Antonello Zappadu:l’incubo di Berlusconi (2 parte)

 

 

 

La seconda parte del pezzo di capitolo di questo bellissimo libro che vi consiglio di acquistare.Zappadu consegna le foto di Villa Certosa ai Carabinieri.

da L’INCUBO DI BERLUSCONI-Salvatore  Zappadu (Castelvecchi)

CAGLIARI:LA CONSEGNA DELLE FOTO

Il maresciallo accende il suo computer e smanetta,segue diligentemente le indicazioni di Antonello che lo incita:

“Digiti i nomi di Zappadu e Berlusconi nel motore di ricerca,là sopra…”

“Eehh,eh che d’è! Minchia ,quanta robba,aspetti, forse riusciamo anche ad aprire e leggere qualcuno di questi documenti”

Nel far questo dà un clic all’ok si stampa e cominciano a uscire fogli in quantità e velocità inarrestabile.Ma i fogli sono tutti bianchi.Lui li raccoglie e li riposiziona nel castello della stampante.Il risultato non cambia.

Il maresciallo comincia a sudare freddo:

“Come la fermo questo accidenti,mannaggia come la fermo?”

“Provi a togliere la spina,altrimenti le spreca tutta la risma”

“Ha ragione,bravo”

Finito l’attimo di smarrimento ,il graduato riprende la fila di un discorso finora mai cominciato:

“Quindi in questo cd ci sarebbero le foto che tutti cercano.Ma io? Che ci faccio?”

“Senta,faccia cosi:telefoni a Olbia,lì ci sono i Carabinieri di Roma,mandati dalla Procura per sequestrare le mie foto.Stanno facendo il verbale a mio fratello cui hanno sequestrato altro materiale che loro ritengono interessante.Può essere che loro,i suoi colleghi,le siano di aiuto.Io non saprei che altro dirle”

Prima di accingersi all’operazione risolutiva,finalmente prende in consegna il cd e lo poggia sul suo tavolo:

“Pronto,caserma di Olbia,qui c’è Zappadu,si Antonello Zappadu,il fotografo che state cercando”                                                                                                                  Non si sa,nè mai si saprà,quel che sia accaduto o sia state detto capo della Sardegna in quella telefonata.Di certo,in pochi istanti -connotati-rughe ,colorito e postura del maresciallo cambieranno ad ogni “signorsì/comandi/ come vuole/ho capito”. Insomma una sequela di versi ,grugniti e quant’altro possa in qualche modo lenire l’insostenibile leggerezza dell’essere marescialli in quelle condizioni,in quel momento per lui cosi ingovernabili e per quel caso specifico piovutogli addosso all’improvviso.E di chi non riesca a governare niente.
All’ennesima espressione di perplessità ,arriva finalmente la risposta salvifica alla domanda evidentemente agognata:”D’accordo glielo passo!”.
Antonello giunge,anche se solo per via etere,finalmente laddove era più che atteso.Concorda di attendere l’arrivo della pattuglia investigativa inviata alla procura di Roma nella caserma di Cagliari,anche se questo comporterà un’altra sbornia di ore in quel caldo e improbabile ufficio.Per limitarne la portata,ridurne in qualche modo l’attesa,i caramba capitolini prenderanno nuovamente l’elicottero a loro disposizione.
Da quel momento,il telefono del nostro maresciallo comincia a diventare fuoco.Telefonavo dai giornali.Premono e chiedono di tutto.L’Ansa e l’Agi hanno da qualche minuto fatto il lancio sul web della decisione di Antonello di consegnare le foto tanto contese.E la Sardegna della comunicazione è tutta li fuori dalla caserma che pressa per sapere qualcosa.E poi gli alti ufficiali.Il comandante,che aveva da poco concluso la sua presenza nel rito funebre dei tre poveri cristi uccisi dai gas venefici alla Saras.Il tenente,che annuncia il suo arrivo immediato dal consueto footing pomeridiano del fine settimana ,interrotto dall’arrivo di questa imprevista emergenza.
Una voce parla di un altro elicottero che arriva direttamente da Roma.Ma il nostro maresciallo,nonostante il mondo bussi alla porta del suo ufficio,riprende  lo stesso aplomb di prima.Riconquista il suo ufficio,nonchè lo sguardo perplesso e interrogativo che non l’ha mai abbandonato:

“Sa una cosa? Signor Zappadu devo dirle onestamente che io l’avevo preso per un matto…sa, ne arrivano tanti.E di sabato,a quest’ora,con questo caldo lei mi era sembrato uno di quelli”.
“Mi creda che l’avevo capito!”

Rotti gli indugi,comincia tra i due il tempo dell’intesa e dell’attesa.Dopo il boom del clamore,da qualche minuto niente più si smuove.E il maresciallo,nel dirigere ora qua ora là il suo sguardo,finisce per soffermarsi sul dischetto:

“Beh,sa che facciamo? Adesso lo guardiamo questo disco…il corpo del reato”.

Non devono passare molte immagini perchè il buon graduato ricominci con la sequela di versi e apprezzamenti,più sul sorpreso che sull’imbarazzo:

“Mmm…guarda guarda.Uhhh,Ehhh… e questa?? Minchia (n’antra volta),bohh…”

Il fermo immagine resta su una delle foto che,qualche giorno dopo,facendo il giro del mondo,provocheranno qualche discussione anche nel mondo politico ceco.Il nerbo e la nudità del protagonista evidentemente fanno colpo sul maresciallo,che dopo un pò evita comunque di andare avanti.Anche perchè non passa troppo tempo che arriva il tenente.Dopo le presentazioni,si sofferma cordialmente con Antonello e lo rassicura che non appena lasciati gli indumenti del footing sarà a sua disposizione.
Cosi avviene,di li a qualche minuto.Al rientro l’ufficiale,espletate  le solite domande di rito,restando in piedi,chiede conto al maresciallo dell’evolversi della procedura e delle novità dell’ultima ora.Il subordinato racconta che stanno per arrivare da Olbia quelli di Roma,che il cd è in suo possesso e che lo Zappadu ha ampiamente e spontaneamente collaborato.Nell’interloquire col superiore,d’un tratto il capitano nota l’immagine sul monitor:

“E quella cosa cos’è?”

“Il corpo del reato!”

“Cosa?”

“Si,il Cd di cui parla tanto…”

“Perchè sta lì,lo tolga immediatamente ,lei lo doveva solo sequestrare.Lo tolga immediatamente.E’ un ordine”          

Esce il capitano,alterato.Rimane il maresciallo,abbastanza interdetto,bofonchiando titubante:

“Mah,io avevo l’obbligo di controllare,lui,questo signore,poteva anche essere un mitomane,ne vengono tanti…”

Tolto dal pc e rimessolo nella custodia ,il cd nelle mani del maresciallo ricomincia la solita danza ballonzolante provocata da chi non sa davvero cosa farne,di questo oggetto  del desiderio.Di altri.E’ così che il nostro non ha alcuna remora a confidare all’uomo che lo sta impegnando o,meglio,snervando da quasi un’ora:

“Ok,l’ho tolto e ora io cosa cavolo ne faccio?”
“Marescià ,io le consiglierei di metterlo in cassaforte”.
“Ma sa che ha ragione.Bene,bene faccio cosi”.

E proprio nell’accingersi a metter fine a questa confusa procedura di sequestro delle immagini arriva la voce e la sentenza divertita di Antonello,che con simpatia lo saluta:

“Marescià.Adesso posso dirgliela io una cosa?… mi sa che tra noi due,in questa storia,il matto non sono io”
“beh,forse,anzi ancora  una volta ha ragione lei…”

Antonello Zappadu:l’incubo di Berlusconi (2 parte)ultima modifica: 2009-10-28T16:11:43+01:00da anglotedesco
Reposta per primo quest’articolo