MARTELLI agli immigrati (2 parte)

Per certe cose non sono un esempio da seguire ,ma per quanto riguarda il tema caldo dell’immigrazione clandestina, Inghilterra, Francia ,Germania ,Svizzera e sopratutto Australia come spiega bene nel suo ultimo libro, ERA IL MIO PAESE, Eugenio Benetazzo, hanno delle leggi sacrosante che in Italia purtroppo non riusciremo mai a fare perchè c’è troppa ipocrisia.
Anche mercoledi mattina, come in tante altre occasioni, su RADIO RADICALE ho sentito parlare una donna straniera (il nome non me lo ricordo) responsabile di un sito di immigrazione ,attaccare in continuazione questo paese. Molto probabilmente sostenuta (o pagata) dal mare di intellettuali ipocriti che abbiamo in questo paese, ne spara di tutti i colori senza rendersi conto delle falsità che dice,e mai una volta che si permette di criticare gli altri paesi europei molto piu rigidi dell’Italia.Chi entra irregolarmente in un paese può essere allontanato, i diritti umani non c’entrano nulla.
Leggete come la pensava Antonio Di Pietro sul tema immigrazione:

da IL TRIBUNO-Alberico Giostra (Castelvecchi)

Nel 1997 Di Pietro su “OGGI” evocava il “taglio d’attributi” agli immigrati delinquenti.Poi quando Sandro Curzi ,suo antagonista al Mugello,glielo fece notare,naturalmente Tonino ritratterà:

“In un mio articolo,ho sostenuto che di fronte a violenze commesse da parte di immigrati io mi affido alla giustizia.Se vivessimo invece in uno Stato antico gli sarebbero stati tagliati gli attributi.In questo senso capisco la rabbia di quei genitori che hanno visto le loro figlie massacrate sulla Maiella.Anch’io direi “tenetemi ferme le mani”.Ma non ho mai detto che in uno Stato moderno,quindi oggi di fronte all’emergenza immigrazione,io farei come facevano gli antichi” (Ansa, 26 agosto 1997).

Nell’agosto del 1998,Di pietro sparava a zero sulla politica sull’immigrazione dell’Ulivo definendola “permissiva” e chiedeva di arrestare e rimpatriare in 24 ore gli immigrati che si rifiutavano di rivelare la nazione di provenienza.Scoppiò una bufera.

A Trieste nel 2001 dichiarava: “Dando per scontato che la clandestinità deve costituire un reato,il problema della pena è legato a quello di una riforma del Codice di procedura penale” (Ansa, 17 febbraio 2001).
Il reato di immigrazione clandestina, che a giudizio dell’ex pm doveva essere punito con il carcere da 15 giorni a tre anni,non doveva scattare al momento dell’immigrazione,ma al momento della contestazione.Nel decreto con cui l’immigrato clandestino veniva espulso, avrebbe dovuto essere indicata la pena che il pm chiedeva al gip nel caso il clandestino fosse stato ritrovato in territorio italiano.Solo quando ciò avveniva dovevano scattare l’arresto per direttissima e la pena. (Ansa,17 ottobre 2003).

 

Come anticipato nel post del 23 dicembre, fino al 15 pubblicherò pezzi di libri che non hanno a che fare con la globalizzazione finanziaria o la mafia bancaria ma che sono comunque interessanti.Sulla Lega Nord ne ho altri e conto di fare altri post sul partito di Umberto Bossi.

da ROMANZO PADANO-David Parenzo e Davide Romano (Sperling & Kupfer)

Persa  la battaglia contro la legge Martelli,di lì a qualche mese la Lega vincerà la guerra delle elezioni regionali.
L’unico che inizia a preoccuparsi un pò è Benedetto Craxi detto Bettino.Il leader socialista è stato tra i primi a voler inseguire il movimento sul suo terreno:il federalismo e la difesa del territorio.Lui,che Bossi ha definito “un ladro coi coglioni”,ha già impugnato qualche mese prima l’arma del federalismo…in salsa socialista.
Nel marzo 1990,infatti, quando l’ostilità nei confronti dei lumbard è unanime,trasversale a tutti gli schieramenti politici,il combattivo Bettino,di padre siciliano, lancia la controffensiva nel piu simbolico dei luoghi leghisti:Pontida.E’ circondato dallo stato maggiore del suo partito.
Il socialista Paolo Pillitteri,allora sindaco di Milano,ricorda quella giornata con grande orgoglio:”Craxi ha voluto apposta fare a Pontida questo incontro.In realtà non si è trattato di una manifestazione folkloristica o di propaganda tanto per dire ci siamo anche noi, ma un “attivo socialista”,una riunione con tutti i massimi vertice del partito,convocati sul prato di Pontida a confrontarsi con le ragioni del Nord”.Secondo Pillitteri,in quell’occasione,i socialisti non fanno altro che esaltare una storia già presente nel socialismo italiano.”Non inventammo nulla,anzi esaltammo la corrente di Turati che,come tutti ricordano,era di fortissimo stampo nordista.Quasi proto-leghista.
Di fronte ai sindaci, ai consiglieri regionali,ai parlamentari,ai quadri del partito,convenuti da tutta Italia,Craxi prende la parola,legge la dichiarazione di Pontida e un decalogo sull’autonomismo.

1) Attribuire nuove e piu estese competenze alle regioni,riscrivendo l’articolo 117 della Costituzione.

2) Applicare con rigore il principio dell’autonomia finanziaria affinchè i cittadini di ogni regione possano avere un diretto controllo delle risorse erogate.

3) Separare le funzioni amministrative regionali da quelle dello Stato,per evitare sovrapposizioni o ingerenze.

4) Mettere fine all’uso  delle legislazioni speciali o d’emergenze,vero business per chi gestisce l’emergenza ma non per i cittadini che là vivono,in particolare per il Sud.

5) Ridurre i controlli amministrativi che allungano le procedure inultilmente.

6) Ridare centralità alle regione,togliendo competenze allo Stato centrale.

7) Snellire la struttura delle regioni e delle assemblee.

8) Dare un nuovo assetto a questi enti.

9)Dare un nuovo impulso alle regioni a statuto speciale.

10) Le regioni devono avere potere esclusivo nell’amministrazione del territorio.Alla fine del suo intervento,Craxi si spinge a dire che il Psi vuole una riforma “ai limiti del federalismo”.La classe dirigente socialista è un pò stordita,tanto che il sindaco di Roma,il socialista Franco Carraro, preoccupato dagli eccessi nordisti di Bettino,prende paura”.L’allegra giornata federalista finisce con una visita all’abbazia di Pontida e con una cena in compagnia dell’abate.
Paolo Pillitteri,che vive nella regione dove è nato il fenomeno del leghismo,ne intuisce subito la forza potenzialmente dirempente e,una volte riconfermato sindaco di Milano,tenta un incontro ravvicinato con questi “alieni della politica”.
Convoca Bossi nel suo ufficio a Palazzo Marino e gli propone di entrare nella sua prossima Giunta,I due parlano amabilmente per qualche ora,ma dall’incontro non esce niente.Fumata nera.Il capo dei lumbard non ha alcuna intenzione di stringere un’alleanza con il Garofano.
Il successo per la Lega arriva infatti proprio in occasione delle elezioni del 6 e 7 maggio 1990.Dc, PSI,PCI e PLI continuano a non capire lo smottamento in atto nel Paese e infatti,in quella tornata elettorale,il Carroccio in Lombardia arriva al 18,9% , contro il 18,8% del PCI e il 14,3% del PSI. La Lega riesce a conquistare importanti posizioni in tutte le regioni del Nord Italia,ottenendo complessivamente un 4,1% dei voti su base nazionale.
 

 

MARTELLI agli immigrati (2 parte)ultima modifica: 2012-01-01T13:59:50+01:00da anglotedesco
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