Razza Padana

Molto interessante questo libro ,ve lo consiglio. Riporto tutte in un post le puntate precedenti.

Ci sono due tipi di Lega:quella cha va a Roma dove ci sono pregiudicati come Bossi-Maroni-Borghezio ,e sinceramente non mi piacciono.Poi ci sono i sindaci leghisti che a livello locale invece fanno un ottimo lavoro e sentendo alcuni amici di web che vivono in citta o cittadine “Verdi”,sono soddisafatti e non escludo che ci possa fare un salto e verificare di persona.

Capitolo Rom. Non mi sono mai piaciuti ,sono i peggiori,sopratutto gli adulti. Mandano i figli minorenni a riubare  e difficilmente altri stranieri che sono qui in Italia fanno la stessa cosa.In Italia ovviamente c’è la percentuale piu alta,oltre perchè è un paese di merda.,perchè la fanno franca.In altri paesi se sfrutti un minorenne in questo modo,pigli molti anni di galera.Qui la fanno sempre franca e io vedo zingari che sono anni che fanno il loro “lavoro”.Ad esempio ce ne uno al semaforo a Parma che finge di avere il morbo di Parkinson e dopo lo trovi a giocare alle macchinette.Prima o poi farò un video per dimostrarlo.

E poi ci sono i musulmani che io personalmente non mi fido, oltre a non condividere la loro religione, temo che prima o poi facciano qualcosa di grave.Quello che disse il presidente algerino nel 1974 (lo trovate nei pezzi del libro inseriti) ,non sono casuali. Poi in Italia qualcuno vorrebbe farla diventare musulmanba,ma non ce la faranno…

da RAZZA PADANA/Adalberto Signore-Alessandro Trocino (Bur)

EMILIA VERDE

Nè Peppone nè Don Camillo.Spariti gli emblemi di una storia che non si ripete,i protagonisti di un’Italia polarizzata e ideologica,mandati al museo i baffoni di Stalin,i drappi tossi,la tonaca bonaria sa prete,il crocifisso che parla,ecco le camicie verdi invadere Brescello ,la Bassa parmense,sfondare nel Polesine e abbattere il muto di Reggio Emilia.
Un leghismo senza elmi e ampolle,senza volti noti e senza l’appoggia dei poteri forti.La terra rossa si stinge,le coop tremano,l’Emilia paranoica del Cccp ha nuovi timori,nuove speranze e delle certezze degli ultimi decenni non sa più che farsene.
Una delle zone per le quali la Dc ritardò l’arrivo delle Regioni,nel timore che diventassero una roccaforte del Pci potenzialmente eversiva,ha cambiato colore,forma,sostanza.Il Carroccio a Reggio passa dal 3,9 del 2006 al 6,9 del 2008.Nella Bassa arriva a punte del 14%.
Il modello emiliano si sgretola,l’immagine del buon governo della sinistra si appanna e la diversità della sinistra italiana pregmatica e solidale rischia di diventare un ricordo sbiadito.La “secolarizzazione” politica,che per la destra è sopratutto l’affrancamento dell’egemonia anche culturale delle coop,è il prodotto degli stessi meccanismi di insicurezza sociale e di paure collettive che hanno contagiato il Nord.E della modernizzazione e del riconoscimento reciproco.

REGGIO PARANOICA

I legisti emiliani hanno un repertorio di parole meno graffiante dei loro compagni padani doc.Ma la sostanza di cui sono fatte le loro paura e i loro desideri è la stessa:”A Reggio c’è stato dal 99′ un boom demografico pazzesco” dice il capogruppo in Comune Giacomo Giovannini.”Trentamila abitanti in più,per lo più stranieri,su centossessantamila abitanti reggiani.La gente è stufa dell’accoglienza indiscriminata” (Marco Alfieri,Immigrato e fisco,l’Emilia svolta,in “Il Sole 24 Ore”,16 aprile 2008).Un boom certificato:Reggio è la città che in tutto il Paese ha registrato il maggior aumento della popolazione negli ultimi anni.Ed è anche tra le prime tre province italiane che hanno assorbito il numero maggiore di quote di immigrazione.Gli immigrati (comunitari ex extracomunitari) costituiscono il 13% della popolazione,la percentuale più alta di tutta l’Italia.
Qui a Reggio i nuovi elettori hanno i volti antichi della buona borghesia spaventata,dei professionisti delle aree urbane,di quella riserva di bonario buon senso che è costretto a fare i conti con un mondo che cambia.
Hanno il volto rassicurante di Angelo Alessandri,classe 69′ ,geometra e artigiano,esponente moderato e più che presentabile del leghista emiliano,nonchè presidente federale del Carroccio.Mai un tono sopra le righe ,mai una parola fuori posto.Alessandri ha uno sguardo ironico lontano anni luce da certi rigurgiti di violenza verbale pedemontana,incarna l’eccezione padana in terra emiliana e la sia campagna elettorale è stata discreta e pervasiva.
Stessi toni di voce bassi,ma decisi,li puoi trovare da certi parroci reggiani.Che qui parlano imprevedibilmente come leghisti.E’ il caso di don Franco Ranza,parroco della chiesa di San Francesco:”Marocchini e tunisini spacciano la droga sul sagrato e ci sono state violenze e scippi nei giardini di fronte.Non possiamo diventare ospiti di chi ospitiamo” (Pierangelo Sapegno,Il nuovo Pci è La Lega.E l’Emilia cambia pelle,in La Stampa,17 aprile 2008).E’ la variante curiale del “padroni a casa nostra”,campanello d’allarme di un equilibrio perduto.
Laddove un tempo la sinistra presidiava il territorio,i bar ,i circoli Arci, perfino le parrocchie,ora ci sono i leghisti.Lo spiega bene Mauro Manfredini,consigliere regionale del Carroccio ,che sa di cosa parla,avendo avuto per anni la tessera del Pci:”Faccio le stesse cose che facevo quand’ero nel Partito comunista:batto tutti i portoni,rompo le palle a tutti e sto ad ascoltarli e ho tre parole d’ordine e le ripeto sempre.Il nuovo Pci è la Lega.I loro militanti sono spariti,sono lontani da tutto,non capiscono più la realtà” (Ibidem)
Una classe dirigente,quella del Carroccio,che è quasi sovrapponibile a quella del vecchio Pci.Lo scopre dopo la campagna elettorale anche “Il manifesto”,che va a trovare Giacomo Giovannini,segretario cittadini del Carroccio,e dietro di lui vede spuntare un ritaglio di giornale del 1975,con l’ex presidente di regione  comunista Guido Fanti che propone “la macroregione padana”.Il quotidiano comunista,con un bel reportage,non manca di sottolineare il “razzismo” della Lega,ma è costretto ad ammettere che anche qui “il voto a sinistra sembra resistere solo come tabù”.Lo spiega bene Adil,un giovane che lavora per il centro interculturale del  Comune: “La trasformazione qui è potente,la Lega dà risposte e la sinistra non  ne parla”.

L’ISOLA BOLOGNESE

A Bologna non sono passati.Sergio Cofferati,dopo le elezioni 2008,parla di “fantastica controtendenza” e spiega che la Lega,parla di “fantastica controtendenza” e spiega che la Lega “cresce meno a Bologna che in tutte le altre città della Regione” (Ansa,Elezioni,Cofferati:premiata linea Pd.Lega? Qui cresce poco,15 aprile 2008).
Uguale soddisfazione in casa Pd.Il segretaio bolognese Andrea De Maria parla di “dato non particolarmente rilevante” e quello regionsale Salvatore Caronna si dimostra particolarmente sicuro:”Abbiamo gli anticorpi contro la Lega”.Vero è che il partito di Bossi avanza anche qui,sia pure di poco:fa registrare un incremento dell’1,8% (contro il 3 di Modena e il 2,9 di Reggio Emilia). (Analisi dei flussi a cura dell’Istituto Cattaneo di Bologna).
Quanto basta per mettere in allarme il segretario della Cgil Cesare Mellone: “Questi dati del Carroccio a Bologna sono una cosa inaudita”.
Se Bologna resiste è probabilmente grazie proprio a Cofferati.Il sindaco del Pd ha capito,per primo,che la sicurezza è anche di sinistra.Rifondazione comunista e le frange radicali lo hanno attaccato,contestando le politiche repressive e securitarie,gli sgomberi degli spazi sociali,le smanie legalitarie del “Cinese”,che è arrivato fino a fare guerra ai movimenti giovanili bolognesi,alla movida alcolica e stupefacente di via Zamboni.
Ha capito quel che dice da anni il sociologo Fausto Anderlini,direttore del Centro demoscopico metropolitano di Bologna,cioè l’inclinazione al binomio “legge e ordine” dell’elettorato emiliano e lo scollamento progressivo e dirompente con la nuova sinistra radical chic: “La Sinistra Arcobaleno ha fatto una campagna elettorale postmoderna.La sua leadership ha guardato ai movimenti,al mondo transgender,alla diversità e l’ha imposta a una base che invece è come un cristallo,un reperto ereditato dalla vecchia subcultura comunista” (Marco Imarisio,Non è il 94 ,ora hanno passato l’Enza,in “Corriere della Sera”,19 aprile 2008).
Anderlini ricorda le leghe bracciantili,il movimento operaio dell’Emilia Romagna,basato proprio sulla chiusura degli spazi sociali e fortmente xenofobo:”Pensavamo che l’elettorato emiliano fosse transgender e movimentista? Ma sono matti,basta leggersi due pagine di storia del Pci”.
Analisi sostanzialmente condivisa da un altro sociologo,Marzio Barbagli:” Il problema economico qui non c’è,conta poco,questa resta una regione ricca e trovare lavoro non è difficile.Però cresce la criminalità e il contributo degli extracomunitari è molto alto:questi due fattori si saldano insieme e creano una miscela esplosiva”.
Anche a Bologna,dove i denunciati per aver violato la legge sugli stupefacenti sono i più alti d’Italia,cinque volte rispetto a Torino.E dove gli stranieri denunciati sono il 64% del totale,altro record nazionale.Numeri che si possono ignorare,esorcizzare,ma che rischiano di contare,e non poco,nel mercato della paura e del voto.

COSTOLA DELLA SINISTRA

Ma il vero precursore del dialogo dentro il PDS è Massimo D’Alema.Che non perde occasione per lusingare Bossi: “Ha i miei stessi obiettivi”, “Bossi è un uomo coraggioso,non un matto”, “E’ un mondo interessante,con una forte carica innovativa”.
Poi,nell’estate del 1995,Bossi inaugura a Mantova il Parlamento del Nord e i rapporti si fanno tesi.Ma pochi mesi dopo arriva la famosa frase,preceduta da una visita di bossi a casa D’Alema,con tanto di rose per la signora (Guido Passalaqua,Quindici anni di salti mortali,cosi Bossi conquistò il Nord,in “La repubblica”,12 febbraio 2006).Al corriere della sera  dichiara: “La Lega c’entra moltissimo con la sinistra,non è una bestemmia:tra la sinistra e la Lega c’è una forte contiguità sociale.Il maggior partito operaio del Nord è la Lega,piaccia o non piaccia.E’ una nostra costola”.Seguono,tra alti e bassi,nuovi approcci.D’Alema va a incontrare le tute blu leghiste di Dalmine per conoscere più da vicino il fenomeno (Vittorio Mioli).Persino “il manifesto” spiega di riconoscere nei fondi de “La Padania” tratti dai nostri editoriali (Francesco Verderami,Il saluto a Slobo dei noglobal del Carroccio,in Corriere della Sera”,18 marzo 2006).
Nel partito prevale una schizzofrenia di giudici,che segue il percorso ondivago del Senatur.Per Cesare Salvi,esponente del Pds-Ds poi fondatore della Sinistra democratica,siamo di fronte a un fenomeno di “totalitarismo istituzionale”,anzi a un comportamento parlamentare serio”.Per Franco Bassanini,la Lega è dapprima “un partito stalinista”,poi un partito con cui “fare battaglie comuni”.Fabio Mussi accusa Bossi di “sparare cazzate” e la lega di “squadrismo”,ma poi vorrebbe che “le forze di sinistra e la lega si riunissero attorno a un tavolo”.Walter Veltroni,che ha provato a usare l’antileghismo nelle elezioni 2008,con pessimi risultati,sostiene dapprima che la sinistra e la lega possano  fare “pezzi di strada insieme”,poi che il Carroccio “ha l’obiettivo di sfasciare tutto”.Luciano Violante giudica Bossi “un cialtronello” e ricorda che “nazismo e fascismo sono nati con pagliacciate di questo tipo”,ma poi chede che il Carroccio partecipi alla Bicamerale,l’infelice tentativo  di Massimo D’Alema di giungere a riforme condivise con il centrodestra.
Un’ambivalenza che si rende necessaria,per i dirigenti del Pds ,quando i toni bossiani si fanno aspri.Ma che è il sintomo dell’incomprensione delle ragioni del leghismo.La sinistra preferisce  usare strumentalmente,in chiave anti Dc prima e antiberlusconiana poi,la forza di un soggetto elettoralmente forte sopratutto al Nord.Di qui il tatticismo politico e l’opportunismo che cedono il passo,di volta in volta,alle reprimende e alle prese di distanza.Come spiega il direttore del “Corriere della Sera” Paolo Mieli: “La Lega è sostanzialmente uguale a se stessa da 15 anni e per decenza non si può evidenziarne il carattere hitleriano un giorni si e l’altro no” (Paolo Mieli,Lega:dialogo ,parole di fuoco e analisi equilibrate ,in Corriere della Sera,15 marzo 2002).

ROM E ROMENI

“Il fattore campi rom” più di altri ha consentito al Carroccio di fare il pieno nelle urne.E’ un tema relativamente giovane,ma che si presta perfettamente alla tesi leghiste,visto che i Rom sono l’archetipo dello straniero che,per storia e cultura,è considerato non assimilabile.Sono individui che “la gente comune” guarda con sospetto,se non con disprezzo,e che nell’immaginario leghista,e non solo,sono un concentrato di nequizie.Rappresentando le caratteristiche negative fin qui attribuite ai meridionali e agli assistiti:non lavorano,anzi non hanno mai lavorato,vivono di furti e nella sporcizia,hanno una cultura tribale violenta e sono finanziati e coccolati dallo Stato.

La Lega sposa subito la protesta contro nomadi e zingari.Nel gennaio del 1995,il sindaco di Milano,Marco Formentini ,annuncia:”E’ finita la fase della fermezza assoluta,passiamo alla solidarietà responsabile.I quattro campi per nomadi saranno potenziati” (Formentini,svolta su immigrati e nomadi,in Corriere della Sera,27 gennaio 1995).

Nel 1997 il gruppo leghista del Senato produce un opuscolo, “Le ragioni della Padania”,nel quale si denuncia lo stanziamento di novanta miliardi di lire destinate ai Rom dal governo Prodi: “Ogni Rom riceve trentacinquemila lire al giorno,cioè 1.050.000 lire al mese.Se qualcuno di noi intendesse avvelarsi del sussidio può tranquillamente indirizzare una richiesta al Presidente della Repubblica o al presidente Prodi per diventare zingaro Rom (Roberto Biorcio).

Il 1 gennaio del 2007 è la data della svolta:la Romania entra a far parte dell’Unione europea.Alcuni Rom,popolo nomade ma anche stanziale,sono cittadini italiani (il 36%) ,altri sono di nazionalità romena.Dunque ,a partire da questa data,cittadini comunitari a ogni effetto.Non più clandestini ,paradossalmente trasformati in cittadini proprio dalla Lega che, con il governo Berlusconi,ha dato il via libera all’entrata della Romania nella Ue.L’Italia non chiede una moratoria,ovvero un periodo di tempo nel quale interrompere il flusso dei cittadini romeni in Europa.Come invece hanno fatto altri Paesi ,tra i quali Francia e Spagna che ancora oggi bloccano l’ingresso.Gli stessi che,paradossalmente,non si faranno scrupolo di criticare le politiche “razziste” e antidemocratiche dell’Italia.In seguito il Carroccio accusa il governo Prodi di non aver chiesto una deroga,bloccando il prevedibile flusso verso l’Italia.Il terzo libro della Caritas italiana,dedicato all’immigrazione dall’Est Europa,dà le cifre;nel 1990 i romeni presenti nel nostro territorio erano 8000,nel 2008 sono diventati 1.016.000 ,superando albanesi e marocchini (Dati evidenziati dal quotidiano “La Padania”,13 giugno 2008,che ne trascura altri.Secondo la Caritas,scrive l’Ansa del 12 giugno 2008,i romeni contribuiscono all’1,2% del Pil italiano.Il 71% degli immigrati che commettono reati,tra i quali romeni,sono irregolari.Tra quelli regolari,la percentuale scende al 6%,uguale a quella degli italiani).
Cento volte di più in diciassette anni.Il doppio ,nel 2008,rispetto all’anno precedente.

Dopo le elezioni del 2008,la Lega chiede la sospensione del trattato di Schengen,che prevede la libera circolazione delle persone in Europa.Cambiale elettorale da saldare,perchè in molte città del Nord la Lega ha fatto il pieno dei voti promettendo di smantellare le baraccopoli abusive e di rispedire a casa i tom.Come a Opera,alle porte di Milano,dove la battaglia contro un campo di nomadi ha portato il Carroccio a triplicare i voti,dal 4,75 al 12,4%.C’è stato anche un rogo del campo,per il quale il sindaco Ettore Fusco è stato inquisito per istigazione a delinquere:”Sono stato prosciolto,in certe situazioni c’è sempre qualche scalmanato.Ma senza reagire finisce che i clandestini entrano nelle nostre case,è sempre peggio.E se ti opponi,rischi la galera (Giangiacomo Schiavi,Il fattore campi Rom nelle urne della Lega,in “Corriere della Sera”,21 aprile 2008).Se non ti opponi ,però,rischi il tracollo elettorale,come è successo al centrosinistra,crollato dal 63% al 43:”La sinistra” dice Fusco “ci ha marciato con questi poveracci,con il buonismo che era poi lassismo.Li volevano iscrivere ai sindacati ,pensavano di farli votare”.

Razza Padanaultima modifica: 2009-07-02T20:52:08+02:00da anglotedesco
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