CARLO PETRINI:con il libro sulla morte di Donato Bergamini ho fatto un buco nell’acqua (2 parte)


 

Sette o otto anni fa scrissi una lettera (se la trovo la pubblico) a Domizio Bergamini,padre di Denis;non fu difficile trovare l’indirizzo perchè basta andare sulle pagine bianche online e salta fuori.Mi rispose ringraziandomi della lettera perchè per lui ricevere lettere da gente che non crede al suicidio,gli fa sempre piacere.
Il libro “IL CALCIATORE SUICIDATO” è molto bello, un’inchiesta giornalistica che ripercorre la vita di Donato “Denis” Bergamini.L’inchiesta fu fatta in maniera frettolosa e ai genitori di Donato raccontarono un sacco di cazzate convincendoli che si trattò di suicidio.
Dopo 22 anni la procura di Castrovillari ha chiesto al gip di riaprire l’inchiesta sulla morte di Bergamini e cosi ho deciso di pubblicare,in due parti, questo capitolo del libro di Carlo Petrini, SENZA MAGLIA E SENZA BANDIERA (Kaos). Il libro è del 2004.

da SENZA MAGLIA E SENZA BANDIERA -Carlo Petrini (Kaos) 

La  Bibbia pallonara, “La Gazzetta dello Sport” ,si è distinta.Nell’aprile del 2002 ha recensito IL CALCIATORE SUICIDATO con 20 righe firmato Manlio Gasparotto.Venti righe per rimproverarmi “inutili accuse al mondo del calcio,a fianco del quale (non dentro) maturò la triste fine del giocatore del Cosenza Bergamini…L’attacco al calcio pare una forzatura di marketing”.Insomma,per “La Gazzetta” e per il Gasparotto la morte di Donato col calcio non c’entra niente,e metterle in relazione significa speculare.Si tratta della stessa “Gazzetta dello Sport” che l’anno dopo,dovendo fare la cronaca dell’ennesimo scandalo del Cosenza calcio, ha scritto:

“Il presidente del Cosenza…Paolo Fabiano Pagliuso è stato arrestato a Cosenza con altre 13 persone (tre sono dirigenti del club silano) nell’ambito di un’operazione condotta dai carabinieri di Cosenza e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro…Ecco le accuse mosse a Pagliuso:associazione a delinquere,estersione aggravata con modalità mafiose,appropriazione indebita e truffa ai danni della Federazione italiana gioco calcio e della Lega.Tra gli arresti,elementi della ndrangheta locale.
Il pubblico ministero ha definito Pagliuso “testa di ponte della criminalità organizzata nel calcio”.Nell’ordinanza del Gip del tribunale di Catanzaro che ha firmato gli arresti si legge:”La risposta,unica e sola, alla domanda del perchè di questa situazione di fatto e di cassa Pagliuso e soci non mollano la società (il Cosenza calcio,ndr) cercando di dissimulare un dissesto di proporzioni inaudite,non può che ricercarsi nella utilità criminale di una società che serve solo da “lavanderia” per ripulire il denaro sporco e veicolare lo stesso in altre operazioni,riciclaggio e sopratutto usura,come attestano gli incredibili movimenti di assegni per somme elevate”.
Brutta storia,questa del Cosenza.Come mettere il naso dentro un pentolone pieno di nefandezze.Intimidazioni ,spari,auto incendiate,spericolate operazioni finanziarie,relazioni pericolose con esponenti del clan vincente della ndrangheta cosentina.Se mai si arriverà a una definitiva sentenza di colpevolezza,verrà certificato che la malavita organizzata di una importante città del Sud si è servita della locale squadra di calcio per acquisire peso e migliorare i propri traffici”.
Nell’ordinanza con cui il Gip del tribunale di Catanzaro ha disposto gli arresti…Si parla di Alberigo Granata, 39 anni,residente a Castrolibero (Cosenza).Granata era già ai domiciliari nel quadro di una vasta retata antidroga in Calabria,ed è stato tradotto in carcere nell’ambito del blitz che ha travolto il vertice del Cosenza calcio, società sospettata di essere collusa con esponenti della ndrangheta locale.A proposito di Granata il Gip rileva:”Inquietiamo le frequentazioni con calciatori del Cosenza (si vedano le relazioni in servizio dei carabinieri) atteso che il Granata è noto per trattare soltanto cocaina e senza alcuna occupazione lecita”.Piu avanti un’altra annotazione: “Il Granata è il solo ad avere accesso incondizionato allo stadio direttamente con l’auto,cosi come per le cosidette autorità”.
Il Granata,si legge nel documento, è persona nota alle forze dell’ordine fin dagli anni Ottanta,quando “giovane rampollo emergente della criminalità cosentina venne rinvenuto gravemente farito a seguito di un regolamento di conti interno al clan Pino in cui gravitava.Da allora,dopo un periodo di ridotta attività deliquenziale,è riuscito a occupare un posto di rilievo nel traffico degli stupefacenti negli ambienti bene della città di Cosenza”.Le indagini dei carabinieri hanno evidentemente appurato che giocatori del Cosenza erano soliti incontrarsi col Granata.Attenzione:qui si parla di vicende ambientate negli anni 2001-2002,non risulta che calciatori dell’attuale rosa rossoblù abbiano conoscenza del pregiudicato cosentino…Come è possibile-si chiede il magistrato-che atleti professionisti abbiano contatti con personaggi del genere? A Cosenza le voci si sprecano,certi calciatori erano stati notati in compagnia del Granata all’interno di bar e discoteche. (Ibidem,29 marzo 2003).

Egregio signor Gasparotto:anche queste faccende del Cosenza,scritte al suo giornale, sono “inutili accuse al mondo del calcio? Anche queste,riportate dal giornale per il quale lei scrive,sono forzature di marketing? Legga bene:si parla del Cosenza calcio in relazione alla criminalità organizzata,al traffico di stupefacenti,al riciclaggio,all’usura,alle intimidazioni,agli stretti rapporti fra giocatori e boss della ‘ndrangheta.Certo, Bergamini fu suicidato alla fine del 1989,e quelli sopra riportati sono fatti di piu di un decennio successivo:ma non si è accorto,signor Gasparotto,che sono lo stesse,identiche situazioni descritte nel libro,quelle che hanno fatto da cornice alla morte di Donato? Non si è accorto, signor Gasparotto,che è lo stesso ambiente nel quale è morto Bergamini? Provi a rileggerselo,Il calciatore suicidato,senza voler fare lo zelante difensore del sistema (lo ha già fatto):magari se ne renderà conto anche lei.

Dopo la pubblicazione del libro mi è arrivata una lettera anonima molto “informata” sulla morte di Donato.L’ignoto mittente conferma che Bergamini fu eliminato dalla malavita organizzata:quella ‘ndrangheta locale-scrive l’anonimo- che all’ombra del cosenza calcio trafficava stupefacenti (cocaina),e “combinava” le partite per il Totonero con la complicità di 5 giocatori cosentini.”Bergamini è stato “insaponato”,scrive ancora l’anonimo, e conclude affermando che tutta la verità sul delitto lo conoscono coloro che all’epoca erano addetti dello  stadio San Vito.Peccato che le lettere anonime non servano a niente.
E pensare che basterebbe la campagna di un giornale,per far riaprire il “caso Bergamini”,per indurre la magistratura a riesaminare la vicenda,per rimettersi a cercare la verità a fare giustizia.Ma i giornali sono troppo occupati a raccontare dei nuovi tatuaggi dei divi pallonari,dei loro flirt con le “letterine” ,dei miliardi del calciomercato,per avere il tempo e la voglia di occuparsi di un ragazzo morto e dimenticato.
Personalmente,mi resta una consolazione.IL CALCIATORE SUICIDATO non è stato un libro inutile.Se non altro,mi ha permesso di conoscere una persona come il padre del ragazzo,Domizio Bergamini.Un uomo semplice,eppure capace di affrontare il dramma di aver perso un figlio-e senza neanche poter sapere il perchè e li percome-con una dignità che mi ha insegnato parecchio.
 

CARLO PETRINI:con il libro sulla morte di Donato Bergamini ho fatto un buco nell’acqua (2 parte)ultima modifica: 2011-07-24T20:10:00+02:00da anglotedesco
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