IL LINGUAGGIO DEI BANCHIERI:festeggiare la perdita di 30 miliardi

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Partirei dalle ultime righe che pubblico in questo post.Per i banchieri, i veri padroni del mondo, contano la legge del denaro e del piu forte. Per uno che che legge libri di economia è una cosa normale, purtroppo in Italia lo fanno in pochi e i programmi televisivi mettono sempre al primo posto dei nemici dei cittadini,i parlamentari che,per carità, se la spassano in maniera vergognosa con i soldi dei contribuenti, però non posso accettare certi silenzi sulla criminalità bancaria.
Questo banchiere corrotto ripete le stesse cose di altri che certi ambienti li hanno frequentati.

da SENZA FONDO-Creso (Rizzoli)

Il medagliato di turno era molto popolare in due arrondissements della capitale.”Amico mio di qua”,”carissimo di là”,si parlava solo di lui,sembrava che ci fosse solo lui.Finita l’estate del 2008,in questo inizio di stagione i suoi tanti amici si erano dati appuntamento per celebrare l’uomo che molti giornalisti soprannominavano il “Padrino delle banche”.Non era una festicciola di compleanno e neanche la sagra del santo patrono,qui c’erano i rincoglioniti dell’ispettorato delle Finanze che venivano a festeggiare i loro trenta miliardi…di perdite! In fondo,tra di loro continuavano a dirsi che erano stati bravi,alla fin fine.

Nel momento in cui riflettevo sul fatto che la corte,nel nostro Paese,era in grado di sopravvivere a qualunque alternanza,a qualunque risultato elettorale,una specie di toro mi diede uno spintone senza tanti complimenti.Era un uomo enorme,quasi altrettanto largo che alto,come un veliero che bordeggia a destra e sinistra per prendere il vento.Riconobbi immediatamente Antoine Bernheim,autentica leggenda vivente dell’alta finanza mondiale.Non aveva mai avuto contatti con lui,ma sapevo ugualmente un bel pò di cose.Figlio di commercianti,ebreo non piu praticante,aveva cominciato ad arricchirsi nel settore immobiliare,poi era stato assunto presso Lazard,negli anni Sessanta, dal gran capo in persona,l’ambiguo Michel David-Weill.A partire da quel momento,Bernheim aveva saputo combinare ottimi deal,mettendo a segno una serie di fusioni guidate dalla banca d’affari a condizioni soddisfacenti,quanto meno per lui.Il suo patrimonio personale era stato stimato nel 2006 a circa seicento milioni di euro.Un risultato di cui onesto lavoratore salariato può andare fiero,no?
Nel vederlo,il gruppo intorno al presidente della Repubblica si fece meno compatto.Anche se non faceva parte della cerchia dell’ispettorato,l’autodidatta del denaro affascinava la maggior parte dei personaggi d’alto rango presenti quel giorno nel salone delle feste.Colsi l’occasione per arrivare un pò piu vicino al ristretto cenacolo,sulla scia dell’ottantenne presidente del gruppo assicurativo italiano Generali,un impero che Bernheim dirigeva con innegabile successo da una dozzina d’anni.Sarkozy si staccò dal gruppo per dargli il benvenuto,porgendogli entrambi le mani.Bernheim gli abbrancò la destra con un gesto quasi violento,e gliela strinse con un’energia insolita in un uomo di quell’età.Gli altri lo guardavano,in attesa.
“Nicolas,sei il migliore,sei il migliore”, proclamò con voce stentorea,ben deciso a imporsi sul clamore circostante.E poi,dopo un attimo di silenzio: “Hai superato tutte le nostre aspettative,tutte le nostre speranze!Le nostre speranze!”.
Parlando così apertamente,Bernheim traduceva i pensieri reconditi di tutti quanti i presenti.Tutti quei presidenti e amministratori delegati,banchieri, alti dirigenti delle Finanze e affini avevano finalmente all’Eliseo uno di loro,uno che avrebbe difeso i loro interessi,protetto le loro ricchezze,riformato la wealth tax,la “tassa sui ricchi”,elargito sovvenzioni alle loro imprese,cambiato le leggi che non gli andavano piu bene…Insomma,un uomo prezioso.Da TF1 al gruppo Bouygues,dall’impero Pinault a quello di Bernard Arnault,dall’Oreal a Vivendi,da Serge Dassault a Henri de Castries,erano tutti qui, vibranti di ammirazione,pronti a intonare lodi in suo onore per tutta Parigi e a far cantare in coro i giornalisti al loro servizio.Divisi tra ammirazione e irritazione,si erano comunque trovati un nuovo padrone.E alla faccia di tutti i proclami sull’indipendenza,di tutte le interviste che riaffermavano l’autonomia del privato rispetto alla cosa pubblica e l’importanza del ruolo degli azionisti rispetto allo Stato,erano tutti qui,in fila indiana,a presentare i propri omaggi ai piedi del sovrano.
Appartenevo anch’io a quel giro-malavitoso? In cui contavano solo due leggi:la legge del denaro e la legge del piu forte.Allora non sapevo che l’avrei sperimentato di persona,e ben prima di quanto potessi pensare.

IL LINGUAGGIO DEI BANCHIERI:festeggiare la perdita di 30 miliardiultima modifica: 2012-02-26T14:11:17+01:00da anglotedesco
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