Wenger e l’Arsenal

Questo libro me lo hanno regalato e devo dire che nonostante le esagerazioni,lo trovo molto bello e non solo per i tifosi dell’Arsenal ma anche dei calciofili in generale. A me Arsene Wenger non mi ha mai esaltato sopratutto dal punto di vista tecnico-tattico.Per carità ha vinto  campionati e F.a Cup ma a livello europeo i Gunners non vincono dal 1994  con George Graham in panchina. Sicuramente il tecnico francese ha cambiato il modo di giocare (lo spiegheranno anche i giocatori nel pezzo che riporto),palla a terra con massimo due tocchi però va ricordato che per anni ha avuto il centrocampo campione del mondo e d’Europa (escluso Zidane che giocava nella Juventus) e in attacco poteva contare su Bergkamp e l’altro olandese Ovemars sulla fascia sinistra.Non arrivò mai in finale e fece figuracce incredibili come l’eliminazione contro la Fiorentina a Wembley o il Lens qualche anno prima.In poche parole se dovessi scegliere un tecnico per puntare in alto sia in patria che in Europa,Wenger non lo sceglierei.

da  ARSèNAL -Alex Flynn -Kevin Whitcher (Libreria dello Sport)

ROTTURA COL PASSATO

Il 12 ottobre 1996 l’Arsenal entrò sul campo di Ewood Park per affrontare il Blackburn Rovers in un incontro di Premier League carico di auspici.La partita,infatti, segnava il debutto di Arsène Wenger come allenatore dei “Gunners”.La formazione titolare schierata quel sabato pomeriggio consisteva di otto inglesi, un gallese, un olandese ed un francese.La cinque riserve erano tutte inglesi.

E furono gli allievi a stupire il maestro.Lee Dixon ricorda che “Wenger era sorpreso nel vedere quanto fossimo abili come giocatori ed intelligenti come persone.Pensava che fossimo soltanto dei robot pronti a fare quello che ci veniva detto di fare.Invece,quando provò a farci progredire come calciatori,si rese conto che eravamo in grado di farlo,sebbene al momento del suo arrivo avesse intenzione di venderci tutti”.Steve Bould aggiunge: “Essendo arrivato a settembre,con la stagione già cominciata,ha dovuto accontentarsi di quello che la società gli aveva messo a disposizione,ma sono convinto che il suo piano fosse quello di mandarci via alla fine del campionato”.Indubbiamente,il motore dei veloci progressi manifestati dall’Arsenal all’inizio della gestione di Wenger è stato proprio il reparto arretrato.Se con Graham si pensava soltanto a distruggere il gioco avversario,con il nuovo allenatore alleggiava anche tra i difensori un certo spirito propositivo.”per molti aspetti”,ricorda Nigel Winterburn, “potevamo fare esattamente ciò che volevamo.Non c’erano vincoli:lasciava che fossimo noi a decidere se spingerci in attacco oppure no.Si fidava nel nostro giudizio”.
Le parole di Winterburn evidenziano un aspetto singolare del modo in cui Wenger interpreta il ruolo di allenatore.la didattica è decisamente ridotta.Persino a un giovane rincalzo non viene chiesto di sedersi ed ascoltare con attenzione le istruzioni su cosa dovrà fare in campo.Avendo preparato i propri giocatori sia sul piano fisico che su quello psicologico,Wenger si affida alla loro abilità ed alla loro intelligenza,nella convinzione che saranno queste doti a produrre la formula vincente.Come osservato da Stewart Robson (tecnico della uefa ed ex centrocampista dell’Arsenal):”Wenger non fa  crescere i giocatori attraverso dei metodi strabilianti di allenamento,bensì creando intorno a loro un ambiente nel quale possano sperimentare ed esprimere la loro individualità.Inducendo i calciatori a tirare fuori le loro doti di tecnica,precisione ed inventiva, li guida dolcemente a superare le loro paure”.

Kolò Toure raccontò cosi il suo approccio ad una seduta di allenamento:”Mi faranno marcare Thierry Henry, Adebayor e Van Persie:se riuscirò a non farne segnare nemmeno uno,farò i salti di gioia”.Mentre tutto questo accade,i portieri lavorano a parte e solo al termine di tutti gli esercizi si riuniscono ai compagni, per la conclusiva partita undici contro undici.In tutto e per tutto simile ad una sfida vera,l’atto finale è spesso molto combattuto ,perchè tutti vogliono vincere.E’ in una di queste partite  Thierry Henry comprese quale tipo di punizione gli avrebbero riservato i difensori inglesi se avesse portato troppo il pallone:a compiere il rito di iniziazione furono le entratacce da tergo di Tony Adams e Martin Keown.
Nella scelta dei trenta giocatori da inserire nella rosa dei titolari,Wenger ha sempre tenuto in grande considerazione la loro capacità mentale di apprendere ciò che lui insegnava,ma senza utilizzare metodi coercitivi.A proposito di Kolo Toure ,disse:”Forse alcuni dei suoi compagni di squadra dell’ASEC Mimosas,nella Costa D’Avorio,erano piu dotati di lui sul piano tecnico,ma Kolo aveva un carisma che a questi livelli fa la differenza”.Approfondendo il concetto di “carisma”,si arriva alla furbizia ed alla determinazione che sono necessarie per utilizzare al meglio le proprie doti naturali.Parlando della scuola calcio che lo ha lanciato,Toure ricorda:”All’interno di quel gruppo io non ero il giocatore piu forte,ma ero certamente piu furbo.Nel calcio,come nella vita,bisogna essere furbi.Adesso che ho sfondato,quando sento i miei vecchi compagni dò loro dei consigli per aiutarli a fare lo stesso.Se sapranno usare il cervello,diventeranno piu forti di me”.Eppure,nemmeno Toure è stato abbastanza sveglio da capire subito ciò che Wenger voleva da lui.Soltanto col senno di poi riesce a ricostruire il modo in cui è stato indirizzato verso la strada giusta: “Quando sono arrivato a Londra, facevo degli allenamenti supplementari ogni giorno.Wenger mi parlava ogni mattina e ogni pomeriggio:lo staff tecnico conosceva le mie qualità,ma voleva che lavorassi in maniera diversa.Non mi hanno detto ciò che realmente pensavano.Semplicemente,mi prendevano da parte giorno dopo giorno e mi davano dei consigli su come muovermi.Solo col tempo ho capito quale fosse il loro progetto (ovvero farne il perno centrale  della difesa)”.

Quando Wenger parla al gruppo,dice Toure ,”lo fa in maniera gentile,che ti invoglia ad ascoltare”.Niente sfuriate,quindi,bensì messaggi pacati,comunicati con quella voce autorevole che carica e persuade i suoi giocatori,sempre piu convinti che, come recita il famoso slogan dei tifosi,”Arsène la sa lunga”.”Lui è convinto”,spiega Bob Wilson,”che nell’arco di una stagione non ci possano essere piu di tre o quattro occasioni nelle quali alzare i toni,per dare  un vero scossone alla squadra.Se si va oltre,si perde l’impatto sullo spogliatoio.Allo stesso modo,pensa che nell’intervallo tra il primo ed il secondo tempo ci si possa far capire soltanto dopo che la squadra si è calmata.E’ molto abile nell’esprimere i propri concetti in maniera tranquilla ed estremamente controllata,sapendo che in quel modo riesce ad arrivare direttamente al cuore dei giocatori”.E a volte che la cosa migliore sia non dire proprie niente,perchè i giocatori hanno già messo in pratica tutto ciò che gli era stato chiesto di fare.La squadra è compenetrata nella filosofia di Wemger,anche nei momenti piu difficili.Per esempio nell’aprile del 2004,quando,di fronte alla tremenda prospettiva di perdere la propria imbattibilità contro il Liverpool,furono Vieira ed Henry a farsi carico di parlare ai compagni durante l’intervallo.Nel secondo tempo, l’Arsenal mise in pratica ciò che il tecnico avrebbe voluto e trasformò una potenziale sconfitta demoralizzante in una vittoria fondamentale.
Wenger non manda la sua squadra sul campo di battaglia,la manda a giocare a  scacchi.La passione non deve offuscare la ragione e comunque, avendo preparato i giocatori sul piano psicofisico,il manager si aspetta che siano loro a prendere le decisioni corrette.

Wenger e l’Arsenalultima modifica: 2010-05-31T18:29:18+02:00da anglotedesco
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