Forza Michael!

Stamattina leggevo un articolo su Libero che parlava dell’attore Michael J. Fox che dal 1990 lotta contro il morbo di Parkinson.Essendo stato uno dei miei attori preferiti,oggi ho tirato fuori un suo libro del 2003 dove oltre alla sua storia,ci spiega i momenti che ha passato e nel pezzo che pubblico oggi c’è quel famoso giorno dove Fox capìì che c’era qualcosa di strano nel suo braccio,che tremava troppo.

Michael  torna per il film Good Wife, sperando di tornare (non con la Delorean) negli splendidi anni 80′,

da LUCKY MAN- Michael J.Fox (Tea)

SVEGLIA IN CAMERA

Gainesville ,Florida, novembre 1990

Mi svegliai e mi trovai il messaggio nella mano sinistra.Stavo tremando.Non si trattava di un fax,di un telegramma,di un memo o della solita comunicazione che porta brutte notizie.In effetti ,in mano non avevo niente.Il tremito era il messaggio.

Mi sentivo un pò disorientato.Da appena una settimana stavo lavorando a un film in Florida e quell’enorme letto a baldacchino,laccato rosa,curcondato dalle tinte pastello della suite presidenziale dell’University Center Hotel rappresentava ogni mattina una specie di shock.Ah,si:ero ancora in preda ai postumi feroci di una sbornia,ma questo era meno scioccante.
Era un martedi mattina e per quanto non riuscissi a ricordare i particolari precisi delle gozzoviglie della sera precedente,non era azzardato supporre che c’entrasse la partita di football del lunedi sera.In quei primi istanti di ritrovata coscienza,non capivo che ora fosse,ma ero quasi certo di non avere dormito troppo.Se c’era bisogno di me sul set,avrei ricevuto una telefonata da Brigette,la mia assistente.Se avessi dovuto lasciare l’hotel ,diciamo alle 10,mi avrebbe chiamato alle 9.30;poi ancora alle 9,40;alle 9,50 avrebbe finalmente preso l’ascensore per salire dal suo piano al mio,sarebbe entrata in camera,mi avrebbe spinto dentro la doccia e si sarebbe messa a preparare il caffè nel cucinino.Non essendo accaduto niente di tutto questo,sapevo di avere a mia disposizione almeno qualche minuto.
Anche a luci spente,con le tapparelle abbassate e le tende tirate,nella stanza filtrava abbastanza luce da ferirmi gli occhi serrati.Con il palmo della mano sinistra tentai di schermare quel bagliore. Un’ala di farfalla-o almeno cos’ mi parve-mi battè contro la guancia destra.Aprìì gli occhi,tenendo la mano a un paio di centimetri dal viso in modo da poterla allontanare con le dita.Fu allora che lo notai:il dito mignolo stava tremando,si contraeva,si muoveva autonomemente.Da quanto la cosa stesse andando avanti,non avrei saputo dirlo.Ma ora lo notavo,ero sorpreso nello scoprire che non potevo fermarlo.
Strano,forse ci sono stato appoggiato sopra mentre dormivo.Per cinque o sei volte,in successione rapida,chiusi la mano a pugno per poi riaprirla di colpo.Intrecciando le dita a cupola,sollevai le mani e me le misi sotto la testa,immobilizzando anche il cuscino.
Tap.Tap.Tap. Come una tortura cinese,ma senz’acqua,avvertivo un leggero tamburellare contro la nuca.Se stava cercando di attirare la mia attenzione,c’era riuscito.Tolsi la mano sinistra da dietro la testa e la tenni fissa davanti agli occhi,con le dita allargate-come quel tizio con gli occhiali a raggi X della vecchia pubblicità  sui giornalini.Non mi serviva vedere la struttura ossea sottostante,le informazioni che stavo cercando erano già visibili in superficie:un pollice,tre dita perfettamente immobili e,frangia estremista ,un mignolo spastico.
Mi venne in mente che forse il tremore aveva a che fare con i postumi della sbornia,o piu precisamente,con l’alcol.Nel corso della mia vita di birra ne avevo bevuta,e tanta, ma non mi ero mai svegliato con il tremito:forse si trattava di quello che chiamavano delirius tremens? Avrei giurato che si sarebbe manifestato in modo piu eclatante;voglio dire:chi si becca il delirium tremens a un dito? Di qualunque cosa si trattasse,non era un problema legato all’alcol.
A quel punto mi misi a fare qualche esperimento.Notai che se tenevo il dito con la mano destra,cessava di muoversi.Se lo rilasciavo,rimaneva fermo per quattro o cinque secondi e poi, come un giocattolo a molla da quattro soldi,ricominciava a muoversi col suo ronzio.Mmm.Quella che sulle prime era semplice curiosità,stava ora trasformandosi in vera e propria preoccupazione.Il tremito durava da alcuni minuti,e non dava segno di volersene andare,la mia mente,confusa com’era,si affannava cercando una spiegazione.Avevo preso una botta in testa,forse mi ero fatto male? Il ricordo di quello che era successo la sera precedente era, a dir poco,sfuocato.C’erano tanti vuoti,ma anche un paio di possibilità.
Woody  Harrelson era a Gainesville con me per il film,e la sera prima era con me al bar: forse c’era stata una delle nostre leggendarie risse da ubriachi.Woody e io eravamo (e rimaniamo)  buoni amici ma,per qualche motivo,dopo aver buttato giù una certa quantità di alcol,riuscivamo sempre a trovare una scusa per cominciare a dar calci alle sedie e inscenare una finta quanto elaborata scazzotata.Mai e poi mai avremmo potuto del male.
Mi ricordo bene ,invece, che Dennis,la mia guardia del corpo,aveva dovuto reggermi contro lo stipite della porta mentre cercava di far entrare la chiave nella serratura della mia suite.Nel tempo che gli ci volle a girare la maniglia,ero scivolato con tutto il peso contro la porta;quando la spalancò,barcollai dentro la stanza andando a finire di testa contro il tavolo dell’entrata.Bernoccoli però non ne sentivo,dunque non poteva essere quello il motivo.Il male che sentivo alla testa veniva dalla sbronza,non da una botta.

Forza Michael!ultima modifica: 2010-08-27T20:31:44+02:00da anglotedesco
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