Il caso Ciancimino

Nelle ultime settimane Massimo Ciancimino ha parlato parecchio di alcune cose piccanti che riguardavano  il padre e chi gli girava intorno.In questo meraviglioso libro scritto dalla coppia Pinotti-Tescaroli, viene riportato molto bene Vito Ciancimino ex sindaco mafioso di Palermo.

da COLLETTI SPORCHI-Ferruccio Pinotti,Luca Tescaroli (Bur)

IL CASO CIANCIMINO

Tescaroli affronta un caso simbolo di questo sistema:quello di vito Ciancimino,ex sindaco di Palermo,vicino a Cosa Nostra e responsabile di una delle più grandi speculazioni edilizie della storia italiana.
“La mia memoria corre inevitabilmente a Ciancimino,morto nella sua casa romana il 19 novembre 2002,punto di collegamento tra i Corleonesi,il mondo politico e quello imprenditoriale.Egli è riuscito ad accumulare un’enorme quantità di denaro liquido con oscure interessenze in attività edilizie di privati,occultandola tra i meandri del sistema bancario.E’ stato il protangonista del cosidetto “Sacco di Palermo”:la corsa del cemento in direzione ovest,verso la Piana dei Colli,dove era nata un’altra Palermo,quella dei palazzoni costruiti da Cosa Nostra,con le imprese edili dei suoi boss,sulla base di licenze edilizie monitorate proprio da Ciancimino.Potentissimo assessore ai Lavori pubblici nei primi anni Sessanta e sindaco della città di Palermo,è riuscito a creare un sistema che è durato decenni.Nella sua villa di Mondello decideva,d’intesa con i mafiosi che lo sostenevano,chi dovesse aggiudicarsi gare pubbliche e concessioni:quali imprese,in quali mandamenti e a che prezzo.Fu arrestato soltanto nel 1984 e per la sua condanna definitiva a otto anni di reclusione per concorso in associazione di tipo mafioso e corruzione si è dovuto aspettare il 2 dicembre 1993″.
Una vera e propria carriera criminale,quella del colletto bianco Ciancimino,costruita sulle connivenze.
“E’ stato riconosciuto responsabile di aver mantenuto costanti rapporti di affari nelle più rilevanti imprese economiche da lui avviate con soggetti mafiosi e loro parenti,indebitamente favoriti nell’esercizio della sua attività di pubblico amministratore;di essere prodigato per il controllo dei pubblici appalti inerenti al risanamento e ai piani di  recupero relativi a quattro quartieri di Palermo;di aver determinato,quale componente del consiglio di amministrazione dello Iacp di Palermo,la cessione del contratto di appalto per la costruzione di 422 alloggi popolari ,in località Sperone,di cui era aggiudicataria la Delta SPA ,alla ditta Spatola Rosario,a fronte di un compenso di 50 milioni di lire”.
Tescaroli descrive anche il ruolo avuto da Ciancimino nell’ambigua trattativa fra lo Stato e cosa Nostra nel periodo delle stragi.
Il boss pentito Giovanni Brusca aveva indicato in Antonino Cinà e Vito Ciancimino gli uomini cerniera che avevano consentito l’intavolarsi della trattativa.Due ufficiali del Ros,il colonnello Mario Mori e il capitano Giuseppe De Donno,avevano ammesso nella sostanza (sia pure con alcune differenze temporali) di aver in queol torno di tempo incontrato Vito Ciancimino,con la diversa prospettiva.Però, di sfruttare una finte qualificata per iniziare un’efficace attività di contrasto e giungere all’arresto di Salvatore Riina e Bernardo Provenzano ,e ottenendo,nel contempo,la collaborazione formale con l’autorità giudiziaria del Ciancimino stesso.

Aggiunsero che questi aveva proposto un progetto fantasioso:infiltrarsi nel mondo degli appalti per conto loro e fornire indicazioni sul funzionamento del sistema tangentizio.Interrogato nel corso del 1993 dai giudici palermitani,dopo essere stato riarrestato e aver mostrato un velleitario proposito collaborativo,Ciancimino in effetti aveva ammesso di aver iniziato una sorta di attività di infiltrato in seno a Cosa Nostra,fornendo indicazioni che mi apparivano poco convincenti e sicuramente incomplete”.
Nel corso delle sue indagini sui mandanti delle stragi,anche Tescaroli ha incontrato  Ciancimino e vagliato le sue dichiarazioni.
“Ritenni di dover ascoltare nuovamente,a distanza di anni dai fatti, quell’oscuro personaggio,coinvolgendo i colleghi palermitani ai quali aveva reso le dichiarazioni del 1993,per verificare quale atteggiamento avrebbe assunto e cosa avrebbe voluto dire per spiegare la sua posizione.Una sua collaborazione al riguardo avrebbe potuto gettare luce sul difficile cammino per giungere a dare un volto ai mandanti esterni dello stragismo e avrebbe potuto consentire di comprendere il significato della trattativa di cui avevano parlato Cancemi a brusca,individuandone i destinatari ultimi sul versamento istituzionale.
“Fissammo dunque l’interrogatorio di Ciancimino per una mattina di fine estate,sul finire degli anni Novanta,negli uffici della Dia di Ro,a,secondo reparto,in via Carlo Fea.Incontrare quell’uomo mi incuriosiva,volevo vedere com’era,come si comportava,come reagiva dinanzi a determinate sollecitazioni,come ragionava e quale atteggiamento avrebbe assunto di fronte agli aquirenti.Avevo letto molti atti giudiziari sul suo conto,curati da Giovanni Falcone,e mi ero reso conto che,proprio sulla base di quel tipo di velenose creature senza scrupoli,Cosa Nostra aveva potuto assaltare e conquistare i centri del potere istituzionale,divenendo cosi potente da intervenire nel governo della cosa pubblica,deturpando l’ambiente e il territorio palermitano”.
Tescaroli narra come si svolse l’incontro.
“L’inizio dell’interrogatorio era stato fissato alle undici del mattino.Ero partito di buon’ora da Caltanisetta e avevo preso il volo per Roma.Accompagnato dal dispositivo di sicurezza,arrivai al cancello che dava ingresso alla villa,ovattata di verde,che ospitava la sede della Dia.Appena varcata quella porta,un ufficiale mi accompagnò al primo piano,dove aveva sede l’ufficio del dirigente,Calogero Germanà.Fu l’occasione per rivedere e salutare quel valente funzionario,scampato miracolosamente a un attentato mafioso nel 1993.Poco dopo entrò un uomo in carrozzella,insieme all’avvocato Ghiron.
“Ciacimino si mostrò subito inquieto,con visibili difficoltà a muovere le braccia e le mani:portava occhiali da vista con ampie lenti,che davano luce agli occhi neri,ma il suo sguardo torvo denotava diffidenza e astio.Mi si presentò cosi il mafioso Vito Ciancimino,l’ex barbiere di Corleone divenuto sindaco di Palermo.Quel giorno decise di non avvalersi della facoltà di non rispondere.Parlò per qualche ora.Fu prontissimo nelle risposte e,talvolta,assunse un tono sprezzante.Nei suoi racconti dosò verità,mezze verità e falsità con la medesima disinvoltura.Cercò di allontanare da sè ogni sospetto di coinvolgimento nella campagna stragista e fece riferimento a un indefinito “architetto” ,a suo dire ideatore dell’assassino di Salvo Lima e di Giovanni Falcone,mostrando di ben conoscere gli equilibri di forza in seno alla Democrazia cristiana.Durante la redazione del verbale in forma sintetica,mostrò atteggiamenti di crescente insofferenza.Mentre stavo dettando all’ispettore la sintesi delle sue dichiarazioni,mi chiese di dove fossi.Ricevuta risposta,disse:”I magistrati del Nord non li sopporto”.Mi venne spontaneo chiedergli il perchè.Mi rispose a voce bassa,dicendo:”Siete pericolosi.Volete capire,ma non potete farlo.Siete anche poco intelligenti”.Preferìì non replicare e continuai nella dittatura.Firmò con fatica il verbale,mi salutò,allungando la mano,gliela strinsi,ma non volle incrociare il mio sguardo.Dopo essersi  congedato dai presenti,l’avvocato che lo assisteva lo accompagnò lentamente fuori dalla stanza.Mi rimase la curiosità di saper cosa avesse voluto dirmi con quelle parole e perchè le avesse dette in quel modo,ma non mi pentìì di non averglielo chiesto,perchè ero sicuro che non mi avrebbe detto la verità.Pensai che a quel mafioso malato e arrogante,che aveva perduto il suo antico potere,non rimanesse molto da vivere e riuscìì a provare per lui un pò di compassione.Morì il 19 novembre 2002,portando con sè molte verità che aveva taciuto ,prima che gli inquirenti ritrovassero il “papello” nelle mani del figlio.Sarebbe stato interessante conoscere come avrebbe spiegato quel rinvenimento ,come e da chi l’aveva avuto ,se l’avesse mostrato ai propri interlocutori istituzionali,quali intese erano intercorse con loro,se e come avesse contribuito alla cattura di Salvatore Riina.Purtroppo la morte non ha consentito di esplorare i segreti del suo sinistro ruolo in quel delicato momento della vita del paese”.

Il caso Cianciminoultima modifica: 2009-07-30T22:04:13+02:00da anglotedesco
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