Chi ha rovinato milioni di persone è giusto che non vada in galera

Se i giornale, le tv e i loro lettori  sono troppo impegnati a dar contro o difendere i politici , io insisto nell’ accanirmi contro coloro invece che hanno distrutto milioni di persone e cioè i criminali di Wall Street che spesso ho scritto in altri post.Il pezzo di articolo che pubblico, è di Matt Taibbi, straordinario esperto di queste cose che spesso lo troviamo all’interno dei libri di censura.

Sai, a sentire quelli del Il Fatto Quotidiano ,giornale e sito delle manette, negli Usa sono tutti uguali, Madoff è finito dentro (ha rubato ai ricchi) ma si dimenticano Joseph Cassano, Paulson ,Fuld ecc ecc.

Nessuno va in prigione. Ecco il vero mistero dell’era della crisi finanziaria, un’era che ha visto praticamente tutte le più importanti banche e istituzioni finanziarie di Wall Street invischiate in osceni scandali che hanno impoverito milioni di persone e, in totale, hanno distrutto centinaia di miliardi, anzi triliardi, di dollari di ricchezza mondiale. E nessuno è finito in prigione. O per meglio dire, nessuno tranne Bernie Madoff, le cui vittime, guarda caso, sono state altre persone ricche e famose.Gli altri, tutti gli altri, sono restati liberi. Non uno solo dei dirigenti alla testa delle società che hanno messo a punto l’operazione e ne hanno approfittato durante il boom finanziario fasullo – una truffa di portata industriale che ha significato la vendita massiccia di titoli ipotecari falsamente valutati – è mai stato incriminato.

Peggio ancora, molte società avevano dirigenti aziendali le cui azioni sono costate miliardi agl’investitori: da Joe Cassano, responsabile derivati della AIG, che proprio pochi mesi prima dell’implosione della sua unità, aveva garantito agl’investitori che non avrebbero perso “nemmeno un dollaro”, a Dick “The Gorilla” Fuld, ex responsabile della Lehman, che opportunamente omise di dichiarare i 263 milioni di dollari in compensi. Nessuno di loro ha trascorso anche un solo giorno dietro le sbarre.

E’ più che evidente che quando si tratta di Wall Street, il sistema giudiziario non solo evita di punire i criminali finanziari ma si è trasformato in effetti in un efficientissimo sistema per proteggerli.SEC e Dipartimento della Giustizia si sono trasformati in una strana specie di chirurghi sociali al servizio di una classe che non può finire in prigione, e invece di amministrare giustizia e castighi si occupano di allontanare e rimuovere ogni responsabilità penale dagli accusati.

Nel caso della Lehman Brothers, la SEC aveva la possibilità, sei mesi prima del crollo d’indagare Dick Fuld, un uomo considerato dalla rivista Portfolio il peggior direttore generale di tutti i tempi. Una decina d’anni prima del crollo, un legale della Lehman di nome Oliver Budde stava riesaminando le dichiarazioni per delega della banca e scoprì un sistema di elusione che utilizzava RSU per consentire di nascondere decine di milioni di dollari dei compensi di Fuld. Budde segnalò ai superiori che l’uso da parte della Lehman delle RSU era quanto meno arrischiato, ma venne subito bloccato. “Capiamo le sue preoccupazioni” gli fu detto “ma lo stiamo facendo”. Disgustato da queste procedure, il legale lasciò la società.
Fuld testimoniare dinanzi al House Government Oversight Committee e parlare di quanto era povero. “Non ho ricevuto nessuna buonuscita” si lamentò Fuld. Quando il repubblicano Henry Waxman, presidente del comitato, disse di credere che Fuld aveva messo da parte oltre 480 milioni di dollari, Fuld lo corresse e disse che a suo avviso la somma non superava i 310 milioni.

La cifra esatta era 529 milioni di dollari, calcolò Budde, che contattò gl’investigatori del Senato per segnalare che Fuld aveva mentito al Congresso, ma non ricevette alcuna risposta. Nel frattempo il Dipartimento della Giustizia ha mostrato chiaramente quali sono le sue priorità portando celermente avanti un’indagine su Roger Clemens, un giocatore di baseball in pensione, per aver mentito al Congresso a proposito dell’assunzione di steoridi. “Ma almeno Roger non ha fregato tutti” ha detto Budde, scuotendo la testa.
Il più sorprendente caso non portato avanti, quello che veramente sfida le più elementari norme di giustizia per quel che concerne le supercanaglie di Wall Street, concerne l’AIG e Joe Cassano, ‘anima nera della crisi finanziaria. Come capo dell’AIGFP, la sussidiaria per i prodotti finanziari dell’AIG, nel 2007 Cassano ribadì pubblicamente a varie riprese che il suo portafoglio di derivati ipotecari non avrebbe “perso nemmeno un dollaro”, una esilarante falsa dichiarazione. ” Dio stesso non potrebbe gestire un portafoglio immobiliare di 60 miliardi di dollari senza perderne nemmeno uno”, dice Turner, ex capo contabile dell’agenzia. “Se la SEC non riesce a mettere in piedi un dossier contro l’AIG, allora farebbe meglio a chiudere bottega”.
Come nel caso Lehman, non solo gl’investigatori federali avevano un sacco di prove contro l’AIG, ma anche un testimone del modo di fare di Cassano, pronto a spifferare tutto. Nella sua qualità di contabile dell’AIGFP, Joseph St. Denis ebbe numerosi battibecchi con Cassano nell’estate 2007. All’epoca Cassano aveva già venduto circa 500 miliardi di dollari in derivati che avrebbero poi finito con l’esplodere, distruggere la più grande compagnia di assicurazioni al mondo e innescare il più grosso salvataggio governativo della storia USA a favore di una singola azienda. Cassano fece numerosi tragici errori, ma il più grave fu quello di ingaggiarsi in contratti che obbligavano l’AIG a spendere miliardi di dollari in collaterali in caso di riduzione del rating sul credito.Un anno dopo il crollo, St. Denis scrisse una lettera sulle sue esperienze al House Government Oversight Committee, che stava indagando nel collasso dell’AIG, e incontrò gl’investigatori governativi, che stavano preparando un’accusa penale contro Cassano. Ma il caso non è mai arrivato in tribunale. Nel maggio scorso il Dipartimento della Giustizia ha confermato che non porterà avanti l’accusa contro i dirigenti dell’AIGFP. A Cassano, che aveva respinto ogni accusa di comportamento scorretto, venne comunicato che non era più sottoposto a indagini.
Qualche tempo dopo, Cassano si recò a Washington per testimoniare dinanzi alla Financial Crisis Inquiry Commission, nella sua prima apparizione in pubblico dopo il crollo. Non aveva dovuto restituire nemmeno un centesimo delle centinaia di milioni di dollari guadagnati vendendo pseudoassicurazioni sui contratti di mutui subprime. Ora, non più inquisito, in presenza della FCIC ebbe la faccia di bronzo di autoincensarsi per il proprio acume finanziario, affermando che in retrospettiva il suo portafoglio non era poi così mal strutturato, e aggiungendo “Penso che i portafogli stanno resistendo alla prova del tempo”.
“Gli offrirono un’eccellente opportunità di riscatto” ironizza St. Denis.

Alla fine, naturalmente, non furono solo i dirigenti della Lehman e dell’AIGFP a farla franca. Praticamente tutti i più importanti protagonisti di Wall Street si sono trovati coinvolti nello scandalo anche se i loro dirigenti sono rimasti a godersi il sole, senza essere incriminati o multati. L’anno scorso la Goldman Sachs ha pagato 550 milioni di dollari, quando è stata colta a frodare gl’investitori con mutui schifosi, ma nessun dirigente è stato multato o imprigionato, neppure Fabrice “Fabulous Fab” Tourre.

E cosa si può dire sul presidente Obama? La Goldman Sachs è stato il sostenitore privato numero uno della sua campagna, ha messo a capo del suo staff di transizione economica un dirigente Citigroup, ed ha da poco nominato come nuovo capo dello staff un dirigente della JP Morgan Chase, proprietario di 7,7 milioni di dollari di azione della Chase. “Il voltafaccia di Obama è incredibile, non riusciamo a crederci” dice Budde, compagno di classe del presidente alla Columbia. “Ci sta veramente prendendo tutti per il culo? Si tratta proprio di un tizio della JP Morgan, no?”

I conti son presto fatti: immigranti illegali 393.000, madri bugiarde 1, banchieri zero. E la cosa si spiega: per vincere le elezioni bisogna dare addosso a chi può finire in prigione. Si costruiscono prigioni e le si riempie di gente che ha venduto borse contraffatte o rubato un riproduttore di CD. E quelli che hanno rubato miliardi di dollari e hanno costretto alla bancarotta milioni di persone? Non è un crimine; basta che dicano di essere dispiaciuti e sono a posto. Beh, un momento; non costringiamoli a dire che sono dispiaciuti. Sarebbe troppo: diamogli un pezzo di carta con un timbro statale che li esima dal dover chiedere scusa e appioppiamogli un piccola multa. Ma non obblighiamoli a pagare di tasca propria, e soprattutto non parliamo dei soldi che hanno sottratto. Lasciamo che si godano il crimine collettivo (135 miliardi di dollari in stipendi e benefici accessori, solo l’anno scorso).

Matt Taibbi
Fonte: www.rollingstone.com

Articolo tradotto preso dal sito COME DON CHISCIOTTE

Chi ha rovinato milioni di persone è giusto che non vada in galeraultima modifica: 2011-05-29T15:00:59+02:00da anglotedesco
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