Gli articoli dell’Economist su Silvio Berlusconi (2 parte)

Sento e leggo tutti quei giornali italiani-sionisti-americani della sinistra radical chic che  si lamentano che solo l’Italia non cresce mentre gli altri si stanno riprendendo.Mi domando quanto vengono pagati per dire queste cazzate.
Negli Usa di Marco Travaglio la disoccupazione in aprile era al 9 ora è al 9,1% e sono stati creati appena 54.000 posti.Joseph Stiglitz ,che non è il primo cretino  che passa per strada, ma  un premio nobel dell’economia, ha bocciato senza mezze misure l’operato di Barack Obama prevedendo per l’America uno scenario di crescita bloccata e debito in rialzo.L’Economist ha dedicato 15 pagine anche a questo?

Quand’è che l’Economist dedicherà 15 pagine a coloro che hanno internazionalizzato il debito pubblico italiano cioè il centrosinistra con Carlo Azeglio Ciampi?
E’ questo il vero problema (lo è sopratutto adesso con l’euro) del debito pubblico italiano altro che Craxi e Forlani!
Economist perchè non scriviamo anche 15 pagine sull’efficienza del centrosinistra nel disfare ogni barriera al neoliberismo?Sulla fusione delle banche d’investimento e commerciali? Sul record di privatizzioni in Europa nel 1997-99? E infatti la grande finanza adora gente come Romano Prodi e Mario Draghi.

da INTERNAZIONALE n 902-The Economist ,Gran Bretagna.Illustrazioni di Makkox

PERCHE’ L’ITALIA NON CRESCE

Due anni fa gli interessi sui titoli di stato emessi dai paesi dell’eurozona hanno cominciato ad attirare l’attenzione di investitori diversi dagli operatori dei mercati obbligazionari.Il rendimento dei titoli irlandesi,portoghesi e greci è salito alle stelle rispetto a quello dei titoli tedeschi (un parametro di riferimento per i mercati) ,lasciando a Dublino ,Lisbona e Atene la difficile scelta tra il default e il salvataggio.L’Italia sembrava la prossima della lista.Nel 2010 il rapporto tra debito pubblico e pil era salito al 119%, l’andamento,e l’andamento dell’economia faceva pensare a possibili difficoltà nel mantenere gli impegni presi con gli investitori.
La credibilità acquisita in passato, tuttavia ,ha permesso all’Italia di superare la minaccia.Dal 1992 fino allo allo scoppio della crisi, il governo ha accumulato un avanzo primario di bilancio (cioè il saldo positivo) tra entrate e uscite,senza contare gli interessi sul debito) e in generale i conti pubblici sono peggiorati meno di quelli di molti altri paesi dell’eurozona,sopratutto grazie a forti riduzioni del disavanzo pubblico.Alla fine l’Irlanda ha preso il posto dell’Italia ed è diventata la “i” del poco lusinghiero acronimo Pigs (maiali) ,inizialmente creato per Portogallo ,Italia, Grecia e Spagna.Nessuna banca italiana è fallita e,invece di doversi piegare al Fondo monetario internazionale o all’Unione europea,l’Italia è diventata uno dei maggiori contribuenti al fondo di salvataggio per le economie europee in difficoltà.
Ma questo quadro è eccessivamente confortante.”E’ un pò come dire che durante una tempesta è meglio avere una chiatta che una barca da regata”,osserva Bill Emmott,ex direttore dell’Economist e autore di Forza Italia:come ripartire dopo Berlusconi (Rizzoli 2010).”Con una chiatta si vincono le gare quando non ci sono tempeste.E fortunatamente in economia le tempeste non sono la regola”.
E’ vero che l’Italia ha evitato il disastro durante l’ultima tempesta,ma è altrettanto vero che la sua economia arranca da decenni.Nel 2008,l’anno del fallimento della Lehman Brothers,il calo della crescita italiana è stato maggiore e piu rapido della media dell’eurozona.Nel 2010,quando in Europa è comincista la ripresa,l’Italia è cresciuta piu lentamente.”Quando le cose vanno male,di solito evitiamo il crollo”, dice Domenico Siniscalco,ex ministro delle finanze oggi alla Morgan Stanley”.Purtroppo non cresciamo quando le cose vanno bene”.
La visione rosea dell’economia italiana poggia su due assunti che sono veri solo a metà.Il primo è che l’Italia sia un paese prevalentemente esportatore,come la Germania.E’ vero, ci sono molte imprese che esportano con successo in tutto il mondo.Alcune hanno nomi famosi come Benetton ,Prada e Ferrari.Altre, come Luxottica,sono meno note,ma producono articoli che poggiano sui nasi di molte persone (gli occhiali da sole Ray Ban e Oakley).Questo però non basta a fare del paese un campione delle esportazioni.A differenza della Germania,l’Italia ha la bilancia commerciale in rosso dal 2005.La sua base industriale è ancora la sesta al mondo,ma la Gran Bretagna,spesso dipinta come un nano industriale, produce ed esporta piu automobili dell’Italia.
Un’altra convinzione radicata è che l’alto livello di risparmio privato, in genere investito in titoli di stato o semplicemente parcheggiato in banca,tiene l’economia al riparo dai guai.L’Italia è considerata un caso isolato nell’eurozona,una specie di Giappone europeo,perchè solo una piccola parte del suo debito pubblico è nelle mani dei volubili investitori stranieri.Secondo il Fondo monetario,in realtà,il 47% del debito pubblico italiano è detenuto all’estero,una percentuale inferiore alla maggior parte dei paesi europei ma non certo ristretta.
Una tesi piu convincente a sostegno della solidità italiana è che il debito pubblico è cosi grande che gli investitori non possono permettersi di abbandonarlo:i titoli di stato italiani sono il terzo mercato obbligazionario al mondo.Per gli investitori che vogliono puntare su titoli di stato denominati in euro non ci sono molte altre scelte.Questa forza apparente,tuttavia, ha una controindicazione:una particolare vulnerabilità in caso di rialza dei tassi d’interesse.Il costo sostenuto dall’Italia per il suo debito cresce di una quantità pari all’1% del pil ogni volta che i tassi aumentano di un punto percentuale.Una prospettiva inquietante per un paese che non cresce.

Gli articoli dell’Economist su Silvio Berlusconi (2 parte)ultima modifica: 2011-06-24T18:48:00+02:00da anglotedesco
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