La gestione economica dell’Italia dei Valori…

La misteriosa gestione economica dell’Italia dei Valori con la coppia Di Pietro-Mura che fanno praticamente quello che vogliono gestendo il denaro per i cavoli propri. Diversi militanti ,coordinatori dell’Italia dei Valori sparsi per tutta la penisola si sono lamentati e spesso rovinati per il mancato rimborso per le campagne elettorali.

Questi signori dovrebbero essere i principali avversari di Silvio Berlusconi? Ma per carità. In Inghilterra la politica non gliela farebbero vedere nemmeno con il binocolo. Stesso discorso in Germania. Povera Italia, che vergogna girare per certi paesi e dire: i’m italian.

da IL TRIBUNO-Alberico Giostra (Castelvecchi)

BAMBOLE NON C’E’ UNA LIRA

La gestione economica dell’IDV è sempre stata occhiuta e sparagnina.Delizia per Tonino,croce per i suoi militanti.Non c’è città-provincia-regione,non c’è coordinatore cittadino-provinciale-regionale che non abbia sbattuto il grugno contro la cassaforte  blindata del partito.Nessun rimborso per le campagne elettorali dei candidati,le sedi aperte a forza di fideiussioni,le bollette pagate dai militanti rincorsi dai creditori per anni anche dopo l’abbandono della militanza,questo è quello che accade da sempre ai militanti dipietristi.Osvaldo Frangipane,coordinatore cittadino di Catanzaro,ha versato per anni l’affitto della sede e,dopo aver strappato la tessera,deve ancora pagare la luce della sede perchè è titolare del contratto.Tutti i militanti sono stati costretti a spedire centinaia di lettere,di fax,di e-mail a Busto Arsizio-Milano-Roma,con appelli disperati per avere un contributo,e le risposte,se c’erano,erano laconiche o peggio tranchant: “Arrangiatevi,soldi non ce ne sono”.

Tonino parla chiaro ai suoi eletti:almeno il 20% deve tornare a casa,e infatti ai candidati fa firmare una lettera molto precisa secondo il suo inconfondibile stile.Questo è il bastone con cui Tonino sferza i suoi militanti:”Se non volete rimetterci i soldi per pagare la sede e le spese” è il suo discorso,”dovete darvi da fare ed eleggere qualcuno”
La carota è la candidatura e l’elezione stessa,peccato che sia solo per pochi.D’altra parte la militanza per Tonino è sempre stata interpretata come dedizione e sacrificio,più un dare che un avere.
Domenico Porfidio,ex consigliere regionale molisano dell’Idv,in un anno e mezzo ha speso 84 milioni di lire mai più rivisti.Nella campagna elettorale delle politiche del 2001 ne ha spesi dodici solo per fare propaganda per il candidato Di Pietro,e anche quelli mai rimborsati.Si dirà,Porfidio ha goduto per cinque anni della lauta indennità di consigliere regionale e avrà anche un vitalizio,ma Lorenzo Lommano,coordinatore regionale nel 1998 che per aprire la sede di Campobasso si è indebitato per 25 milioni,non ha mai avuto alcuna indennità,ne alcun rimborso.
Nelle Marche,Dante Merlonghi,un sansepolcrista,ha pagato di tasca sua le spese della campagna elettorale per le regionali del 2005,oltre 40mila euro,accendendo un mutuo di 15mila.Era convinto di essere eletto,ma non ce l’ha fatta.Poi Tonino lo ha piazzato in due consigli di amministrazione,presidente della Fiera di Ancona e consigliere della Quadrilatero spa,in tutto 1.300 euro al mese lordi.Comunque gli è andata meglio Pietro Tansini,di Piacenza,il primo assessore comunale dipietrista d’Italia,che ha pagato le spese di affitto,luce ,riscaldamento e telefono della sede cittadina del partito,e pur avendo chiesto un rimborso non ha mai ricevuto nulla,nemmeno un grazie.La stessa cosa a Bologna è capitata a un medico,Angelo Mancini,anni di militanza,soldi e tempo profusi generosamente,poi alle prime rimostranze,l’estromissione.Mancini chiedeva chiarimenti sui rimborsi e in generale sulla contabilità,voleva vedere i bilanci,sapere come erano approvati,chiedeva un congresso nazionale.Dopo le critiche,la sua compagna,Barbara Guidi,assessore in pectore della neonata giunta Cofferati,è stata defenestrata all’improvviso da Silvana Mura,che ne ha preso il posto.Sempre in Emilia Romagna perplessità sulla regolarità dei bilanci aveva un’altra militante,Rosanna Beccari,tesoriera regionale di professione commercialista ed ex coordinatrice provinciale di Reggio Emilia.La Beccari racconta che la ragioniera e tesoriera Mura “pretendeva bilanci fatti a modo suo e con metodi poco ortodossi,con contabilità improvvisata e con uscite documentate da ricevute spesso incomprensibili”.
E poi,ricorda la Beccari,  “Silvana  era ossessionata,perseguitava tutti,metteva il naso su tutto,non si fidava di nulla e premeva su ogni cosa perchè fosse fatta come voleva lei e non sempre faceva quella giusta.Anche a Reggio Emilia”,conclude Rosanna Beccari,”molti conti del partito sono stati saldati personalmente dai militanti e mai rimborsati,e dopo anni di sforzi profusi senza fiatare chi provava a lamentarsi veniva cacciato senza esitazioni per fare spazio agli ultimi arrivati dagli altri partiti”.
Angela Zeoli,ex coordinatore provinciale di Benevento,ha pagato fino al 2007 le spese dell’affitto,luce e acqua della sede dell’Idv senza mai ricevere un rimborso da Roma.La stessa cosa è accaduta in occasione di tutte le campagne elettorali e persino con le tessere d’iscrizione.Dal 1999 al 2007 non è mai riuscita ad averle materialmente,a eccezione del 2006,nonostante avesse spedito a Roma i soldi dei militanti,25 euro caduno.La Zeoli,dopo anni di entusiastica militanza e di sacrifici,nel 2007 è stata sostituita manu militari da Formisano per la sua politica troppo  antimastelliana.Senza celebrare alcun congresso,al suo posto il ras campano dell’Idv ha piazzato Nunzio Pacifico,ex Margherita,oggetto di un procedimento disciplinare presso i probiviri del partito di Rutelli ,il quale doveva essere nominato in via del tutto provvisoria,ma dopo due anni è ancora commisario del partito.Di congresso naturalmente neanche a parlarne.D’altra parte la Zeoli ricorda che nell’ingresso congresso regionale campano finora celebrato,quello del 2006,la mozione da discutere,una sola naturalmente,era presente in una sola copia e i duecento delegati non riuscirono neppure a leggerla.
Tuttavia a nessuno è capitato quello che è toccato a Wanda Montanelli,responsabile nazionale della Consulta Donne dell’Idv,costretta a ricorrere prima a due scioperi della fame e poi a una causa civile per cercare di far valere le sue ragioni.Ex-cantautrice impegnata anni Settanta (una sua canzone ha concorso a Sanremo nel 1979) e dirigente scolastica,la Montanelli ha per anni chiesto finanziamenti per la Consulta e per le tante manifestazioni che organizzava,sempre finanziate da lei stessa e dalle altre militanti.Inutilmente.E cosi,visti cadere nel vuoto i suoi ripetuti appelli,il 12 marzo 2008 ha iniziato uno sciopero della fame durato 42 giorni e sospeso il 23 aprile dopo un appello del Capo dello Stato,Napolitano.Wanda aveva già fatto uno sciopero della fame nel 2006,dal 25 febbraio al 23 marzo,digiuno che aveva proseguito per altri 57 giorni,fino al 15 maggio,a staffetta con le iscritte del comitato nato in suo sostegno.Da quello sciopero nasceva l’Osservatorio Nazionale ed Europeo per il Rispetto della Pari Opportunità (ONERPO),il cui scopo era il monitoraggio della rappresentatività femminile nelle istituzioni.Le sue iniziative di protesta avevano attirato infatti l’interesse della stampa di mezza Europa,procurandole una marea di attestati di solidarietà.Ma non quella risposta che attendeva da Di Pietro.Eppure la Montanelli era stata una dipietrista della prima ora.Aveva fatto parte del cosidetto popolo dei fax sceso in piazza per sostenere il pool Mani Pulite,quindi entrata nel partito,nel 1998,aveva organizzato la prima sede nazionale di Via del Corso,aveva costruito la rete nazionale di donne dell’Italia dei Valori,aveva gestito l’Ufficio stampa e comunicazione per l’immagine femminile del partito,aveva fondato la Consulta nazionale femminile e quelle regionali.
Nel 2002 ,il 23 giugno,Di Pietro l’aveva nominata responsabile nazionale della Consulta Donne,mentre nel 2004 sarebbe diventata responsabile delle Pari Opportunità dell’IDV,poi ribattezzato Dipartimento per le politiche di genere.Wanda aveva collaborato con la Commissione nazionale Pari Opportunità del consiglio dei Ministri,aveva organizzato convegni nazionali sui diritti dei cittadini e sportelli antiviolenza per la donne dell’IDV e aveva scritto che Rosy Bindi la parte dedicata a welfare e famiglia del programma 2006 dell’Unione.
Insomma,un impegno costante,competente,sempre pieno di entusiasmo e sopratutto sempre rigorosamente a proprie spese.Mai una lira di rimborso.E nemmeno un grazie.La Montanelli,insomma,dopo anni di impegno,si accorgeva che nonostante i proclami di facciata e l’articolo 3 dello statuto dell’IDV, Di Pietro non solo non promuoveva la democrazia interna e il diritto alle pari opportunità,ma li ostacolava.
Nel corso del 2005,il leader dell’Italia dei valori consentiva una sola iniziativa per le donne,un pomeriggio di convegno sul tema delle pari opportunità all’interno della prima festa del partito tenutasi a Roma.In occasione della festa nazionale dell’Idv organizzata nel 2006 a Vasto,ribattezzata “Festa talebana” ,la Montanelli accortasi che non era previsto alcuno spazio per le tematiche femminili,nè interventi di donne,scriveva una lettera di protesta a uno dei vertici del partito,Felice Belisario,e si sentiva rispondere che il programma era quello e che non si poteva cambiare e che avrebbero parlato solo i rappresentanti “eletti”.
Allora le donne dell’Italia dei Valori decidevano di partire per Vasto e di prenotare una sala dell’Hotel dove si svolgeva il congresso,per riunirsi in assemblea.Di Pietro andava su tutte le furie e temendo pesanti contraccolpi mediatici incaricava Leoluca Orlando di far rientrare la protesta.L’ex leader della Rete parlava con il Comitato di donne,e poi diceva alla responsabile delle pari opportunità cercando di blandirla:”Nasciu u picciriddu,chi t’importa se è masculu o fimmina”.La Montanelli si lasciava convincere,rinunciava all’assemblea e concordava con Orlando dapprima otto e poi tre irrinunciabili richieste che l’ex sindaco di Palermo si impegnava ad accogliere:una festa nazionale delle pari opportunità,una sede stabile per il dipartimento diretto dalla Montanelli (Di Pietro gliel’aveva sempre negata) e l’accesso ai fondi che spettavano alle attività femminili in base alla legge 157 del 1999.Nessuna delle tre richieste sarà mai soddisfatta.
Intanto,in vista delle politiche del 2006,si preparava per Wanda una nuova cocente delusione:nelle liste per la Camera dei deputati,Di Pietro piazzava la ex-berlusconiana e mastelliana Federica Rossi Gasparrini,numero due nella circoscrizione Lazio della Camera dei deputati,mentre alla Montanelli concedeva solo il quarto posto,senza alcuna chance di esser eletta.Wanda rifiutava la candidatura,mentre la ex regina delle casalinghe,appena ottenuto il seggio,avrebbe abbandonato Di Pietro.E dopo lo smacco delle candidature femminili alle politiche che la Montanelli nel marzo del 2006 cominciava il primo sciopero della fame.Durante il digiuno Di Pietro,mentre dava alle agenzie di stampa una dichiarazione con cui affermava di aver proposto alla Montanelli il posto di capolista al Senato nel Lazio,ottenendo da questa un rifiuto (circostanza che la dirigente IDV negava categoricamente:”Avrei accettato ogni cosa),le inviava un cesto di fiori chiedendole di interrompere la protesta e promettendo che da quel giorno tutto sarebbe cambiato.La Montanelli si lasciava convincere un’altra volta,ma anche in questo caso le promesse dell’ex magistrato sarebbero rimaste lettere morta.Anzi,se possibile le cose sarebbero peggiorate.La montanelli veniva progressivamente emarginata,esclusa dalle iniziative,delegittimata.Leoluca Orlando nel settembre del 2007 organizzata un pomeriggio di lavoro sulle pare opportunità all’interno di un corso di formazione tenutosi in Umbria e non la invitava neppure.E cosi andava in occasione della seconda festa nazionale del partito di Vasto,nel settembre del 2007:di donne neanche a parlarne.
La Montanelli scriveva due lettere a Di Pietro nelle quali faceva notare che tra i venticinque parlamentari che aveva fatto eleggere nel 2006 c’erano solo due donne,e una di queste era Franca Rame.Nessuna donna era presente nella squadra di governo,composta da un Ministro e due sottosegretari.
Nell’ufficio di presidenza c’era posto solo per Silvana Mura.Nell’esecutivo nazionale su 59 membri la quota femminile era scarsissima,di poco superiore al 10%.A quelle lettere di Di Pietro non risponderà mai e continuerà a eludere le istanze della Montanelli.Alle tenace pasionaria,ormai evidentemente un corpo estraneo all’interno del partito,troppo laica e libertaria,troppo di sinistra e radicale per uno come Di Pietro,non restava dunque che rivolgersi a un giudice per chiedere soddisfazione dei propri diritti.
Ed è quelo che la Montanelli ha fatto citando in giudizio Antonio Di Pietro presso il Tribunale di Milano e chiedendo il risarcimento per i danni esistenziali e la discriminazione politica.Nel ricorso riguarda quel 5% del bilancio annuo che ogni partito politico,ai sensi dell’articolo 3 della legge 157 del 1999,deve stanziare per favorire la partecipazione delle donne alla politica.I soldi che Wanda da anni inutilmente chiedere e ai quali le donne dell’Idv hanno diritto.
Scorrendo i bilanci dal 2001 al 2006,la Montanelli si era accorta che per gli anni 2001 e 2002 non comparivano le cifre che andavano per legge stanziate,tanto è vero che il Collegio dei revisori per il controllo dei rendiconti dei partiti della Camera dei deputati,nel comunicare che il rapporto negativo integrativo per l’anno 2001 era “regolarmente redatto”,invitava la tesoriera Silvana Mura “a una puntuale osservanza della lettera dell’art 3 della legge 3 giugno 1999 n. 157,con particolare riferimeno al comma 2 relativoall’obbligo dell’introduzione di una apposita voce nel rendiconto,anche qualora non venga destinata allo scopo alcuna quota dei rimborsi elettorali”.Una richiesta che anche nel rendiconto per il 2002 restava senza esito.
Nel rendiconto al 31 dicembre 2003 compariva per la prima volta la voce “iniziative volta ad accrescere la partecipazione attiva delle donne alla politica”.Ma se a tale voce non seguiva alcuna cifra.Nel 2004 ancora nessuna cifra indicata a favore delle pari opportunità.E la Camera dei deputati strigliuava di nuovo la Mura.Il secondo richiamo forse serviva a qualcosa,ma fino a un certo punto.Nel rendiconto 2005 appariva la prima cifra stanziata per le pari opportunità:199mila euro.Di questi soldi,24.370 euro erano stati spesi per l’organizzazione di una manifestazione istituita dal Dipartimento delle pari opportunità e tenutasi a Roma il 22 settembre 2005,116.092 euro erano stati devoluti alle strutture regionali e 58.538 euro accantonati per future iniziative volte ad accrescere la partecipazione attiva delle donne alla politica.Wanda Montanelli sostiene che le cose siano andate invece in questo modo:i 24.370 euro citati è vero che erano stati spesi per organizzare la cosidetta “prima festa nazionale Italia dei Valori” svoltasi dal 21 settembre 2005 a Roma al Parco della Resistenza,ma nelle cinque giornate della manifestazione,alle pari opportunità era stata riservata solo una tavola rotonda di due ore.Quindi quella cifra era servita a pagare l’intera manifestazione,fatta passare come se fosse stata tutta dedicata alle donne.Inoltre i 116.092 indicati come devoluti alle strutture regionali,in realtà,non risultano alla Montanelli essere mai stati assegnati alle diramazioni decentrate del Dipartimento pari opportunità.Che dire poi che dei 58.538 euro accantonati per “future iniziative”? Perchè non darli subito alla Montanelli?
Infine nel rendiconto al 31 dicembre 2006 compariva ancora la voce relativa alla partecipazione attiva delle donne alla politica”.Ma nei soliti modi.I soldi stanziati erano 197.265 euro:70.901 per l’organizzazione di una generica campagna informativa sui diritti delle donne in diverse province italiane,di cui 16.509 già erogati,mentre gli altri 54.392 sarebbero stati spesi nel corso dell’esercizio 2007.Altri 103.205 euro erano stati  devoluti alle strutture regionali,mentre 81.697 erano stati accantonati per le solite “future iniziative volte ad accrescere la partecipazione attiva delle donne alla politica”.Anche di questi soldi,la Montanelli ,responsabile nazionale della Consulta Donne,non ha mai saputo nulla.Le strutture regionali,a sentire Wanda,non hanno mai avuto contezza dei 103.205 euro.Ne si è mai accorta di quei 16.509 euro che sarebbero stati spesi per le “campagne informative sui diritti delle donne nelle province italiane”.Se è lecita la domanda,che fine hanno fatto quei soldi? E sopratutto:come sono fatti i bilanci dell’Italia dei Valori?

La gestione economica dell’Italia dei Valori…ultima modifica: 2009-06-02T19:54:34+02:00da anglotedesco
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