Ultras Italia

Si è sentito parlare tante volte di questo gruppo di estrema destra che fa il tifo della nazionale italiana di calcio.Io, che sono contrario a qualsiasi dittatura,comunista, fascista, europea, finanziaria, mai andrei a vedere la partita della nazionale in mezzo a gente che fa il saluto romano che ricorda il fascismo e milioni di morti , stessa cosa con chi alza il pugno ,comunismo e molti milioni di morti.
Per quanto riguarda quello che dice l’ultras italiano che ci racconta il tifo in Inghilterra, ha pienamente ragione,negli stadi e nei dintorni c’è un ambiente straordinario mentre i violenti si ritrovano nei pub ,nei parchi o in altri posti inutili.L’importante è che stiano lontani da un posto dove la gente vuole assistere civilmente ad una partita.

da L’ORDA NERA-Giovanni Fasanella e Antonella Grippo (Bur)

Anche la nazionale italiana di calcio non è immune dalla virata a destra delle tifoserie,con le immancabili azioni di guerriglia.Anzi.Quello è proprio il palcoscenico piu ambito dagli ultras:sia perchè terreno facile da conquistare,in quanto mai occupato da altri,sia perchè sovraesposto dal punto di vista mediatico.Senza dimenticare che,al di fuori dei provincialismi, il tifo per la nazionale è un formidabile veicolo per diffondere messaggi in “difesa dell’italianità”.
ULTRAS ITALIA annuncia la propria nascita il 21 agosto 2002,durante un’amichevole a Trieste fra l’Italia e la Slovenia.Stoffe tricolori appese alle gradinate,con sopra stampato (a caratteri tipografici che ricordano il Ventennio) il nome della città:Verona, Udine,Padova,Trieste. Bomber neri, pantaloni stretti dentro gli anfibi colorati (decisamente poco glamour) e teste rasate,i militanti del gruppo accompagnano l’esecuzione dell’inno di Mameli con il saluto romano.Poi,nel 2005,a Palermo,sempre in occasione di una partita con la Slovenia, gli Ultras Italia iniziano la “cinghiamattanza”,caricando gli sloveni a cinghiate e al grido di “Tito boia”.L’anno seguente,una delegazione di quel club di tifosi partecipa a un raduno nella città austriaca di Braunau,che diede i natali a Hitler,insieme a neonazisti inglesi,spagnoli, francesi e tedeschi.E nell’ottobre del 2008,in quel crescendo di violenza nazionalista e di intrecci politici con i movimenti neonazisti europei,l’episodio piu clamoroso si verifica a Sofia,durante una partita fra Italia e Bulgaria.In quell’occasione,gli ultras italiani esportano per la prima volta all’estero le forme di guerriglia urbana già sperimentata in patria.La capitale bulgara viene messa a ferro e fuoco per un’intera notte,senzaalcun motivo apparente,salvo quello di puro addestramento militare in uno scenario del tutto nuovo.Tra i responsabili degli episodi di violenza,vengono arrestati cinque italiani,tutti già segnalati come organici a formazioni di estrema destra, secondo i rapporti di polizia diffusi dopo gli incidenti.
Gli episodi di Sofia annunciano la nascita di un nuovo fenomeno,assai inquietante: la “globalizzazione” del tifo violento di marca neofascista e neonazista.Un fenomeno che conferma la volontà degli ultras di esportare non solo fuori dallo stadio, ma addirittura fuori dall’Italia,tattiche elaborate dai loro “strateghi militari”.Una “moda” particolarmente in voga fra i tifosi italiani in trasferta in Inghilterra.Dove, nel confronto fisico con gli Hooligans britannici,hanno la possibilità di mettere alla prova il loro spirito guerriero.Una testimonianza illuminante,a questo proposito,appare il 5 settembre 2007 sul quotidiano “La Stampa” ,che pubblica l’intervista di un quarantenne,il quale dichiara orgoglioso di essere “un Hooligan a tutti gli effetti”.Il suo nome è Francesco, vecchio ultras del Torino e pioniere del tifo low cost.E’ l’esemplare di un nuovo modo d’intendere il tifo da stadio,una moda che sta investendo le curve di tutta la penisola:andare oltre Manica e “studiare” da Hooligan alla ricerca dello scontro fisico.
Francesco come tanti giovani italiani, si è trasferito a Londra per lavoro.Li la passione per il calcio lo ha spinto a seguire piccole squadre locali e il tifoso ha scoperto il modo di fare a botte tra tifoserie,old style,vecchio stile:niente coltelli,razzi o bombe carta.Ed è stato un successo.Certo i controlli allo stadio ci sono anche lì.Ma fuori,davanti ai pub,succede di tutto.
Ci si scontra divisi in piccoli gruppi,dieci contro dieci,senza la polizia di mezzo,senza “lame” ,a mani nude,l’uno contro l’altro a buttarsi in faccia la rabbia covata dentro.Uno scontro maschio e virile che affascina i tifosi della destra piu radicale,che non esitano a salire su voli economici,appositamente organizzati,non per vedere la partita ma per “andarsi a picchiare”.Si tengono in contatto tramite internet e sms a mailing list prestabilite.Sanno già il luogo e l’ora dello scontro.Le squadre piu seguite sono il Millwall e il West Ham,la prima milita in seconda categoria la seconda nelle posizioni piu basse della Premier League.Continua Francesco,nell’intervista al quotidiano “La Stampa”:

“All’inizio sei visto con sospetto,ma appena conquisti la loro fiducia c’è un posto assicurato nel settore”

Un posto in prima fila nello scontro.In cui non contano le appartenenze del tifo italiano:è capitato infatti che ultras veronesi,granata,laziali e romanisti si siano ritrovati in mezzo a uno scontro a Londra.Un vero e proprio Fight club, titolo che non a caso è tra i film cult della nuova destra.E proprio come nel film interpretato da Brad Pitt ed Edward Norton,quel che caratterizza le risse calcistiche è la violenza per la violenza;una sorta di allenamento sul campo in cui vengono selezionati i piu duri.I “centurioni” destinati a irrobustire la catena di comando delle legioni nere. 

Ultras Italiaultima modifica: 2011-12-28T20:14:13+01:00da anglotedesco
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