Il PD e i suoi giornali ci prendono per il culo (1 parte)

“C’è un attacco all’Euro che come moneta non ha convinto nessuno perchè non è di un solo paese ma di tanti,che però non hanno un governo unitario ne una banca di riferimento… L’Euro è la nostra bandiera,e proprio per difenderla che l’Italia sta facendo pesanti sacrifici”.

Questo è quello che Silvio Berlusconi ha detto venerdi ,cose sacrosante che poi ha dovuto cambiare perchè i Premier non si possono permettere di attaccare la moneta unica , anzi, se non si correggeva rischiava di avere altri processi in arrivo.
Quando qualcuno attacca il Presidente del Consiglio, ci pensano Il Giornale ,Libero e anche il Foglio di Giuliano Ferrara a martellare ma quando qualcuno si permette di criticare pesantemente questa moneta che ha portato vantaggi solo per la Germania, la Repubblica, L’Unità ,Il Fatto Quotidiano e sopratutto il Corriere della Sera ci danno dentro alla grande e sotto c’è l’editoriale davvero vergognoso di Mario Monti. Ed essendo molto furbi, questi giornali non spiegano alla gente come stanno le cose, insistono che l’Euro,l’Unione Europea, i mercati, hanno sempre ragione e cosi si trovano commenti idioti come quelli  su corriere.it dove si attacca l’Italia e non Germania e Francia.

L’Europa ha Stati molto diversi tra loro per storia,cultura e tradizione e la moneta unica si divide in due: MONETA DI SERIE A e MONETA DI SERIE B, paesi virtuosi da una parte e paesi periferici dall’altra.In Italia la maggior parte grazie ai giornali di centrosinistra, non si rendono conto che la maggior parte dei paesi che sono stati forzati ad entrare nell’area euro, sono distrutti dalle politiche monetarie criminali della BCE.Il signor Prodi che solo sulla 7 può fare il professore ,fu uno di quelli che fece di tutto per far entrare anche i paesi piu deboli nell’Euro e si inventarono l’Euro tassa ,senza quella l’Italia non ce l’avrebbe fatta.
L’associazione di paesi dell’economia occidentale,tenuti al guinzaglio dalla Germania che ne controlla le politiche economiche e industriali,e dalla Gran Bretagna che decide sulla politica estera e amministra il patrimonio finanziario speculativo.Tra i paesi che hanno mantenuto la moneta nazionale e non hanno alcun obbligo di adesione all’Euro c’è la Gran Bretagna che è ilpiu importante mercato finanziario,la Svezia e la Danimarca,tra i paesi piu stabili economicamente e grande capacità produttiva.Dunque evitiamo di farci rincoglionire da coloro che sostengono che senza l’Euro saremmo rovinati,questi economisti e giornalisti vanno presi a calci nel sedere.

Ma cosa è successo con l’ingresso nell’Euro? Cos’è che ci tengono nascosto i partiti del centrosinistra e i loro giornali?
Quando si hanno delle difficoltà ,si potevano superare potendo sfruttare, con la propria moneta ,la svalutazione ,l’emissione di debito sovrano creando debito pubblico.L’abbassamento o il rialzo dei tassi d’interesse.Uno degli strumenti principali per uno stato che vuole aumentare le esportazioni è la svalutazione competitiva della propria moneta.Svalutavamo la lira nei confronti del Marco tedesco, le nostre aziende ottenevano piu vantaggi perchè a parità di prodotto la nostra lira costava di meno del Marco.Avendo accettato la moneta unica,grazie ai vari Prodi, Amato, Ciampi, Draghi ecc ecc tutti cari alla sinistra moralista italiana ,tutti questi vantaggi non li possiamo piu avere.
E voi continuate a farvi fregare da certi elementi? SVEGLIATEVI!

da www.corriere.it

LETTERA AL PREMIER. di Mario Monti

Signor presidente del Consiglio,
mi permetto di richiamare la Sua attenzione su alcuni aspetti delle Sue dichiarazioni di venerdì sull’euro. Lei ha affermato: «L’euro non ha convinto nessuno. È una moneta strana, attaccabile dalla speculazione internazionale, perché non è di un solo Paese ma di tanti che però non hanno un governo unitario né una banca di riferimento e delle garanzie. L’euro è un fenomeno mai visto, ecco perché c’è un attacco della speculazione ed inoltre risulta anche problematico collocare i titoli del debito pubblico».
Di fronte alle vivaci reazioni suscitate, Lei ha in seguito precisato: «L’euro è la nostra moneta, la nostra bandiera. È proprio per difendere l’euro dall’attacco speculativo che l’Italia sta facendo pesanti sacrifici. Il problema è che l’euro è l’unica moneta al mondo senza un governo comune, senza uno Stato, senza una banca di ultima istanza. Per queste ragioni è una moneta che può essere oggetto di attacchi speculativi».

Sono dichiarazioni che meritano un’analisi a freddo, al di fuori di ogni visione di parte. A mio parere, esse contengono alcune affermazioni fondate e altre infondate. Nell’insieme, fanno sorgere, accanto ad una remota speranza, serie preoccupazioni. Mi auguro che, con le parole e ancor più con i fatti, Lei riesca a rafforzare quella speranza e a sgombrare il campo dalle preoccupazioni, così vive in Italia e in Europa. Non solo – La prego di credermi – presso i suoi «nemici».
È certamente vero che l’euro è «una moneta strana», «un fenomeno mai visto». È anche fondata, e condivisa dagli osservatori più seri, la Sua diagnosi: il principale problema dell’euro consiste nell’essere una moneta «senza un governo, senza uno Stato, senza una banca di ultima istanza». C’è sì la Banca Centrale Europea ma, come credo Lei voglia dire giustamente, essa non dà garanzia di intervento illimitato in caso di difficoltà.

Qui mi permetto di suggerirLe una considerazione. Se la condivide, potrebbe forse riprenderla in uno dei Suoi interventi. L’euro può soffrire della mancanza di un vero Stato alle sue spalle. Ma avere un vero Stato alle proprie spalle non porta necessariamente una moneta ad essere solida. La lira non era una moneta «strana». Ma era, il più delle volte, una moneta debole, proprio perché rifletteva le caratteristiche dello Stato italiano, dei governi e della Banca d’Italia (sempre autorevole ma, per lunghi periodi, arrendevole) che l’avevano generata. A parte un certo rialzo dei prezzi al momento della sua introduzione, la strana moneta euro, rispetto alla nostrana lira, ci ha portato negli ultimi 12 anni un’inflazione ben più bassa.

Se la Sua diagnosi coglie bene una gracilità di fondo dell’adolescente euro, mi sembra però che Lei la applichi a malanni che, in questo momento, il nostro adolescente non ha. Lei rappresenta un euro in crisi, a seguito di attacchi speculativi e aggiunge: «È proprio per difendere l’euro dall’attacco speculativo che l’Italia sta facendo pesanti sacrifici». Questo no, signor presidente.
L’euro non è in crisi. In questi 12 anni, e ancora attualmente, l’euro non manifesta nessuno dei due sintomi di debolezza di una moneta. È stabile in termini di beni e servizi (bassa inflazione) ed è stabile (qualcuno direbbe, anzi, troppo forte) in termini di cambio con il dollaro. Gli attacchi speculativi ci sono, spesso violenti. Ma non sono attacchi contro l’euro. E non è vero che «risulta problematico collocare i titoli del debito pubblico». Gli attacchi si dirigono contro i titoli di Stato di quei Paesi appartenenti alla zona euro che sono gravati da alto debito pubblico e che hanno seri problemi per quanto riguarda il controllo del disavanzo pubblico o l’incapacità di crescere (e di rendere così sostenibile la loro finanza pubblica) perché non hanno fatto le necessarie riforme strutturali. È questo il caso dell’Italia, dopo che in prima linea si erano trovati la Grecia e altri Paesi. Per questo, da qualche tempo, è diventato problematico collocare i titoli del debito pubblico italiano. E di una cosa, signor presidente, può essere certo: se l’Italia non fosse nella zona euro, emettere titoli italiani in lire sarebbe un’impresa ancora più ardua.

Che l’Italia stia facendo pesanti sacrifici, è vero. Essi sono più pesanti di come sarebbero stati se si fosse ammesso per tempo il problema di una crescita inadeguata. Ma non posso credere che Lei pensi davvero che l’Italia faccia questi sacrifici non per rimettersi in carreggiata e ridare un minimo di speranza ai nostri giovani, ma «per difendere l’euro dall’attacco speculativo». Mentre è vero se mai che la Bce, con risorse comuni, interviene a sostegno dei titoli italiani.
In Europa e nei mercati, affermazioni di questo tipo accrescono i dubbi sulla convinzione e la determinazione del governo italiano. Già due giorni dopo le decisioni di Bruxelles, i titoli italiani hanno fatto fatica a trovare collocamento. Ad ogni rialzo dei tassi, dovuto a scarsa fiducia nell’Italia, Lei finisce per imporre sacrifici ancora maggiori agli italiani. Anche le parole non sorvegliate hanno un costo.

Ma ho una preoccupazione ancora maggiore. Dopo le Sue dichiarazioni sull’euro, Fedele Confalonieri, Suo storico collaboratore, personalità rispettata nel mondo economico, se ne rallegra. Affermando che «l’euro è una moneta strana, che non ha convinto nessuno, Berlusconi ha detto una cosa che pensano tutti; solo che lui lo dice, perché non è ipocrita. E non c’è dubbio che il premier con questa battuta abbia toccato le corde di chi, dai tempi del cambio della lira, ha sempre storto il naso». Questo, secondo vari osservatori, fa ritenere che nella prossima stagione pre-elettorale, ormai non lontana, il tema in questione potrebbe diventare un Suo cavallo di battaglia.

Se questa fosse la prospettiva, e non voglio crederlo, ci avvieremmo ad una fase nella quale i severi provvedimenti che Lei si è impegnato a introdurre non potrebbero essere presentati in modo convincente ai cittadini, né potrebbero essere accettati con maturità, perché sarebbero accompagnati da scetticismo, se non recriminazioni, verso l’Europa. L’Italia non farebbe i passi avanti che le sono indispensabili e potrebbe rivelarsi il ventre molle dell’eurozona, con gravi fratture per l’Europa.
Parlavo, però, di una remota speranza. La Sua diagnosi – la moneta è incompiuta e «strana» senza un governo dell’economia e passi verso l’unione politica – è in linea con la migliore tradizione dell’europeismo italiano. Come Lei, forse con qualche turbamento, ha visto a Bruxelles alcuni giorni fa, il governo economico si sta creando. Ma sarebbe più ordinato, più equilibrato e più orientato alla crescita economica se potesse formarsi con un’Italia che con gli altri, Germania e Francia in primo luogo, concorresse attivamente a plasmarlo. Anziché, come sta avvenendo, con un’Italia costretta ad accettare passivamente forme di governo dell’economia che vengono improvvisate soprattutto allo scopo di «disciplinare» il nostro Paese.

Confido, signor presidente, che prevalga in Lei l’ambizione di riportare l’Italia nel ruolo che le appartiene in Europa, accelerando in silenzio il risanamento, rispetto a quella di un successo elettorale a tutti i costi per la Sua parte politica, ma in un Paese sempre più populista, distaccato dall’Europa e magari visto come responsabile di un fallimento dell’integrazione europea. 

Il PD e i suoi giornali ci prendono per il culo (1 parte)ultima modifica: 2011-10-31T16:28:05+01:00da anglotedesco
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