Esistono giornalisti liberi al 100%

Questo interessantissimo post di Daniele Martinelli fa il punto di com’è la situazione giornalismo in Italia.Si vendono sempre meno copie e sono a rischio moltissimi giornalisti. Sapere che in tanti rischiano il posto di lavoro non è bello,però c’è da essere obiettivi e molti giornali meritano di non essere comprati,anzi quasi tutti. Non fanno informazione,ma leccano il culo. Abbiamo quelli di destra che scrivono le minchiate della sinistra e viceversa. Nessun giornale fà informazione a 360 gradi. Ieri ho comprato IL Giornale per leggere l’intervista di Antonio Cabrini che scenderà in campo con l’Italia dei Valori,all’interno c’era anche Il Giornale regionale.Ebbene, c’erano solo riportati i  reati degli extracomunitari mentre quelli di sinistra li nascondo. Stesso discorso per quelli in rete o in televisione. Prendiamo alcuni grandi giornalisti che  da molti vengono definiti “LIBERI” e cioè Gian Antonio Stella-Sergio Rizzo-Marco Travaglio -Peter Gomez e Gianni Barbacetto. Stella e Rizzo a differenza degli altri che ho citato, politicamente non risparmiano nessuno però mai una volta che scrivono sui finanziamenti pubblici ai giornali (lavorano entrambi per il Corriere della Sera). Travaglio-Barbacetto e Gomez di tirar fuori le stupidate di Di Pietro e l’Italia dei Valori non ne vogliono sapere tanto che se uno le scrive,i loro fans gli danno del fazioso ,del bugiardo o del berlusconiano. Forse uno dei pochi totalmente liberi (se qualcuno mi dimostra il contrario cambio idea senza problemi) è Elio Veltri  e poi sto scoprendo questo Alberico Giostra che non conoscevo.

da www.danielemartinelli.it

 TANTI GIORNALI IN AGONIA

Dall’inizio del 2009 sono 516 i giornalisti prepensionabili, 1.950 quelli che hanno 59 anni di età e 35 anni di contributi. Perciò i conti dell’Inpgi (L’Inps dei giornalisti) sono a rischio assieme agli editori, che con tutta probabilità si vedranno aumentare di almeno 6 punti percentuali il gettito previdenziale per i loro dipendenti.

La crisi dei giornali è sempre più grave. Il quotidiano Il Messaggero, per esempio, da oggi è uscito senza le firme dei suoi redattori che protestano per la rottura delle trattative sul piano di crisi imposta dall’azienda. Nel quotidiano del suocero di Casini sono a rischio 48 posti di lavoro, la chiusura di 2 redazioni e pesanti sacrifici economici per l’intera redazione.
Quanto a Repubblica e Corriere Carlo De Benedetti ha annunciato che “dai primi di luglio partirà una riduzione del personale“.

Le entrate pubblicitarie calano senza spiragli di ripresa. Si vendono meno giornali, quindi gli editori sono costretti a diminuire i costi con meno pagine e meno giornalisti.
A Bari il presidente dell’associazione italiana stampatori di giornali Paolo Paloschi, nella giornata di apertura della 12esima conferenza internazionale per l’industria editoriale e della stampa italiana, ha detto che gli articoli sui giornali dovranno essere per forza più incisivi e sintetici, scritti da pochi collaboratori in redazioni snelle, in un contesto di distribuzione razionalizzata e con costi di agenzie per le foto ridotti al lumicino.

Intanto il governo, per voce del capo del Dipartimento per l’informazione e l’editoria della presidenza del Consiglio Elisa Grande, consapevole della necessità di assicurare al mondo dell’editoria “una riforma strutturale di sistema condivisa” ha detto che “la presidenza del Consiglio sta facendo i salti mortali per trovare i fondi necessari per assicurare il pagamento dei contributi diretti per il 2009″. Proprio nelle ore in cui a Montecitorio è stato approvato il reintegro di 70 milioni per il fondo per l’editoria per il 2009 e altri 70 per il 2010.

Con la scusa che la crisi sia “occasione per riflettere sul complesso di inferiorità che la stampa vive rispetto a Internet e alla tivù“, si è ormai preso atto che è cambiata la tempistica delle notizie e anche le modalità. Il ruolo di Twitter nelle vicende dell’Iran è soltanto l’ultimo esempio.

Intanto, di seguito, l’elenco degli esuberi (in leggero difetto) in alcune redazioni italiane:

Corriere della Sera 91
Periodici Rcs 90
Mondadori 90
Repubblica 60
La Stampa 60 (34 prepensionati)
Il Messaggero 48
Poligrafici 34
Il Sole 24 Ore blocco del turnover per 30 posizioni.
Il Mattino 33
Apcom 30
Agi 21
Tuttosport 19
Gazzettino 17
L’Unità 17
Liberazione 19
L’Arena e Giornale di vicenza 12
Telereporter 12 redattori su 23 in cassa integrazione
Conti Editore 12
L’Eco di Bergamo 9
Provincia di Como 9
La Prealpina 6
La Cuba editori 10 contratti di solidarietà
Olympia 4
Agr 6

Esistono giornalisti liberi al 100%ultima modifica: 2009-06-28T13:37:55+02:00da anglotedesco
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