29 maggio 1985


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Ieri verso sera  finito di vedere questo video sul massacro dell’Heysel ,mi affaccio alla finestra e vedo nel bar di fronte casa mia un mio vecchio compagno di scuola elementare.La cosa curiosa è che quel pomeriggio del 29 maggio 1985 ,per far passare le ore ,andai proprio con lui a giocare a calcio negli immensi spazi verdi ora ricoperti da enormi case.Infatti me lo ricordo come se fosse ieri.Tornai a casa ,accesi la mia piccola tv in bianco e nero che tenevo in cucina e vidi un sacco di gente sulla pista intorno al terreno di gioco e non mi rendevo conto subito quello che era successo.Piu avanti Bruno Pizzul lo raccontò mandando in onda le immagini registrate con una sola telecamera (ora ce ne sarebbero 30 e si  riuscirebbe a riconoscere tutti gli hooligans).

Negli anni grazie al meraviglioso mezzo che è internet e alcuni libri,sono riuscito a sapere di piu di quello che è realmente successo.C’è un sito bellissimo su Facebook dove raccoglie le foto scattate da coloro che erano presenti, qualcuno addirittura dalla Curva Z ,quella della morte.Come vedete , sono documenti straordinari.
Erano altri tempi, adesso difficilmente la Uefa sceglie stadi del genere dove i biglietti invece di essere qualche migliaia  di piu,sono in meno.E poi fu assurdo mettere i tifosi caldi del Liverpool vicino ,divisi solo da una leggera rete metallica che si vedono nei campi amatoriali, i tifosi tranquilli della Juventus con solo cinque poliziotti. Si vede benissimo dal video e dalle foto che nel settore dei Reds ,le persone erano 4-5000 in piu.


La partita si poteva rinviare di una settimana (non c’era nè il Mondiale nè gli Europei) oppure prima dell’inizio della stagione come si fa adesso con la Supercoppa Europea.
Quella sera chi mi deluse piu di tutti fu Gaetano Scirea. Sappiamo com’è il giornalismo all’italiana, tutti tifosi.Ricordano Scirea come grande libero e maestro di correttezza ma quella sera sapeva quello che era successo nella curva Z, e alla fine del match saltò come un bambino.Dovevano prendere la coppa e andare dentro a testa bassa.A dimostrazione,per l’ennesima volta,che ai giocatori dei tifosi non frega nulla.

da HO FATTO PIANGERE IL BRASILE-Paolo Rossi (Limina)

L’INCUBO DELL’HEYSEL

Ignari.Si,questa è la sola verità.Il resto è mistificazione,demagogia spicciola.Quando con un’ora e quarantacinque minuti di ritardo siamo scesi in campo,in quel brutto,fatiscente stadio avevamo solo la lontana percezione di ciò che era successo in realtà.Del massacro perpetuo,dell’esplosione di quell’orrenda miscela di violenza-sangue-droga-birra-incapacità-abbandono-follia-morte.Trentanove morti.Trentanove.
Di quella notte ho sempre cercato di parlare il meno possibile,non tanto per dimenticare quanto per disgusto.Perchè è assurdo morire  per una partita di calcio,perchè anche oggi,a distanza di tanti anni,provo un’amarezza infinita.Quella povera gente inerme-travolta–schiacciata.
Poteva essere una notte di gioia:da tempo avevo deciso che sarebbe stata la mia ultima partita con la Juventus,solo Dio sa quanto avrei desiderato mettere una firma su quella Coppa dei Campioni maledetta,è stato solo un incubo.Nero.Come un buco profondo nell’anima.
Personalmente ho sempre ripudiato gli eccessi,per festeggiare un gol non mi sono mai arrampicato su un’inferriata sotto una curva,non mi sono mai tolto la maglia lanciandola al cielo o esibito in capriole da clown.
Forse per questo non sono stato l’idolo dei cosidetti ultras ma io preferivo cosi,essere amato dalla gente qualunque,dai bambini.

Un’ora prima della partita,quel mercoledi 29 maggio del 1985,in giacca e cravatta avevamo ispezionato quel campo nefasto tra i cori di giubilo dei nostri tifosi e i fischi di quelli del Liverpool.Tutto normale.Poi   siamo rientrati nel nostro spogliatoio per indossare la maglia bianconera.

In quello spogliatoio dove non arrivava nessun rumore,nessun presagio di ciò che stava avvenendo sopra le nostre teste,in quell’inferno chiamato curva Z.Zeta come zero,come nulla,come angoscia.
Non sapevamo di quei corpi lacerati,di quei poveri uomini e ragazzi, calpestati-schiacciati, infilzati dalle reti di protezione spezzate dalla furia,dall’orda animale degli hooligans mentre le forze dell’ordine si prodigavano solo nel bloccare le uscite di quell’angolo di morte invece di lasciarle libere per permettere l’evacuazione.Assurdo.Inconcepibile.
Francesco Morini,il nostro direttore sportivo, inizialmente ci aveva riferito di un tafferuglio,poi nel successivo trambusto generale, tra rumori allarmanti che venivano dai corridoi,tra pompieri e barellieri che correvano freneticamente ,avevamo afferrato parole come “incidente” ,”feriti”, “crollo di un muro”.
E’ stato il nostro medico dottor La Neve,entrando trafelato nello stanzone,a parlarci di un morto,di gente insanguinata,di grande tensione tra le tifoserie che avrebbe potuto sfociare in disordini ben piu gravi.Ma nonostante l’inquietudine,il dispiacere,eravamo lontani mille miglia dalla cruda realtà.
Ricordo gli occhi di Gaetano Scirea,occhi teneri e sicuri di capitano,mentre usciva verso il terreno di gioco per leggere ai microfoni della stadio un comunicato buttato giù in fretta e furia: “La partita verrà disputata per consentire alle forze dell’ordine di organizzare al termine l’evacuazione dello stadio.State calmi,non rispondete alle provocazioni.Giochiamo per voi”.
Si,proprio così, per voi.Dopo tanta incertezza e confusione i dirigenti dell’Uefa ci hanno ordinato di cominciare.Non so dire a distanza di tanti anni se sia stato giusto disputare quella partita senza senso,oppure se davvero un senso l’abbia avuto:quello di evitare un massacro ancora piu drammatico.
Certo è che a modo nostro abbiamo cercato di onorare la maglia bianconera, i nostri tifosi ,il calcio, sotto le nuvole rosa, blasfeme ,in quel teatro del delitto.
La partita per quanto possibile è stata vera, dura, ma attorno si respirava un’aria lugubre,con la polizia a cavallo che rendeva quel campo trincerato ancor piu tetro.
Ricordo i volti, le espressioni dei nostri avversari, di Dalglish ,di Neal, di Rush ,degli altri “reds” gente forte e leale.Quei volti solitamente fieri sembrava fossero prostrati dalla bruttura perpetua dagli hooligans.Rassegnati,forse spenti nella vergogna.Non so cosa sapessero e quanto sapessero piu di noi.Rigore.Gol di Michel Platini.Il triplice fischio dell’arbitro Daina:abbiamo vinto.Poi nel nostro cuore abbiamo perso.Anzi,piu ci penso e piu ho perso.

Ci hanno criticato per quel gesto di esultanza finale,la Coppa alzata,ma spero ci capisca che,se avessimo avuto l’esatta percezione dei fatti,probabilmente sarebbe stato diverso.Non sapevamo come comportarci:abbiamo recitato fino in fondo la nostra parte.Una parte delicata,forse troppo cinica nel suo aspetto esteriore ma solo in quello.Certo che se ci avessero detto anche quello che non dovevamo fare, sarebbe stato meglio.Vedere quel giro d’onore e l’esultanza di una parte del pubblico,in retrospettiva,non è certamente cosa edificante.

 

29 maggio 1985ultima modifica: 2010-05-29T18:24:08+02:00da anglotedesco
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