Toghe pedofile (1 parte)

Il Fatto Quotidiano dei  Travaglio-Gomez-Barbacetto-Padellaro-Furio Colombo è stato creato per far credere ai cittadini che la magistratura va rispettata, che ha sempre ragione, che chi l’attacca è un imbecille. Questo leccaculismo verso questa casta non nasce per caso: oltre ad avere dalla loro parte uno che è stato il magistrato italiano piu famoso nel mondo (Di Pietro) e altri che fanno questo mestiere,  lo fanno anche per essere assolti. Però non parlano mai delle cose che sono inserite in questo splendido libro scritto da Stefano Livadiotti che, è bene ricordarlo, scrive per l’Espresso e non per Il Giornale, Libero o Panorama.Farò dei video su Youtube e dai fans dei “Paladini della controinformazione” non mi aspetto commenti,come è già successo con quello di TOGHE IGNORANTI preso da un articolo di Fabrizio Gatti. Se Livadiotti fosse un giornalista dei giornali di Berlusconi,i commenti sarebbero scontati.

I due pezzi di questo capitolo parlano di un giudice sicuramente di sinistra (solo loro possono fare queste cose)  che ha pagato un minorenne per scopare con lui  e che poi grazie un amnistia se l’è cavata,dimostra l’impunità della magistratura. Allora mi viene in mente una domanda da fare a Travaglio,Santoro e Il Fatto Quotidiano: come mai parlate sempre dell’impunità dei politici ma mai quella dei banchieri e di quei magistrati che voi adorate tanto? Magari nel prossimo Passaparola senza contradittorio, ce lo spiegherà. 

da MAGISTRATI -L’ULTRACASTA -Stefano Livadiotti (Grandi Passaggi Bompiani)

UNA STORIA DAVVERO ESEMPLARE

Sono le 18 di un freddo pomeriggio di dicembre quando L.V,rispettabile magistrato di corte d’appello con funzioni di giudice del Tribunale di Milano,fa il suo ingresso nella sala dell’Ariel,un piccolo cinema all’estrema periferia occidentale di Roma.Sullo schermo proiettano il film western LA STELLA DI LATTA.Ma ad attirare Vostro Onore nel locale non sono certo le gesta di John Wayne nei panni dello sceriffo burbero.No, a L.V,che ha ormai 41 anni suonati, dei cow-boy non frega proprio un fico secco.Se si è spinto tanto fuori mano è perchè è in cerca di tutt’altro.Così,dopo aver scrutato a lungo nel buio della platea,individua il suo obiettivo.E,quattro quatto,scivola sulla poltroncina accanto a quella occupata dal 14enne I.M.

Quello che succede in seguito lo ricostruisce il verbale della pattuglia del commissariato di polizia di Monteverde che alle 19.15 raggiunge il locale su richiesta della direzione.”Sul posto c’è l’appuntato di polizia G.P ,in libera uscita e perciò casualmente spettatore nel cinema,che consegnava ai colleghi sopravvenuti due persone,un adulto e un minore,e indicava in una terza persona colui che aveva trovato i due in una toilette del cinema.L’adulto veniva poi identificato per il dottor L.V e il minorenne per tale I.M. Il teste denunciante era tale F.Z”.

“L’appuntato P. riferiva che verso le 19,mentre assisteva in sala alla proiezione del film,aveva sentito gridare dalla zona toilette :”zozzone, zozzone,entra in direzione! Accorso,aveva trovato il teste Z. che,indicandogli i due,affermava di averli poco prima sorpresi all’interno di uno dei box dei gabinetti,intenti in atti di libidine.Precisava,poi, lo Z che,entrato nel vestibolo della toilette,aveva scorto i due che si infilavano nel box assieme, rinchiudendovisi.Aveva allora bussato ripetutamente,invitandolo a uscire,ma senza esito.Soltanto alla minaccia di far intervenire la polizia l’uomo aveva aperto,tentando di nascondere il ragazzo dietro la porta”.

“Il minorenne ,a sua volta,raccontava che verso le 18 era seduto nella platea del cinema intento a seguire il film quando un individuo si era collocato sulla sedia vicina: poco dopo questi aveva allungato una mano toccandogli dall’esterno i genitali.Egli aveva immediatamente allontanato quella mano e l’uomo se n’era andato.Ma dopo dieci minuti era ritornato,rinnovando la sua manovra.Questa volta egli aveva lasciato fare e allora l’uomo gli aveva sussurrato all’orecchio la proposta di recarsi con lui alla toilette,promettendogli del denaro.Egli s’era alzato senz’altro,dirigendosi alla toilette,seguito dall’uomo.Entrati nel box,l’uomo gli aveva sbottonato i calzoni,ed estratto il pene lo aveva preso in bocca”.

Adescare un ragazzino in un cinema è un fatto che si commenta da solo.Che a farlo poi sia un uomo di legge,o che tale dovrebbe essere,appare inqualificabile.Ma non è solo questo il punto.Se i fatti si fermassero qui,non potrebbero essere materia di questo libro.Invece,come vedremo, la storia che comincia nella sala dell’Ariel giovedi 13 dicembre del 1973,per concludersi ingloriosamente 8 anni dopo,va ben oltre lo squallido episodio di cronaca.Per diventare emblematica della logica imperante almeno in una parte del mondo della magistratura ordinaria (di cui esclusivamente ci occuperemo,senza prendere in considerazione quelle contabile, amministrativa e militare).Cioè,in una casta potentissima e sicura dell’impunità.Dove lo spirito di appartenenza e l’interesse economico possono portare a superare l’imbarazzo di coprire qualunque indecenza.Dove il vantaggio per la categoria finisce a volte per prevalere su tutto il resto e l’omertà è la regola.Dove in certi casi giusto la gravità dei comportamenti riesce a offuscare la loro dimensione ridicola.

V. viene dunque arrestato.Vostro Onore cerca disperatamente di negare l’evidenza.S’arrampica sugli specchi,raccontando di aver pensato che il ragazzino si sentisse male e di averlo quindi seguito nel bagno proprio per assisterlo.Ma non c’è niente da fare:l’istruttoria conferma la versione della polizia.Cos’,il Tribunale di Grosseto rinvia a giudizio V. per atti osceni e corruzione di minore.E,il 28 dicembre del 1973,si muove anche la sezione disciplinare del Csm,l’organo di governo della magistratura,che lo sospende dalle funzioni.V. sembra davvero un uomo finito.Ma non è cosi.

Il 26 gennaio,il verdetto offre la prima sorpresa.Con il loro collega,i giudici toscani si dimostrano piu che comprensivi.Il tribunale della ridente cittadina dell’alta Maremma ritiene infatti che, “atteso lo stato del costume”,l’atto compiuto da V. nella sala del cinema vada considerato soltanto come contrario alla pubblica decenza.

Si arriva cosi all’8 marzo del 1977,quando a pronunciarsi è la corte d’appello di Firenze,che ribalta il precedente giudizio.Ma lo fa a modo suo.Per i giudici di secondo grado,quelli di V. sono atti osceni.Evviva.Però,siccome il primo approccio con il ragazzino è avvenuto nella penombra e l’ atto sessuale si è poi consumato nel chiuso del gabinetto,il fatto non costituisce reato.V. se la cava quindi con una condanna a 4 mesi,con la condizionale,per la sola corruzione di minori.E di nuovo,non contento,ricorre,con ciò stesso dimostrando la sua incrollabile fiducia nella giustizia.Assolutamente ben risposta,come dimostra il terzo atto della vicenda,che va in scena due anni dopo ,il 30 marzo del 1979: “La corte suprema,infine […] annulla senza rinvio limitatamente al delitto di corruzione di minorenne,a seguito dell’estinzione del reato in virtù di sopravvenuta amnistia”. Amen

CONTINUA…

 

Toghe pedofile (1 parte)ultima modifica: 2010-10-07T18:38:53+02:00da anglotedesco
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