Julian Assange descritto da Daniel Domscheit-Berg

Ho raccolto dal libro dell’ex braccio destro di Assange, Berg, qualche curiosità sugli atteggiamenti dell’australiano.Molte sono cavolate da giornali di gossip,altre no. E’ un tipo che,come scrive giustamente Berg, sembra cresciuto non in mezzo agli esseri umani,ma ai lupi, e a volte ti rende la vita impossibile.Dovrebbero dare una medaglia a coloro che sono riusciti a sopportarlo per molto tempo.A volte è anche pericoloso e molto vigliacco.Ad esempio per cacciare Berg, cercò di convincere un 17enne hacker finlandese,e già li ti fa capire che tipo sua Assange.

Ovviamente Il Fatto quotidiano si è schierato con l’australiano per via di alcune scemenze su Silvio Berlusconi.Il loro obiettivo è quello di far credere che il piduista sia il peggior male del pianeta, di quelli che hanno fatto crollare il mondo,chissenefrega.

Vi consiglio di acquistare l’ultimo libro su Julian Assange, saltano fuori cose piccanti.Moltissimi ci metterebbero le mani sul fuoco su Assange, ma l’australiano è capace di vendersi a giornali e anche a qualche speculatore finanziario.

da INSIDE WIKILEAKS -Daniel Domscheit-Berg (Marsilio)

Il mio primo pensiero,appena lo vidi:un tipo cool.Indossava dei pantaloncini cargo color verde oliva, una camicia bianca e la giacca di un abito verde in lana.Julian si notava, la sua camicia spiccava sulla massa.Si muoveva in modo energico e disinvolto,a grandi passi.Quando saliva le scale,si sentivano tremare i gradini.Ci sono persone che camminano come se a ogni passo stessero provando la solidità delle fondamenta.A volte prendeva la rincorsa,faceva un salto e scivolava per un pezzo con i suoi scarponcini lungo il pavimento appena tirato a cera.Oppure si lasciava andare giù a lungo la ringhiera delle scale facendo un balzo appena prima di atterrare.Queste cose mi divertivano molto.

Su di me la comparsa di Julian aveva avuto un notevole effetto.Quel prestante australiano non si faceva dare ordini da nessuno e nulla poteva distorglierlo dal suo lavoro.In piu era molto colto e aveva un’opinione precisa su un sacco di cose.Per esempio il suo atteggiamento nei confronti della comunità degli hacker era completamente diverso dal mio.Li riteneva degli idioti,li definiva “useless”.Giudicava spesso le persone in base al “vantaggio” che se ne poteva trarre,come anche lui ammise in seguito.Persino gli hacker che avevano delle capacità speciali,ai suoi occhi erano gli idioti se non impiegavano quelle capacità per uno scopo superiore.Le opinioni di Julian erano sempre molto categoriche,amava esprimere giudizi non richiesti.Fin da allora pensavo che di sicuro parecchia gente lo trovasse indisponente.
Non mi sono chiesto se potevo fidarmi di Julian.Non mi sono mai posto la domanda se con quel tizio mi sarei potuto cacciare in guai seri.Anzi, tutto il contrario.Ero lusingato che volesse collaborare con me.Julian Assange,era non soltanto il fondatore di WL,ma anche Mendax,membro di International Subversives:era uno dei piu grandi hacker dei nostri tempi,coautore di Underground,un libro molto amato dagli esperti.Ci capimmo al primo colpo.
Non mi aveva fatto molte domande sulla mia vita.Credo che mi rispettasse perchè fin dal primo giorno gli ho detto che lo avrei aiutato,e poi l’ho anche fatto.

Alla fine del 2008,dopo il congresso del CCC Julian venne da me a Wiesbaden,dove rimase per due mesi.Faceva sempre cosi:non aveva un domicilio fisso permamente e si rifugiava da una casa all’altra.Il suo bagaglio consisteva essenzialmente in uno zaino con dentro due laptop e ogni sorta di caricabatterie per i cellulari,anche se alla bisogna trovava solo di rado quello giusto.Addosso aveva numerosi strati di vestiti.Anche quando stava al chiuso,non ho mai capito perchè portava sempre due paia di pantaloni e persino varie paia di calzini,uno sopra l’altro.

Di solito indossava il suo piumino coloro oliva addirittura con il cappuccio tirato su,oppure stava con una coperta stesa sulle gambe.Mangiava quasi tutto con le mani,persino il pasticcio di fegato.Le dita se le pulica di preferenza sui pantaloni.
Julian pretendeva di usare il computer senza guardarlo.Il suo era un lavoro quasi meditativo.Quando per esempio rispondeva alle email,dattilografava rapidissimo senza degnare lo schermo di uno sguardo.Riempiva gli spazi di testo con il suo occhio interiore e saltava da una maschera all’altra a colpi di combinazioni di tasti.Quando si batteva i tasti, le parole apparivano sullo schermo con grande ritardo.Ciononostante,Julian era strenuamente deciso a sbrigare le proprie faccende a velocità supersonica,anche alla cieca. “Lavorare senza guardare quel che si fa è una forma di perfezione,una vittoria sul tempo” amava dirmi ogni volta.Finiva di lavorare sempre molto prima del suo computer.
Julian si comportava spesso come un uomo cresciuto non tra altri uomini,ma tra i lupi.Quando cucinavo,il cibo non veniva nemmeno suddiviso.Si trattava semplicemente di chi fosse piu veloce a mangiarlo.Su quattro fette di pasticcio di fegato,se ero troppo lento lui ne mangiava tre e me ne lasciava una.Non avevo mai avuto a che fare con un atteggiamento del genere fino ad allora.Quando riteneva di aver bisogno di agrumi,si limitava a succhiare limoni.Il che capitava di solito in piena notte,dopo aver trascorso un giorno intero a digiuno.D’altro canto va detto che a Julian non era certo mancata un’educazione civile.Quando voleva,sapeva anche essere molto beneducato.E’ capitato spesso che accompagnasse i miei ospiti,anche quando non li conosceva affatto,fino al marciapiede.
Julian era piuttosto paranoico.Dava per scontato che qualcuno tenesse il mio appartamento sotto osservazione.Motivo per cui riteneva che non dovessimo mai uscire di casa insieme o farci vedere insieme mentre tornavamo all’ovile.Gli ho chiesto molte volte che differenza facesse:se qualcuno si fosse davvero preso la briga di spiare l’appartamento,avrebbe scoperto che ci abitavamo tutti e due.
Quando andavamo in giro assieme le nostre strade le nostre strade dovevano separarsi al momento di tornare a casa,cosi voleva Julian.Lui faceva un giro andando a sinistra,io a destra, il che significa spesso che dovevo aspettarlo,dato che si perdeva.Non ho mai incontrato un uomo con un senso dell’orientamento peggiore del suo.Julian era capace di entrare in una cabina telefonica e di uscirne senza ricordarsi da che parte era venuto.In un modo o nell’altro,comunque riusciva regolarmente a passare davanti alla mia porta di casa-senza riconoscerla.Difficile comportarsi in maniera piu vistosa di Julian,che perlustrava le strade a destra e a sinistra allo scopo di trovare la porta giusta finchè,tutte le volte,mi toccava uscire e andarlo a prendere.
Sempre in cerca di un nuovo look e del camuffamento perfetto,aveva preso in prestito dal mio guardaroba una tuta da ginnastica blu della DDR e gli occhiali da formula 1,e aveva completato l’opera con un cappellino da baseball marrone.Dentro di me,sorridevo per quel suo giochino infantile.Non è che desse meno nell’occhio,ma pareva travestito.Quando lo andai a cercare la volta dopo, girò l’angolo vestito a quel modo,con un pallet in spalla.Non mi sembrava esattamente quel che si dice una tattica di camuffamento professionale.

Anche Julian aveva un rapporto piuttosto losco con la verità.Qualche volta ho avuto l’impressione che volesse vedere fin dove poteva spingersi.Tanto per fare un esempio mi ha spiattellato la “storia vera” dei suoi capelli bianchi.A quattordici anni,mi raccontò ,aveva costruito i capelli bianchi per via dell’emanazione di raggi gamma.Chiaro,no? Voleva vedere quante balle poteva sparare prima che io sbottassi in un : “Basta!Non ci credo!”.
Non solo Julian sbaglia sempre strada,spesso sale anche sul treno sbagliato oppure guida contromano.E quando vola dal punto A al punto B,quando va per nave o prende il treno,nel corso del viaggio non di rado perde almeno un paio di ricevute o di fatture.Sta sempre aspettando una busta “urgentissima” che dovrebbe cavarlo d’impaccio:una firma per aprire un conto,una nuova carta di credito,la licenza per imbastire un nuovo contratto.Non l’ho mai sentito dire:”Non ce l’ho fatta -me lo sono dimenticato-ho cannato di brutto” quando gli si chiede conto di una promessa non mantenuta.No.Lui dice cosi: “Sto ancora aspettando una risposta da Pincopallo”.Ebbene si,tenetevi pronti per una nuova rivelazione:quando si dimenticava qualcosa,non era quasi mai colpa sua.Le banche,il personale aereo,gli urbanisti o nel peggiore dei casi il Dipartimento di Stato.Loro si che sono dei pasticcioni.

Julian aveva una capacità di concentrazione nel lavoro che non ho mai riscontrato in nessun altro.Era in grado di fondersi per un giorno intero con lo schermo del suo computer,diventando un tutt’uno.Anche quando andavo a letto tardi,lui era ancora sistemato sul sofà come un Buddha smilzo,e quando mi svegliavo il mattino dopo ecco lì Julian, con il cappuccio tirato sulla testa davanti al computer,nella stessa identica posizione in cui l’avevo visto prima di chiudere gli occhi.E quando tornava tra le coperte la sera dopo,lui era sempre là,sempre sistemato allo stesso modo.
Quando lavorava non gli si poteva mai rivolgere la parola,programmava-scriveva, leggeva chissà cosa in uno stato di trance meditativa.Una volta è saltato su come un pazzo,d’improvviso, per fare degli strani esercizi di kung-fu.Sui media è stato detto che Julian è in possesso dell’equivalente della cintura verde in tutte le arti marziali riconosciute a livello internazionale.Sarà.Io gli ho visto menare colpi per una durata massima di venti secondi,la sua unica finalità,da quel che mi è sembrato,altro non era che stiracchiarsi.
Julian era capace di lavorare concentratissimo per un giorno intero e poi, di punto in bianco, addormentarsi.Si metteva a letto vestito di tutto punto,con i pantaloni,le calze e la felpa con il cappuccio,tirava su la coperta e via,nel mondo dei sogni.Quando si risvegliava,era di nuovo fresco e pimpante.Si tirava su con un balzo felino,il che di solito lo portava in rotta di collisione con qualche oggetto.

Dall’inizio del 2010 il suo atteggiamento nei miei confronti è cambiato.Arrivò addirittura a sostenere che mi avrebbe “dato la caccia e ammazzato” se mi fossi lasciato scappare un errore.Una cosa che nessuno mi aveva mai detto.Pur ipotizzando che avesse una paura matta che qualcosa andasse storto,una minaccia del genere non era giustificabile.Gli chiesi solo se era serio,risi e lasciai che si desse una calmata.Cos’avrei dovuto dire,del resto?
Per i casini che combinava Julian invece c’era quasi sempre una spiegazione pronta.Possibilmente una di stampa eroico.Quando nel luglio del 2009 ricevette il premio per i media di Amnesty International,arrivò a Londra con tre ore di ritardo.Il leak premiato trattava di una serie di omicidi segreti commissionati alla polizia keniota,che erano costati la vita a piu di 1.700 persone.Altri 6.500 erano stati deportati.Due attivisti per i diritti umani kenioti della Oscar Foundation Free Legal Aid Clinic Kenya avevano scoperto e scritto un rapporto sulla vicenda.

Julian si perse la consegna del premio.All’auditorium avremmo potuto parlare con persone che altrimenti sarebbero state irraggiungibili.In poche parole,la consegna di quel premio ci avrebbe spalancato molte porte,perchè avrebbe costituito una garanzia nei confronti dei nostri detrattori:chi è degno di ricevere un premio da Amnesty non puo essere un soggetto immorale.
Una volta mi disse di aver perso la coincidenza di un volo perchè aveva preferito risolvere un esercizio di matematica mostruosamente difficile.Nonostante io abbia trascorso tutto quel tempo in sua compagnia,non sono mai stato in grado di distinguere i momenti in cui diceva la verità da quelli in cui sparava balle a piu non posso.
Conosco anche tre diverse storie sul suo passato e sull’origine del suo cognome.Ne esistono almeno dieci versioni ambientate in tutti gli angoli del pianeta,con ingredienti che vanno dai pirati dei mari del sud a degli irlandesi non ben definiti.Per un periodo ha fatto stampare biglietti da visita recanti il nome di “Julien d’Assange”.Ha creato un vero e proprio mistero intorno alla sua persona,arricchito il suo passato con dettagli sempre nuovi e si è compiaciuto quando un giornalista lo raccontava.Quando ho saputo che sta scrivendo la sua autobiografia,il mio primo pensiero è stato:il libreria starà nel reparto della narrativa,non in quello della saggistica.

Julian passava la vita a combattere per affermare il proprio predominio,persino con il mio gatto,il Signor Schmitt.Quell’animale peloso bianco e grigio è stato per tutta la sua vita un essere dolce e pigro,un pò troppo prudente,ma buono fin sulla punta dei baffi.Purtroppo però ha una psicosi,da quando Julian è stato ospite a casa mia,a Wiesbaden ,per un pò.Julian metteva in croce il povero animale attaccandolo continuamente.Allargava le dita a mò di forchetta e si gettava sul collo del gatto.Era una gara a chi era piu veloce.O Julian riusciva a stringerlo con le dita e inchiodarlo al pavimento, oppure il gatto era piu rapido e scacciava Julian con una zampata lesta.Per il gatto dev’essere stato un incubo.Appena cercava di acciambellarsi per dormire,quel pazzo australiano si gettava su di lui.Per i suoi attacchi, Julian sceglieva di preferenza i momenti in cui il Signor Schmitt era molto stanco”.

Julian Assange descritto da Daniel Domscheit-Bergultima modifica: 2011-04-29T17:44:17+02:00da anglotedesco
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