché mentre la crisi strangola i giornali, “l’intero sistema bancario dipende dal primo ministro”.

Napoletano ha le sue carte: non dispiace a Berlusconi ed è tra i pochi che comunicano telefonicamente con Giulio Tremonti, ministro dell’Economia ed editorialista de Il Messaggero.

Secondo Il Giornale il ministro “sa che il peggio della crisi economica sta per arrivare” e la sua idea è quella di piazzare Napoletano a Il Sole (proprietà, come Radio24, del patronato di Confindustria) e di passare al suo attuale direttore, Ferruccio de Bortoli, il timone del Corriere.

Se non parlassimo dell’Italia tutto questo affanno sarebbe inverosimile, degno al massimo di un articolo scandalistico. Ma tutte le fonti sono concordi nel segnalare che si tratta di “manovre serie e reali” il cui effetto causerà “un terremoto”.

Il malcontento del Governo nei confronti di un altro giornale, La Stampa di Torino, proprietà della Fiat è palese. Secondo l’entourage berlusconiano, il suo direttore Giulio Anselmi sarà tentato con un’altra importante poltrona: quella di presidente dell’agenzia ufficiale Ansa. Se dovesse accettare, prenderebbe il suo posto un direttore meno ostile al Governo.

Mentre questo disegno politico prende corpo, i media italiani cercano, per quanto possibile, di tener testa a questa tempesta. Il presidente del gruppo RCS Piergaetano Marchetti, che ha visto nel 2008 scendere i profitti del gruppo a 38 milioni di euro rispetto ai 220 milioni del 2007, ha confermato che stanno soffrendo “tagli pubblicitari feroci ed immediati”.

E il suo amministratore delegato ha annunciato che l’andamento del gruppo dei primi mesi dell’anno obbligherà a “una riduzione del personale”. “Bisogna agire sui costi e sui modelli economici in Italia e all’estero”.

Marco Benedetto, vicepresidente del Gruppo Espresso, prevede anch’egli “tagli e cambiamenti”. Ironicamente Benedetto non è pessimista sul futuro del settore: “Tra una decina d’anni sarà splendido”.

free news /lasciate in edicola i quotidianiultima modifica: 2009-03-28T22:37:48+01:00da anglotedesco
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