Romanzo Padano

Ancora complimenti alla coppa Parenzo-Romano per questo splendido libro sulla storia di Umberto Bossi e della Lega Nord. Non riesco ancora a credere che Bossi si sia venduto a Berlusconi.Fino al 1999 lo stimavo molto,se avessero scritto questo libro dieci anni fà,ancora di più,ma adesso non ho voglia di tornare indietro.Certo il senatur ne ha incontrate di difficoltà,ma si è fatto su le maniche ed è andato avanti.Marco Travaglio gli fài complimenti nell’intervista per il libro MARCO TRAVAGLIO-IL ROMPIBALLE: “portare avanti un partito cosi non è facile”.Certo in pochi agli inizi degli anni 80′ avrebbero creduto  vent’anni dopo sarebbe stato il Partito più antico in Parlamento.

da ROMANZO PADANO- David Parenzo e Davide Romano Sperling & Kupfer

BOSSI INCONTRA IL SUO SALVATORI

“Bossi cominciò a raccontarci di Bruno Salvadori,il propagandista della Union Valdotaine che per lui era stato come l’incontro di Marx con Engels”

ROBERTO MARONI,citato da Giorgio Bocca

Non sono molti quelli che sanno che Umberto Bossi ha avuto un padre politico,e perlopiù costoro pensano che si sia trattato di Eugeniuo Rocchetta,fondatore e ideologo della Liga Veneta.Quassi nessuno,invece,conosce il nome del vero ispiratore del Senatur:Bruno Salvadori,il leader dell’Union Valdatoine.
Febbraio 1979,facoltà di Medicina di Pavia.E’ qui che Salvadori incontra casualmente il futuro della Lega,folgorando sulla via del federalismo.Ad avvicinarli è la bacheca dell’antica università lombarda,davanti alla quale il leader valdostano si ferma per leggere un manifesto del Movimento Federalista Europeo,non mancando di fare qualche commento politico ad alta voce.E fin qui,tutto normale.Meno normale è il fatto che lo studente di medicina Bossi-intento a curiosare tra gli annunci affissi sulla stessa bacheca-non lo mandi a quel paese,prendendolo per matto.Sarebbe comprensibile.Invece no,questa volta Bossi tace.Anzi,ascolta Salvadori parlare dell’avvento dell’Europa-di lì a pochi mesi si sarebbero tenute le prime elezioni europee-e di come questo condurrà alla vera rivoluzione del fedralismo.Altro che il sessantotto,con la scia di sangue che si è portato dietro per tutti gli anni Settanta a causa delle Brigate Rosse (solo nove mesi prima è stato ucciso lo statista democristiano Aldo Moro).
Bossi ribatte che,dopo la grande migrazione dei meridionali al Nord,il Sessantotto è stato il primo colpo di piccone al sistema,che ora manifesta la sua crisi.Un’analisi che il leader valdostano  condivide,tanto da invitare il suo interlocutore a proseguire la chiaccherata fuori dall’università.
I due si dirigono cosi verso le due torri dell’Osservatorio,dove c’è un bar chiamato Voltone.Davanti a un caffè,Salvatori illustra al futuro segretario della Lega come il federalismo sia la risposta istituzionale a molti problemi sociali.Sulle prime Bossi non è molto convinto.E’ un uomo maturo,in piena sintonia con la società di allora,con quel popolo lombardo che si sente confuso,sfiduciato e deluso dell’esito del Sessantotto.Percepisce e teme l’arrivo del carrierismo,ma sopratutto la distruzione in quel poco di radici culturali che ancoira resiste al Nord.Certo,anche lui ha volentieri approfittato del nuovo clima di libertà,a cominciare da quella sessuale,ma ciò che non condivide del clima postsessantottino sono le forme di libertarismo che travolgono anche i sani principi su cui si basa la società tradizionale.
Il fenomeno è particolarmente evidente nel caso delle donne.Bossi apprezza senz’altro l’uscita della donna da casa e il suo ingresso nel mondo del lavoro,ritenendo giusto che l’universo femminile contribuisca allo sviluppo della società.A preoccuparlo,però,è il rischio che alcuni fondamentali valori,come quelli legati alla famiglia,vengano compromessi dal nuovo ruolo assunto dalla donna,per sua natura ha tutta una serie di ptrincipi che porta con se.Se una donna,per esempio,non ha figli,fa fatica a realizzare.E’ nata anche per diventare madre.Il fatto che queste cose fossero sbattute via,lo avvertivo come un pericolo […].Per l’uomo poteva anche essere piacevole,ma per la donna,se il piacere arrivava fino al punto da cancellare l’istinto naturale di maternità,è un problema.
Quello che a Bossi non piace del periodo postsessantottino è l’indistinto che si prefigura.Teme una società priva di identità,alla Blade Runner (il film Ridley Scott uscirà nel 1982,tre anni dopo l’incontro con Salvadori),dove le strade delle città sono indistinguibili le una dalle altre.Un futuro inquietante,in cui perfino le città di Stati diversi saranno uguali in tutto e per tutto (comprese le merci nei negozi e le pubblicità per le strade) e la loro popolazione sarà priva di tratti distintivi e di particolarità autoctone.
In un mondo del genere che fine fa l’identità dei popoli? E che fine fanno la loro cultura,i loro valori?
Umberto Bossi è figlio di contadini e sa di che cosa parla.Contrariamente ai sessantottini,appartenenti a una generazione successiva alla sua,ha avuto modo di giudicare i due modelli di vita-quello precedente il Sessantotto e quello immediatamente successivo-avendoli vissuti entrambi.Secondo lui è stata la non conoscenza di come era la vita prima del Sessantotto,a fare si che gli studenti contestatori gettassero alle ortiche tutta l’eredità culturale del passato,per abbracciare un mondo illusoriamente “migliore”,senza principi nè regole codificate.

A queste riflessioni,però,Salvadori risponde solo con soluzioni tecnico-istituzionali che lasciano il suo interlocutore piuttosto scettico.Bossi non pensa ancora da politico.E’ più colpito dagli aspetti concreti della vita reale,dalla generale perdita di valori della società e dall’incombere di nuove minacce,come quella rappresentata dalla droga.
La discussione continua.Salvadori è convinto che per salvare principi e valori sia necessario che la politica si avvicini alla gente e che il federalismo sia l’unico modo di salvaguardare cultura e identità proprie.Guai a tenere lontano i cittadini dal potere politico.Bisogna invece avvicinarli il più possibile ai centri decisionali che operano sul loro territorio.Se la gente potesse scegliere liberamente,non sarebbe favorevole all’emigrazione di massa dal Sud al Nord dell’Italia.Solo il potere centralista può attuare certe scelte folli,che cadono dall’alto senza curarsi di chi ne pagherà il prezzo.Salvadori conclude dicendo che,attraverso il federalismo,il cittadino potrà dire la sua e intervenire più attivamente nel processo politico.
La conversazione,durata più o meno un’ora,lascia Bossi e Salvadori soddisfatti:lo scambio di idee è stato per entrambi interessante e stimolante.
Il leader dell’Union Valdotaine tenta anche di coinvolgere il futuro leader della Lega in politica,ma quest’ultimo gli risponde picche.Ha troppi impegni a cui far fronte:oltre alla responsabilità famigliari (una moglie e un figlio),infatti,ci sono il lavoro e gli esami da sostenere per conseguire la laurea in medicina.Per lui,che abita a Varese e fa il pendolare fino a Pavia per studiare,l’impegno rischia di essere decisamente troppo gravoso.
Alla fine del colloquio Salvadori si accontenta di tornarsene a casa con in tasca un numero scritto un biglietto,che si rivelerà vincente sulla ruota del federalismo:quello del telefono di Umberto Bossi.Lo studente di medicina invece dimentica l’incontro,e la cosa sembra finire li.

Da li a qualche mese,tuttavia,Salvadori riappare.Questa volta sul piccolo schermo di casa Bossi.E’ in corso la campagna elettorale per le europee del 1979 e va in onda l’invito del leader dell’Union Valdotaine a votare per il suo partito.L’appello televisivo,insieme al fatto di aver saputo che Salvadori sta cercando persone per lanciare nuovi movimenti autonomisti nel nord,convince Umberto Bossi che il valdostano fa sul serio.Non è insomma solo un teorico,ma è un politico che fa proposte e che,sopratutto,intende passare all’azione.
Pochi gioni dopo,arriva la telefonata di Salvadori,che gli chiede una mano per la campagna elettorale.Bossi oppone resistenza ricordandogli la propria situazione di padre,studente e lavoratore.A quel punto Salvadori lo tocca nel punto debole,spiegandogli di aver avuto una buona impressione discutendo con lui all’Università di Pavia.Adesso si aspetta però che dalle parole passi ai fatti.Che dimostri insomma di non essere solo un parolaio.Bossi,ferito nell’orgoglio,non può dire di no.Accetta l’incarico di piazzare cinquento manifesti.
Una volta preso l’impegno,però,Bossi si pone il problema di come rispettarlo.Non vuole farlo andano in giro per Varese,per paura di essere riconosciuto.Allora decide di attaccare i manifesti solo fuori dalla città.Lo fa negli unici momenti liberi,la sera.Esce di casa senza dire nulla,nascondendo alla moglie dove sta andando e a fare cosa.Non vuole che sappia di questa sciocchezza in cui si è impegnato.
Le elezioni si tengono il 10 giugno 1979.E’ la prima volta che viene eletto in Parlamento europeo e l’Union Valdotaine non ottiene neppure un seggio.Se a livello nazionale prende lo 0,47% ,a Varese scende addirittura allo 0,1%.
L’evidente sconfitta non disarma Bossi,a cui peraltro in quest’occasione non possono essere certo addebitate colpe politiche per il risultato negativo.in fondo ha avuto solo la funzione di semplice attacchino.Se si vuol dar credito al detto per cui “si è quel che si fà”,questa minima militanza politica nel campo autonomista ha già segnato le idee dell’Umberto padano,tanto che qualche mese dopo,alla fine dell’estate del 1979,è proprio lui a tornare alla carica.Stavolta è infatti Bossi a chiamare Bruno Salvatori,che all’inizio neanche ricorda a chi appartiene il vocione dell’altro capo della cornetta.Poi lo riconosce,e la telefonata dura un bel pò.parlano ancora di politica e il valdostano intuisce che Bossi ormai ci crede,ed è pronto a cominciare la sua battaglia per l’idea federalista in Lombardia.
Salvadori gli propone di fondare un giornale,e Bossi accetta anche se,non essendo un giornalista,non potrà assumerne la direzione.Il direttore responsabile del nuovo mensile,chiamato Nord-Ovest,sarà dunque il leader valdostano.Il primo numero esce nella primavera del 1980.Il periodico,come ammetterà in seguito lo stesso Bossi, è forse un pò troppo pretenzioso nella forma rispetto ai mezzi a nostra disposizione.Chiuderà i battenti di li a pochi mesi.

Romanzo Padanoultima modifica: 2009-04-29T17:30:26+02:00da anglotedesco
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