Quel maledetto 15 settembre 2008(1 parte)

Be sono assolutamente vergognose le dichiarazioni di Barack Obama due settimane fa quando difese gli indignati.E’ solo un verme che ama con il suo buonismo prendere per il sedere gli americani.E’ praticamente un agente del capitale finanziario.Il primo lavoro ad Obama glielo diede Henry Kissinger che alla tv nazionale disse che il collasso economico era una grande opportunità per portar dentro quel Nuovo Ordine Mondiale che tutti i quotidiani tengono nascosto alla gente. Mi piace aggiungere sempre qualcosa sul presidente piu falso della storia insieme a Bush.

Veniamo alla crisi.
Come non si fa a non  ricordare lunedi 15 settembre 2008? Le riprese televisive dei banchieri di Lehman Brothers che lasciano gli uffici di New York e di Londra con scatoloni di cartone pieni di loro effetti personali.
Nel gennaio 2009 il vicepresidente Dick Cheney disse:”Nessuno è stato cosi intelligente da riuscire a capirlo.Credo che nessuno se l’aspetta.Molti esponenti di queste discipline non hanno prestato ascolto a quegli avvenimenti poichè si aggrappavano a una convinzione bizzarra .Quella secondo quale i mercati sono istituzioni stabili,soldi affidabili che si regolano in se”.
In questa crisi è accaduto che i maghi della finanza si sono creati in assicurazione sotto forma di credit default  swap.Questi strumenti hanno offerto profitti e bonus enormi finchè tutto è andato liscio ma hanno condannato la Aig.

 

All’inizio sembrava che la bolla immobiliare si sarebbe potuta sgonfiare gradualmente,ciò che avrebbe consentito di governare la recessione senza rischi di cadere in depressione.Ma la sequenza degli eventi precipitò e adesso negli Usa ,secondo dati dell’Economic Policy institute,il tasso medio di povertà è del 15% cioè ben 45 milioni di individui.38 milioni di americani avevano un reddito abbastanza basso da essere intitolati a ricevere dal governo i buoni per il cibo.
E bisogna ancora sentire quegli ipocriti del centrosinistra (Maurizio Landini in primis) dire che:”Le cose in altri paesi vanno meglio mentre qui per colpa di questo governo la situazione è grave”. Ma andate al diavolo!  

da TOO BIG TO FAIL -Andrew Ross Sorkin (De Agostini) 

Nella sede di Lehman Brothers,il centro di riunioni del trentaduesimo piano fremeva d’attività ,con centinaia di persone stravolte che entravano e uscivano continuamente:avvocati fallimentaristi,esperti di ristrutturazioni,consulenti esterni.
Fuld ,che era stato scortato al piano superiore dalle guardie di sicurezza per paura che i dipendenti lo aggredissero fisicamente,vagava per le sale riunioni in stato di shock.Quella mattina aveva già telefonato a Geithner,supplicandolo di far ritirare la dichiarazione di bancarotta,come se fosse stato soltanto un brutto sogno.
Giù ,nell’enorme sala operativa di Lehman Brothers,l’umore era nero.Il personale non era solo devastato.Erano furibondi.E anche se la rabbia si era diretta in un primo momento contro il governo,nel giro di poco si era trasferita contro la dirigenza.Sul lato del palazzo era stato eretto un “muro della vergogna”,che ospitava,insieme ad altre immagini,foto di Fuld e Gregory con la didascalia “Scemo e piu scemo”.
Ora che la capogruppo di Lehman era ufficialmente fallita,Bob Diamond di Barclays arrivò con una squadra per scegliersi gli asset che voleva lasciare in campo quelli peggiori.Era l’opportunità perfetta per ottenere soltanto le parti migliori a prezzo scontato e con la benedizione di un giudice.Barclays era principalmente interessata al broker-dealer americano di Lehman,e agli stabili,e questa volta tanto l’Authority per i servizi finanziari quanto il governo britannico gli avevano dato sostegno.Con un ulteriore vantaggio:non c’era bisogno del voto degli azionisti.
Bart McDade aveva messo insieme una squadra per iniziare le negoziazioni con Barclays.Riteneva ci fosse la possibilità di salvare diecimila posti di lavoro che rischiavano di scomparire,anche se la bancarotta aveva già spazzato via gli azionisti.Prima che cominciasse la riunione,tuttavia, Alex Kirk prese da parte McDade.A Kirk,emotivamente prosciugato dall’ultima settimana,stava venendo sempre piu il sospetto che Barclays ritirato la sua offerta ventiquattr’ore prima soltanto per poter comprare l’azienda il giorno successivo a un prezzo ancora piu basso.Era indignato,come molti dei trader del terzo piano.
“O Barclays è stata fregata,oppure hanno partecipato alla sciarada” disse a McDade.”Non mi interessa lavorare per una società che o è lo scemo del villaggio oppure ha preso parte a una messinscena.E non mi interessa lavorare per un instituto finanziario fortmente indebitato i cui regolatori si comportano nel modo in cui sono stato testimone.Perciò mi chiamo fuori da tutta questa vicenda”.
McDade,pur capendolo,era deluso.”Lo capisco,davvero,fai quel che vuoi”,disse a Kirk,chiedendogli però di rimanere almeno per quella settimana per aiutare a gestire la sala operativa mentre tentavano di definire un accordo con Barclays.
Nella sala riunioni d’angolo,nel frattempo,Harvey Miller teneva banco ai dirigenti di Barclays intorno al tavolo,Jay Clayton di Sullivan & Cromwell,che in passato era stato avvocato di Lehman insieme al collega Rodgin Cohen,era stato assunto da Barclays quella mattina.”Mi sa che sto cambiando fronte” disse imbarazzato sedendosi accanto ai rappresentanti di Barclays.
Miller cercava di stabilire a che velocità si potesse vendere l’azienda,sapendo bene che in un settore basato sulla fiducia e l’affidabilità dei partner nella transazione,ogni secondo in cui la società rimaneva da sola era una perdita di valore.
Michael Klein,consulente di Barclays, annunciò: “Faremo questo accordo soltanto se non ci portiamo dietro nessuna passività”.
“Cosa intendi dire?” chiese Miller.
“Bè, non abbiamo intenzione di comprare nessuno di questi asset se non è un affare assolutamente “pulito” spiegò.
Archie Cox di Barclays intervenne:”E dobbiamo chiudere domani”.Miller gli lanciò un’occhiata feroce.”Bè,se le cose stanno così,dovremmo sospendere immediatamente.Di norma la vendita di asset deperibili richiede da ventuno a trenta giorni”.
“E’ un tempo che non possiamo permetterci” insistette Cox.”A quel punto la società sarà andata”.
“L’unica cosa a cui riesco a pensare in questo momento è che voi otteniate dal tribunale di accelerare la tempistica”propose Miller.”Otteniamo un accordo di principio con la Securities Investor Protection Corporation,e partirà una procedura separata che coincida con questa vendita.Ma non è mai stato fatto in passato”.
“Si può fare?” chiese Cox.
“Finchè non ci proviamo non lo possiamo sapere” rispose Miller. 

Quel maledetto 15 settembre 2008(1 parte)ultima modifica: 2011-10-24T19:30:00+02:00da anglotedesco
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