L’arresto di Bradley Manning.Obama dove sei? (prima parte)

Ma non era Barack Obama quel presidente che avrebbe eliminato certi metodi nei carceri militari americani? Chiedetelo all’ex militare ed informatico Bradley Manning che vive in condizioni disumane nel carcere militare in Virginia.Ma Obama è un democratico e dunque l’ipocrisia è una cosa del tutto normale.Mi fa piacere che lo abbiano contestato in diversi posti perchè non merita altro questo bugiardo. Bradley Manning purtroppo sta pagando a caro prezzo l’aver girato certi documenti  a Wikileaks. Un eroe, altro che Assange!

da INSIDE WIKILEAKS -Daniel Domscheit-Berg (Marsilio)

La lezione successiva che ci toccò imparare fu molto molto spiacevole:nel maggio 2010 venne arrestato l’Intelligence Analyst statunitense Bradley Manning.In una chat,una persona che le autorità statunitensi ritengono essere Bradley Manning aveva detto all’ex hacker Adrian Lamo di averci passato dei documenti militari segreti.Quindi Lamo aveva informato le autorità.Di quel materiale, che quella persona aveva verosimilmente preso dai server delle forze armate Usa,facevano parte delle riprese che noi avevamo utilizzato per il video Collateral Murder,e i dispacci delle ambasciate statunitensi,i cosidetti cablo.
Venimmo a sapere dell’arresto di Manning dai notiziari.Io sedevo al mio computer quando le prime notizie cominciarono a comparire sui giornali online.Fu il momento peggiore per Wikileaks.

Manning,che in precedenza era di stanza in Iraq,ora è in carcere negli Stati Uniti.Secondo un articolo di Glenn Greenwald apparso nel dicembre 2010 sulla rivista online statunitense salon.com, sta subendo maltrattamenti,non ha a disposizione coperte e cuscini,è sorvegliato ventiquattr’ore su ventiquattro,è in isolamento per ventitrè.Non gli è consentito fare esercizi fisici.Una guardia esclusivamente dedicata a lui controlla che non ne faccia.
Il deputato repubblicano Mike Rogers e altri si stanno battendo perchè Manning sia condannato a morte.Il pubblico ministero ha chiesto per lo meno 52 anni di carcere.E noi abbiamo capito immediatamente che gli Usa non si sarebbero lasciati sfuggire l’occasione di fare di Manning un caso esemplare.Il prossimo che volesse offrirci del materiale,penserà a Manning e alle conseguenze che lo attendono.
Appena saputo dell’arresto di Manning,comunicammo che volevamo fargli arrivare ogni possibile sostegno,fornendogli soldi, avvocati e mobilitando l’opinione pubblica in suo favore.
Non potevamo e non volevamo sapere chi fossero le nostre fonti.Faceva parte del nostro concetto di sicurezza.Ai whisteblower chiedavamo soltanto di fornirci la motivazione per cui il materiale secondo loro era degno di essere pubblicato.Tra le altre cose in quel modo volevamo evitare che si abusasse della nostra piattaforma per vendette individuali.Quelle motivazioni erano sempre molto personali:le nostri fonti potevano per esempio essere impiegati frustrati, concorrenti disgustati o anche persone spinte da motivazioni morali,lo spettro era ampio.Facevamo in modo che gli informatori non si mettessero in pericolo da soli con i loro testi di accompagnamento.La loro tutela aveva la massima priorità.In ogni caso in teoria era così-se poi da questo punto di vista abbiamo fatto tutto per bene,è un altro paio di maniche.Non potevamo difendere gli informatori da se stessi.
Per la prima volta comprendemmo le lacune sociali del nostro progetto.Eravamo cosi ben preparati ad affrontare diversi scenari di crisi, parlavamo così tanto di dotarci di telefonini criptati e serrature solide per le porte di casa,ma su questo punto non avevamo riflettuto a sufficienza.
Wikileaks distribuiva riconoscimenti e rischi in maniera assolutamente ingiusta:mentre noi ci abbronzavamo alla luce dei flash,non correvamo praticamente nessun pericolo ed eravamo al centro dell’attenzione da parte del pubblico,le nostri fonti restavano a mani vuote per quanto riguarda la notorietà.E correvano rischi di gran lunga maggiori.Senza il loro coraggio civile e senza i documenti scottanti che copiavano di nascosto e caricavano sulla nostra piattaforma,non avremmo mai potuto far conoscere al pubblico questioni cosi appassionanti.

Avevamo ricevuto da chissà chi questi documenti sugli Stati Uniti,e avevamo anche pubblicato il video il 5 aprile 2010.In maggio Manning venne arrestato.In questa situazione poco chiara avremmo dovuto evitare la divulgazione di ogni altro documento sugli Stati Uniti.Con ogni ulteriore pubblicazione correvamo il rischio di fornire pretesti per indagini,non importa a carico di chi.Io ero stato contrario fin dal principio.
Molti miti si concentrano intorno a una domanda.Ovvero:alla fin fine cosa può aver portato all’arresto di Manning? Molto semplice:ha chattato con Lamo,facendo scattare le indagini.A partire da lì, si sono sviluppate parecchie storie e teorie del complotto.
Dagli Usa giungevano alcuni indizi che lasciavano intendere che questa scoperta non fosse stata totalmente casuale come era sembrata a un primo sguardo.Al Defcon,un convegno sulla sicurezza svoltasi nell’agosto 2010 a Las Vegas,ci fu una conferenza sul progetto governativo Vigilant.In pratica ,addetti alla sicurezza di tutto il kondo avrebbero collaborato a Vigilant monitorando internet su vasta scala in cerca di contatti e scambi di dati sospetti,allo scopo di portare alla luce nessi tra persone e registrate eventuali passaggi di grosse quantità di materiale tra A e B.
E’ anche possibile che qualche zelante dipendente dell’esercito degli Stati Uniti se ne vada a curiosare sui server dell’esercito stesso.Fino a quel momento la cosa non aveva mai posto problemi.In fondo piu di due milioni di persone negli Usa avevano accesso a documenti dello stesso livello di segretezza dei cablo.I servizi segreti si attivarono appena qualcuno si mise palesemente a passare il materiale a terzi.E in questo contesto Manning avrebbe dato nell’occhio,dissero durante quella conferenza.In seguito però tutta quell’oscura storia di Vigilant sarebbe stata smentita.
Altre teorie,ancora piu oscure,si sviluppavano a partire da presunti motivi privati.Lo stesso Lamo giustificava il proprio tradimento asserendo di aver compreso il potenziale esplosivo di quei documenti a livello di politica internazionale e di essersi sentito obbligato ad agire.E infine c’è la domanda:una chat può avere valore probatorio? In chat non è facile identificare qualcuno con certezza.
E’ possibile che i retroscena fossero ben piu banali.Può darsi che gli Usa a posteriori abbiano cercato di presentare come frutto di proprie indagini quella che in realtà era solo una scoperta casuale,legata alla denuncia di Adrian Lamo:dare l’idea che non si fosse al sicuro da nessuna parte era una mossa intelligente.
Forse la verità non si saprà mai.Le udienze dei tribunali militari non sono pubbliche.Agli interessati però costerà un pò di fatica assicurarsi che nessuno faccia trapelare informazioni sul processo.

L’arresto di Bradley Manning.Obama dove sei? (prima parte)ultima modifica: 2011-04-26T18:01:27+02:00da anglotedesco
Reposta per primo quest’articolo