Il libro che le multinazionali non ti farebbero mai leggere

 

 

 

Consiglio di acquistare questo libro a tutti coloro che vogliono capire quali sono i problemi capitali del mondo.Dopo averlo letto, gli interessi, il modo spietato che le multinazionali hanno di gestire il mondo,fa venire il mal di stomaco ,in confronto Berlusconi sembra fin un agnellino. Certo chi è esperto di queste cose non ha bisogno di questo libro,ma molti (anch’io) che fino all’altro ieri leggevano solo Travaglio-Gomez e Stella, è utilissimo e mi raccomando compratelo  in tanti.

Lo ha scritto un austriaco, se l’autore fosse stato italiano molto probabilmente sarebbe stato scambiato per un berlusconiano perchè se non consideri Berlusconi colui che ha fatto più danni nel mondo,ti mettono da parte.Il piduista è un pessimo elemento ma i 550 miliardi di dollari che hanno messo in ginocchio un sacco di gente (in Europa i disoccupati sono 22 milioni) non è  colpa sua e neanche la rovina dei Paesi  poveri.

Io riporto solamente qualche pezzo ,cioè quelli che ho letto fino a questo momento,ma presto metterò capitoli interi e video su Youtube.L’autore ,nell’introduzione,ha detto che si possono fotocopiare le pagine a patto che venga citata la fonte. Grazie.

da IL LIBRO CHE LE MULTINAZIONALI NON TI FAREBBERO MAI LEGGERE-Klaus Werner-Lobo (Newton Compton Editori)

L’uomo piu ricco del mondo è l’azionista americano Warren Buffett.Possiede circa 62 miliardi di dollari (un miliardo sono 1.000 milioni,una cifra con 9 zeri).Il fondatore di Microsoft,Bill Gates, ha circa 58 miliardi di dollari,cifra che ammonta piu o meno al guadagno annuale di tutti gli abitanti dei cinquanta Paesi più poveri del mondo messi insieme.

La cinquecento persone più ricche del mondo sono secondo l’ente di sviluppo dell’ONU ,UNDP un reddito annuale maggiore della somma dei redditi dei 416 milioni di abitanti più poveri della Terra,E se la metà meno abbiente della popolazione mondiale depositasse tutto il proprio reddito annuale su un unico conto,la cifra raggiunta non supererebbe il patrimonio dei 200 miliardari pù ricchi.

Tra i ricchi esistono anche quelli che danno soldi in beneficienza  addirittura tra il 7 e il 10% del loro patrimonio.Secondo il World Wealth Report sono pur sempre 285 miliardi di dollari devoluti in beneficienza.E’ quasi la cifra di cui ci sarebbe bisogno secondo la stima ONU per combattere la povertà estrema.Eppure la maggior parte di queste “donazioni” non vanno a beneficio dei poveri.Al contrario,finiscono in fondi di investimento e azioni dei gruppi multinazionali.Il denaro quindi serve sopratutto alla crescita di quei gruppi.I pochi progetti sociali finanziati-per esempio nella lotta contro l’Aids o nella protezione dell’ambiente-non sono soggetti a nessun controllo pubblico,per cui spesso le vittime della povertà e dei danni all’ambiente non ne traggono alcun giovamento.
Il proprietario di Microsoft Bill Gates,per esempio,ha costituito la fondazione Bill&Melinda Gates con la quale si propone di sostenere la lotta contro le malattie come l’AIDS e la malaria nei Paesi poveri e di promuovere progetti di istruzione.La fondazione possiede 37,6 miliardi di dollari e Warren Buffett,l’uomo più ricco del mondo,ha addirittura annunciato di volerne raddoppiare il patrimonio.In tutto ammonterebbe quasi alla cifra che tutti i Paesi del mondo spendono per gli aiuti ai Paesi in via di sviluppo.Sarebbe bello,no?
Sembrebbe un’iniziativa buona,eppure solo il 5% dei soldi della fondazione Gates viene speso realmente tutti gli anni dei progetti di pubblica utilità,somma che corrisponde in media agli interessi del capitale.Finora gran parte di quel capitale è stato  investito in aziende multinazionali che hanno rovinato la gente ,più che aiutarla.

La globalizzazi8one ha reso i gruppi multinazionali i signori del mondo.Fanno pressione sui governi,traggono profitti dallo sfruttamento,dalla violazione dei diritti umani e dalla distruzione dell’ambiente e inoltre mettono a repentaglio la democrazia.

Con la caduta del muro di Berlino e il crollo del socialismo reale nel 1989,l’economia di mercato capitalistica  si impose come sistema mondiale.Allo stesso tempo,negli ultimi due decenni di secolo scorso iniziò una nuova era.

La multinazionale è definita come la fusione di più imprese in un unità economica.
Quando fino circa agli anni Ottanta del secolo scorso l’Adidas fabbricava scarpe a Herzogenaurach in Baviera doveva rispettare gli standart sociali ed ecologici tedeschi.Tramite la globalizzazione Adidas guadagna oggi nettamente più di allora.Le scarpe da ginnastica ora vengono cucite da operaie in Cina o Indonesia per circa 40 centesimi il paio.Il prezzo di vendita in Germania però è intorno ai cento euro.Il trasporto dell’altra parte del mondo ovviamente non è molto ecologico,e mentre le persone nei Paesi più poveri fabbricano i nostri prodotti di consumo per stipendi minimi,nei Paesi industrializzati vanno persi migliaia di posti di lavoro.

Lo Stato americano spende 500 miliardi di dollari l’anno in armamenti.Il budget per gli aiuti ai Paesi in via di sviluppo invece ammonta solo a 15 miliardi di dollari.
ExxonMobil e altre aziende petrolifere sono state i maggiori finanziatori della campagna elettorale di George W.Bush.Probabilmente è questa la ragione per cui il suo governo ha fatto cosi poco per la protezione dell’ambiente;se avesse introdotto una tassa ecologica sulla benzina i gruppi petroliferi ci avrebbe rimesso.Non si sputa nel piatto in cui si è mangiato.

Negli ultimi anni l’Europa è diventata sempre più ricca:nel 1995 il prodotto interno lordo per ogni simbolo abitante delle attuali ventisette nazioni europee ammontava a 15.200 euro,dieci anni dopo era già aumentato a 23.400 euro,quindi era cresciuto di più del 50%.Tuttavia anche da noi sono stati sopratutto i ricchi e i potenti gruppi multinazionali a moltiplicare i lori beni,mentre coloro che appartenevano alle classi sociali inferiori e le piccole aziende sono divenuti sempre più poveri.Le piccole e le medie imprese pagano,in confronto ai grossi gruppi,nettamente piu tasse e contributi.Eppure sono loro che assicurano posti di lavoro:”Negli ultimi anni le piccole e medie imprese con meno di cinquecento dipendenti hanno creato 5 milioni di nuovi posti di lavoro,mentre aziende con più di cinquecento dipendenti hanno tagliato 5 milioni di posti” ha detto il presidente dell’Unione Europea degli imprenditori (Sme Union) Christoph Leitl.

Le multinazionali sono di solito imprese quotate in borsa,delle quali privati o istituzioni (per es banche) possiedono partecipazioni sotto forma di azioni.Questi proprietari vengono definiti anche shareholder.Ogni gruppo multinazionale deve procurare ai propri shareholder molti profitti nel minor tempo possibile ,altrimenti costoro compreranno le azioni di altre imprese.Al contrario delle piccole ditte locali,grazie alle loro dimensioni le multinazionali hanno il potere di mettere sotto pressione i governi di singoli Paesi.Possono minacciarli,ad esempio,di trasferire la loro produzione in Paesi con tasse,stipendi e standart ecologici più bassi.Anche i proprietari di capitali depositano i loro patrimoni sempre piu spesso sui conti anonimi nei cosidetti paradisi fiscali,in Paesi come Liechtenstein o le isole Bahamas,che impongono minime tasse o non ne impongono affatto.

Il grosso delle decisioni di rilevanza economico-politico in Europa viene preso a Bruxelles,dove attualmente lavorano circa 15.000 lobbisti.Il problema è che il “governo” europeo -la Commissione europea-fondamentalmente non ha alcuna legittimità democratici,perchè de facto non viene votata dalla popolazione dei Paesi dell’Unione Europea,ma nominata dal presidente della Commissione.
Un gran numero di leggi europee ,quindi,viene quasi copiato parola per parola dalle proposte formulate per i politici dai rappresentanti delle multinazionali.Ma la Commissione e il Parlamento europei non dovrebbero essere impiegati per il bene della popolazione?
Un esempio significativo di lobbismo è il comportamento di gruppi petrolieri come ExxonMobil,ma anche dei produttori tedeschi di automobili come Bmw-Daimler e Porsche,che,per mezzo di un atteggiamento aggressivo,tentano di impedire che la UE prenda provvedimenti vincolanti vincolanti per quanto riguarda la protezione del clima attraverso la riduzione del CO.La loro motivazione è semplice da spiegare:standart ambientali più alti diminuirebbero i profitti di queste imprese.Un altro esempio è il tentativo delle lobby dei grossi gruppi di imporre leggi rigide sui brevetti per il sofware.

La politica dell’Unione Europea spesso fa proprio ciò che desiderano i potenti dell’economia:si occupa per esempio di rendere la politica agraria più conveniente per l’industria o di costruire superstrade nell’interesse di industria e imprese di trasporto.Molti politici dell’Unione Europea perdono di vista il fatto che in realtà dovrebbero difendere gli interessi sociali e ambientali dei cittadini dell’Ue.Nel 2007 per esempio,l’Austria fu costretta ad ammettere l’importazione di cibi modificati geneticamente,nonostante non solo la maggioranza della popolazione,ma perfino il governo austriaco fosse contrario.

Per far accettare ugualmente tali decisioni le multinazionali devono condizionare l’opinione pubblica.
Questo riesce loro abbastanza facilomente,dato che anche in Europa la maggior parte dei media è economicamente dipendente dalle grosse aziende.
Per “Format” lavorano giornalisti eccellenti-eppure ,come negli altri media,dopo affermazioni simili si accorgono che articoli critici sulle multinazionali non sono ben visti.Non c’è nemmeno più bisogno di una censura ufficiale,la maggior parte dei giornalisti ha la forbice della censura già in testa.
Quindi dobbiamo smettere di utilizzare i media? No,questa sarebbe la strada sbagliata.Al contrario:abbiamo bisogno dei mezzi di comunicazione,ma dobbiamo tenere presente che spesso le informazioni celano interessi economici e di potere.Per questo è molto importante informarsi da più fonti.Se poi ne discutiamo anche con altri e ci scambiamo le idee non siamo più alla mercè della pubblicità e dei partiti populistici e ci creiamo una nostra  opinione.Forse anche questo libro può essere un buon inizio.

Il libro che le multinazionali non ti farebbero mai leggereultima modifica: 2009-12-28T22:51:29+01:00da anglotedesco
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