MARTELLI agli immigrati (1 parte)

Per certe cose non sono un esempio da seguire ,ma per quanto riguarda il tema caldo dell’immigrazione clandestina, Inghilterra, Francia ,Germania e sopratutto Australia come spiega bene nel suo ultimo libro, ERA IL MIO PAESE, Eugenio Benetazzo, hanno delle leggi sacrosante che in Italia purtroppo non riusciremo mai a fare perchè c’è troppa ipocrisia.
Anche mercoledi mattina, come in tante altre occasioni, su RADIO RADICALE ho sentito parlare una donna straniera (il nome non me lo ricordo) responsabile di un sito di immigrazione ,attaccare in continuazione questo paese. Molto probabilmente sostenuta (o pagata) dal mare di intellettuali ipocriti che abbiamo in questo paese, ne spara di tutti i colori senza rendersi conto delle falsità che dice,e mai una volta che si permette di criticare gli altri paesi europei molto piu rigidi dell’Italia.Chi entra irregolarmente in un paese può essere allontanato, i diritti umani non c’entrano nulla.
Qualche sera fa tornando dalla Liguria (sono andato a Monterosso a vedere com’è la situazione due mesi dopo l’alluvione) ho dovuto aspettare quasi un’ora in una stazione di una cittadina nelle montagne parmensi.Due sale riscaldate, una piena di tunisini che non erano li ad aspettare il treno ma per bere e fare del casino come se fosse casa loro,Io  nell’altra saletta sperando che qualcuno non venisse di qua.Uno schifo! scommetto che neanche uno aveva il permesso di stare in questo paese.

Come anticipato nel post del 23 dicembre, fino al 15 pubblicherò pezzi di libri che non hanno a che fare con la globalizzazione finanziaria o la mafia bancaria ma che sono comunque interessanti.Sulla Lega Nord ne ho altri e conto di fare altri post sul partito di Umberto Bossi.

da ROMANZO PADANO-David Parenzo e Davide Romano (Sperling & Kupfer)

“Sono considerato razzista solo perchè ho portato a Treviso l’ordine, la disciplina, il rispetto della legge.Chi non è di questo avviso,fuori dai coglioni, che siano italiani, stranieri, bianchi, rossi, gialli,non ci importa nulla”-GIANCARLO GENTILINI

FEBBRAIO 1990

L’anno non comincia sotto i migliori auspici.Il 16 gennaio a Luino, piccolo paesino del Varesotto,poco piu di 14.000 abitanti, a pochi km dalla Svizzera,viene sventato il rapimento di Antonio Dellea,figlia di un imprenditore della zona.I quattro malviventi calabresi muoiono in un violento scontro a fuoco con i carabinieri.Questo episodio sconvolge le ricche province del Nord e il seme della Lega Lombarda spinge sui temi della sicurezza e del “territorio violato”.
L’accusa contro lo Stato centrale è forte:” Roma scarica mafiosi e delinquenti,che vengono a colonizzare il tessuto sano dei nostri paesi e delle nostre città”. Un famoso manifesto recita a caratteri cubitali:” Uccidere non è giusto,ma la mafia va fermata.Fuori la mafia dalla Lombardia”.
La battaglia politica tra il popolo del Nord e Roma è organizzata su temi fino ad allora sconosciuti ai grandi partiti dell’epoca:la sicurezza (la mafia al Nord e il decreto legge Martelli sull’immigrazione); la battaglia contro “gli sprechi della politica”,una sorta di manifesto contro “la casta” antelitteram:il federalismo, unico strumento per garantire il buon governo alle virtuose ma tartassate regioni del Nord.L’insofferenza è palpabile.Il sistema inizia a puzzare e il Senatur si rende conto che da un momento all’altro qualcosa può accadere.
L’attenzione della Lega Lombarda si concentra su quello che è ormai diventato il cavallo di battaglia del movimento:l’immigrazione incontrollata e indiscriminata.La piccola,ma nutrita pattuglia parlamentare dei lumbard non vede l’ora di dare del filo da torcere “ai politicanti di Roma ladrona”.Sui muri delle principali città del Nord appaiono manifesti che evidenziano il pericolo dello Stato multirazziale,a volte con messaggi bizzarri, quasi sempre provocatori:”il pericolo è Roma.L’immigrazione industriale di massa è un crimine contro l’uomo perchè genera disgregazione sociale,crollo delle famiglie e delle nascite,omosessualità”.
Il 28 febbraio 1990 la politica si ferma per dare l’estremo saluto a Sandro Pertini,l’amatissimo (ex) presidente della Repubblica che il 24 febbraio è morto, stroncato da un arresto cardiaco alla veneranda età di 93 anni.Ed è proprio in quello stesso giorno che il pentapartito ha deciso di convertire in legge un decreto (che passerà alla storia come decreto Martelli) riguardante l’immigrazione extracomunitaria.A poche ore dai funerali di Sandro Pertini si scatena la prima vera battaglia del popolo del Carroccio contro il ministro Martelli.
E’ lo stesso Bossi, nel libro LA LEGA:1978-79 ,a raccontare la battaglia parlamentare. “La legge riguardava sia l’asilo politico,sia l’ingresso,sia il soggiorno, sia la sanatoria degli immigrati extracomunitari (…). Altrove ,e in alto, si era deciso che la nostra società doveva diventare multirazziale e globalizzata”.
La piccola pattuglia leghista non si dà per vinta e usa il tradizionale metodo parlamentare dell’ostruzionismo.Ormai i deputati venuti dal Nord,quello che fino a qualche anno prima ignoravano la differenza tra un emendamento e una mozione d’ordine,sono ora preparatissimi su tutte le tecniche parlamentari.Conoscono i regolamenti e sanno come muoversi nel palazzo.Dice ancora Umberto Bossi nel libro La Lega 1979-1989: “Per modificare il testo del decreto, presentai duecento emendamenti,ma non riuscìì a ottenere nessun risultato.Il decreto del ministro Martelli sull’immigrazione doveva essere convertito entro la mezzanotte del 28 febbraio,pena la sua decadenza.Preparai allora una strategia basata sulla richiesta di verifica del numero legale per la votazione di ogni singolo emendamento.E poichè di emendamenti ne avevo presentati circa duecento,calcolando una perdita di 3-4 minuti per ciascuna verifica,avrei potuto causare,sulla carta,un ritardo di 10-13 ore”.
Questo il programma di battaglia dell’Umberto nazionale.In verità,il ruspante senatore,ancora una volta ha fatto i conti senza l’oste.E l’oste,in questo caso,sono i decani del Parlamento,quelli che oggi il “Berlusca” chiamerebbe “i professionisti della politica”.
Il Senato, convocato per le prime ore del pomeriggio,è ancora sotto shock per la scomparsa di Pertini.Giovanni Spadolini presiede la seduta e subito intuisce che la giornata sarà piuttosto turbolenta.I leghisti iniziano a reclamare a gran voce la verifica del numero legale,che secondo il regolamento deve essere richiesta da dodici senatori prima di una votazione per alzata di mano.”Per un paio d’ore il mio stratagemma riuscì a tenere sotto scacco Palazzo Madama”,ricorda orgoglioso Bossi, “anche grazie alla collaborazione di alcuni senatori del Movimento Sociale Italiano.Verso sera, quando la situazione inizia a farsi critica,ecco il doppio gioco.L’MSI decide di cambiare opinione sul decreto e mi nega le firme dei suoi senatori.Senza queste non posso piu richiedere il numero legale.Spadolini,dopo una strana assenza di un paio d’ore,rientra in aula e dichiara: “Vista l’ora in cui il provvedimento deve essere posto in votazione e valutata altresì l’eccezionalità della situazione che si è determinata pongo in votazione il decreto…”.
Il leader dei lumbard non si perde d’animo,corre nel suo piccolo ufficio del Senato e manda un telegramma al capo dello Stato, Francesco Cossiga, chiedendogli di non promulgare la legge Martelli per mancanza di copertura finanziaria.Cossiga non ci pensa due volte e, la mattina successiva,con la massima urgenza promulga la legge.
Intanto la sera del 28 febbraio,mentre i leghisti si leccano le ferite della prima clamorosa battaglia ( e sconfitta) parlamentare,ha iniziato il quarantesimo Festival di Sanremo,condotto da Jhonny Dorelli e Gabriella Carlucci in diretta su Rai Uno.Sul palco del teatro di Arma di Taggia,il mitico teatro Ariston,caso unico nella storia del festival,è chiuso per restauro,salgono i Pooh a cantare Uomini soli,appunto.
 

MARTELLI agli immigrati (1 parte)ultima modifica: 2011-12-30T16:32:25+01:00da anglotedesco
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