Quando Julian Assange venne in Italia nell’aprile 2009

Anche il pezzo che pubblico oggi preso dal libro Inside Wikileaks non da notizie clamorose ma voglio solo curiosare nel carattere di Julian Assange il fondatore del sito piu pericoloso del mondo.Be per questa volta sto con Assange perchè anch’io i dipendenti statali non li sopporto e basta frequentare stazioni, aereoporti o altri luoghi per rendersene conto. Anche qui il modo di selezionare  è davvero ridicolo, trovare una persona elegante che svolga questi mestieri, è difficile.Per fortuna hanno inventato le biglietterie automatiche…
C’è da dire però che se il nomade australiano si fosse comportato cosi con le forze dell’ordine inglesi, francesi o tedesche,l’avrebbero trattato in maniera molto diversa.

da INSIDE WIKILEAKS -Daniel Domscheit-Berg (Marsilio)

Quando nell’aprile del 2009 eravamo di ritorno dal Festival Internazionale del Giornalismo svoltosi a Perugia,avemmo uno scontro con un controllore che per poco non ci costò la possibilità di prendere l’aereo che ci doveva riportare in Germania.
Quel giorno eravamo molto di fretta poichè dovevamo arrivare a Roma in tempo per il nostro volo.Un treno era in ritardo a causa di un guasto ai cavi dell’alta tensione,motivo per cui dovevamo cambiare la prenotazione e acquistare un nuovo biglietto.Me n’ero occupato io,lunghi minuti di sofferenza in biglietteria mentre Julian aspettava seduto su una panca e teneva d’occhio i bagagli.Alla fine ci precipitammo al binario e saltammo sul treno all’ultimo minuto,dato che aveva urlato al personale di aspettarci già dalle scale mobili:”Non partite,wait please!”.
Saltammo a bordo con le pulsazioni a tremila,madidi di sudore,su quel treno che in stazione ci avevano descritto come l’ultima possibilità per arrivare in tempo.Era proprio l’ultimo treno,come se si suol dire.Guadagnammo due posti accanto al finestrino,sistemammo i bagagli sui sedili liberi nei pressi e con un sospirone ci stravaccammo a gambe divaricate.
La malasorte si manifestò sotto forma di un controllore mal rasato e tracagnotto,che arrivò da noi dopo aver lentamente controllato i biglietti,una fila dopo l’altra.Parlava solo italiano.Con le sopracciglia aggrottate controllò i nostri biglietti e nel restituirceli con fare impertinente,accese la miccia di Julian.
In un pessimo inglese il controllore ci spiegò che gli dispiaceva molto,avevamo acquistato i biglietti sbagliati,ma-ta dan-a fronte di un piccolo pagamento aggiuntivo ci avrebbe messo in regola.Io mi diedi per vinto,ma Julian perse le staffe.Si rifiutò di pagare i dieci,quindici euro che sarebbero bastati per chiuedere la questione e lanciò al bigliettaio uno sguardo carico di disprezzo.
Il controllore era un cinquantenne di pessimo umore,tutt’altro che gentile,che voleva tornare al suo scompartimento piu in fretta possibile per fare una partita a carte con i colleghi o qualunque altra cosa.Avremmo potuto discutere con lui per mesi,dato che ci aveva appena chiesto di sborsare ulteriore soldi senza che fosse colpa nostra.Ma il fatto era che dovevamo raggiungere Roma in fretta e furia e salire su quel volo low cost per cui avevo già pagato il biglietto.Fosse stato per me,avrei pagato subito il sovrapprezzo e mi sarei finalmente rilassato.Julian invece diede sfogo a una tale ira funesta che il controllore chiamò i carabinieri non appena arrivammo alla stazione successiva.Io mi sentìì in grande imbarazzo,anche perchè alla nostra destra sedeva un tipo che come noi aveva partecipato al festival di Perugia.Julian non si curava minimamente del pubblico,anzi pareva divertirsi un mondo.
A un certo punto ci trovammo circondati dal controllore e da un paio di giovani tutori dell’ordine.”I vostri documenti per favore” disse la carabiniera,che nonostante i suoi vent’anni aveva la stessa aria ammuffita dei colleghi.
Io infilai la mano in tasca,ma Julian protestò a voce alta:”Noi non mostriamo i nostri documenti proprio a nessuno”.
A quel punto allungai alla ragazza la mia carta d’identità.Julian si mise a braccia conserte e sbuffò in preda al dispresso.
I tre italiani si guardarono in faccia senza sapere cosa fare.Fosse stato per loro avrebbero buttato Julian giù dal treno con la massima soddisfazione,ma nessuno di loro osava fare il primo passo.Per farlo qualcuno avrebbe dovuto prendere per il braccio quel giovane australiano che se ne stava ancora stravaccato sul sedile a braccia conserte.Un’impresa che scoraggiò tutti e tre.
Julian era dell’opinione che si dovesse dare una bella lezione a quel controllore.Piu o meno disse che le autorità in uniforme andavano in discussione.
Guai se qualcuno metteva in discussione la sua autorità e lo trattava senza il dovuto rispetto.Rispetto, rispetto rispetto,non finiva mai di parlarne.In quel caso era particolarmente insensato,perchè i suoi interlocutori sembravano non capire una singola parola della sua lezioncina.D’altro canto,Julian aveva l’abitudine di non rispettare nessuno.
Mi parve una cosa sgradevole e decisi di risolvere il problema alla svelta,dato che non volevo sborsare altri 700 euro per due nuovi biglietti aerei.Sfruttai un attimo di stallo tra noi cinque litiganti,diedi al controllore la differenza richiesta e sopportai per il resto del viaggio la luna di Julian e i suoi pistolotti.
La volotà di fare di Wikileaks un caposaldo della mia esistenza era piu grande della mia preoccupazione di non essere troppo disposto a subire.

Quando Julian Assange venne in Italia nell’aprile 2009ultima modifica: 2011-04-30T23:41:07+02:00da anglotedesco
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