L’intervento di Marco Travaglio ad Annozero (23/04/09)

Ieri sera si è parlato di Montanelli.Un giornalista straordinario che va sempre ricordato,purtroppo però in questo periodo ci sono cose più importanti.Comunque un video fatto su di lui,dove tiro fuori le sua frasi piu significative su Silvio Berlusconi,ha avuto un enorme successo ed è stato inserito sul blog di Beppe Grillo all’interno della CASTA DEI GIORNALI.Riporto un pezzo di MONTANELLI E IL CAVALIERE:

da MONTANELLI E IL CAVALIERE-Marco Travaglio (Garzanti)

“Travaglio non uccide nessuno.Col coltello.Usa un’arma più raffinata e non perseguibile penalmente:l’archivio”

“Come diceva il grande Wodehouse,quello di Jeeves,un padrone lo si giudica e lo si misura dai servitori che si sceglie” (Indro Montanelli,<<Corriere della Sera>>, 14 maggio 1996).

<<Non lascerò mai “Il Giornale”.Così,il 2 novembre 1992,INDRO MONTANELLI risponde sul <<Giornale>> al lettore ANDREA LANZAVECCHIA da Padova.Qualche giorno prima,il quotidiano  <<Milano Finanza>> ha ipotizzato il suo imminente ritorno al <<Corriere della sera>>,per via dei suoi rapporti sempre più logori con la famiglia BERLUSCONI e dell’insistente corteggiamento del nuovo direttore PAOLO MIELI.<<Caro Andrea>>,scrive MONTANELLI,<<stammi bene a sentire.Ho impiegato  83 anni a cercare di farmi una faccia di persona pulita e leale.E vuoi che me la insudici ora che la mia carriera e la mia vita hanno imboccato la dirittura d’arrivo? Io non ho mai cessato di considerarmi figlio del Corriere,nè ho rinnegato i 37 anni che vi ho trascorso.Ma sono anche il padre del “Giornale”,cui mi legano non soltanto i sentimenti e i ricordi della dura e solitaria battaglia che conducemmo negli anni più difficili,ma anche degli obblighi.Io li rispetterò fino alla fine>>.
Eppure,fra MONTANELLI e BERLUSCONI,non tutto fila liscio come nella seconda metà degli anni Settanta.Gli interventi del Cavaliere,per quanto felpati e indiretti,si fanno sentire,sopratutto attraverso la redazione romana,infarcita di berlusconiani doc legati a filo doppio alla politica del CAF,cioè di CRAXI,ANDREOTTI e FORLANI.Il Vecchio appare svogliato,a tratti spento.I suoi editoriali si diradano.Gli stimoli per uno spirito polemico come il suo,dopo la caduta del muro di Berlino,si affievoliscono.Nel 1990 il direttore ha addirittura accarezzato l’ipotesi di lasciare la sua creatura per dar vita a un piccolo settimanale,ritagliato su misura per lui.E’ un progetto segretissimo,portato avanti con  CLAUDIO RINALDI o CORRADO PASSERA,gli uomini della Mondadori allora controllata dall’ingegner CARLO DE BENEDETTI del quale,nonostante le polemiche della politica contingente,è buon amico.Di questo progetto si saprà,ufficialmente,soltanto nel 2001 e a rivelarlo sarà proprio RINALDI,prima per sommi capi con MONTANELLI ancora in vita,poi più nel dettaglio all’indomani della sua scomparsa.
<<Già negli anni Ottanta-racconta RINALDI-MONTANELLI aveva accettato con gioia di collaborare con il mio “Panorama”.Poi,all’inizio del 1990,quando BERLUSCONI conquistò la Mondadori e io lasciai il settimanale,scrisse sul Giornale un corsivo che mi esprimeva rispetto e solidarietà.Spiazzò molti,con quel corsivo.Molti che lo etichettavano come un uomo d’azienda,cosa che non era e non era mai stato.Alla fine del 1990,dopo il famoso “lodo”,tornai per qualche mese alla Mondadori come direttore dei periodici.E iniziammo a studiare,da “clandestini”,in un piccolo appartamento in via Pontaccio,zona Brera,a Milano,messoci a disposizione da CORRADO PASSERA (direttore generale Mondadori),un progetto per fondare un nuovo settimanale,una rivista di èlite,sul modello del “mondo” di MARIO PANNUNZIO.La testata la battezzò lui: “Il Caffè”.Ma in tribunale la registrai io,a mio nome.una decina di giornalisti giovani,non di più,fra i quali GOMEZ,SEVERGNINI,TRAVAGLIO e una pattuglia di collaboratori.Ma verso Natale del 90′ ,mentre si attendeva  con ansia la sentenza della corte d’appello di Roma che doveva confermare o ribaltare il Lodo ;Modadori,INDRO sparì.Non si fece più vedere nè sentire.Intanto arrivò quella strana sentenza  che annullò il Lodo (quella del giudice VITTORIO METTA che consegnò la Mondadori a BERLUSCONI e che il Tribunale di Milano,il 29 aprile 2003,stabilirà essere stata comprata  dagli avvocati della Fininvest,PREVITI PACIFICO,ACAMPORA).Subito dopo,a fine gennaio 1991.Indrò mi richiamò.Mi disse soltanto: “Sai,CLAUDIO,avevo avuto sentore di qualcosa…” Ho pensato a lungo se raccontare questo episodio al processo di Milano:era l’ennesima prova che negli ambienti Fininvest quella sentenza era stata largamente preannunciata.Ma alla fine decisi di lasciar perdere,per non trascinare INDRO in queste  beghe giudiziarie.
Questa breve storia di un settimanale mai nato,secondo RINALDI:<<non dimostra soltanto la straordinario passione e la freschezza di un giornalista che aveva superato gli ottant’anni.Dimostra sopratutto l’abominevole falsità delle voci che,dopo il 1994,hanno attribuito il suo divorzio dal Cavaliere alla gelosia di una primadonna che si era vista rubare il palcoscenico dall’impresario.INDRO era grato a BERLUSCONI per il sostegno finanziario dato al Giornale,ma già quattro anni prima della nascita di Forza italia aveva voglia di voltare pagina.Troppe cose lo stavano ormai allontanando da BERLUSCONI.Sopratutto la sua visione di un liberalismo vero.Sopratutto il suo gusto delle avventure sobrie e cavalleresche,senza ombra.

L’anno cruciale,in ogni caso,fu il 1992.Cruciale per l’Italia,per MONTANELLI e per il cavaliere.Le prime raffiche di Mani pulite.Il referendum sul maggioritario,plebiscitariamente vinto il 18 aprile dal fronte del <<Si>> capitanato da MARIO SEGNI.Le elezioni del 5 aprile che riducono a una larva il pentapartito e portano alle stelle la Lega Nord di UMBERTO BOSSI.Le stragi di mafia e di chissà cos’altro,che in soli 55 giorni spazzano via GIOVANNI FALCONE e PAOLO BORSELLINO.L’elezione alla presidenza della Repubblica di un outsider come OSCAR LUIGI SCALFARO,una volta caduti gli impresentabili boss del CAF.Lì’inarico di governo a GIULIANO AMATO,meno chiaccherato dell’amico BETTINO.E il finto cambio della guardia nella proprietà del Giornale,imposta dalla leggi MAMMI’:non  potendo possedere tre televisioni (più  tre pay tv)( e un quotidiano,SILVIO BERLUSCONI gira quest’ultimo al fratello Paolo,che il vecchio INDRO chiama BERLUSCONINO.
Non potrebbe esordire peggio,il BERLUSCONINO,al secondo piano di via Gaetano Negri,storica sede milanese del Giornale.Appena insediato,l’editore-prestanome si scontra subito il comitato di redazione sull’annoso problema degli investimenti tecnologici:cioè sull’introduzione del sistema informatico,promessa da anni e mai mantenuta.Al Giornale non c’è ombra di computer:si picchietta ancora sui tasti delle macchine da scrivere.E non solo nell’ufficio del direttore,cui la sua Olivetti lettera 22.Ma in tutta la redazione.Risultato:la trattativa si rompe prim’ancora di cominciare e scattano otto giorni consecutivi di sciopero,dal 22 al 30 luglio 1992.Mai visto nulla di simile in 17 anni di vita del quotidiano.MONTANELLI ha il suo daffare per fronteggiare l’ira funesta dei lettori,che protestano al grido di tu quoque? ammaestrati da anni di filippiche contro il pansindacalismo e lo scioperismo all’italiana.
I conti del Giornale,oltretutto,non sembrano autorizzare una brusca svolta verso una politica di lacrime e sangue.Anzi,a fine anno si registrerà una piccola crescita di vendite rispetto al 91′:una media di 3 mila copie in più al giorno,grazie anche ai fasci della Storia d’Italia firmati da MONTANELLI e allegati al quotidiano in alcuni periodi dell’anno.La prima,timida <<promozione>> da quando <<il Giornale>> è nato,mentre la grande stampa si contende i lettori nelle edicole a colpi di Bingo,inserti e gadget di ogni genere.
Che cosa c’è,dunque,dietro all’improvviso giro di vite berlusconiano?la linea politica di MONTANELLI è sempre meno in sintonia con gli interessi della bottega di Arcore.Mentre il pool di Milano arresta e inquisisce via via i leader della partitocrazia (sopratutto gli amici del Cavaliere,i più compromessi con il malaffare),il direttore e in condirettore FEDERICO ORLANDO (subentrato a BIAZZI VERGANI nel’autunno 1991) sostengono a spada tratta la battaglia di Mani Pulite.E non  con le sbarcate apologie degli house organ Fininvest prima maniera,che cavalcano le tigre con i siparietti del duo FEDE-BROSIO (sul Tg4,con le copertine di <<Sorrisi e canzoni Tv) dal titolo DI PIETRO,facci sognare! con le videocassette del processo Enimont distribuite da <<Epoca>> con comenti entusiastici di ENRICO MENTANA.Ma con cronaca incalzante-che spesso anticipa le indagini dei magistrati e un corredo di commenti e di campagne mirate,dritte al cuore del sistema di potere che sorregge non solo il CAF,ma anche la sua corte di nani,ballerine e favorite.BERLUSCONI in prima fila.
CRAXI,in quei mesi,è ancora potentissimo.Al punto da ottenere l’allontanamento dal Corriere della Sera del condirettore GIULIO ANSELMI (che reggeva il giornale durante la lunga malattia del direttore UGO STILLE):reo di sostenere con troppa decisione i giudici di Milano,ANSELMI viene prontamente liquidato dall’editore,cioè GEMINA (area mediolanum-Fiat).MONTANELLI è piu difficile da cacciare,almeno su due piedi.Ma si può lavorarlo ai fianchi,con guerra di logoramento prima leggera,poi sempre più martellante di pari passo con la marcia di avvicinamento del Cavaliere alla discesa in campo.
<<Poche settimane prima che scoppiasse Mani pulite>>, racconta FEDERICO ORLANDA,<<scrissi un fondo denunciando i camorristi di Palazzo Marino.SILVIO BERLUSCONI mi telefonò irritatissimo ,spiegandomi che ero arrivato a Milano,non a Napoli>>.Le nobili motivazioni ideali che muovono il Cavaliere a intervenire sono presto spiegate:le concessioni  televisive previste dalla legge MAMMI’ sono ancora bloccate  in parlamento.Per la Fininvest,è questione di vita o di morte.E la direzione del <<Giornale>> lo tocca subito con mano:una grandinata sempre più fitta di pressioni,sfuriate,intimidazioni,a mano a mano che si sussegguono le indagini del pool milanese e si avvicinano le elezioni politiche del 5 aprile 92′.
MARIO CHIESA viene arrestato il 17 febbraio.Ma da mesi il Giornale racconta gli uomini e gli scandali della piovra craxiana che soffoca Milano.Il 21 febbraio il vicepresidente socialista della Regione Lombardia UGO FINETTI si presenta al secondo piano di via Negri 4 scortato da PAOLO BERLUSCONI,che non è ancora l’editore del Giornale ma sta per diventarlo (il passaggio di proprietà,tutto in famiglia,è fissato per il 16 luglio).MONTANELLI è in vacanza a Cortina e i due lo sanno bene.Chiedono subito a ORLANDO.FINETTI ricorda il condirettore pallido,Paolo aveva  l’aria di essere seccato per il fatto che i vari appelli rivolti a me da esponenti della Finivest affinchè il Giornale non turbasse i rapporti del Gruppo col PSI continuassero a cadere nel vuoto.FINETTI ha una cartella con articoli della nostra cronaca milanese,sottolineati con evidenziatore color verde pisello.Me li consegna affinchè io possa contestargli ai miei colleghi cronisti.”I giudici della Procura”,mi spiega FINETTI ,fanno fascicoli coi ritagli dei giornali,proprio come questo:poi, quando succede qualcosa,si trovano una documentazione già abbondante e vanno a scavarvi quello che vogliono.PAOLO  BERLUSCONI taglia corto: Con le istituzioni,Regione,Comune,Fiera,noi dobbiamo lavorare,perciò dobbiamo poter mantenere buoni rapporti”.I giudici arresteranno FINETTI quasi un anno dopo quella visita in via Negri…>>.
Non era mai accaduto che un membro della famiglia BERLUSCONI <<violasse>> il terzo piano della sede del Giornale,quello della direzione.Anche quello è un segnale di svolta.Subito seguito da un secondo siluro.

Il vicecapo della cronaca di Milano,ARIO GERVASUTTI,riceve una telefonata da BOBO CRAXI,figlio di BETTINO e capogruppo socialista al consiglio comunale di Milano.Il giovanotto ce l’ha con PETER GOMEZ,il cronista giudiziario che segue mani pulite insieme a RAFFAELLA RIEWTMANN ed EMANUELA MASTROPIETRO,perchè continua a raccontare i suoi affettuosi legami politici, elettorali e personali con il neo-galeotto MARIO CHIESA.<<Dopo le elezioni del 5 aprile>>, minaccia, <<ci sarà un repulisti,molto teste cadranno al Giornale.Prima di parlare col vostro padrone,vi ripeto che dovete smetterla di rompere i coglioni.Siete il solito giornale veterofascista,leghista,filodemocristiano>>.Il 29 febbraio si replica.FEDELE CONFALONIERI chiama ORLANDO,furibondo (per conti terzi) perchè Il Giornale ha pubblicato una foto che ritrae insieme BETTINO CRAXI e MARIO CHIESA:<<E’ sabotaggio a BERLUSCONI?,ulula :Se per mantenere Il Giornale dobbiamo inimacarci CRAXI,meglio rinunciare al Giornale.
MONTANELLI,informato di tutto,rientra precipitosamente da Cortina.Prima liquida il caso-CRAXI JR con una lettera ai redattori minacciati:<<Pur ricordandovi che la nostra regola è quella di non tener conto delle interperanze altrui,specie dei politici,e dire sempre la verità,tutta la verità,senza partito preso nè animosità verso nessuno,vi autorizzo a comunicare a suddetto signore (Bobo,n.d.a) se vene capita l’occasione,che l’unica “testa” in pericolo di cadere dopo il 5 aprile non è la vostra ma,casomai,la sua.E potete aggiungere,da parte mia,che non la considererei una gran perdita>>.Pii il 3 marzo,si occupa della visita di Paolo in direzione:si fa portare dall’autista ad Arcore e affronta BERLUSCONI (ovviamente SILVIO) a muso duro: <<Se sempre intenzionato a trasferire la proprietà del “Giornale” a tuo fratello? Si.E allora avvertilo di non presentarsi mai più in redazione portandosi a dietro dei politici,men che meno socialisti.Altrimenti,la prossima volta,lo sbatto fuori a pedate nel culo>>.
Il Cavaliere fa orecchie da mercante.Tre giorni dopo telefona gentilissimo a ORLANDO per informarlo che CRAXI querelerà Il Giornale per un articolo di GOMEZ sui finanziamenti di CHIESA alla campagna elettorale di Bobo e di altri gerarchetti garofonati.<<Tra quindici giorni>> aggiunge BERLUSCONI,<<spero sia risolto il mio problema delle frequenze.Veda lei se è possibile,nel frattempo,trattare il caso CHIESA come un fatto di cronaca nera,senza sottolineare i legami politici>>.
Che cosa si aspetti dal suo Giornale,BERLUSCONI lo dice chiaro e tondo nell’aprile del 92′,elogiando una volta tanto l’arcinemico EURGENIO SCALFARI che ha difeso il suo editore CARLO DE BENEDETTI dopo la pesante condanna (in primo grado,a 6 anni e 8mesi) per il crac del Banco Ambrosiano.MONTANELLI ha dato la notizia  in apertura del Giornale ma,con la consueta eleganza,ha evitato di infierire sull’avversario nelle polvere.Il Cavaliere però,quando si tratta dei nemici,è un giustizialista forsennato.<<Mi aspetto>> intima minaccioso a Orlando che Il Giornale prenda posizione sulla condanna di DE BENEDETTI. Stamattina  ho molto ammirato il mio nemico SCALFARI che sulla Repubblica ha difeso a spada tratta DE BENEDETTI.se fossi stato condannato io a 6 anni,INDRO se ne sarebbe andato in vacanza.Io sono amareggiato per il vostro disimpegno nei miei riguardi.E sappiate che se io mi disamoro,mi disamoro definitivamente.Non voglio che difendiate me,cosa che Indro ritiene disdicevole,ma che attacchiate i miei nemici,come costoro fanno con me.
E’ uno sfogo torrenziale,quello del 17 aprile 92′,che vale la pena di riportare per intero,perchè anticipa molti dei nodi che verranno al pettine quasi due anni dopo,con la rottura definitiva:<<Sappiate>> tracima BERLUSCONI <<che l’intervista della Stampa a Caracciolo uscita quattro giorni fà con quel titolone BERLUSCONI,IL GRANDE CONDUTTORE è stata scritta per promuovere un’indagine della Procura della Repubblica su di me.I miei nemici avevano minacciato ANDREOTTI e VIZZINI (CARLO VIZZINI,ministro delle poste,allora del Psdi e poi trasmigrato felicemente in Forza Italia) di attaccarli nella campagna elettorale del 5 aprile se mi avessero dato le concessioni (televisive).Al consiglio nazionale Dc dei giorni scorsi,De Mita ha sottolineato l’effetto “devastante” che la legge Mammì ha avuto nel risultato elettorale della Dc e ha preannunciato che il nuovo parlamento dovrà correggerla,togliendomi una rete.La Federazione degli Editori e quella della Stampa,che fanno parte del partito trasversale,mi hanno attaccato per la pubblicità,mi hanno perduto davanti all’Antitrust,perchè il mio concorrente pubblico (Rai) fattura 4 miliardi.E poi una cosa è la posizione dominante e un’altra è l’abuso.No, Il Giornale non reagisce mai.La Repubblica ha definito agghiacciante il sondaggio dal quale è risultato che io sono amato e conosciuto dai bambini più di Gesù.Ma voi non avete replicato per spiegare perchè questo avvenga,quali valori io difenda che poi portano a questi risultati di popolarità.DE BENEDETTI,AGNELLI,SCALFARI,ROMITI bisogna attaccarli direttamente,come fanno loro con me.Mi diceva ieri MAURIZIO COSTANZO:loro non sono abituati a essere attaccati;se li attacchi,rientreranno nel guscio.
Una frase del Cavaliere è particolarmente illuminante sul suo stato d’animo di quei giorni,mentre Muro di bettino gli sta rovinando addosso: <<Insomma,dopo aver passato un Natale in angoscia per le concessioni che non arrivano,mi trovo ancora con ANDREOTTI e VIZZINI paralizzati.E passo una Pasqua in angoscia.Sono al disastro psicofisici:ho perso la Cinq e ora perdo anche la possibilità in Inghilterra,perchè non avevo la forza fisica e la serenità psicologica e quindi la necessaria chiarezza di idee.Mi dicevo:come possono prendermi sul serio all’estero,se me attaccano così duramente in Italia?A Natale i bambini lo adoravano come Gesù Bambino,ora che è Pasqua gli tocca la Passione.Croce,calvario e tutto il resto.

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L’intervento di Marco Travaglio ad Annozero (23/04/09)ultima modifica: 2009-04-24T16:30:42+02:00da anglotedesco
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