Noi, Martin Luther King, e perché per qualche tempo me ne starò zitto

 

Mi auguro che Paolo Barnard ci ripensi e che continui a scrivere sul suo blog come fa sempre perchè le sue informazioni,sopratutto sui problemi delle banche e altre cose piu importanti della casta politica,sono importantissime.Sul fatto che i grandi cambiamenti sono stati fatti quando il web non esisteva,sono d’accordo con lui,ma internet è importante perchè ricevi una informazione che tv e giornali servi dei partiti,non ti danno.In televisione ci va chi è disposto a farsi condizionare ,quelli che vogliono informare a 360 gradi il cittadino,no.E allora sei costretto a girare in rete o leggere libri.

L’ultimo video che ho messo su Youtube (il penultimo se uno legge questo post tra qualche ora o nei prossimi giorni) ,visto che basta aggiungere il nome di Marco Travaglio e le visite arrivano a valanga,ci sono stati un sacco commenti tanto che è risultato tra i primi dieci nella categoria NOTIZIE E POLITICA.
Solo poche le opinioni decenti,gran parte sono insulti a Barnard. Da quelli che vivono solo di informazioni di Travaglio -Ricca-Grillo ecc non c’è da sorprendersi,i problemi veri del mondo non sanno neppure cosa siano.Anch’io ho molti libri di Travaglio che sono utili,ma non si vive solo di quelli.
Comunque appena gli rispondi con una domanda del tipo: fa piu danni Berlusconi o Draghi? Oppure perchè nonostante abbia fatto  piu danni Mario Draghi (le cifre e altro le riporterò nei prossimi giorni ma basta leggere Barnard e si conoscono) non si fanno mai manifestazioni contro di lui?
Improvvisamente questa gente qui ,sparisce.Infatti l’ho fatta ieri sera (rivolta un po a tutti i commentatori) e di commenti,stop.Tranne uno che era rivolto a Barnard,nulla.Dimostra quanto siano limitate queste persone.

Ne riporto qualcuno

ELFODELLAGO

Sono ancora una volta a commentare il solito video in cui si esalta Barnard con gli occhi di un “cerebroleso adorante” e si attacca Travaglio, che certo di cose sbagliate ne avrà fatte nella vita, che certo a pensieri molto lontani dai miei in merito alla questione palestinese e a molto altro.
Il fatto però di voler pubblicizzare l’uno screditando l’altro mi sembra una cosa vile e di basso profilo. Ci sono mali di gran lunga peggiori di Travaglio ma se proprio non vi è simpatico fate pure…

RONANTV

Ancora inutili esternazioni di Barnard su Travaglio. In un paese in cui Presidente del Consiglio e pluriprescritto, in cui un ex Primo Ministro latitante condannato viene venerato da un Presidente del Senato amico di mafiosi e in cui il braccio a destra del P del C e’ condannato a 9 anni per mafia! Imaginate Bernstein e Woodward litigando sul colore della vernice al Watergate centre? Mi sembra una cosa incredibile. (E non sto dicendo che Barnard e’ paragonabile a Bernstein). What is his agenda?

DISCMATIC2

Potrebbe fargliele direttamente Barnard…
Se esce dal suo eremo o se viene giù dalla montagna ove è rintanato a sputare sentenze contro coloro che lui invidia.

WEROWEB

Probabilmente Barnard è un frustato invidioso.Forse perche’ non se lo caga piu nessuno.

STREGAMEGERA

io credo che anche Marco ne avrebbe una, breveconcisa ma essenziale
QUANDO TI CURI? 

Il suo ultimo post da www.paolobarnard.info

Noi, Martin Luther King, e perché per qualche tempo me ne starò zitto

Sono convinto che se vogliamo metterci dalla parte giusta della rivoluzione mondiale, noi dobbiamo sottoporci a una radicale rivoluzione di valori. Dobbiamo rapidamente allontanarci da questa società centrata sui beni, e andare verso una società centrata sulle persone. Quando le macchine, i computer, i profitti, e i diritti di proprietà sono considerati più importanti delle persone, i tre mostri del razzismo, materialismo estremo e militarismo non possono più essere sconfitti ”.

Martin Luther King disse queste parole a New York, nella Riverside Church, il 4 Aprile  del 1967. La cosa che mi colpisce, tanto, di quel passaggio è il suo appello pronunciato quarantatre anni fa affinché ci si allontani dal modello di società basata sull’Esistenza Commerciale, precisamente il modello trionfante oggi. Questo, più di ogni altra cosa, ci dà la misura del nostro fallimento, del fallimento della sinistra, degli intellettuali, e degli attivisti. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

King, la notte prima di morire, e cioè il 3 Aprile 1968, parlò a una folla a Memphis. Fra le tante cose, egli raccontò di quando anni prima fu accoltellato da una donna di colore durante la presentazione di un libro. La lama del coltello sfiorò la sua aorta lesionandola gravemente. Dopo l’intervento chirurgico i medici gli dissero che se solo avesse in quei tragici minuti sternutito, sarebbe morto. La circostanza fu ripresa dai giornali. Tempo dopo, Luther King ricevette una letterina, dove vi era scritto: “Caro Dr. King, sono una studentessa della prima liceo White Plains. So che non deve contare, ma le dico che sono una ragazza bianca. Ho letto sui giornali della sua disavventura e della sua sofferenza. E ho letto che se lei avesse sternutito, sarebbe morto. Le sto semplicemente scrivendo per dirle che sono così felice che lei non abbia sternutito”.

Il leader nero era stato quasi ucciso da una sua sorella di razza, non da un bianco razzista, e ritrovò in quelle poche righe il coraggio di continuare, il suo immenso coraggio. Lo stesso coraggio che ebbero gli studenti di colore nel 1960, quando in massa decisero in tutti gli stati del sud degli Stati Uniti di sedersi nelle mense per soli bianchi. Lo stesso coraggio che ebbero gli studenti di sinistra cileni nel 1973, quando continuarono a riunirsi nonostante il terrore. Lo stesso coraggio che ebbero gli operai polacchi a Danzica o i giovani cecoslovacchi a Praga nonostante le bocche di cannone sovietiche. Si potrebbe continuare.

Ricordiamoci: una lettera di carta, un francobollo. Nulla di più insignificante fra i mezzi per aiutare una rivoluzione. La differenza la fece il coraggio. Noi non affrontiamo i cappi d’impiccagione dei razzisti di allora; non affrontiamo le torture della DINA di Pinochet; non affrontiamo i carri armati. E non dobbiamo sconfiggere trecento anni di segregazione, un regime neonazista o un impero stalinista. Ma siamo al palo come forse mai nella Storia contemporanea, di fronte a nemici ben minori, scoraggiati da ostacoli per cui nessuno di noi morirà di tortura o nelle fosse comuni, come ahimè fu per milioni prima di noi.

Non abbiamo più scuse noi, con le nostre portaerei d’informazione e il nostro fondoschiena parato. Ho già detto che dobbiamo smettere di drogarci d’informazione ossessiva in questo web-trappola, e si deve scendere in strada a farsi sentire nei luoghi della vita vera, negli uffici, ospedali, palazzi del potere, fabbriche, scuole e università, o aiutando chi ha bisogno, con la stessa tenacia e perseveranza di chi ha sofferto per darci le libertà che abbiamo. Come i neri americani di Luther King si sedettero in quelle mense e si rifiutarono di muoversi, così dobbiamo fare noi in altri luoghi, e rifiutarci di muoverci se non vediamo soddisfatti i nostri diritti. Essere in massa fa la differenza, come la fece per loro, è ovvio, dovremmo arrivare a esserlo in ogni data istanza e ad essere perseveranti, cioè senza squagliarci al sole come è usanza tipica italiana dopo pochi mesi di entusiasmo. Ma anche lottare in pochi o da soli conta, e l’esserlo non ci esime dal dovere di farlo, così come lo fecero milioni prima di noi. Se no, noi cosiddetti impegnati siamo ridicoli, i primi ridicoli ‘rivoluzionari’ della Storia, quelli ‘di tastiera’.

Per questo motivo mi tolgo dalla mia tastiera, scriverò molto di rado, mi rifiuto di buttare io stesso altro carbone nella locomotiva dell’obnubilamento civico che è la Rete. Per me è un sacrificio enorme, perché scrivere è la mia vita. Ma qui ripeto: “Ritiriamoci nelle nostre case e chiediamoci fino a piangere: perché non so più cambiare il mio tempo?”. Ci risentiremo qui fra… non so. Nel frattempo e prima di allora ci incontriamo nei luoghi della vita vera, ciascuno a fare la sua battaglia. Spegnete il pc, vi basta un pezzo di carta e un francobollo, vi basta la voce. E il coraggio.

Noi, Martin Luther King, e perché per qualche tempo me ne starò zittoultima modifica: 2010-01-21T18:09:36+01:00da anglotedesco
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