Bossi incpontra il suo Salvatori

Interessante questo libro scritto dalla coppia Parenzo-Romano.La storia della Lega di Bossi con tanto di foto e documenti.Questa settimana ne riporterò un capitolo.

da ROMANZO PADANO- David Parenzo e Davide Romano Sperling & Kupfer

BOSSI INCONTRA IL SUO SALVATORI

“Bossi cominciò a raccontarci di Bruno Salvadori,il propagandista della Union Valdotaine che per lui era stato come l’incontro di Marx con Engels”

ROBERTO MARONI,citato da Giorgio Bocca

Non sono molti quelli che sanno che Umberto Bossi ha avuto un padre politico,e perlopiù costoro pensano che si sia trattato di Eugeniuo Rocchetta,fondatore e ideologo della Liga Veneta.Quassi nessuno,invece,conosce il nome del vero ispiratore del Senatur:Bruno Salvadori,il leader dell’Union Valdatoine.
Febbraio 1979,facoltà di Medicina di Pavia.E’ qui che Salvadori incontra casualmente il futuro della Lega,folgorando sulla via del federalismo.Ad avvicinarli è la bacheca dell’antica università lombarda,davanti alla quale il leader valdostano si ferma per leggere un manifesto del Movimento Federalista Europeo,non mancando di fare qualche commento politico ad alta voce.E fin qui,tutto normale.Meno normale è il fatto che lo studente di medicina Bossi-intento a curiosare tra gli annunci affissi sulla stessa bacheca-non lo mandi a quel paese,prendendolo per matto.Sarebbe comprensibile.Invece no,questa volta Bossi tace.Anzi,ascolta Salvadori parlare dell’avvento dell’Europa-di lì a pochi mesi si sarebbero tenute le prime elezioni europee-e di come questo condurrà alla vera rivoluzione del fedralismo.Altro che il sessantotto,con la scia di sangue che si è portato dietro per tutti gli anni Settanta a causa delle Brigate Rosse (solo nove mesi prima è stato ucciso lo statista democristiano Aldo Moro).
Bossi ribatte che,dopo la grande migrazione dei meridionali al Nord,il Sessantotto è stato il primo colpo di piccone al sistema,che ora manifesta la sua crisi.Un’analisi che il leader valdostano  condivide,tanto da invitare il suo interlocutore a proseguire la chiaccherata fuori dall’università.
I due si dirigono cosi verso le due torri dell’Osservatorio,dove c’è un bar chiamato Voltone.Davanti a un caffè,Salvatori illustra al futuro segretario della Lega come il federalismo sia la risposta istituzionale a molti problemi sociali.Sulle prime Bossi non è molto convinto.E’ un uomo maturo,in piena sintonia con la società di allora,con quel popolo lombardo che si sente confuso,sfiduciato e deluso dell’esito del Sessantotto.Percepisce e teme l’arrivo del carrierismo,ma sopratutto la distruzione in quel poco di radici culturali che ancoira resiste al Nord.Certo,anche lui ha volentieri approfittato del nuovo clima di libertà,a cominciare da quella sessuale,ma ciò che non condivide del clima postsessantottino sono le forme di libertarismo che travolgono anche i sani principi su cui si basa la società tradizionale.
Il fenomeno è particolarmente evidente nel caso delle donne.Bossi apprezza senz’altro l’uscita della donna da casa e il suo ingresso nel mondo del lavoro,ritenendo giusto che l’universo femminile contribuisca allo sviluppo della società.A preoccuparlo,però,è il rischio che alcuni fondamentali valori,come quelli legati alla famiglia,vengano compromessi dal nuovo ruolo assunto dalla donna,per sua natura ha tutta una serie di ptrincipi che porta con se.Se una donna,per esempio,non ha figli,fa fatica a realizzare.E’ nata anche per diventare madre.Il fatto che queste cose fossero sbattute via,lo avvertivo come un pericolo […].Per l’uomo poteva anche essere piacevole,ma per la donna,se il piacere arrivava fino al punto da cancellare l’istinto naturale di maternità,è un problema.
Quello che a Bossi non piace del periodo postsessantottino è l’indistinto che si prefigura.Teme una società priva di identità,alla Blade Runner (il film Ridley Scott uscirà nel 1982,tre anni dopo l’incontro con Salvadori),dove le strade delle città sono indistinguibili le una dalle altre.Un futuro inquietante,in cui perfino le città di Stati diversi saranno uguali in tutto e per tutto (comprese le merci nei negozi e le pubblicità per le strade) e la loro popolazione sarà priva di tratti distintivi e di particolarità autoctone.
In un mondo del genere che fine fa l’identità dei popoli? E che fine fanno la loro cultura,i loro valori?
Umberto Bossi è figlio di contadini e sa di che cosa parla.Contrariamente ai sessantottini,appartenenti a una generazione successiva alla sua,ha avuto modo di giudicare i due modelli di vita-quello precedente il Sessantotto e quello immediatamente successivo-avendoli vissuti entrambi.Secondo lui è stata la non conoscenza di come era la vita prima del Sessantotto,a fare si che gli studenti contestatori gettassero alle ortiche tutta l’eredità culturale del passato,per abbracciare un mondo illusoriamente “migliore”,senza principi nè regole codificate.

 

Bossi incpontra il suo Salvatoriultima modifica: 2009-04-26T15:06:00+02:00da anglotedesco
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