Gli articoli dell’Economist su Silvio Berlusconi (1 parte)

L’Economist, autorevole settimanale economico inglese ha dedicato ben 15 pagine a Silvio Berlusconi e la rivista INTERNAZIONALE le ha riportate  nel numero 902.
Non c’è dubbio che Silvio Berlusconi è sceso in politica per proteggersi, e nonostante la magistratura italiana non sia il massimo ,non penso che ci siano dei giudici comunisti che lo vogliono far fuori.Se le toghe sono tutte rosse mi spiegate perchè  ex fascisti come Gianfranco Fini o Ignazio La Russa non hanno subito cosi tanti processi come Silvio Berlusconi? Ha scelto il momento giusto per scendere in campo,le sue aziende avevano accumulato moltissimi miliardi di debiti, c’è chi dice 30.000 miliardi delle vecchie lire.
Detto questo, l’Economist è un settimanale servo del vero potere ,della criminalità finanziaria internazionale.Dedicano 15 pagine al Cavaliere perchè sta antipatico alla mafia degli speculatori e investitori internazionali, è “un nemico del Libero Mercato  e che non fa ciò che è necessario”,cosi scrisse il Wall Street Journal qualche anno fa.
Ovviamente per l’Economist Romano Prodi non deve essere toccato.Faceva parte di quel gruppo che fecero di tutto per far entrare nell’euro fin dal primo giorno anche i piu deboli come la Grecia scartando l’ipotesi di un ingresso in un secondo momento.Ma sai, Prodi è un ex consulente della Goldman Sachs ,la piu potente e criminale banca d’affari del mondo, quella che taroccò i conti sul bilancio (per loro non serve abolire il falso in bilancio) per arricchirsi ancora di piu alle spalle degli investitori.
Come avrete notato in questo articolo, il settimanale economico inglese attacca Berlusconi e non Giulio Tremonti e Mario Draghi.Cos’hanno in comune? Tutte e due hanno preso parte piu di una volta alla riunione del Club Bilderberg…  

da INTERNAZIONALE n 902-The Economist ,Gran Bretagna.Illustrazioni di Makkox

Silvio Berlusconi ha ottimi motivi per sorridere.A 74 anni è alla guida di un impero editoriale e televisivo che lo ha reso l’uomo piu ricco d’Italia.Dal 1994 domina la scena politica ed è il capo di governo al potere da piu tempo dall’epoca di Mussolini.Ma nonostante il suo successo personale,è stato un leader disastroso.Per tre motivi diversi.Due sono noti.Il primo è la scandalosa saga del bunga bunga,che ha provocato lo spettacolo poco edificante di un premier processato a Milano con l’accusa di aver avuto rapporti sessuali a pagamento con una minorenne.Il processo per il Rubygate ha umiliato l’intero paese,anche se l’impatto dello scandalo sulle scelte politiche di Berlusconi è stato limitato.Il secondo motivo sono i suoi imbrogli finanziari.Nel corso degli anni Berlusconi è stato accusato piu di una decina di volte di reati come frode fiscale,falso in bilancio e corruzione.
I suoi difensori sostengono che non è mai stato condannato,ma non è vero.Molti processi si sono conclusi con una condanna.In almeno due casi Berlusconi stesso ha fatto cambiare la legge.In altri casi i reati sono caduti in prescrizione a causa della lunghezza dei processi in Italia.Ecco perchè nell’aprile del 2001 l’Economist aveva sostenuto che non era adatto a governare il paese.Non abbiamo cambiato idea.Il terzo difetto è il peggiore:il totale disprezzo per le condizioni economiche del suo paese.In quasi nove anni come presidente del consiglio, Berlusconi non è riuscito a trovare un rimedio o almeno a riconoscere la profonda debolezza economica dell’Italia.Lascerà dietro di sè un paese con l’acqua alla gola.Grazie alla rigorosa politica fiscale del ministro dell’economia Giulio Tremonti ,finora l’Italia è riuscita a sfuggire alla furia dei mercati.Il paese ha evitato una bolla immobiliare.Le sue banche non sono fallite.L’occupazione ha retto:la disoccupazione è all’8%,mentre in Spagna ha superato il 20%.Nel 2011 il deficit dell’Italia raggiungerà il 4% del pil,contro il 6% della Francia.
Tuttavia questi numeri rassicuranti ingannano.La debolezza economica dell’Italia non è di quelle acute,ma è una malattia cronica che sta corrodendo lentamente la vitalità del paese.Quando l’economia europea si contrae,quella italiana cresce di meno.Ilpil pro capite del paese è diminuito.La mancanza di crescita ha fatto in modo che,nonostante Tremonti,il debito pubblico sia ancora al 120% del Pil,il terzo piu elevato tra i paesi ricchi.

CAMBIARE E’ POSSIBILE

Il tasso di disoccupazione mediamente basso nasconde alcune grandi differenze.Un quarto dei giovani non ha un lavoro,la partecipazione delle donne alla forza lavoro è del 46%,la piu bassa dell’Europa occidentale,e una combinazione di bassa produttività e stipendi alti sta provocando un calo della competività.Il governatore uscente della Banca d’Italia,Mario Draghi,ha spiegato la situazione in un discorso d’addio.Ha ribadito che l’economia ha bisogno di importanti riforme strutturali.Ha sottolineato la produttività stagnante e ha attaccato le politiche del governo,che “non riescono a incoraggiare,e spesso ostacolano,lo sviluppo”.
Questi aspetti stanno mettendo a rischio la famosa qualità della vita in Italia:le infrastrutture sono trascurate,i servizi pubblici sono al limite delle possibilità,l’ambiente è minacciato,i redditi reali sono, nelle migliori delle ipotesi,fermi e i giovani piu ambiziosi abbandonano il paese.
Quando l’Economist ha criticato per la prima Berlusconi,molti uomini d’affari italiani sostenevano che la sua smaliziata audacia era l’unica speranza per modernizzare l’economia.Oggi la scusa è che la colpa è del paese,impossibile da riformare.Ma questa idea è sbagliata.Alla metà degli anno novanta diversi governi italiani,terrorizzati dall’idea di restare fuori dall’euro,hanno avviato riforme sorprendenti.Perfino Berlusconi,tra un processo e l’altro,ha trovato il tempo per alcune liberalizzazioni:nel 2003 la legge Biagi ha tagliato gli eccessi di burocrazia del mercato del lavoro,stimolando le assunzioni,e molti economisti hanno lodato le riforme del sistema pensionistico.
E se i successori del presidente del consiglio si dimostrassero altrettanto negligenti? La crisi dell’euro sta costringendo Grecia,Portogallo e Spagna a portare avanti grandi riforme sfidando la rabbia delle piazze.Alcuni paesi potrebbero essere costretti a ridurre il fardello del debito attraverso la ristrutturazione.E a quel punto l’Italia,ancora arretrata e ferma, sarà la palla al piede dell’euro.Il colpevole? Silvio Berlusconi,che senza dubbio riderà ancora.

Gli articoli dell’Economist su Silvio Berlusconi (1 parte)ultima modifica: 2011-06-23T17:53:00+02:00da anglotedesco
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