La dittatura della finanza

Visto che in questo pezzo che pubblico oggi si parla di Tibet, grido anch’io :TIBET LIBERO!
In quello che riporto oggi preso da questo capolavoro di John Perkins, c’è anche la Banca Mondiale che vi ha preso parte il governatore della Banca d’Italia,Mario Draghi. Il Partito Democratico (si fa per dire) lo vorrebbe come Presidente del Consiglio per il dopo Berlusconi.

Tutti i giorni, sui giornali, in tv, saltano fuori i soliti discorsi delle leccate di culo di certi giornalisti al Premier. Ma quelli che dicono queste cose, quando mai si sono azzardati di parlare degli ambienti frequentati da Mario Draghi o  Romano Prodi? Sempre a prendere sul serio i giornali americani che parlano di mafie italiane,ma perchè non scrivnoo delle loro mafie bancarie e delle corporation? Vogliamo paragonare la Ndrangheta alle corporation americane? Hanno rovinato  dei continenti interi pieni di ricchezza come l’Africa, l’America Latina e l’Asia meridionale.
Qualcuno piange perchè certi giornali stanno per chiudere? Ma godo per questo.Che imparano a denunciare il vero potere.L’unico che un po lo fa è Il Manifesto ,e ,una volta,prima di diventare il gemello de Il Fatto Quotidiano (adesso diventerà Il Giornale 2),anche Il Secolo d’Italia parlava di mafie bancarie.Adesso Flavia Perina, quando gli parli di signoraggio bancario, risponde come Beppe Grillo.

da LA STORIA SEGRETA DELL’IMPERO AMERICANO-John Perkins (Minimum fax) 

Di tutte le città che visitammo, Lhasa era la piu tibetana.Il palazzo Potala,dov’era cresciuto il Dalai Lama,gli antichi vicoli tortuosi,i templi buddisti dai tetti sovrapposti,i giganteschi stupa a forma di cono e i santuari variopinti infondevano quel senso di tranquillità che avevo avvertito cinque anni prima a Ladekh e nelle zone rurali del Tibet,ma non a Tsedang nè nelle altre città.Ciononostante,i cinesi erano onnipresenti.I soldati camminavano impettiti per le vie,volti di personalità cinesi riempivano striscioni e manifesti,e ovunque imperversavano i prodotti di plastica che caratterizzano le moderne società industriali.
Ci fermammo in un hotel assolutamente meraviglioso,progettato,costruito,posseduto e gestito da tibetani.Mi lasciai cadere sul letto,pieno di cuscini colorati,e rilessi gli appunti che avevo preso sul minuscolo palmare che portavo con me.Volevo aggiornare i miei pensieri sul materialismo,l’affarismo e il ruolo della finanza internazionale nel disastro econimico del 1997 che aveva procurato tante sofferenze all’Asia.Avevo indagato sul modo in cui la crisi aveva colpito l’Indonesia,ma essere in Tibet,vedere e sentire lo sfruttamento di quel paese da parte della Cina,metteva in una luce nuova la tragedia del 1997.
Quella che è divenuta nota come la “crisi dell’FMI” ha colpito con particolare durezza la Corea del Sud,la Thailandia e l’Indonesia,ma ha avuto ripercussioni devastanti per molti-sopratutto tra i poveri-anche nel Laos e nelle Filippine,tutti paesi che avevano creduto all’ideologia dell’FMI e della Banca Mondiale.
Nell’esame di coscienza e nelle polemiche che seguirono alla crisi,l’FMI fu criticato per quello che molti economisti definirono un “capitalismo” convulso:l’eliminazione delle restrizioni al flusso di capitali,l’incoraggiamento delle privatizzazioni,il mantenimento di tassi d’interesse elevati come mezzo per attirare gli investitori stranieri e il capitale bancario nel mercato dei titoli e il tentativo di proteggersi da rischi valutari ancorando le monete nazionali al dollaro,il che aveva anche lo scopo non dichiarato di rafforzare quest’ultimo.Al contempo,i prezzi di beni e servizi aumentavano costantemente a causa dell’inflazione e di quei tassi d’interesse elevati imposti dall’FMI.Era una situazione insostenibile.
Quando il crollo economico colpì un paese dopo l’altro,le imprese locali e i governi nazionali non furono in grado di estinguere i debiti che avevano accumulato in dollari statunitensi;scoprirono inoltre che il loro reddito da lavoro,in costante diminuzione e pagato in moneta locale,si era svalutato.L’FMI aveva manipolato quei paesi e le loro imprese cosi da imporgli quella che equivaleva a una pesante tassa,di cui beneficiavano i proprietari delle grandi corporation internazionali.
La situazione continuò a peggiorare e l’FMI se ne uscì con un “piano di salvataggio”.Offrì nuovi prestiti a quelle nazioni perchè potessero evitare di diventare inadempienti.Tuttavia il patto era vincolato all’accetazione di un Pacchetto di Adeguamento Strutturale (Sap) simile a quello imposto all’Indonesia.Sostanzialmente,ogni paese doveva lasciare che banche e istituti finanziari locali fallissero,ridurre drasticamente la spesa pubblica,tagliare i sussidi per generi alimentari e carburanti e altri servizi per i poveri e alzare ulteriormente i tassi d’interesse,nonchè,in molti casi,privatizzare e vendere altre risorse dello stato alle multinazionali.Come conseguenza diretta,un numero incalcolabile di persone-sopratutto bambini-morirono per la malnutrizione,la fame e le malattie.Molti altri subirono le conseguenze a lungo termine della mancanza di assistenza sanitaria, istruzione, alloggi e altri servizi sociali.
Il collasso iniziato in Asia assunse in breve proporzioni globali,scatenando recessioni in Europa,Sud America e Stati Uniti.Fu una lezione su come non si deve gestire la politica economica se l’obiettivo è quello di aiutare le popolazioni e le economie locali,un messaggio forte a proposito dell’FMI e della Banca Mondiale.
Le analisi hanno confermato che ad affrontare meglio la crisi erano state le nazioni che si erano rifiutate di cedere alle richieste dell’FMI.La Cina ne è un tipico esempio.Pur attuando politiche per incoraggiare gli investitori internazionali,Pechino ha intrapreso un corso molto diverso da quello sostenuto dall’FMI;gli investimenti stranieri,infatti, sono stati incanalati verso le fabbriche,anzichè i titoli azionari,mettendo così il paese al riparo da future fughe di capitali e generando posti di lavoro e altre ricadute positive.
India, Taiwan e Singapore si erano opposte all’FMI e le loro economie hanno retto.La Malasyia si era piegata,aveva subito una recessione,ma poi aveva voltato le spalle ai SAP e si era ripresa.
Uno dei critici piu feroci dell’FMI è stato Joseph Stiglitz,premio Nobel per l’economia e,ironia della sorte,ex economista capo della Banca Mondiale.
Avevo portato con me in Tibet il suo libro La globalizzazione e i suoi oppositori.Piu tardi  quel pomeriggio feci una passeggiata da solo per le vie tortuose di Lhasa.Arrivai in un posto che pullulava di passanti.Un pò piu avanti raggiunsi un piccolo parco e mi sedetti su una panchina di legno per crogiolarmi agli ultimi raggi del sole.
Sfogliando il libro di Stiglitz,mi meravigliai ancora una volta di quanto le sue critiche assomigliassero a quelle che io avevo formulato in Confessioni.Il suo era un approccio accademico,mentre il mio era un racconto personale;tuttavia,molte delle nostre conclusioni erano identiche.Per esempio, mentre io raccontavo come avevo elaborato previsioni economiche falsamente ottimistiche per i paesi in via di sviluppo,lui scriveva:

“Per far sembrare che i suoi programmi (dell’FMI) funzionino,per far “quadrare” le cifre,è necessario adeguare le previsioni economiche.Molti di coloro che utilizzano queste cifre non si rendono conto che non si tratta di previsioni come tutte le altre; per esempio,le previsioni del PIL non si basano su un modello asiatico sofisticato, e nemmeno sulle stime piu accurate di chi conosce bene l’economia,ma sono semplici cifre negoziate nel contesto di un programma dell’FMI”.

Posai il libro aperto su un ginocchio e osservai un drappello di soldati che passava.Stglitz talvolta parlava delle “vecchie dittature delle èlite nazionali”.I suoi commenti mi fecero pensare che l’occupazione cinese del Tibet era molto piu onesta dell’usurpazione del potere della finanza internazionale”.I cinesi,come i romani,gli spagnoli e gli inglesi prima di loro,avevano conquistato il Tibet apertamente,senza sotterfugi.Gli imperi tradizionali potevano incorniciare le proprie azioni di belle parole- far progredire la civilità,stimolare la crescita economica,illuminare la via del progresso-ma corporatocrazia ,viceversa ,usando strumenti come l’FMI e la Banca Mondiale-spalleggiati,se necessario,dalla CIA e dagli sciacalli -praticava una nuova forma di conquista,l’imperialismo attuato con l’inganno.Se conquisti con gli eserciti,tutti sanno che stai conquistando;se conquisti con i sicari dell’economia,puoi farlo in segreto.Mi chiedevo sempre piu spesso quale fosse il prezzo che tale mistificazione imponeva alla democrazia,che presuppone un elettorato informato.Se gli elettori erano all’oscuro dei mezzi impiegati dai loro leader,poteva una nazione definirsi democratica? 

La dittatura della finanzaultima modifica: 2011-03-24T17:36:23+01:00da anglotedesco
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