Chi sbaglia non paga mai (Terza Parte)

In questi giorni si parla di Lodo Alfano, di riforma della giustizia, della separazione delle carriere ecc ecc ma sui magistrati, sui ridicoli concorsi, sulla loro impunità, non si parla mai. Per una certa parte di tv e stampa l’importante è che distruggono i loro avversari,non gli interessa se sono bravi, se hanno fatto i furbi per diventare giudici.

Vi anticipo un pezzo di quello che pubblicherò nelle prossime settimane:

“La farsa del tirocino,al termine del quale nessuno viene mai bocciato da dieci anni.E quella degli esami per gli avanzamenti di carriera,dove si registra il record mondiale dei promossi:il 99,6%.Ecco perchè,mentre il ministro di turno si voltava dall’altra parte,il 67% delle toghe ha conquistato un ruolo superiore alle funzioni svolte”

da MAGISTRATI -L’ULTRACASTA -Stefano Livadiotti (Grandi Passaggi Bompiani)

GLI IMPUNITI

CHI SBAGLIA NON PAGA MAI

“La sezione disciplinare è il binario morto del Csm.Una fabbrica di assoluzioni spesso motivate con sentenze al limite del grottesco.Cosi le toghe hanno 2,1 possibilità su 100 di incappare in una sanzione.Che comunque,anche nei casi piu gravi,è sempre all’acqua di rose.Risultato: in otto anni quelli che hanno perso la poltrona sono stati lo 0,065%”.

Nel 2007,ha rivelato Giovanni Bianconi sul “Corriere della Sera” del 22 dicembre del 2008,la corte ha esaminato 1479  pratiche.Solo in 103 casi ha scartato,giudicandole infondate o comunque inaccoglibili,1376 denunce,il 93% del totale.Stessa storia nel 2008,quando su 1475 fascicoli solo 99 sono stati spediti a Palazzo dei Marescialli.Il resto è diventato carta straccia.Di norma,dunque,solo qualcosa come il 6 o il 7% delle lamentele nei confronti dei magistrati arriva al vaglio della sezione disciplinare.Dove la scrematura continua.Eccome.I numeri parlano chiaro.Quelli raccolti da Daniela Cavallini,ricercatrice in ordinamento giudiziario nell’agguerrito team bolognese di Di Federico, si riferiscono al periodo 1999-2006.E parlano di 1004 procedimenti disciplinari.812,pari all’80,9%,sono finiti a tarallucci e vino:con l’assoluzione o il proscoglimento.126 con l’ammonizione,ossia un buffetto sulla guancia del magistrato.38 con la censura,che equivale a una lavata di testa.Solo 22 con la perdita di anzianità (che si traduce in un rallentamento della carriera).Appena 2 con la rimozione e 4 con la destituzione (risultati in linea con quelli di un’altra ricerca della stessa autrice,limitata ai procedimenti per ritardi tra il 1995 e il 2002:251 alla sbarra e 55 ritenuti responsabili,con una sola condanna alle sanzioni piu gravi).Senza considerare che uno stesso giudice o Pm può essere stato incolpato piu volte,vuol dire che una toga ha 2,1 possibilità su 100 di incappare in una condanna.E anche che negli otto anni oggetto di studio della Cavallini a rimetterci la poltrona è stato solo lo 0,0065% dei magistrati.
La situazione non cambia di molto se si prendono in considerazione i dati 1998-2007,pubblicati sempre dal “Corriere della Sera”.Bianconi scrive di 1282 toghe finite davanti alla sezione di Palazzo dei Marescialli.In 992 casi (cioè il 77,4%),senza subire alcuna sanzione.A beccarsi una condanna è stato solo il 22%,scrive il quotidiano milanese,ricordando che la media dei “cittadini comuni” colpevoli nei processi penali,dopo i tre gradi di giudizio,arriva il 40%.
Quando non hanno graziato i loro colleghi,i consiglieri del Csm ci sono comunque andati con la mano leggera:”La maggior parte delle condanne sono alla pena minima”,annota Bianconi.

Le nostre toghe hanno uno strano concetto della disciplina ,almeno quando riguarda loro in prima persona.Basta leggere lo statuto dell’Anm.Gli articoli 9 e 10 dicono che i soci possono essere sottoposti a sanzioni:censura,sospensione ed espulsione.Spiega poi l’articolo 11: !Il collegio dei probiviri esercita l’azione disciplinare,ha poteri istruttori e presenta le sue conclusioni al comitato direttivo generale,dopo aver sentito il socio sottoposto al procedimento”.Fin qui sembra quasi una cosa seria.Poi arriva il secondo comma:”Il parere del collegio dei probiviri vincola la decisione del comitato direttivo centrale solo nel senso favorevole al socio sottoposto al procedimento”.In pratica:se lo assolvono,la decisione è definitiva;se lo condannano,si può rimettere tutto in discussione.Geniale.Chapeau.
Quando non possono assegnarsela da soli, giudici e pubblici ministeri l’impunità la pretendono.Racconta Sandro De Nardi,dottore di ricerca in diritto costituzionale e collaboratore del “Sole 24 Ore” ,in La Libertà di espressione dei magistrati:”Circolari e delibere del Csm hanno di fatto plasmato gli illeciti disciplinari.Giungendo fino a invitare il procuratore azioni disciplinari contro i membri del consiglio stesso,anche per fatti anteriori alla loro elezione all’alto consesso”.Roba da repubblica delle banane.In totale spregio, per di piu,di una legge dello stato,la 195 del 1958,dove si stabilisce (articolo 37,commi 3 e 5) che “i magistrati componenti del Csm sono sospesi di diritto dalla carica se,sottoposti a procedimento disciplinare,sono stati sospesi dalle funzioni e dallo stipendio,e incorrono di diritto nella decadenza se riportano una sanzione disciplinare piu grave dell’ammonimento” (Cavallini,La responsabilità disciplinare dei magistrati).Ma non c’è da stupirsi dell’incongrua e inaccettabile richiesta.E’ il frutto di quello stesso spirito di casta che ha guidato le nostre toghe nel cercare di difendere l’indifendibile quando,nel 2008, è esploso il caso di E.P.Alla fine,l’intervento del Quirinale ha costretto il Csm a buttare fuori l’ex giudice di Gela colpevole di non aver scritto per otto anni le motivazioni di una sentenza che condannava a oltre un secolo di carcere alcuni esponenti di spicco di Cosa Nostra (nel frattempo,per questo motivo,scarcerati).Ma di primo acchito,come per un riflesso condizionato,la corporazione aveva tentato di fare quadrato intorno al suo esponente.L’ineffabile Anm s’era incaricata di far sapere che il collega risultava noto nell’ambiente per la sua “estrema laboriosità e preparazione”.Addirittura.E la sezione disciplinare di Palazzo dei Marescialli aveva respinto al mittente la richiesta di sospensione d’urgenza  dal servizio e dallo stipendio avanzata dal ministero della giustizia.

Gli italiani non sono affatto convinti che i magistrati,per esercitare in piena indipendenza la loro delicata funzione,debbano anche essere di fatto impunibili.L’hanno dimostrato poco piu di vent’anni fa,nel 1987.I radicali, insieme ai liberali e ai socialisti non ancora spazzati via dal ciclone di Mani Pulite,avevano promosso un referendum che introduceva la responsabilità civile delle toghe per colpa grave (e un altro,stoppato dalla cassazione,sul sistema elettorale del Csm).Alla vigilia del voto e all’indomani delle consultazioni politiche anticipate,anche Dc e Pci ,inizialmente ostili ai quesiti,fiutando evidentemente l’aria,con un’agile giravolta s’erano schierati a favore.E l’8 novembre 29.866.249 italiani avevano infilato la scheda nell’urna,consentendo il superamento del quorum.Otto votanti su dieci s’erano detti d’accordo con Marco Pannella.E sulla responsabilità dei magistrati s’era abbattuta una valanga di “si”:20.770.334.Ma i giudici e i pubblici ministeri italiani hanno molti santi in paradiso.E pure in parlamento.Cosi,alla faccia del popolo sovrano,l’anno dopo Dc-Pci e Psi avevano dato il via libera alla legge Vassalli,messa a punto dai magistrati del ministero.In base alla quale l’attività di interpretazione di norme di diritto e quella di valutazione del fatto e delle prove non possono dar luogo a responsabilità (è la cosidetta clausola di salvaguardia).quindi, in nome della garanzia della sua indipendenza,il magistrato dispone di un salvacondotto per tutte le corbellerie che può collezionare.La legge dice poi che il magistrato può essere chiamato in causa direttamente solo se ha commesso un reato.Per il resto, dei suoi errori è possibile chiedere conto (ma solo se c’è dolo o colpa grave) allo stato,che è tenuto a rivelarsi si di lui.Entro un limite ben preciso,che cade solo in casi di dolo:un terzo dello stipendio annuale e,se paga a rate,un quinto di quello netto mensile (gli iscritti all’Anm,cioè il 93,5% delle toghe,sono peraltro protetti da una polizza assicurativa). E’ finito tutto nel nulla.Forse anche perchè le domande di risarcimento devono comunque superare il filtro di ammissibilità dei tribunali.Fatto sta che tra il 1 gennaio del 2003 e il 30 giugno del 2007 sono stati accolti,da Siracusa ad Aosta,83 miseri ricorsi.Ma è bastato che,alla fine del 2008,il sottosegretario alla giustizia,Maria Elisabetta Alberti Casellati,vagheggiasse un nuovo intervento legislativo,per far uscire allo scoperto l’Anm. “Siamo i primi a volere i controlli,” è saltato su Palamara,cosi mostrando un insospettabile senso dell’umorismo.Poi,però, s’è subito incupito.E ha aggiunto tutto serio:”Ma attenzione al rischio di paralisi dell’attività giudiziaria”. Voleva forse dire,il dottor Palamara,che sotto uno sguardo troppo occhiuto il meccanismo da orologeria svizzera dei tribunali italiani rischia di incepparsi d’improvviso?

Chi sbaglia non paga mai (Terza Parte)ultima modifica: 2010-10-22T16:56:16+02:00da anglotedesco
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